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Meno plastica

lettiera per gatti
animalimamma green

Lettiera per gatti, quale scegliere?

by Silvana Santo - Una mamma green 30 Settembre 2021

Da qualche settimana abbiamo adottato due nuovi gattini, che mentre scrivo hanno appena compiuto 4 mesi e per i quali ci siamo chiesti da subito quale lettiera per gatti scegliere. Con Merlino e Ginevra, nonostante la lunga esperienza con il nostro amato Artù abbiamo deciso di riconsiderare alcune delle nostre decisioni passate, per provare a instaurare nuove consuetudini in grado di coniugare le esigenze dei gatti, le nostre e quelle dell’ambiente. Possibilmente senza spendere uno sproposito.

Una delle prime decisioni da prendere ha riguardato la lettiera igienica per Ginevra e Merlino: il mercato offre ormai tante diverse opzioni per quanto riguarda la lettiera per gatti. Quale scegliere, dunque?

Vi lascio di seguito una carrellata delle principali alternative disponibili, con qualche considerazione più o meno oggettiva. Chiaramente ognuno farà poi le proprie personalissime considerazioni, sulla base dello spazio a disposizione, del proprio budget e delle proprie abitudini. Ma soprattutto dei gusti insindacabili del felino di casa!

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30 Settembre 2021 0 Commenti
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alimentazione green difficoltà
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La sfida impossibile di mangiare “green”

by Silvana Santo - Una mamma green 12 Gennaio 2021

Negli ultimi anni, portare in tavola tre pasti al giorno è diventata per me una sfida impegnativa, in qualche caso addirittura frustrante. La difficoltà che incontro sta nella pretesa di conciliare i gusti e le esigenze nutrizionali di 4 persone diverse con le mie convinzioni in tema di sostenibilità ambientale, con le necessità di salute e ovviamente con il bilancio familiare. Nel riuscire a servire, in poche parole, qualcosa che sia appagante per tutti, ma salutare e allo stesso tempo sostenibile, magari senza svenarsi. Una obiettivo che spesso, per la sottoscritta, si rivela semplicemente impossibile.

Io, per esempio, ho bisogno di contenere il più possibile l’apporto di carboidrati, ma d’altro canto mi sforzo da anni di mangiare carne il meno possibile, e faccio attenzione alla quantità di imballaggi e alla provenienza degli alimenti che scelgo. Per ragioni di salute, però, devo limitare anche i grassi, quindi non posso indulgere eccessivamente in uova e latticini, di cui peraltro sono particolarmente ghiotta. Il resto della famiglia, d’altro canto, preferisce almeno a pranzo mangiare il classico primo, che spesso diventa un piatto unico per riuscire a somministrare a tutti legumi e verdure invernali, che altrimenti non sarebbero affatto graditi. Non sto a dirvi, inoltre, che un altro mio preciso obiettivo consiste nel limitare il ricorso a piatti pronti o processati, di cui comunque ogni tanto non riusciamo a fare a meno, che si tratti delle polpette svedesi surgelate o di un pasto da asporto della gastronomia sotto casa.

Se avessi tempo, volontà ed energie sufficienti, potrei sbizzarrirmi nella preparazione quotidiana di zuppe, verdure, insalate, vellutate e minestre da affiancare alla “cucina standard”, a cui, inevitabilmente finisco col dare la priorità. Ma non è di certo il mio caso, e la realtà è che spesso mi ritrovo a dover scegliere tra una serie di compromessi possibili: arrendermi a un pasto carnivoro, ma che magari è rapido da preparare e rispondente alle mie esigenze nutrizionali. Oppure rassegnarmi a mangiare un pasto che è sì vegetariano, ma troppo processato oppure non esattamente “salubre” o magro. O ancora, e forse questa è l’opzione che mi dà più fastidio, piegarmi al prodotto fuori stagione, che magari “risolve” un contorno, ma tradisce di fatto molti dei miei principi basilari.

Se con i miei commensali spesso me la cavo, per quanto riguarda me stessa non capita di frequente di sedermi a tavola e sentire che sto mangiando davvero “la cosa giusta”, in termini sia di impatto sull’ambiente che di apporto calorico e nutrizionale e di appagamento del gusto. L’obiettivo di sentirmi in forma e soddisfatta e allo stesso tempo “rispettare l’ambiente” e non spendere una fortuna, mi sembra sempre più spesso una chimera irraggiungibile.

So che molte e molti “food influencer”, o semplicemente persone più organizzate di me, si dedicano a una meticolosa preparazione di menu settimanali e provviste di cibo pronto (o quasi) per l’intera settimana. Personalmente, però, non sempre ho voglia di investire il mio prezioso tempo libero ai fornelli. Mi capita di farlo, certo, ma non è una costante. Ci sono molte altre cose che si contendono il mio tempo, a cominciare dai giochi coi miei figli, dai miei amati libri, dalle serie TV.

Voi come fate? Cosa guida le vostre scelte e abitudini alimentari? Riuscite a trovare la quadra, oppure cedete inesorabilmente al compromesso? Forse sono io che pretendo troppo dalla sottoscritta. Non sarebbe la prima volta, d’altra parte.

12 Gennaio 2021 3 Commenti
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come inquinare di meno durante la pandemia
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Come inquinare meno durante la pandemia

by Silvana Santo - Una mamma green 22 Ottobre 2020

Come inquinare meno durante la pandemia? Tra prodotti monouso, mascherine e disinfettanti di ogni genere, la convivenza con il Covid 19 rischia di avere pesanti conseguenze anche sul piano ambientale. E così, dall’esultanza per l’ambiente “risanato” durante i mesi di lockdown globale o quasi, rischiamo di passare alla preoccupazione per i rifiuti e l’impatto sull’ambiente. Posto che di alcune pratiche non è al momento possibile fare a meno in alcun modo, ecco qualche semplice accorgimento che è possibile adottare per inquinare meno durante la pandemia.

Se possibile, mascherine lavabili

Ci sono situazioni in cui è opportuno e consigliabile utilizzare mascherine usa e getta con un’efficacia filtrante maggiore, e per determinate persone più a rischio questa è un’esigenza quotidiana imprescindibile. In altre circostanze, però, quando è richiesta una cautela in un certo senso più “moderata” (per esempio quando si prevede di restare all’aperto o di riuscire a evitare contatti ravvicinati con altre persone), è possibile optare per una mascherina lavabile. Scegliete in ogni caso prodotti di buona qualità, con più strati TNT ed eventuali strati idrorepellenti. Questo ovviamente permetterà di ridurre in modo considerevole la produzione di rifiuti non riciclabili e di inquinare meno durante la pandemia che stiamo purtroppo fronteggiando. Le mascherine lavabili vanno utilizzate con la stessa attenzione di quelle monouso, evitando di toccarle e conservandole con cura. Devono inoltre essere lavate spesso e sostituite definitivamente quando si deteriorano.

I guanti? Solo se necessario

Un altro sistema per inquinare meno durante la pandemia e ridurre la produzione di spazzatura consiste nel limitare allo stretto indispensabile l’uso di guanti in lattice. Nelle prime settimane dopo il lockdown, molti esercizi commerciali richiedevano ai clienti di indossare dei guanti usa e getta. Quest’obbligo è decaduto dopo qualche tempo, e ora, in linea generale, non è necessario portare dei guanti monouso per tutelarsi in misura maggiore. Fanno eccezione, sempre meglio ribadirlo, specifiche categorie professionali e situazioni particolari in cui occorre una protezione ad hoc.

