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Tag:

educazione

5 errori da non fare con i figli
essere madre

Cinque errori che non voglio più fare con i miei figli

by Silvana Santo - Una mamma green 28 Aprile 2022

Lamentarmi della mia forma fisica, e in particolare del mio peso.

Sfogarmi ad alta voce dopo una incursione sulla bilancia, rammaricarmi per la difficoltà di dimagrire o, viceversa, compiacermi per la perdita di qualche chilo e di qualche centimetro. Eppure sono stata un’adolescente anoressica: dovrei sapere quanto può essere deleterio e pericoloso associare la magrezza alla bellezza, al benessere e alla felicità. Da qualche tempo ne sono però finalmente consapevole: voglio che entrambi i miei figli crescano con una madre che punta alla tutela della propria salute e all’accettazione piena di se stessa, a mangiare cose che le fanno bene e le danno gioia. Perché possano imparare che tutti siamo diversi e unici, e che ciò che conta è avere rispetto per il proprio organismo e mantenersi in buona salute. Non certo essere “magri” o aderire a determinati canoni estetici arbitrari, transitori e talvolta apertamente insalubri.

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28 Aprile 2022 1 Commenti
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come educare i figli alla diversità
essere madre

Come aiutare i figli a gestire la (propria) diversità?

by Silvana Santo - Una mamma green 5 Ottobre 2021

Non è facile per un adulto, figuriamoci per un bambino o un adolescente: sentirsi “diversi” dal gruppo sociale a cui si appartiene, avvertire la sensazione di essere in qualche modo “strani” e divergere da una presunta norma o “normalità” non è una condizione di semplice gestione. Il rischio è di finire col sentirsi soli, incompresi, se non addirittura sbagliati.

Il problema è che spesso le scelte dei genitori – più o meno “libere”, di carattere educativo ma non solo – possono avere proprio questa conseguenza indiretta. Cosa fare, in queste circostanze? Come trovare il giusto compromesso tra la necessità di garantire ai figli autostima e senso di appartenenza e quella di educarli all’autenticità e all’autonomia di pensiero, nonché mantenere un minimo di coerenza educativa e di onestà intellettuale?

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5 Ottobre 2021 6 Commenti
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essere madre

NON SOPPORTIAMO PIÙ I NOSTRI FIGLI?

by Silvana Santo - Una mamma green 15 Settembre 2021

La domanda, lo riconosco, è provocatoria.
Il fatto è che, dopo i primi anni di maternità – nei quali mi scontravo di continuo con la retorica dei “piezz’ ‘e core” e l’icona della italica e perfettissima madre materna sempre sorridente, amabile e innamorata della prole (nonché pronta a immolarsi in tutto e per tutto in nome del loro supremo bene) – da qualche tempo mi sembra a volte di essere circondata da genitori insofferenti, esauriti e che, in buona sostanza, mal digeriscono la compagnia della prole.

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15 Settembre 2021 2 Commenti
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come sei dimagrita
life

Come sei dimagrita!

by Silvana Santo - Una mamma green 14 Maggio 2021

Vorrei vivere in un mondo in cui “come sei dimagrita!” non fosse considerato a prescindere un complimento. E neanche, se possibile, un normale argomento di conversazione. In cui smettessimo semplicemente di fare caso alle fisiologiche fluttuazioni di peso del prossimo, al punto da arrivare a farci suonare come “strana” qualsiasi osservazione sulla forma fisica di un’altra persona. Un mondo in cui l’informazione, il dibattito pubblico e le chiacchiere private prendessero a ruotare attorno al benessere psicofisico, al rapporto tra alimentazione e salute, alla sostenibilità ambientale del cibo, alla prevenzione di determinate patologie. In cui non ci sentissimo spinti a essere “magri”, tonici e “in forma” ma piuttosto a essere “sani” (e ci fosse intimamente chiaro che le due cose non sempre e non per forza coincidono).

Vorrei vivere in un mondo in cui scelte come quella di non tingersi i capelli grigi o non depilarsi le ascelle non venissero considerate come provocazioni, stranezze o atti di coraggio. Come vezzi anticonformisti, come manifestazioni di femminismo o addirittura dichiarazioni di una qualche indipendenza dalla “dittatura estetica” e dai “canoni mainstream”. Vorrei che fossero soltanto un’opzione come l’altra, altrettanto plausibile, neutra, normale, accolta dagli altri con sostanziale indifferenza. Senza alcuna connotazione di merito o di demerito, di presunta “forza” o, al contrario, di patetica scelleratezza. Vorrei che ciascuna (e ciascuno!) potesse fare le proprie scelte tricologiche, e magari cambiarle nel tempo, in assoluta e leggerissima libertà, senza doversi poi imbattere in commenti, osservazioni più o meno ipocrite e inevitabili dietrologie. Senza diventare in automatico un partigiano di una qualche fazione, un portabandiera di una certa filosofia di vita. Ma solo, banalmente, perché ha voglia di fare o non fare una cosa.

