Piccolo manifesto dei miei primi 40 anni

Ci sono arrivata. E questa, nel bel mezzo di una pandemia mortale, mi sembra già una buona notizia. Ci sono arrivata sobria, coniugata e incensurata. E questa, dopo un anno praticamente ininterrotto di Dad e smart working di coppia, mi sembra già una ragione più che sufficiente per festeggiare. Ci sono arrivata, e sono tutt’altro che sola. E questo, forse, è per me il sollievo più grande. Conto gli amici veri sulle dita di due mani, ma sono dita ammantate di oro e zaffiri, lapislazzuli e perle, rare e preziose. Conto la mia famiglia ogni giorno, e la riconto ancora una volta per essere sicura che non manchi nessun altro. Quella famiglia che non mi sono scelta e che non sempre mi somiglia, ma che c’è, semplicemente, anche quando parliamo lingue distinte e inforchiamo sentieri che divergono verso orizzonti lontanissimi. Conto i figli che la vita mi ha affidato, le loro piccole dita, i loro sorrisi, le raffiche di baci e i loro sogni scintillanti. Conto gli anni passati accanto al loro papà, in pratica metà di quelli che ho vissuto.Ci sono arrivata stanca, ma indomita. Sempre più intenzionata a non sprecare il mio tempo, a non gettare via la mia vita, a non rassegnarmi. A non cedere ai compromessi che non siano davvero inevitabili. Ci sono arrivata piena di cicatrici, di nei, di tatuaggi. Di ricordi. Piena di ombelichi: un nodo per ogni strappo, un piccolo buco per ogni partenza.Ci sono arrivata risalendo spesso la corrente, con tanta fatica e talvolta con un accanimento masochistico. Mai per vezzo, però, e (quasi) mai per partito preso. Ci sono arrivata ancora idealista, ancora polemica, ancora curiosa. Ancora testarda come un mulo testardo. E di questo, in tutta onestà, non posso fare a meno di essere fiera.Ci sono arrivata con alcuni insanabili rimpianti e pochi, affezionati fantasmi. Ma ho preso l’abitudine di guardare in faccia gli uni e gli altri, e forse proprio per questo mi fanno molta meno paura di un tempo. Ci sono arrivata con tantissimi dubbi, ma le poche certezze che coltivo sono ormai salde e preziose, resistenti e ostinate come una barca vichinga di Floki, il costruttore di navi.Ci sono arrivata, e non vivo nel posto che sognavo, non conduco la vita che sognavo, non faccio il lavoro che sognavo. Eppure cerco di somigliare ogni giorno di più alla persona che sogno da sempre di riuscire a diventare. E questa, forse, è la cosa che conta davvero.

Da oggi “c’ho” (due volte) vent’anni,

“E andare un passo più avanti, essere sempre vero

Spiegare cos’è il colore a chi vede bianco e nero”.

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