Gel igienizzante: maxi formato o fai da te

La pulizia delle mani è diventata una questione ancora più pressante e prioritaria, da quando ci troviamo nostro malgrado a convivere con il nuovo Coronavirus. Per limitare l’impatto sull’ambiente di migliaia e migliaia di minuscoli flaconcini di gel igienizzante, si può optare per confezioni di formato maggiore, utilizzandole all’occorrenza anche per “ricaricare” le boccette più piccole. In alternativa, si può ricorrere alla ricetta dell’OMS per il disinfettante per le mani, puntando sull’autoproduzione e sui rifiuti zero. Entrambe queste soluzioni, tra l’altro, garantiscono anche un risparmio economico. Ricorda inoltre che non è sempre indispensabile igienizzarsi le mani con un disinfettante idroalcolico: se ne hai la possibilità puoi lavarti accuratamente le mani con acqua e sapone.

Inquinare meno durante la pandemia: la differenziata

Un altro aspetto da tenere in grande considerazione per cercare di inquinare meno durante la pandemia è l’attenzione alla raccolta differenziata. Le confezioni delle mascherine, per esempio, contengono spesso sia sacchetti di plastica che scatole o foglietti illustrativi in carta. Le mascherine stesse, invece, vanno smaltite nell’indifferenziato, inserendole possibilmente in un ulteriore sacchetto se si è positivi al virus, così come i fazzoletti utilizzati per soffiarsi il naso (qui le indicazioni ufficiali dell’Istituto Superiore di Sanità). Ovvietà delle ovvietà: nessuna mascherina dovrebbe essere dispersa mai nell’ambiente. Purtroppo può capitare a tutti di perderne una per strada, magari si può ridurre questo rischio abituandosi, piuttosto che a tenerle in tasca o “lanciarle” nella borsa, a conservarle in un apposito astuccio o sacchetto. Il che per inciso è importante anche dal punto di vista igienico.

Non abusare di disinfettanti ambientali

La pandemia da Covid 19 ha determinato, a livello globale, un drastico aumento del ricorso a pratiche come la disinfezione, sanificazione etc. Posto che si tratta di procedure fondamentali per arginare il contagio e al momento irrinunciabili, l’uso massiccio di disinfettanti ambientali presenta purtroppo una serie di rischi sul piano ambientale. Alcuni disinfettanti come la candeggina, infatti, oltre a essere potenzialmente tossici o irritanti per gli esseri umani, hanno un effetto molto inquinante sugli ecosistemi acquatici e sui microrganismi. Come regolarsi, allora, per evitare l’eccesso di disinfezione? Ho trovato queste raccomandazioni dell’ISS che si riferiscono in particolare proprio ai prodotti a base di ipoclorito di sodio (come la candeggina, appunto).

Voi adottate degli accorgimenti per cercare di inquinare meno nonostante la pandemia? Che tipo di compromessi non riuscite a evitare, e quali trucchi avete invece da suggerire?

22 Ottobre 2020 4 Commenti
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perché usare i cosmetici solidi
cosmetici biologicipost sponsorizzati

Cosmetici solidi: 6 ragioni per cui usarli

by Silvana Santo - Una mamma green 23 Settembre 2020

Da qualche mese, ormai, ho trovato diverse valide ragioni per cui passare ai cosmetici solidi. Nel mio tentativo di ridurre il più possibile la plastica in casa, infatti, ho progressivamente sostituito i miei abituali shampoo, balsamo e bagnoschiuma con dei prodotti con formulazioni solide. Non è stata una transizione difficile, anche perché ero già abitata a usare detergenti ecobio a base di ingredienti di origine vegetale, ma ho dovuto comunque superare qualche perplessità iniziale.
Sperando dunque di aiutare altre persone un po’ scettiche, in questo post vi racconto quelle che sono per me le ragioni per cui usare i cosmetici solidi e vi presento i prodotti di Naiadi Cosmetics, un nuovo marchio italiano di detergenti etici e naturali che ha adottato la filosofia “rifiuti zero”.

1. I cosmetici solidi sono plastic free

Una delle ragioni principali per cui passare ai cosmetici solidi è la possibilità di ridurre i rifiuti in plastica. Usare detergenti, shampoo e balsamo solidi significa dire addio a flaconi, bottiglie e contenitori, alleggerendo in modo significativo la produzione di rifiuti. Dei prodotti Naiadi Cosmetics ho apprezzato in modo particolare la filosofia “zero waste”, basata sulla riduzione complessiva degli imballaggi, inclusi quelli esterni, che sono ridotti al minimo e realizzati in carta (in parte riciclata o grezza) e spago.

shampoo e cosmetici solidi

2. I cosmetici solidi sono convenienti

Anche se il prezzo in valore assoluto di shampoo, detergenti e cosmetici solidi in generale può sembrare a prima vista un po’ alto, in realtà questo tipo di prodotti ha di solito un’ottima resa (per la mia esperienza, perlomeno, è così), il che rende il rapporto qualità/prezzo più vantaggioso di quanto potrebbe sembrare a una prima analisi. La durata dei cosmetici solidi dipende anche da alcuni semplici accorgimenti che si possono adottare per preservare i panetti di balsamo, bagnoschiuma o shampoo. Per esempio, lasciandoli asciugare all’aria – alcuni prodotti, come i cosmetici solidi Naiadi Cosmetics, sono dotati di cordoncini per appenderli, che personalmente trovo assai comodi – ed evitando di tenerli in condizioni di particolare umidità. Un’alternativa valida è quella di conservarli in recipienti asciutti e aperti, in modo da permettere la circolazione dell’aria (potreste per esempio riciclare dei contenitori di alimenti o simili).

3. I cosmetici solidi sono efficaci

Spesso, dietro il progetto di una linea di cosmetici solidi, c’è una filiera di tipo artigianale e ci sono persone particolarmente motivate e consapevoli. Le ricette di cosmetici solidi come lo shampoo, il balsamo e il detergente Naiadi Cosmetics sono il frutto di una ricerca meticolosa e attenta sugli ingredienti e sui principi attivi, che garantisce una composizione di pregio e un’efficacia superiore alla media. Non parliamo, insomma, di semplice “sapone”, ma di una gamma variegata di prodotti concepiti per usi specifici e con pH ad hoc.

opinioni cosmetici solidi

4. I cosmetici solidi sono naturali

Se amate i principi attivi di origine vegetale, usare detergenti solidi sarà per voi un’esperienza molto appagante. I panetti di shampoo, bagnoschiuma e balsamo solido contengono infatti materie prime naturali concentrate, che rendono il loro impiego molto confortevole e gradevole per la vista, il tatto e l’olfatto. I prodotti Naiadi Cosmetics, in particolare, sono realizzati con tensioattivi e altre materie prime provenienti da agricoltura biologica e a basso impatto sugli ecosistemi acquatici. E vi stregheranno completamente, credetemi, con il loro profumo intenso e naturale, che vi investirà come una carezza inaspettata non appena aprirete la confezione.

5. I cosmetici solidi sono pratici

In viaggio, in palestra, in gita: i cosmetici solidi sono, per loro stessa natura, pratici e leggeri, perfetti da portare con sé anche in aereo nel bagaglio a mano. L’unico accorgimento da adottare consiste nel ricordarsi di farli asciugare all’aria dopo l’uso.

naiadi cosmetics shampoo solido

6. I cosmetici solidi sono etici

I cosmetici solidi sono etici non soltanto perché non vengono sperimentati su cavie da laboratorio (nell’Unione Europea la sperimentazione sugli animali di tutti i tipi di cosmetici è vietata da diversi anni), ma anche perché vengono prodotti, di solito, con un approccio artigianale: filiera corta, impatto contenuto, attenzione alle condizioni di lavoro.