Vorrei vivere in un mondo in cui non esista il dress code. In cui tutti fossero d’accordo sul fatto che non c’è alcuna ragione naturale, fisiologica o “di rispetto”, per cui dentro un tribunale, in parlamento o ad un matrimonio sia necessario e nemmeno “opportuno” indossare una cravatta o un abito elegante. E, viceversa, andare a fare la spesa in abito lungo e tacco 12 non venisse considerata un’esagerazione, una stramberia o un atto di vanità. Vorrei vivere in un mondo in cui le uniformi avessero l’unico scopo di assicurare a chi le indossa una maggiore praticità, sicurezza e igiene, di garantire il massimo comfort o magari evitare sofferenze legate alle differenti possibilità economiche di ciascun individuo (penso per tante ragioni alle scuole, per esempio). In cui la reputazione di un avvocato, di una professoressa o perfino di una sposa prescindessero totalmente dallo stile degli abiti che sceglie per sé, e nessuno debba più sentirsi in imbarazzo o fuori contesto nel ritrovarsi con una mise più o meno elegante, ordinaria o alla moda di chi lo accompagna in una determinata esperienza.

Vorrei vivere in un mondo in cui fossero completamente rivisti i concetti di “decoro”, di “sciatteria”e trascuratezza. E che questi concetti non fossero più associati alle scelte personali in fatto di abbigliamento (la tuta è poco decorosa, il tailleur lo è abbastanza), acconciatura (la pinza per capelli non va bene, il fascinator invece sì), make up o calzature, ma solo all’accuratezza della propria igiene personale.

Vorrei, magari, vivere in un mondo in cui l’aspetto degli altri non fosse in alcun caso oggetto di giudizio, anche se inespresso. Un mondo in cui io stessa potessi liberarmi del tutto dai condizionamenti in tema di estetica e apparenze, che spesso persistono e mi insidiano nonostante i miei sforzi di consapevolezza e di libertà.

Vorrei vivere in un mondo che prima o poi esisterà, e che in alcuni luoghi e contesti – meno uniformati, meno provinciali e più disomogenei di quello in cui vivo io – forse esiste già ora. Il mondo che spero erediteranno e contribuiranno a costruire i miei figli.

14 Maggio 2021 1 Commenti
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libri

Passare agli ebook sì o no? 8 ragioni per il sì!

by Silvana Santo - Una mamma green 1 Aprile 2021

Sono una orgogliosa utilizzatrice di un lettore di libri digitali da circa un decennio. Ho deciso di passare agli ebook molto precocemente, quando in Italia era ancora difficile anche solo procurarsi un e-reader (il mio primo Kindle, infatti, l’ho acquistato direttamente dagli USA). Da allora, sono diventata una sostenitrice sempre più convinta dei libri digitali, nonostante la diffusa scuola di pensiero che vede i libri cartacei come “più romantici”, più fascinosi e così via. E che ritiene “l’odore della carta” come un fattore irrinunciabile. Io, invece, sono convinta che dei libri la cosa importante sia il contenuto e non il contenitore, e preferisco cercare piuttosto soluzioni concrete per riuscire a leggere di più e in modo più confortevole (visto anche che il tempo libero scarseggia). Ormai acquisto su carta solo i libri per Davide e Flavia (“solo” si fa per dire, visto che ne hanno centinaia!), le guide turistiche e i fumetti. Senza avere la pretesa di tentare di convincere i più scettici, vi spiego volentieri i miei otto motivi per passare agli ebook!

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1 Aprile 2021 4 Commenti
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essere madre

Un anno in Dad (alla scuola primaria), spiegato a chi non ha idea di cosa voglia dire

by Silvana Santo - Una mamma green 25 Marzo 2021

Il post che avete appena cominciato a leggere è troppo lungo e sostanzialmente inutile. Ma il bisogno di scriverlo è stato per me irrefrenabile. Mi attirerà probabilmente critiche feroci e antipatie definitive, ma non mi interessa. È il lamento della madre di due bambini di 6 e 8 anni che hanno varcato le soglie della scuola per appena 10 settimane negli ultimi 12 mesi (viviamo in Campania e sì: qui è andata così, attualmente siamo di nuovo in Dad da un mese e mezzo di fila, oltre ad avere parchi, piazze e lungomari chiusi. Le scuole, primarie incluse, sono state chiuse, per scelta dell’amministrazione regionale, anche in zona gialla e arancione, anche prima che venisse introdotto il sistema di classificazione “a colori”), con conseguenze forse marginali sulla loro formazione, ma disastrose sul piano del benessere psicofisico, della qualità della vita, e degli equilibri familiari.

