Cinque errori che non voglio più fare con i miei figli

5 errori da non fare con i figli

Lamentarmi della mia forma fisica, e in particolare del mio peso.

Sfogarmi ad alta voce dopo una incursione sulla bilancia, rammaricarmi per la difficoltà di dimagrire o, viceversa, compiacermi per la perdita di qualche chilo e di qualche centimetro. Eppure sono stata un’adolescente anoressica: dovrei sapere quanto può essere deleterio e pericoloso associare la magrezza alla bellezza, al benessere e alla felicità. Da qualche tempo ne sono però finalmente consapevole: voglio che entrambi i miei figli crescano con una madre che punta alla tutela della propria salute e all’accettazione piena di se stessa, a mangiare cose che le fanno bene e le danno gioia. Perché possano imparare che tutti siamo diversi e unici, e che ciò che conta è avere rispetto per il proprio organismo e mantenersi in buona salute. Non certo essere “magri” o aderire a determinati canoni estetici arbitrari, transitori e talvolta apertamente insalubri.

Dichiarare apertamente il mio senso di colpa.

La tendenza a sentirsi in colpa più del dovuto è un morbo contagioso. Dilaga con una potenza incontenibile, pianta radici profonde e difficilmente, una volta che ha attecchito, si lascia estirpare del tutto. È una condizione con cui faccio i conti da che ho memoria, e negli ultimi tempi ho avuto l’impressione che cominciasse a presentarsi anche nei miei figli. Magari non basterà, ma ho deciso di correre ai ripari smettendo di dichiarare in loro presenza i miei sensi di colpa.

Esprimere pareri negativi del tutto gratuiti.

Uno dei mali del nostro tempo, che invero ci regala anche tantissime cose fantastiche e preziose (no, non mi farò mai appestare dalla mentalità del “si stava meglio prima, la crisi dei valori, signora mia questi giovani d’oggi e bla bla bla”) mi sembra l’urgenza sempre più dilagante di dire sempre e comunque quello che pensiamo, anche quando nessuno ce lo ha chiesto. E anche quando il nostro è un parere negativo, che nulla apporta alle esistenze altrui se non mortificazione, imbarazzo o rammarico. Un errore che ho fatto io stessa tante volte per “amore di verità”, per la necessità di sentirmi autentica e trasparente. Onesta con me stessa e con gli altri. L’urgenza, per esempio, di far sapere alla nostra amica che non ci piace il suo nuovo taglio di capelli, anche se lei non ha richiesto il nostro parere. Vorrei che la mia filosofia sui pareri non richiesti diventasse un’altra: esprimili a gran voce solo se sono favorevoli, incoraggianti, “supportivi” (come direbbe la mia psicologa). Altrimenti, semplicemente, basta restarsene in silenzio.

Amarmi poco e perdonarmi ancora meno.

Ho realizzato tardivamente che i miei figli stanno crescendo con l’esempio di una madre estremamente intransigente con se stessa e incline in modo patologico al senso di colpa. Una madre che tende ad applicare metri di giudizio molto diversi agli altri e a se stessa, sottovalutandosi di continuo, sminuendosi e mortificandosi. Incapace di perdonare anche gli errori fatti nella più assoluta buona fede e sprecando energie, tempo e salute a rimuginare e rammaricarsi per le proprie mancanze. Un pessimo esempio, in effetti. L’ho realizzato solo quando mi è parso che, in modi diversi e personali, loro stessi manifestassero una tendenza embrionale a pretendere troppo da se stessi. Meglio correre ai ripari.

Trascurare i miei bisogni.

So di dire un’ovvietà, ma come puoi insegnare a qualcuno come prendersi cura di sé, se tu per primo non sei in grado di farlo? Come puoi convincere i tuoi figli che sono venuti al mondo per essere felici, se tu non padroneggi completamente gli strumenti indispensabili per perseguire la tua felicità?

You may also like

Lascia un commento