 

Insomma, i cosmetici solidi mi piacciono molto, e penso che non potrei proprio più farne a meno.
Voi li avete mai provati? Come vi siete trovati? Raccontatemi, se vi va, la vostra esperienza nei commenti o sulla mia pagina Facebook.

opinioni shampoo solido naiadi

Post realizzato con il contributo di Naiadi Cosmetics

23 Settembre 2020 5 Commenti
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organizzare un picnici a rifiuti zero
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Come organizzare un picnic senza plastica

by Silvana Santo - Una mamma green 6 Luglio 2020

Avete mai pensato di organizzare un picnic plastic free, a rifiuti zero?
Tutti quanti amiamo le scampagnate in montagna o in spiaggia, specie in quest’era singolare di ritrovata libertà post Covid, che mi pare abbia spinto molti di noi a riappropriarci di luoghi bellissimi vicino casa e ritrovare il contatto con la natura e il piacere di stare all’aria aperta.

E tutti sappiamo, naturalmente, quanto sia importante lasciare i luoghi che visitiamo esattamente uguali a come li avevamo trovati, evitando in ogni modo di abbandonare o disperdere rifiuti. Ma è possibile dare un ulteriore contributo alla protezione dell’ambiente, evitando del tutto di generare spazzatura e organizzando un picnic plastic free. In che modo?

Ecco le mie idee per il vostro pranzo al sacco a zero rifiuti.

1. Involucri di cera d’api per i panini

In un picnic plastic free non possono mancare, al posto della pellicola per alimenti usa e getta, gli involucri di cera d’api per avvolgere i panini (e non solo), riutilizzabili molte volte e sicuri a contatto con gli alimenti. Io li ho provati la prima volta durante un viaggio in Irlanda, e superate le prime difficoltà iniziali – non mi piace che siano troppo rigidi, appiccicosi e profumati di cera, per cui mi ci trovo meglio dopo alcuni usi, quando i lavaggi cominciano ad assottigliare il rivestimento ceroso, e li trovo perfetti anche quando la cera è quasi del tutto venuta via! – ho cominciato a usarli regolarmente a casa e fuori. Attualmente sto utilizzando un kit di Bee Zero Waste, involucri di cera d’api realizzati artigianalmente in Leicester, UK con materiali locali sostenibili, tra cui cera d’api pura al 100%, resina di pino e olio di cocco. La cosa più simpatica è che il kit contiene fogli di dimensioni diverse e, soprattutto, con fantasie coloratissime e divertenti. Se volete provarli, li potete acquistare qui.

come organizzare un picnici plastic free

2. Tovaglioli di stoffa per un picnic plastic free

Oltre che più ecologici, i tovaglioli di stoffa sono estremamente confortevoli da usare, facili da lavare e molto economici. Personalmente, li ho sostituiti totalmente a quelli usa e getta, anche a casa, da oltre un anno, senza che il carico di lavoro a casa ne abbia risentito in alcun modo.
Il mio consiglio: sceglietene di diverse fantasie, in modo che ogni membro della famiglia possa utilizzare il suo tovagliolo senza confondersi.

3. Borracce termiche

Le borracce termiche sono le mie migliori amiche dal nostro viaggio in Lapponia Finlandese, oramai due anni e mezzo fa. Da allora, non me ne separo neanche nella più semplice passeggiata sotto casa, o nelle brevi trasferte in auto per andare dai nonni. Ovviamente, a mio parere non possono mancare in un picnic plastic free! Il mio consiglio, per essere due volte “green”, è di riempirle direttamente con acqua di rubinetto o delle case dell’acqua, per poi ricaricarle, nel corso della gita, da sorgenti o fontanelle trovate sul posto. A casa nostra, adoriamo le borracce termiche del marchio giapponese Zojirushi. Non sono molto economiche, ma vi garantisco personalmente la tenuta eccezionale, e spesso capita di trovarle in offerta.
Se volete, potete anche contrassegnarle con etichette adesive personalizzate (io utilizzo quelle di Stikets).

picnic plastic free wet bag e borraccia termica

4. Wet bag per la merenda

Le wet bag sono sacchetti richiudibili con uno strato impermeabile all’interno, che le rende perfette non solo per stivare per esempio pannolini lavabili usati (lo scopo primario per cui credo siano state ideate), ma anche per conservare merende e snack durante un picnic plastic free. A dire il vero, io le uso moltissimo anche per la merenda che Davide porta a scuola e al centro estivo ogni giorno. Sono ideali per frutta, brioche e piccoli panini o tramezzini. Le trovate facilmente nei negozi che vendono pannolini e assorbenti lavabili (fate sempre attenzione ai materiali).

5. Cannucce lavabili

I bambini amano spesso bere dalla cannuccia (a casa nostra, la grande appassionata del genere è Flavia), peccato che si tratti di oggetti non riciclabili e che, viste le loro dimensioni contenute e il peso ridotto, rischino di volare via durante una gita e di finire disperse nell’ambiente. Per un picnic plastic free, invece, sono perfette le cannucce lavabili e riutilizzabili. Ne esistono ormai di tanti tipi e in diversi materiali, le nostre sono in silicone, con un calibro adatto anche a frullati e granite (e per questo facilissime da pulire), e le abbiamo comprate su AtomicBaby.it a un prezzo davvero piccolo piccolo. Flavia ne va pazza!

cannucce lavabili in silicone plastic free

6. Contenitori riutilizzabili

Avete mai avuto la brillante idea di fare dei biscotti per un picnic e portarli con voi dentro un sacchetto? Io sì, e il risultato è stato un deprimente e patetico frullato di biscotti. Da allora uso sempre e soltanto contenitori rigidi a chiusura ermetica, di latta o anche di plastica (in questo caso, sono ideali anche per formaggio o tagliate di frutta).

A voi piacciono i picnic? Ne state organizzando, in questo periodo? E che tipo di soluzioni suggerite per ridurre l’impatto ambientale? Avete mai organizzato un picnic plastic free a rifiuti zero?

involucri di cera d'api

6 Luglio 2020 2 Commenti
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Si può essere green anche in quarantena?

by Silvana Santo - Una mamma green 3 Aprile 2020

Quelle che stiamo attraversando da molte settimane sono circostanze del tutto eccezionali. Ci hanno imposto di ripensare in modo radicale il nostro quotidiano, di ristabilire nuove abitudini e di rivedere in qualche modo le nostre priorità. Di essere, in un certo senso, anche un po’ meno esigenti con noi stessi e con le nostre famiglie, ridimensionando le pretese che abbiamo di solito e accogliendo anche i momenti di fragilità, di inefficienza, di preoccupazione o di frustrazione che penso sia inevitabile vivere in questi tempi difficili.

A casa mia, per esempio, il nostro stile di vita che di solito punta a essere relativamente attento alla sostenibilità, ha risentito un po’ della quarantena.

Ho paura, per esempio, di riutilizzare come sempre i sacchetti per la spesa di pane, frutta, verdura etc. Per qualche settimana mi sono limitata a gettarli nella differenziata, ma negli ultimi giorni ho deciso di tenerli per qualche giorno da parte e poi usarli per la spazzatura.

Abbiamo inoltre deciso di fare qualche concessione in più a Davide e Flavia dal punto di vista delle merende e dei pasti. Se da un lato mi sono imposta (con piacere) di preparare più cose in casa – biscotti, dolci, crepes, rustici – e di mangiare sano, dopo i primi giorni di bagordi, dall’altro devo ammettere che capita di inserire nel carrello della spesa qualche snack con troppi imballaggi o qualche piatto “salva cena” non esattamente green. Un po’ come capita quando viaggiamo, lo “sgarro” a merenda si rivela ogni tanto un espediente per stemperare la tensione o svoltare qualche pomeriggio più faticoso, con la precisa consapevolezza, almeno da parte mia, che non deve diventare la prassi.