Vi sembra una conclusione esagerata? La lagna insopportabile di una “mamma pancina”? È solo perché non ci siete passati, e non avete davvero la più pallida idea di cosa voglia dire davvero.

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25 Marzo 2021 11 Commenti
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cose da bambini
life

Cose da bambini?

by Silvana Santo - Una mamma green 22 Febbraio 2021

I bambini si abituano a quello che conoscono, e non possono amare ciò che non hanno mai provato.
Mi capita spesso che amiche, conoscenti o lettrici mi scrivano, per esempio, che avrebbero il desiderio di fare un viaggio itinerante coi loro figli, ma (pandemia a parte, sigh) non hanno il coraggio di provarci. “Perché i bambini hanno bisogno della routine in spiaggia, del villaggio con l’animazione, e via dicendo”. Oppure mi sento raccontare con una certa amarezza di bambini che passano i pomeriggi davanti ai video dello youtuber di turno o che hanno bisogno necessariamente di un dispositivo elettronico per ingannare l’attesa al ristorante, in aeroporto, dal medico etc (sempre Covid permettendo, stra-sigh), “ma purtroppo lo fanno tutti i bambini della loro età, sai com’è”.

Io invece penso che, entro i confini del comune buon senso e al netto delle inevitabili preferenze personali, finché sono relativamente piccoli i bambini si abituano a quello che conoscono. Se a un bambino vengono proposte sempre e solo vacanze al mare, macchinine giocattolo (tanto per fare un esempio stupido) e intrattenimento a base di cellulare, è scontato che le volte successive tenderà ad aspettarsi più o meno le stesse cose: in ferie “si va” al mare, al ristorante si guardano i video, al compleanno mi regaleranno delle macchine.

Il punto non è, meglio precisarlo, imporsi di cambiare le proprie abitudini di famiglia: se le vostre vacanze “stessa spiaggia, stesso mare” vi rendono felici, non c’è alcuna ragione per cui dobbiate iniziare i vostri figli a qualcosa di diverso. Se amate i video di youtube, o comunque vi sta benissimo che i vostri figli impieghino il loro tempo libero guardandoli, non pensateci e basta. Ma se a volte vi sentite di stare rinunciando a qualcosa che amate troppo, o viceversa, di essere costretti in dinamiche che detestate, ma che vi appaiono inevitabili solo perché “sai, sono bambini!”, sappiate che forse vale la pena fare un tentativo per cambiare lo status quo.

Ve lo dico, semplicemente, perché lo vivo da sempre sulla mia pelle: fin da quando i miei figli erano molto piccoli, uscire fuori a cena rappresenta un’esperienza stressante e qualche anno fa era proprio un mezzo calvario. La stanchezza generale trasformava l’uscita in un vero strazio, un cocktail esplosivo di ansia, capricci, imbarazzo e nervosismo. La stessa cosa valeva quando si trattava di fare un giro per negozi assieme a loro, per fare acquisti non rimandabili. Eppure, come mi facevano notare in tanti, non mi perdevo d’animo davanti a una mostra d’arte, un’escursione in natura o a un viaggio all’estero, magari itinerante o con tante ore di volo. La verità è che per me uscire a cena non è mai stato davvero necessario: in passato era il pretesto per stare con gli amici di sempre, ma ad eccezione di determinati locali particolarmente originali o amati, per me erano importanti la compagnia e il cibo (e i beveraggi!), non la location. Ancora adesso preferisco di gran lunga un picnic all’aperto o un delivery in buona compagnia, e di conseguenza è questo che mi è sempre risultato “facile” assieme ai miei figli. Stesso discorso per lo shopping e le passeggiate “per vetrine”, che non mi sono mai piaciuti particolarmente e che ho totalmente abolito negli anni (diventando invece una vera campionessa degli acquisti sul web, dove riesco a scovare sempre quello di cui sono in cerca).

Questo per dire che inesorabilmente i miei figli detestano cose che per alcuni coetanei sono esperienze del tutto comuni e spesso molto piacevoli – come un pomeriggio al centro commerciale o 15 giorni di vacanza fronte spiaggia – e sono invece avvezzi a cose che altri giudicherebbero “non da bambini”, come un’escursione in montagna, una visita in un museo, un tour itinerante con 7 cambi di hotel. Perché i bambini, e vengo al punto, non hanno esigenze precostituite o stereotipate, ma si adattano e si abituano alle esperienze che fanno insieme alla loro famiglia.

