Incolumi

Alcuni giorni fa mi hanno iniettato la seconda dose di vaccino. Il mio giovane marito under 40, poche sere prima, aveva ottenuto una fortunosa somministrazione monodose dopo una rocambolesca prenotazione all’open night vaccinale, alla quale ci eravamo applicati con un accanimento forsennato (come quando, nella vita precedente, c’era da prendere un volo in offerta o i biglietti di una partita speciale). Siamo tra i fortunati, insomma, che sono riusciti ad arrivare incolumi al momento della vaccinazione. Personalmente, e lo dico con un misto di incredulità, pudore e gesti apotropaici, non mi sono nemmeno mai trovata, ancora, nella condizione di dovermi sottoporre a un tampone per il Covid. Il che, in effetti, mi rende una specie di essere mitologico o di paria, vista l’esperienza collettiva che stiamo vivendo.

Eppure, e lo dico con il massimo rispetto e un’assoluta empatia per chi a causa del Covid ha perso la salute, un lavoro o, soprattutto, qualcuno che amava, ci sono giornate in cui mi sento certamente fortunata, ma tutt’altro che incolume. Non saprei, in effetti se questa tragedia globale abbia finito col lasciare illeso qualcuno.

Io sono esausta. Mi sembra di non aver fatto altro, nell’ultimo anno, che risolvere problemi, prevenire crisi, gestire rogne, mettere toppe a situazioni di emergenza. Toppe, lapalissianamente, sempre labili e inadeguate. Dimentico le cose, perdo tempo, sono costantemente in ritardo. Non sopporto la voce della televisione, perdo la pazienza per niente. E non scrivo quasi più, perché non trovo di meglio da scrivere che roba come quella che sto scrivendo adesso.

I miei figli escono da un anno folle, fatto di Dad a oltranza, isolamento dai coetanei e reclusione forzosa in una città inospitale. E ne escono vivi e vegeti, ma con le ossa rotte. Tormentati da ansie, rabbia repressa, frustrazione e sensi di colpa.

Il mio matrimonio – decennale tra appena un paio di giorni – è visibilmente fiaccato dalle fatiche dello smart working a oltranza, della Dad stessa, dalle infinite rogne di cui sopra e soprattutto dalle divergenze in tema di educazione dei figli e gestione delle loro fragilità. I problemi con cui, come ogni coppia e ogni famiglia, facevamo i conti ogni giorno anche prima della pandemia, sembrano adesso esacerbati in un modo che nei giorni più difficili mi appare a momenti irreparabile.

E io non faccio che chiedermi se sia poi giusto, alla fine, dare la colpa di tutto al Covid e a quello che ha significato per le nostre vite, e se non sia invece mia, la colpa, delle cose che non vanno come dovrebbero. Come avevo sperato.

Avrei voglia solo di stare assieme ai miei figli, ma di starci davvero. Senza l’assillo dei pasti da preparare, dei compiti da consegnare, del lavoro da finire. Della casa da rendere quanto meno vivibile, del frigo da riempire, dei giocattoli da rimettere in ordine, e possibilmente dai legittimi proprietari. Della TV da spegnere all’ora giusta, delle buone abitudini a cui non fare troppe deroghe, altrimenti “poi non se ne esce più”. Avrei solo voglia di godermi la loro compagnia. Senza la responsabilità di essere prima di tutto educatrice, e poi, come se non bastasse, insegnante vicaria, nutrizionista, allenatrice, psicologa. Cuoca. Dannatamente cuoca.

Avrei voglia di prenderli e portarli in giro per il mondo, come facevamo prima quando agli altri sembrava complicato, e invece cavoli se era semplice. Semplice e dolcissimo. Senza la preoccupazione del contagio, delle quarantene, dei tamponi. Dei prezzi gonfiati. Dei voli cancellati e dell’incertezza che governa ormai le vite di tutti noi.

Avrei voglia solo di recuperare il tempo perso e di restituirlo a loro e a me, ché è vero che ne hanno ancora tanto davanti, ma questo tempo dell’infanzia condiviso con mamma e papà passa in fretta per non tornare, ed è prezioso e fugace quanto gli anni che restano a un vecchio, perlomeno per come la vedo io.

Vorrei un’estate sabbatica, un elisir miracoloso, una parentesi di zucchero filato. Vorrei spegnere la mia coscienza e narcotizzare il mio buon senso, derogare a qualcuno dei miei principi e mettermi in salvo assieme alla mia famiglia.

Perché siamo arrivati incolumi alla vaccinazione, e senza che io dovessi mai fare neppure un tampone. Ma non lo so mica se stiamo ancora così bene.

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4 Commenti

Gigi 7 Giugno 2021 - 13:36

Ti leggo. Mi leggo. Condivido. Sono io. Siamo il mondo.

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Silvana Santo 8 Giugno 2021 - 16:29

Grazie davvero, mi sento meno sola.

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Carmen 7 Giugno 2021 - 17:49

No. Onestamente no. Non stiamo bene. Del futuro non vi è certezza alcuna. Posiamo solo non perdere la speranza. Grazie per queto articolo pieno zeppo di spunti di riflessione

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Silvana Santo 8 Giugno 2021 - 16:33

Grazie a te, non perdiamo la speranza!

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