Mi sono trovata, come tutti, a modificare anche le modalità di fare la spesa. Non sono mai stata una grande frequentatrice di ipermercati, e ho la fortuna di vivere in un quartiere pieno zeppo di negozi al dettaglio e botteghe alimentari: il forno, il fruttivendolo, la pescheria, il macellaio, la gastronomia “gourmet”. Continuo sostanzialmente ad approvvigionarmi nei soliti negozi, ma faccio grandi scorte per ridurre al minimo le uscite. Per evitare il rischio di sprechi, congelo più del solito e sistemo le provviste in base alla data di scadenza. Predisporre, sulla base della spesa, una specie di calendario settimanale dei pasti aiuta senz’altro a evitare di ritrovarsi con un’insalata marcia o le uova troppo vecchie.

Naturalmente, facciamo ancora scrupolosamente la raccolta differenziata, che nel nostro comune si effettua da molti anni con un porta a porta spinto, senza alcun tipo di cassonetto di prossimità. Utilizziamo i guanti quando andiamo a fare la spesa, e purtroppo finiscono com’è ovvio nell’indifferenziato, ma ci pare un compromesso accettabile, viste le circostanze. Siamo invece molto a corto di mascherine: ne abbiamo di fatto una a testa, e siamo pertanto costretti a riutilizzarle, anche se siamo consapevoli che non è una pratica sicura né consigliabile.

Restano, accanto a questo, alcune buone prassi “green” che si sono rivelate molto utili durante questo lockdown, perché mi evitano di restare a corto di determinati prodotti e mi risparmiano di comprare alcune cose.

Per esempio, sono felice di essermi riconvertita, proprio negli ultimi mesi, all’uso di detergenti solidi. La provvista di saponette che avevo in casa sarebbe sufficiente ancora per diversi mesi (ma speriamo di uscire prima, naturalmente!) e il mio panetto solido di shampoo e balsamo sta superando egregiamente la prova della quarantena (sto usando lo Scacciaguai di Ethical Grace, l’ho preso prima di Natale e ancora ne ho disponibile quasi la metà).

E poi, naturalmente, continuo a fare a meno degli assorbenti usa e getta, affidandomi (ormai da un decennio) alla mia fidata coppetta mestruale e ad assorbenti e salvaslip lavabili.

Giusto prima della diffusione dell’epidemia e delle conseguenti restrizioni, avevo ricevuto (grazie!) un kit Almo di assorbenti e salvaslip lavabili in cotone organico e laminato assorbente, una composizione che li rende affidabili ma anche traspiranti e confortevoli. Se non li avete mai provati, questa quarantena potrebbe essere l’occasione giusta per convertirvi! Oltre a essere sostenibili – possono essere lavati per centinaia di volte, assieme a capi di colori simili, con un detersivo tradizionale e senza prelavaggio né additivi, anche a basse temperature – gli assorbenti in cotone organico sono sicuri e comodi da indossare, e prevengono irritazioni, prurito e fastidi che possono essere provocati dai classici prodotti usa e getta per le mestruazioni. Sono inoltre sicuri e pratici, dal momento che assorbono tanto quanto i classici assorbenti usa e getta.

Gli assorbenti lavabili Almo sono disponibili in varie misure e gradi di assorbenza (si va dai salvaslip in taglia XS, disponibili anche per perizoma, alla misura L++, ideale per il post-parto. La taglia M corrisponde più o meno ai classici assorbenti con le ali, un po’ più lunga). Personalmente, li trovo anche molto carini, con una gamma di colori intensi e vivaci, le stoffe hanno la certificazione GOTS o IVN Best i prodotti vengono cuciti in piccole sartorie regionali tedesche. Sul sito potete trovare anche coppette mestruali, slip per il ciclo e kit completi personalizzabili.

Voi come state vivendo questa reclusione forzata? Avete allentato l’attenzione all’ambiente, oppure state approfittando di questa “rivoluzione esistenziale” per provare a essere più green? Raccontatemelo, se vi va, nei commenti o sulla pagina Facebook!

3 Aprile 2020 0 Commenti
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Come rendere la casa più green in 5 facili mosse

by Silvana Santo - Una mamma green 2 Dicembre 2019

Abbigliamento, alimentazione e stile di vita sono aspetti fondamentali per ridurre l’impatto ambientale della propria vita quotidiana, ma ovviamente anche l’ambiente domestico ha il suo peso. Ecco dunque cinque facili mosse per rendere la casa più green!

come rendere la tua casa più green con una pattumiera di design

1. Trova il posto giusto per la pattumiera

Fare la raccolta differenziata è diventata una prassi automatica per tutti noi, ma a volte il riciclo dei rifiuti viene penalizzato dal fatto di non avere subito a portata di mano il giusto cestino per i rifiuti. In alcuni ambienti, così, si corre il rischio di non separare correttamente tutta la spazzatura. Per evitare questo problema e rendere la tua casa più green, il rimedio è molto semplice: scegliere qualche pattumiera bella oltre che pratica. In questo modo sarà più facile, invece che avere la tentazione di “nasconderle”, posizionarle in punti strategici, nei diversi ambienti di casa. Il mercato ormai propone pattumiere di design che sono veri e propri pezzi d’arredo, oltre a essere molto funzionali grazie alla presenza del pedale, del doppio contenitore, di eventuali piedini e di forme che variano rispetto al classico cilindro. In cucina, per esempio, non può mancare una pattumiera per il vetro e una per i metalli (oltre all’organico, ovviamente). Noi teniamo il cestino per la carta nel bagno, ma anche lì sarebbe utile attrezzarsi con diverse pattumiere più piccole per le diverse frazioni.

2. Scegli con cura le tende

Le tende non sono soltanto un accessorio estetico e uno strumento per difendere la propria privacy, ma anche un modo semplice ed efficace per rendere la tua casa più green, isolandola termicamente e regolandone la temperatura. Io, per esempio, abito in una casa esposta a sud-ovest e per me le tende sono indispensabili, nella stagione estiva, per limitare il surriscaldamento. Ne abbiamo montate due, di diverso spessore, in modo da utilizzare solo quelle più leggere e sottili nei mesi autunnali e invernali, quando i raggi del sole non costituiscono un problema (anzi!).

jsare le tende per rendere la casa più green

3. Fai attenzione all’inquinamento indoor

L’uso eccessivo di detergenti aggressivi e disinfettanti, ma anche di incensi, candele e deodoranti per ambiente con ingredienti che non siano naturali può peggiorare la qualità dell’aria. Per rendere la tua casa più green, limita l’uso di prodotti per la pulizia molto aggressivi ai casi davvero indispensabili, e opta per detersivi ecologici, deodoranti e profumatori naturali, a base di oli essenziali. Ovviamente, non è il caso di buttare nella pattumiera i prodotti che hai già in casa, perché di certo questo spreco non sarebbe una scelta ecologica: utilizzali con parsimonia finché non saranno esauriti. E non dimenticare di arieggiare frequentemente gli ambienti per migliorare la qualità dell’aria.

4. Punta su tessili e materiali naturali

Anche se i tessuti sintetici possono essere molto economici e anche pratici da lavare e asciugare, per rendere la tua casa più green preferisci, quando possibile, fibre naturali come il cotone, il lino e la lana. Oltre che avere di solito una minore impronta ecologica – specie se provengono dalla filiera biologica ed etica – renderanno l’ambiente più confortevole e concorreranno a migliorare il comfort termico dell’abitazione.

rendere la casa più green con i tessuti naturali

5. Non riempire la dispensa di provviste

La tentazione a volte è irresistibile, specie di fronte a offerte speciali e convenienti confezioni formato famiglia. La prospettiva di risparmiare, magari sull’acquisto di prodotti biologici e quindi sulla carta più “green” non deve però indurci ad acquistare scorte eccessive, che rischiano soltanto di finire nella pattumiera. Non c’è niente di meno sostenibile, infatti, dello spreco di alimenti, il cui intero ciclo produttivo ha ovviamente un impatto sull’ambiente in ciascuna delle sue fasi. Meglio acquistare via via quello che serve, servendosi, quando possibile, presso negozi al dettaglio, gruppi d’acquisto, mercatini ortofrutticoli e negozi di prodotti sfusi.