Non date per scontato che per un bambino l’unica villeggiatura appagante sia il mare, o magari il villaggio con il miniclub. Non rinunciate a musei e teatri (sempre alla faccia del Covid, sob e strasob!) perché “non sono cose per bambini”. Non convincetevi che certe esperienze vi siano precluse a prescindere o siano, viceversa, inevitabili solo perché avete dei figli piccoli. Continuate a fare quello che amate e ad evitare quello che vi ripugna, assieme ai vostri figli, con buon senso e rispettando la loro piccolezza, i loro ritmi, la loro fisiologia. E vedrete che saranno felici assieme a voi, pronti a scegliere, tra qualche anno, quello che a loro volta preferiscono e quello che proprio invece non li appassiona.

22 Febbraio 2021 0 Commenti
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figli piccoli, problemi piccoli
essere madre

Quando finisce il nostro ruolo?

by Silvana Santo - Una mamma green 10 Febbraio 2021

Figli piccoli, problemi piccoli. Questo dice l’adagio, che però a me ha sempre dato un certo fastidio.
Non solo perché svilisce la fatica dei neo-genitori e avvilisce le loro speranze e prospettive, ma anche perché, in generale, trovo poco sensato lanciarsi in una gerarchia dei problemi e delle sofferenze. Come a dire che non tutte le difficoltà sono meritevoli della stessa empatia, che non tutte
Non è vero che occuparsi di un neonato sia una responsabilità meno gravosa che seguire un bambino, o magari un adolescente.

Al contrario, è vero semmai, e in quasi un decennio di permanenza controversa nella nebulosa delle madri e dei padri me ne sono definitivamente convinta, che sulla primissima infanzia e sui neo-genitori viene esercitata una pressione sociale (e social) indicibile, che inspiegabilmente si estingue tanto, e quasi all’improvviso, quando i bambini raggiungono l’età scolare.

Se per i primi anni di vita di tuo figlio vieni bersagliata da mille critiche, domande non richieste, indicazioni e teorie, e ti trovi a misurarti con aspettative del tutto irrealistiche, a un certo punto – puf – sembra che i ragazzini e la loro educazione (anche e soprattutto affettiva) diventino una questione paradossalmente secondaria. Come se, una volta che li hai svezzati e inseriti a scuola, “il più fosse fatto”.

Le madri fresche di parto (chissà perché i padri, novellini o già rodati, non sembrano mai così inclini a preoccuparsi o discutere delle scelte in fatto di maternage – che in effetti non si chiama “paternage”, e qualcosa vorrà pur dire) si scannano nei gruppi e nelle pagine Facebook sul latte artificiale e sull’allattamento al seno, sul passeggino e sulla fascia, sul cosleeping e sul metodo “Fare la nanna”. Le casalinghe foraggiano i sensi di colpa delle “madri lavoratrici”, che a loro volta guardano le altre con una malcelata sufficienza. E giù trattati, sondaggi, editoriali e polemiche sull’importanza del nido, dei giochi montessoriani, destrutturati, naturali, sugli effetti a lungo termine del bonding madre-figlio, sull’alto contatto, sull’educazione empatica, sullo spannolinamento e via discorrendo. Se non pasci tuo figlio con germogli biologici da te prodotti con terriccio fertilizzato con il limo derivato dalle esondazioni del Nilo, sei una pessima madre. Se non stimoli adeguatamente tuo figlio parlandogli in sanscrito e sottoponendolo a giochi educativi e montessoriani, sei una madre degenere. Se ti perdi la sua recita di Natale all’asilo, meriti una convocazione dai servizi sociali.

Ma basta che i bambini raggiungano l’età scolare e la musica cambia. L’attenzione al ruolo dei genitori sbiadisce, i dibattiti e le dissertazioni in tema educativo e parentale smettono di suscitare interesse. Come se, una volta svezzati, questi ragazzini diventassero sostanzialmente e improvvisamente autonomi, e il ruolo delle loro additatissime genitrici finisse all’improvviso col diventare marginale, relativo, tutto sommato aleatorio nello sviluppo della personalità e nel benessere globale dei loro figli.

Difficilmente ci si imbatte in polemiche sull’alimentazione di bambini “grandi” e preadolescenti, sulla quantità e qualità del loro sonno, sulla quantità e qualità del tempo che le madri trascorrono con loro, degli stimoli che gli propongono, dell’empatia che riescono a mostrare nell’accudimento quotidiano. La scuola, che spesso si occupa dei bambini e dei ragazzi per la maggior parte della giornata, diviene l’oggetto principale delle discussioni e delle querelle sui social network. Il capro espiatorio dei problemi educativi, del bullismo, delle fragilità, dei vuoti e delle sofferenze di intere generazioni.