 

(Post in collaborazione con Brabantia.com)

2 Dicembre 2019 2 Commenti
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consigli semplici per ridurre la plastica in casa
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11 consigli facili per ridurre la plastica in casa

by Silvana Santo - Una mamma green 12 Novembre 2019

Ridurre la plastica in casa: finalmente sembra diventata un’istanza sempre più “popolare” e diffusa, una preoccupazione per molti e non solo per chi ha una sensibilità particolarmente spiccata alle problematiche ambientali. Un obiettivo sul quale io per prima ho ancora moltissima strada da fare, ma per il quale mi sto impegnando molto, negli ultimi mesi, insieme alla mia famiglia. Senza demonizzare la plastica (che presenta indiscussi vantaggi legati alla sua leggerezza, all’inerzia, alle sue caratteristiche di resistenza e igiene, nonché alla riciclabilità) e con un occhio sempre attento alla sostenibilità economica e alla praticità quotidiana e alla semplicità delle varie soluzioni, ecco dunque i miei 10 consigli facili per ridurre la plastica in casa.

consigli per ridurre la plastica in casa

1. Non comprare frutta e verdura al supermercato

So che la frutta e la verdura vengono vendute nei sacchetti compostabili, ma in realtà sulla reale biodegradabilità a breve termine di questi imballaggi (che peraltro sono davvero fragili e poco durevoli) ci sono ancora molti dubbi. Personalmente, preferisco fare la spesa al mercato ortofrutticolo che il sabato allestiscono nel mio comune, oppure da un fruttivendolo al dettaglio vicino casa. In entrambi i casi, porto come me non solo i sacchetti di di stoffa per trasportare la spesa, ma anche delle buste di carta o plastica per i vari prodotti, che fornisco direttamente al venditore al momento di pesare la merce. Ovviamente poi, a casa, metto da parte i sacchetti una volta vuoti e li riutilizzo molte volte per le spese successive.

2. Ridurre la plastica in casa comprando il pane sfuso

Un discorso simile vale per il pane e i derivati. Al supermercato è necessario pesarlo nelle buste trasparenti, e magari sprecare ogni volta anche un guanto monouso. Per ridurre la plastica in casa, valutate di acquistare il pane presso forni o panetterie, dove di solito i prodotti vengono venduti in sacchetti di carta. Potete anche riutilizzarli più volte: io ho preso l’abitudine di tenere sempre un sacchetto del pane ripiegato in borsa, così quando mi capita di passare dal forno a prendere qualcosa posso darlo alla commessa perché lo riutilizzi (magari all’inizio vi guarderanno in modo un po’ strano, ma poi si abituano e non ci fanno più caso).

come sostituire la pellicola per alimenti

3. Eliminare la pellicola e i sacchetti per alimenti

Quello della conservazione degli alimenti è stato un tasto dolente a lungo, in casa nostra. Abbiamo sempre il frigo e il congelatore pieni, e in qualche modo finivamo con l’utilizzare tanti sacchetti e film monouso. Per ridurre la plastica in casa, però, abbiamo progressivamente ridotto l’uso di questi prodotti, prendendo l’abitudine di congelare solo in contenitori per alimenti (di vetro o di plastica riutilizzabile) e di conservare i cibi in frigo avvolti in involucri riutilizzabili. Vanno molto di moda i tessuti cerati per conservare il cibo, e in effetti funzionano davvero, ma in molti casi basta un semplice tovagliolo di stoffa, per esempio per avvolgere del formaggio o del pane. Vi consiglio anche i coperchi flessibili in silicone, perfetti per conservare ortaggi o frutti a metà e non solo: è vero che sempre di plastica si tratta, ma sono molto durevoli e si possono usare davvero a lungo.

4. Passare ai detergenti solidi

Consiglio banale ma efficace per ridurre la plastica in casa. Al momento noi abbiamo reintrodotto le saponette per le mani (che conserviamo al meglio mettendo una sottile spugnetta in luffa nel portasapone), nell’attesa di smaltire i prodotti liquidi per la pulizia di corpo e capelli che ancora abbiamo in casa. Volendo, si trovano in commercio anche saponi solidi per lavare i piatti. Ovviamente, la scelta ha ancora più senso se si riescono a trovare prodotti che siano venduti sfusi o con imballaggi in carta o cartoncino.

meno plastica in casa

5. Acquistare detergenti sfusi, maxi confezioni e ricariche

Se non vi trovate bene con i prodotti solidi, potete ridurre la plastica in casa acquistando prodotti sfusi oppure confezioni molto grandi. Io, per esempio, non riesco a rinunciare al sapone intimo e al detergente viso (che uso anche come struccante). Ho deciso però di limitare i danni prendendo flaconi o ricariche da un litro, che durano diversi mesi e “pesano meno” in termini di rifiuti prodotti, anche perché si evita di gettare ogni volta la pompa dei vari dispenser. Per esempio, sto adorando questo detergente intimo venduto in flaconi da 1 litro in plastica biodegradabile (lo usa tutta la famiglia, l’ho pagato 16 euro e ho calcolato che ci dura circa 5 mesi) e quando avrò smaltito la vecchia crema per il corpo intendo acquistare un olio vegetale in maxi formato, da travasare poi in appositi spruzzini per casa e per la palestra o i viaggi. Anche per quanto riguarda i detersivi, io preferisco le formule liquide e, non riuscendo a trovare prodotti ecologici nel negozio di sfusi vicino casa mia, ho adottato il compromesso di acquistare una tantum online scorte di taniche da 5 litri di detersivo per i piatti, detersivo per il bucato e detersivo per pavimenti e superfici. Ogni tanica dura diversi mesi, e spesso riesco a riutilizzarle senza gettarle nella differenziata.

6. Smettere di comprare l’acqua in bottiglia

Gli italiani sono tra i massimi consumatori di acqua in bottiglia, nonostante l’acqua del rubinetto sia potabile e buona in moltissimi comuni. Se non potete bere l’acqua “del sindaco”, oppure se il sapore proprio non vi piace, potete valutare diverse alternative più green rispetto alle bottiglie di plastica: cercare un negozio che offra il servizio di vuoto a rendere e consegna a domicilio, installare un filtro a casa (eventualmente anche con gasatore) oppure cercare una “casa dell’acqua” nei pressi del vostro domicilio. Da qualche mese abbiamo optato anche noi per questa soluzione, perché a causa di frequenti lavori sulle condotte idriche l’acqua del rubinetto era spesso terrosa e piena di residui. Ci siamo attrezzati con una dozzina di bottiglie di vetro e due volte a settimana andiamo a rifornirci alla casa dell’acqua, trasportando le bottiglie in un comune carrellino per la spesa. Il costo è irrisorio, e volendo è disponibile anche l’acqua frizzante. Lo stesso discorso dell’acqua vale ovviamente per le altre bevande: preferite vino, birra e bibite in vetro, o magari acquistateli sfusi.

7. Evitare stoviglie monouso e preferire il compostabile

Per ridurre la plastica in casa sarebbe molto meglio evitare piatti, bicchieri e posate usa e getta. Quando proprio non se ne può fare a meno, come in caso di feste fuori casa o con moltissimi invitati, puntate sulle stoviglie biodegradabili e compostabili, e “educate” gli invitati a non sprecare, utilizzando un solo piatto e un solo bicchiere. A noi è successo di recente con il compleanno di Flavia, che abbiamo festeggiato fuori casa e con parecchie persone (non abbiamo neanche la lavastoviglie in casa, quindi non avremmo comunque potuto gestire il tutto con stoviglia lavabili): abbiamo speso un po di più, ma penso ne sia valsa la pena.

merenda senza plastica

8. Merende (e pasti fuori casa) plastic free

Per la merenda di Davide, che do solito è un piccolo panino, mi sono organizzata con un foglio di tessuto cerato e una piccola “wet bag” lavabile. Quando porta a scuola la frutta (clementine o banana) la mettiamo in un contenitore per alimenti, mentre la sua tovaglietta è un banale tovagliolo di cotone. Per l’acqua, sia lui che Flavia usano invece delle borracce e anche io ho l’abitudine di portare sempre una borraccia in borsa, nel mio caso in alluminio, che all’occorrenza posso riempire anche presso qualche fontana pubblica. Nei nostri frequenti pic-nic abbiamo preso l’abitudine di avvolgere i panini “secchi” direttamente nei tovaglioli di stoffa che poi usiamo per pulirci le mani e la bocca, mentre usiamo i tessuti cerati se il companatico è untuoso o condito. Confesso che invece abbiamo ancora moltissima strada da fare per quanto riguarda l’acquisto di prodotti confezionati per la merenda pomeridiana, di cui Flavia è molto golosa. Dato che non riesco a preparare dolci e snack in casa, né a convertire i miei figli alla frutta secca o disidratata, il mio obiettivo è di rifornirmi al forno dove compro il pane, cercando di ridurre l’acquisto di merende industriali.

9. Comprare prodotti con meno imballaggi e meno plastica

Sembra un consiglio banale, ma so per esperienza che non sempre facciamo caso agli imballaggi che potremmo facilmente evitare. Se, per esempio, non riuscite a passare ai fazzoletti di stoffa (è il mio caso, per inciso) potete comprare le box in cartone, in modo da evitare perlomeno la produzione delle bustine di plastica. O ancora – e anche questo è il mio caso – se non volete riunciare ai cotton fioc biodegradabili, cercate quelli imballati nel cartoncino, e conservateli in una scatola di vetro o di plastica durevole. Nell’acquisto di nuovi pettini, spazzolini, rasoi, scope etc privilegiate quelli in materiali rinnovabili e/o con parti intercambiabili (io per esempio ho un rasoio in plastica e lo spazzolino elettrico, ma le testine si possono sostituire e li uso entrambi dal 2011). Se come me amate le candele, passate a quelle a Led con batterie ricaricabili o sceglietene di naturali e compostabili, da tenere accese il meno possibile, perché la combustione produce fumi inquinanti.

10. Evitare giocattoli “usa e getta” o pieni di plastica

Ne ho già parlato qualche tempo fa in un post sulla mia pagina Facebook: ormai sembra che il gioco preferito dei bambini sia il cosiddetto “unboxing” di giochi collezionabili pieni microscopici accessori confezionati in bustine di plastica. Io stessa ho ceduto raramente all’acquisto di questa paccottiglia, ma credo che sia fondamentale evitare il più possibile di cedere a mode e falsi bisogni tanto antiecologici.

come ridurre la plastica con la coppetta mestruale

11. Abbandonare assorbenti e tamponi usa e getta

Non esiste solo la coppetta mestruale: per chi non ha voglia di provarla, oppure non si è trovato bene come sperava, esistono diverse alternative plastic free, come gli assorbenti e salvaslip lavabili oppure la biancheria intima assorbente. Vi garantisco che oltre a ridurre la plastica in casa, potrete risparmiare davvero parecchi soldi. In alternativa, valutate i prodotti assorbenti in cotone organico, che costano un po’ di più ma sono meno inquinanti e molto tollerati dalla pelle.

Infine, il mio consiglio generale è quello di valutare la sostenibilità complessiva di un determinato prodotto, tenendo conto anche del suo luogo di origine e delle garanzie sulla sua eticità (ha senso, tanto per dire, comprare un prodotto “ecologico” prodotto dall’altro lato del mondo senza garanzie sulle condizioni dei lavoratori e sulla sostenibilità della filiera?) e di stare attenti anche al costo e alle eventuali “speculazioni green”. Last but not least, ovviamente smaltire correttamente i rifiuti, di plastica e non solo, è importante tanto quanto il prevenirli. E vale come sempre il consiglio principale, che ribadisco soprattutto a me stessa: oltre a cosa comprare, facciamo attenzione a quanto comprare, evitando il più possibile gli acquisti non necessari, fosse anche di prodotti cosiddetti ecologici.

E voi? Che strategie adottate per ridurre la plastica in casa? Avete altri consigli da aggiungere?

12 Novembre 2019 9 Commenti
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consigli per semplificarsi la vita
life

Semplificarsi la vita in famiglia: 10 consigli

by Silvana Santo - Una mamma green 11 Ottobre 2019

Ci manca il tempo, ci mancano le energie, ci manca la serenità. Corriamo come criceti dentro la ruota. Quella di semplificarsi la vita sembra essere diventata un’esigenza vitale per tanti di noi, oppressi da un carico mentale pesantissimo e schiacciati negli ingranaggi mortali del cosiddetto multitasking. Come fare, però, a spezzare la ruota (per dirla alla Daenerys Targaryen prima della deriva psicopatica) e riuscire davvero a semplificarsi la vita in famiglia? Io ci rifletto da tanto, e queste sono le conclusioni che ho tratto, almeno per il momento.

1. Smettere di acquistare cose che non ci servono davvero

Per riuscire a semplificarsi la vita (in famiglia e non solo) il primo requisito necessario, secondo me, è la consapevolezza. Occorre guardarsi in faccia e scrutarsi dentro, col coraggio di dire a se stessi la verità. Per esempio: a meno che non siamo dei fotografi di professione, o dei grandi appassionati, la nostra esistenza quotidiana ha davvero bisogno di una macchina fotografica reflex, di una subacquea e di un’action cam, oltre naturalmente alla fotocamera del nostro cellulare? Il tutto corredato da custodie, treppiedi, accessori per la pulizia e ammennicoli vari. La qualità della nostra vita può essere in qualche modo migliorata dall’ennesima copertina da divano “con le maniche”, da un nuovo cuscino a forma di unicorno, da una lampada a Led con la scritta “Home”? E a meno che non puntiamo con decisione a diventare il prossimo Masterchef italiano, ci servono davvero quattro saccapoche, due vaporiere in bambù, cinque spatole in silicone e un set di coltelli da sushi? Nei pensili della mia minuscola cucina languono da anni un kit da fonduta, una crepiera e uno shaker da cocktail che avrò utilizzato forse tre volte volte in quasi un decennio: tutta roba inutile, che occupa spazio, necessita spesso di pulizia o manutenzione e “affolla” inutilmente la nostra esistenza (anzi: se vi servono ditemelo, ché ve li regalo volentieri). Per semplificarsi la vita, invece, si dovrebbe evitare di circondarci di oggetti superflui, ridondanti o palesemente inutili.

2. Usare meno detersivi e detergenti

Il detersivo per i capi bianchi, quello per i colori vivaci, quello per il nero. Quello per i delicati, quello specifico per lana e seta, quello per il bucato dei bambini. E poi ammorbidenti, igienizzanti, sbiancanti, smacchiatori, acchiappacolori, acchiappapelucchi, acchiappapuzze. Una complicazione immensa, che comporta peraltro un grave inquinamento, una super produzione di rifiuti e un considerevole investimento economico. Forse, però, non abbiamo bisogno di tanti orpelli, e possiamo semplificarci la vita usando un solo detergente ecologico per il bucato tradizionale e un prodotto ad hoc, magari solido, per lana e delicati. La morbidezza, il profumo, il bianco “splendente”, sono caratteristiche illusorie conferite dai prodotti chimici. Bisogni indotti dalla mentalità consumistica in cui, nostro malgrado, siamo cresciuti.