Nessuno, o quasi, sembra indignarsi o preoccuparsi se i ragazzini passano la maggior parte delle loro giornate lontani dai genitori, se trascorrono lunghe ore soli davanti a uno schermo, se si alimentano in modo casuale o malsano. Al massimo, dopo ogni tragedia presunta o reale che assurge agli onori della cronaca, ci si accapiglia per qualche giorno sull’uso della tecnologia e dei social nei ragazzini molto giovani, sull’opportunità di vigilare, limitare, filtrare.

Eppure, almeno secondo me, un bambino in crescita e poi un (pre)adolescente e un giovane adulto ha ancora più bisogno di avere accanto, e successivamente “alle spalle”, una guida attenta, un esempio consapevole, una sponda e un rifugio. Anche, e forse soprattutto, negli anni della sua vita in cui è assolutamente convinto di poterne invece fare a meno.

Paradossalmente, per come la vedo io, il “tempo di qualità e quantità” con i figli diventa ancora più prezioso e importante quando questi figli diventano un po’ più grandi, quando il processo educativo si fa serio e complicato, quando le influenze dall’esterno diventano significative, nel bene e nel male.

E invece mi sembra che, in nome della presunta “autonomia” dei figli, la tendenza sia quella di crocifiggere una madre perché non allatta al seno, o perché rientra al lavoro con un figlio di pochi mesi, per poi assistere nella totale indifferenza al destino educativo di intere generazioni di bambini, ragazzini e adolescenti. Senza interrogarsi sul ruolo che i genitori dovrebbero avere, sui principi cui ancorarsi, sugli stimoli (anche culturali!) da offrire, sui divieti sacrosanti da imporre, sulle esperienze da condividere con i figli.

Perché tanto, a quanto pare, una volta svezzati “sono grandi, ormai”.

10 Febbraio 2021 3 Commenti
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staccare i bambini dal computer
life

Come staccare i bambini dal cellulare e dalla TV? 10 idee creative e low cost

by Silvana Santo - Una mamma green 7 Gennaio 2021

Riuscire a staccare i bambini dal cellulare e dalla TV non è un problema che vivo in modo particolare, dal momento che i miei figli, di 8 e 6 anni, non utilizzano (ancora) videogiochi, smartphone e tablet, e che guardano la TV – che amiamo tutti in famiglia, specialmente i film di animazione – ogni giorno, ma con precisi limiti. Eppure, proprio in virtù della nostra esperienza relativamente “libera” dagli schermi e sulla base delle alternative che siamo sempre riusciti a trovare, penso che possa essere utile condividere alcune idee e soluzioni su come staccare i bambini dal cellulare e dagli altri dispositivi elettronici. Soprattutto alla luce del periodo particolare che stiamo vivendo, tra Dad, restrizioni varie e maltempo incessante.

1. Maxi scatola con materiali creativi

come staccare i bambini dal cellulare o dal computer

Niente di più semplice: prendete uno scatolone o un contenitore capiente (noi abbiamo un contenitore gigante di Ikea di quelli trasparenti) e riempitelo con diversi materiali, anche di recupero: cartoncini colorati, legnetti “da gelato”, scovolini di ciniglia, occhietti mobili autoadesivi, glitter, pon pon di varie misure, vecchi bottoni, ritagli di stoffa, piccole perforatrici, colla, forbici con punta arrotondata, nastro adesivo, pennelli e colori di ogni tipo: tempere solide, acquerelli, pastelli a cera etc. Difficilmente i bambini riescono a resistere al potere della creatività, e spesso riuscirete a staccarli dal cellulare o dalla TV semplicemente tirando fuori il vostro “scatolone magico”. Noi usiamo con soddisfazione questo stratagemma da anni, ne abbiamo anche una versione “mini” da usare fuori casa durante viaggi, gite o addirittura per le attese al ristorante.

2. Enigmistica per bambini

L’editoria per bambini è diventata, negli ultimi anni, un’autentica miniera di meraviglie. E non vale solo per libri e fumetti veri e propri, ma anche per libri-gioco e albi di enigmistica per bambini di ogni genere. Ce n’è davvero per tutti i gusti, dai cruci-puzzle ai labirinti, dai crittogrammi per bambini ai cerca/trova, passando per gli intramontabili “trova le differenze”. Scordatevi, insomma, i vecchi album da colorare un po’ tristi, con le figure stampate in modo approssimativo, e preparatevi a entrare in un mondo di colori, divertimento e creatività senza fine.