3. Semplificarsi la vita cominciando dal guardaroba

Avete mai pensato al tempo e alle risorse che sprechiamo nel gestire vestiti, scarpe e accessori che non utilizziamo da anni? Alla fatica investita nel cambio di stagione, nel lavare e conservare roba che, se va bene, indosseremo una volta o due in sei mesi. Al tempo perso nel provare e riprovare, per poi gettarli di nuovo nell’armadio, capi che in realtà non ci stanno bene, non ci piacciono, non ci rappresentano. Quanto si potrebbe semplificarsi la vita accettando l’idea di avere un guardaroba essenziale e basico? La sfida è significativa, ma sono convinta che possiamo vincerla, rivoluzionando la nostra mentalità: abbiamo davvero bisogno di tre borse dello stesso colore (una grande, una piccola, una da sera)? Ci servono davvero due paia di stivali neri, oppure tre jeans aderenti in altrettante sfumature di blu? Ci rendono più felici, o ci complicano la vita? La chiave, e l’obiettivo al quale sto faticosamente puntando da qualche anno, è un guardaroba minimal, costituito da pochi capi di qualità che si abbinino bene tra loro. Ovviamente scelti con attenzione sulla base dei propri gusti e della propria personalità.

come semplificarsi la vita in famiglia

4. Passare al digitale

Molti, qui, storceranno il naso. So bene che, per i puristi del “profumo della carta” e i cultori della retorica del vinile, quella che sto per scrivere è una vera e propria eresia. Eppure il passaggio al digitale consente di semplificarsi la vita in famiglia in modo notevole: ebook, mp3 e audiolibri non occupano spazio, possono essere archiviati, consultati e ricercati in pochi secondi, possono essere utilizzati con estrema facilità anche di notte, fuori casa e in viaggio e permettono, nel caso dei libri, di fare annotazioni rapide (e immediatamente ricercabili), consultare un dizionario, effettuare eventuali traduzioni nel giro di un attimo. Pensateci. Io sono invece molto in difficoltà nella definitiva digitalizzazione delle foto, perché, anche se ho la libreria invasa di album, non riesco a smettere di stampare. Spero di riuscire progressivamente a ridurre la quantità di stampe fotografiche, e semplificare ulteriormente la mia vita.

5. Smettere di stirare

Un mio vecchio cavallo di battaglia, che ogni volta scatena curiosità, scetticismo e qualche critica (ma anche tanta solidarietà). Smettere di stirare non permette solo di semplificarsi la vita in famiglia, ma rappresenta una vera e propria liberazione: ore e ore risparmiate, energia salvata, indumenti che durano più a lungo. Capisco che sia anche questo un bel cambio di mentalità, ma vi assicuro che si vive alla grande anche indossando vestiti un po’ più stropicciati. Magari si può procedere per gradi, limitandosi a stirare solo le camicie, per esempio.

6. Organizzare un menù settimanale

Parla una che in cucina è una mezza sega, nel senso che so fare solo alcune cose e davvero molto semplici, sposata a uno che è una sega completa, nel senso che non va oltre la frittata e la pasta all’olio. L’unico sistema che ci permette di non impazzire tra lavoro, figli e impegni vari è un menù settimanale estremamente basico (estremamente, eh. Tipo: lunedì pollo, martedì pesce, mercoledì pizza etc) che consente di organizzare la dispensa e il congelatore e non trovarsi in difficoltà al momento della cena. Allo stesso modo preparo i pranzi di Davide, che da quando ha cominciato la scuola primaria pranza ogni giorno a casa: scongelo ogni mattina la porzione che mi serve (di solito sughi per condire pasta o riso) e sono a posto. Un tassello fondamentale, secondo me, per semplificarsi la vita in famiglia.

10 idee per semplificarsi la vita

7. Uscire dai gruppi Facebook e dalle chat di WhatsApp

So che suona contraddittorio, detto da una che sul web e sui social ci lavora. Ma quanto tempo perdiamo ogni giorno a scorrere messaggi che nulla apportano alla nostra vita? E quante polemiche, quanti malumori, quanti confronti irrealistici e dispiaceri potremmo evitare, se limitassimo i gruppi e le chat in cui siamo invischiati?

8. Utilizzare meno cosmetici

A volte mi capita di leggere post a articoli sulla “beauty routine” quotidiana che mi sembrano più complicati della procedura di decollo di uno shuttle spaziale. Detergenti, acque termali, tonici, sieri, esfolianti, diciotto creme per ogni singola parte del corpo, dalle labbra ai talloni. Per non parlare dei prodotti per il make-up, che acquistiamo a volte in modo compulsivo e ridondante per utilizzarli magari pochissimo e lasciarli scadere nel nostro beauty case. Per semplificarsi la vita, invece, si potrebbe puntare su pochi prodotti di qualità – una crema per viso e contorno occhi, una per mani e piedi, un balsamo labbra, un detergente per il viso, uno per il corpo e un olio idratante – e, una volta individuati quelli che fanno al caso nostro, procedere con quelli. E per quanto riguarda i trucchi: abbiamo davvero bisogno di sette nuance di rossetto rosso, o non sarebbe forse più semplice individuarne due o tre che ci stanno bene e che possiamo utilizzare nelle varie situazioni quotidiane?

9. Lavorare di meno

Imparare a dosare le forze, a dire dei no, a rendere il lavoro uno strumento utile alla nostra vita e non il suo fine ultimo, secondo me può contribuire molto a semplificarsi la vita. Riprendiamoci un po’ di tempo per la famiglia, per le relazioni, per la cultura. Ricordando sempre che noi non siamo il lavoro che facciamo, e che il nostro valore intrinseco non dipende dal nostro successo professionale.

10. Smettere di collezionare oggetti

Ninnoli, soprammobili, souvenir e chi più ne ha più ne metta. Spesso le nostre case (e le nostre vite) sono ingombre di roba fondamentalmente inutile che occupa spazio e accumula polvere. Che va periodicamente pulita, spostata e risistemata. Una fatica evitabile, uno spreco di tempo e risorse che forse varrebbe la pena evitare per semplificarsi la vita. Io, per esempio, ho un grosso problema con le calamite da frigo (che però, se non altro, non richiedono manutenzione) e soprattutto con gli oggetti legati al passato: lettere, diari, cimeli di viaggio. Dovrei forse dirmi che i ricordi non si annidano dentro gli oggetti, ma vivono liberi dentro il nostro cuore. Senza complicarci ulteriormente la vita.

11 Ottobre 2019 5 Commenti
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8 facili gesti per essere più green
mamma green

Sulle tracce di Greta: 8 gesti green che mi impegno a fare

by Silvana Santo - Una mamma green 26 Settembre 2019

Negli ultimi dieci anni ho modificato profondamente il mio stile di vita nell’ottica di una maggiore sostenibilità ambientale, introducendo abitudini più “ecologiche” rispetto a quelle di un tempo.