3. Paste modellabili

Non pensate solo alla “vecchia” plastilina! In commercio si trovano ormai tanti prodotti di qualità e atossici che permettono di scatenarsi con la creatività in totale sicurezza e che a mio parere sono davvero perfetti per riuscire a staccare i bambini da cellulare e tv. Potete ricorrere ai grandi classici come il “Das”, oppure utilizzare soluzioni fai da te come la pasta di sale o quella a base di amido di mais e bicarbonato, di cui troverete in rete molte ricette valide. Negli ultimi tempi Davide e Flavia (e anche la loro mamma!) amano molto i prodotti tipo “clay foam” o altre paste modellabili leggere, che dopo l’uso si seccano e si induriscono all’aria senza però guastarsi o alterarsi. In commercio potrete trovare kit già pronti con le relative istruzioni oppure panetti di colori uniformi e miscelabili. Non solo regalerete ai vostri figli un’esperienza sensoriale piacevole e appagante, ma darete loro la possibilità di realizzare pupazzetti o altri oggetti utilizzabili nel tempo per giocare.

paste modellabili per bambini

4. Staccare i bambini dal cellulare… con gli origami

Anche gli origami si prestano perfettamente a intrattenere i bambini di varie età senza ricorrere per forza alla TV. Bastano un po’ di carte colorate e un piccolo manuale, o delle schede che potete scaricare dal web. Partite, ovviamente, dalle opzioni più semplici, collaborando e supervisionando il lavoro, per poi eventualmente procedere verso progetti più arditi, flotte di aerei di carta o veri e propri libri tematici di origami, come questo dedicato a Harry Potter.

5. Perline da stirare

staccare i bambini dal cellulare_lavoretti con perline

Sono un po’ “messy”, direbbero gli anglofoni, nel senso che saltellano e rimbalzano dappertutto e rischiate di ritrovarvele ovunque. Ma le perline da stirare sono economiche, colorate, divertenti e creative, e si prestano anche alla realizzazione di collane, bracciali etc. Noi abbiamo comprato da Ikea un grande barattolone di perline ormai molto tempo fa, ma ne abbiamo ancora tante pur avendole usate spesso, soprattutto durante i recenti lockdown. Ovviamente dovrete provvedere voi stessi alla stiratura delle creazioni.

6. Adesivi riposizionabili e trasferelli

Stickers e trasferelli sono altri alleati perfetti per riuscire a staccare i bambini dal cellulare o dalla TV, non solo in casa ma anche durante i lunghi viaggi o al ristorante. I miei preferiti sono gli albi della Usborne (una casa editrice per bambini con un catalogo ricchissimo e di grande qualità, semplicemente strepitoso e con prezzi contenuti), come la serie di bamboline e personaggi da vestire e “animare” con gli adesivi riposizionabili o i libri – scenario con centinaia di coloratissimi trasferibili, che mi riportano ogni volta alla mia infanzia. Un’altra opzione sono i tatuaggi temporanei, purché siano sicuri, anallergici e atossici.

7. Carte cancellabili

Sempre della Usborne, vi segnalo inoltre le carte e i libri-attività su cui è possibile disegnare o scrivere più e più volte con pennarelli cancellabili (sono inclusi nella confezione, ma si possono usare semplici pennarelli per lavagne bianche e poi cancellare con una salvietta o un fazzoletto umido). Ci sono gli animali da disegnare e le carte gioco, sempre con un piccolo prezzo e riutilizzabili potenzialmente all’infinito.

8. Scratch art

Fidatevi se vi dico che neanche voi riuscirete a resistere: gli scratch book sono dei libri o albi (ma esistono anche fogli sciolti, blocchetti e finanche calamite o adesivi) con la superficie nera che può essere grattata via con appositi bastoncini, rivelando al di sotto colori brillanti, a volte anche metallizzati o glitterati. Un passatempo divertente e “magico”, perfetto per staccare i bambini dal cellulare almeno per un po’!

9. Rompicapo e flipper

Se i vostri figli sono un po’ nerd come il mio primogenito, ameranno giochi di abilità da fare in solitaria  (o in compagnia, perché no?), che in qualche modo somigliano ai “videogiochi”, ma sono analogici, e offrono pertanto una diversa esperienza a livello sensoriale. Mi sarebbe sempre piaciuto proporre anche qualcuno dei vecchi “giochi ad acqua” tanto popolari nella mia infanzia, ma non sono riuscita ancora a trovarne di soddisfacenti.

10. Piccoli manuali per disegnare

Se il classico foglio bianco coi pastelli colorati non funziona, o non riscuote più il successo di un tempo, provate a staccare i bambini dal cellulare proponendo loro un manuale di fumetti o disegno. Ce ne sono, per esempio, per imparare a disegnare gli animali, o per utilizzare le proprie mani nel disegno. Per la generazione abituata ai tutorial, sarà divertente cimentarsi ogni tanto con delle istruzioni stampate!

Questa era l’ultima delle mie alternative al cellulare e al tablet per bambini, creative e low cost, anche se ovviamente le idee sono potenzialmente infinite (cucito per bambini, cucina, esperimenti scientifici, kit di “fossili” da scavare etc, costruzioni, puzzle 3d etc etc). Voi avete altri suggerimenti? Come riuscite a limitare il tempo che i vostri figli trascorrono davanti a uno schermo?

*** Questo post contiene link di affiliazione ad Amazon: acquistando da questi link, senza pagare alcun sovrapprezzo sul normale costo di vendita, mi permetterete di ottenere un piccolo bonus.
I prodotti inseriti nel post sono stati tutti acquistati o utilizzati effettivamente da me e dai miei figli***

7 Gennaio 2021 4 Commenti
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come rendere più sostenibile la didattica a distanza sostenibile
lifepost sponsorizzati

7 spunti per rendere la Didattica a distanza più sostenibile (in ogni senso)

by Silvana Santo - Una mamma green 21 Dicembre 2020

Il 2020, nella mia memoria, resterà per sempre anche l’anno della Didattica a distanza. Con due figli in età scolare (Flavia ha cominciato la scuola primaria proprio nel mezzo della pandemia) e un’esperienza particolarmente intensa di lezioni a distanza (abitiamo nella regione italiana che ha fatto più ricorso alla Dad, dall’inizio dell’emergenza sanitaria), ho avvertito l’esigenza di rendere questa singolare avventura un po’ più sostenibile. Per l’ambiente, per il bilancio familiare e soprattutto per i miei piccoli studenti smart.

Ecco dunque, a valle di lunghi mesi di “scuola da casa”, i miei spunti per una Didattica a distanza più sostenibile:

1. Una stampante che rispetti l’ambiente

stampante sostenibile

Era dai tempi dell’università che non mi ritrovavo a stampare così tanto, ogni giorno. Schede che le maestre inviano ai bambini, poesie da imparare a memoria, disegni da colorare, ma anche ricette da preparare assieme ai miei figli o istruzioni per lavoretti e “attacchi d’arte” (le consegne della DaD possono essere davvero molto fantasiose!). Un’esigenza spesso imprescindibile, a cui si può far fronte utilizzando un dispositivo concepito per ridurre l’impatto ambientale, la produzione di rifiuti e lo spreco di inchiostro e materiali. Come le stampanti della gamma EcoTank di Epson, che al posto delle classiche cartucce di inchiostro impiegano serbatoi ricaricabili ad alta capacità. Una tecnologia che permette di ridurre la quantità di rifiuti, di risparmiare tempo, di stampare in modo particolarmente efficiente (una ricarica di inchiostro è equivalente a 72 cartucce) e anche di ridurre i costi di stampa fino al 90%. Per una sostenibilità che sia davvero a tutto tondo.

2. Una postazione “di lavoro” ergonomica

Il lungo lockdown di primavera aveva evidenziato tutti i limiti organizzativi del nostro piccolo appartamento. Mio figlio Davide si era ritrovato a seguire le sue video-lezioni dalla nostra camera da letto, sistemato alla buona su un comò. Per questo, a giugno, il mio primo pensiero e quello di suo padre è stato di rivoluzionare la cameretta, in modo da garantire sia a lui che a sua sorella una postazione di studio confortevole e salubre con una scrivania ampia e seduta ergonomica. Per ovviare alla carenza di spazio, abbiamo sfruttato l’altezza, acquistando due letti a soppalco con scrivanie sottostanti.

3. Soluzioni smart e veloci

Accompagnare dei bambini ancora piccoli nell’esperienza della Dad può essere davvero molto impegnativo. Per quello mi sembra importante semplificarsi il più possibile la vita con soluzioni smart e di utilizzo immediato da parte di tutti, inclusi i diretti interessati. Un esempio? Collocare la stampante in uno spazio “neutro” o in un ambiente comune consente a tutti i membri della famiglia di utilizzarla senza disturbare o interrompere le attività degli altri. Anche una buona qualità della rete e dei dispositivi utilizzati può rappresentare un aiuto decisivo per rendere più fluide e sostenibili le varie operazioni: per quanto riguarda la stampante, trovo che siano una svolta irrinunciabile i modelli con connettività wi-fi, come le stampanti a ridotto impatto ambientale EcoTank di Epson. Nella gestione della Didattica a distanza capita ogni giorno di ricevere materiali, liste, schede e altri documenti direttamente via WhatsApp o sul registro elettronico. Poter lanciare la stampa direttamente dallo smartphone significa semplificare la routine quotidiana e rendere più autonomi i bambini nello svolgimento delle attività didattiche.