Stile di vita green: quello che ho fatto finora

Attualmente utilizzo detergenti ecologici made in Italy (acquistati in taniche da 5 o 10 litri per ridurre la produzione di plastica) e cosmetici bio, ho ridotto il più possibile la quantità e le tipologie di prodotti chimici impiegati (niente ammorbidente, disinfettanti solo in casi eccezionali, anticalcare fatto in casa con acido citrico, etc), lavo il bucato a trenta gradi, uso ogni mese la mia coppetta mestruale e il mio kit di salvaslip e assorbenti di stoffa, ho comprato un’auto a GPL, che cerco comunque di usare il meno possibile. Negli ultimi due anni ho abbandonato progressivamente il fast fashion per votarmi all’abbigliamento sostenibile o usato (per i bambini ricicliamo a tutto spiano, grazie a zii e amici che ci passano interi guardaroba), ho perseverato nella mia scelta di bere solo acqua di rubinetto e usare borracce o bottiglie di vetro, di lavare i piatti a mano e di asciugare i panni al sole. Per struccarmi sono passata ai dischetti lavabili, per la depilazione uso un rasoio con lamette intercambiabili e ho il mio stesso spazzolino elettrico (ricaricabile) da anni, il che mi permette di sostituire solo la parte della testina, peraltro meno spesso di quanto facevo con gli spazzolini tradizionali. Ho investito qualche euro in una postazione di ricarica per batterie, che utilizzo ogni giorno per le mie candele a Led e per i giocattoli a pila dei bambini. Cerco di comprare prodotti locali e di stagione, possibilmente biologici. Ho ridotto considerevolmente l’uso di pellicola per alimenti, fogli di alluminio (utilizzo contenitori in vetro o plastica e, da qualche tempo, “fogli” protettivi di cotone e c’era d’api) e cannucce. E faccio di tutto per evitare il più possibile gli sprechi di cibo, incluso nutrire con gli avanzi la colonia di gatti che vive nei giardini sotto casa. Per soffiarci il naso usiamo fazzoletti di carta (ho lavato per anni pannolini pieni di cacca, ma il moccio è un mio limite al momento invalicabile), ma in casa utilizziamo le scatole con i fazzolettini sfusi. Naturalmente facciamo una raccolta differenziata scrupolosa, abbiamo in casa lampadine a risparmio energetico, elettrodomestici efficienti, infissi molto isolanti e rompigetto ai rubinetti. Porto con me le borse riutilizzabili quando vado a fare la spesa e cerco di contenere la passione di mio marito per l’aria condizionata (alimentata dal fatto che viviamo in una casa caldissima con esposizione a sud-ovest). Oltre a questo, cerco di passare all’aperto più tempo possibile, preferendo, quando riesco, il suono del mare o un’amaca con supporto a centri commerciali e negozi.

Tanti sforzi, devo riconoscerlo. Che di certo hanno cambiato nel complesso lo stile di vita della mia famiglia, dandogli un’impronta più green e indirizzando, almeno per il momento, la visione dei miei figli. Ma tanto c’è ancora da fare, e mi sembra davvero giunto il momento di passare a una fase successiva, con un ulteriore impegno nella direzione della sostenibilità. Ecco, dunque, cosa vorrei fare per alleggerire la mia impronta ecologica e quella della mia famiglia.

1. Ridurre ancora di più il consumo di carne

Come ho raccontato più volte sul blog e sui miei profili social, io non sono vegetariana. Mangio poca carne (pollame biologico, per lo più) e cerco di privilegiare prodotti a minore impatto ambientale, ma vorrei provare a ridurne ulteriormente il consumo, in particolare per quanto riguarda i mammiferi. Anche a proposito del pesce sento di dover ponderare meglio le mie scelte, orientandomi su prodotti e marchi più sostenibili. E dare un taglio drastico, per tante ragioni diverse, al mio amatissimo sushi.

2. Ritornare ai tovaglioli di stoffa

Per anni in casa abbiamo usato soltanto tovaglioli di cotone, ma con i bimbi piccoli abbiamo alla fine ceduto alla praticità dell’usa e getta. Mi sembra giunto il momento, però di recuperare la sana abitudine dei tovaglioli di stoffa. Che, per inciso, sono anche decisamente più belli.

3. Ridurre il ricorso allo shopping online

Io detesto andare per negozi. E purtroppo non ho molta disponibilità di botteghe locali nei dintorni, soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento etico e sostenibile. Spesso, inoltre, non resisto alle lusinghe dei prezzi più bassi, specie per quanto riguarda i libri (di cui siamo grandi acquirenti). Non sono pronta, insomma, a rinunciare del tutto allo shopping online, né sono sicura che abbia senso farlo in maniera “oltranzista”. Però voglio acquistare in maniera sempre più consapevole, valutando sempre le alternative e, soprattutto, evitando a monte gli acquisti non necessari.

4. Ridurre l’acquisto di monoporzioni e cibi confezionati

Non sono contraria a priori alle piccole porzioni: se l’alternativa deve essere quella di sprecare cibo, meglio, a mio parere, puntare sulle quantità ridotte e sulle monoporzioni, anche se questo finisce col far aumentare il volume degli imballaggi. In casa nostra, per esempio, mangiamo spesso tutti cose diverse, e per ragioni di salute tendiamo a non eccedere con le quantità, perlomeno noi adulti. Piuttosto che gettare via del formaggio ammuffito, tanto per dire, preferisco comprarne una razione più piccola. Quindi non credo di poter eliminare a prescindere le piccole confezioni (che comunque faccio attenzione a riciclare al meglio), però riconosco di dover fare uno sforzo nella riduzione a monte dei rifiuti da imballaggio. Mi piacerebbe anche preparare in casa più cose, a cominciare dalla merenda di Davide e Flavia, per cui mi riduco quasi sempre a prodotti confezionati.

5. Migliorare la dieta di Artù

Non tanto per quanto riguarda gli alimenti in senso stretto (scegliamo già marchi cruelty free e attenti alla sostenibilità), quanto per i loro imballaggi. Vorrei passare, se micio collabora, a confezioni più grandi e solo in metallo. Il problema sono i suoi gusti estremamente complicati e la sua leggendaria voracità. Ho provato in passato anche a somministrargli pasti preparati in casa, ma purtroppo non ha funzionato come sperassi.

6. Acquistare una bicicletta

Io (e di conseguenza Davide e Flavia) cammino molto a piedi, ma ricorro alla macchina quando le distanze sono proibitive. Mi piacerebbe da tempo avere un’alternativa più green, e le crescenti abilità ciclistiche dei miei figli potrebbero essere l’occasione giusta per votarsi alle due ruote.

7. Comprare candele ecologiche

Ho un debole per le candele, l’ho dichiarato spesso e volentieri. Le uso quotidianamente, e non mi sento pronta a farne a meno. Ma se per quelle a Led ho risolto con una partita di batterie ricaricabili, per quelle “a fiamma” non ho ancora trovato una soluzione che sia sostenibile economicamente. Le candele naturali sono fantastiche, ma anche molto più costose rispetto a quelle convenzionali a base di paraffina, e per chi, come me, ne fa un largo uso, la differenza sul lungo periodo pesa parecchio. Per ora mi sto imponendo di tenerle accese un po’ meno, ma mi riprometto di trovare risorse sufficienti per comprarne di più ecologiche. Nel frattempo, se voleste farmi un regalo, sapete cosa scegliere. 😉

8. Viaggiare un po’ meno in aereo

Il mio peccato più grave, probabilmente. Anni fa – beata ingenuità – avevo sottoscritto un impegno online a non fare più di un viaggio aereo l’anno per ragioni “di piacere”. Non ho problemi a dire di aver disatteso la mia promessa, e per il momento non mi sento di reiterarla. Sarei ipocrita e mi imporrei una sofferenza cui non voglio sottopormi. Però voglio impegnarmi a non prendere l’aereo per viaggi della durata di pochissimi giorni. E a scegliere, una volta l’anno, destinazioni vicine, raggiungibili in treno. Visto che poi i viaggi intercontinentali impattano, in proporzione, meno di quelli a medio raggio, confido di visitare molte mete esotiche per sentirmi meno in colpa! (Ovviamente l’ultima affermazione è uno scherzo. O forse no!).

26 Settembre 2019 11 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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