come rendere la dad più accettabile

4. Un ambiente salubre e confortevole

Per una Didattica a distanza sostenibile nel lungo periodo (sigh!) sono importanti diversi parametri di confortevolezza e abitabilità dell’ambiente. A cominciare dall’acustica, che a casa nostra è sempre accettabile grazie a infissi e doppi vetri isolanti. La silenziosità della stampante, garantita da prodotti come le inkjet EcoTank di Epson, è un altro dei parametri da tenere in considerazione, specie se, come in casa nostra, viene attivata più volte al giorno da tutti i membri della famiglia. Godere di un minimo di privacy, inoltre, è a mio parere un aspetto fondamentale, anche per un piccolo “smart worker”. Io ho deciso di aggiungere una tenda oscurante in un punto strategico del nostro appartamento: pochi euro di investimento e installazione super veloce! L’illuminazione, per fortuna, non è mai stato un problema, dal momento che la nostra casa, al primo piano, è esposta a sud ovest e gode di un considerevole spazio libero dinanzi. Piuttosto, in alcune ore del giorno diventa indispensabile schermare la luce naturale con le tende, per evitare riflessi fastidiosi sul monitor e consentire una migliore visione delle lezioni online (io preferisco le tendine a rullo, che consentono anche di modulare l’effetto schermante). Per quanto riguarda infine la temperatura, la mia raccomandazione è di non surriscaldare l’ambiente, ricordando che sull’uso dei termosifoni esistono precisi parametri da rispettare (la temperatura interna della casa, per esempio, non dovrebbe superare i 20-22 gradi di media).

5. Didattica a distanza sostenibile: no agli sprechi

Rendere più sostenibile la didattica a distanza significa anche fare attenzione a evitare gli sprechi a qualsiasi livello, per ridurre l’impatto sull’ambiente ma anche le spese a carico della famiglia: carta, materiali di cancelleria, inchiostro e simili dovrebbero essere utilizzati con consapevolezza e attenzione, anche se con i bambini piccoli ci può stare un po’ di indulgenza in più. Davide e Flavia, per esempio, utilizzano penne cancellabili (come richiesto dalle loro maestre) con cartucce intercambiabili, in modo da poterle sostituire ogni volta che si esauriscono. Anche una stampante con serbatoio di inchiostro ricaricabile, come le inkjet EcoTank di Epson, permette di evitare sprechi di inchiostro e ridurre la produzione di rifiuti (4 flaconi valgono come 72 cartucce!). Per quanto riguarda invece i consumi di carta, piuttosto che fare stampe fronte/retro preferiamo utilizzare il lato posteriore dei fogli per disegnare, prendere appunti o scrivere bozze.

6. Occhio ai consumi elettrici

Una Epson EcoTank rappresenta anche una garanzia di risparmio energetico. A differenza delle stampanti laser, infatti, le stampanti inkjet della gamma EcoTank funzionano “a freddo” e non richiedono il riscaldamento del toner, permettendo appunto di ridurre il dispendio di energia. Per la scrivania, inoltre, è importante l’uso di lampadine a Led orientabili e con con temperature indicate per lo studio. E, come Davide non perde occasione di ricordarci, ricordarsi di spegnere il computer e la luce quando le lezioni online sono terminate.

7. Una routine sana

come rendere più accettabile la dad

Cercare di rendere accettabile un’esperienza come la Dad prolungata – che per bambini piccoli resta a mio parere una forzatura – significa anche sforzarsi di mantenere una serie di sane abitudini, indispensabili, come sanno tutti i lavoratori “smart” di lungo corso, per preservare salute mentale, concentrazione e tono dell’umore. Il mio consiglio è di cercare di riprodurre il più possibile la routine che si manterrebbe con la normale frequenza scolastica: svegliare i bambini alla stessa ora, fare una regolare colazione prima di cominciare le video-lezioni, non derogare alle pratiche quotidiane di igiene personale, non consentire ai bambini di seguire le lezioni in pigiama.

Non sarà mai come andare a scuola, ma con questi accorgimenti la Didattica a distanza diventerà forse più sostenibile. Voi quali accorgimenti state adottando? Vi sembra che la scuola a distanza stia aumentando o riducendo l’impronta ambientale della vostra famiglia?

Post in collaborazione con Epson EcoTank

 

21 Dicembre 2020 4 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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