Non è soltanto cibo

latte materno

Di solito si tende a farne una questione di mera nutrizione. I corsi pre parto, i consultori, le ostetriche, i forum online, i pediatri: i cosiddetti esperti sono inclini a trattare il tema allattamento come se fosse una scelta che influenza esclusivamente (o quasi) l’alimentazione del bambino, e in modo ad essa direttamente correlato, la sua salute e lo sviluppo del suo sistema immunitario.

Ma qualsiasi madre che almeno per un po’ abbia allattato al seno, a richiesta e in modo esclusivo, sa che non è solo una questione di cibo. Sa che la decisione di allattare non riguarda semplicemente “cosa mangia suo figlio”, ma condiziona profondamente e a tutto tondo la loro stessa relazione. Allattare a richiesta è anche una scelta nutrizionale, certo, ma è soprattutto una scelta di maternage, per usare un termine tanto in voga negli ultimi tempi. Una scelta che influenza drasticamente il modo in cui si è genitrici.

Perché il seno materno nutre, e questo lo sappiamo bene, ma non solo. Il seno materno disseta (cosa che, nelle torride estati, può incidere pesantemente sulla gestione di un lattante), concilia il sonno (e spesso, anche se non sempre, finisce per diventare il solo sistema per accompagnare alla nanna), consola dagli spaventi, lenisce il mal di pancia e il dolore alle gengive, risolve i risvegli notturni. In qualche caso nemmeno troppo raro diventa l’unico modo per calmare i pianti di cui non si sa indovinare la causa, altre volte, e chiedetelo alla mia secondogenita, rende invisi, e di conseguenza del tutto inutili, surrogati di sorta, che siano succhietti o biberon. E se è vero che le mamme che non allattano fanno esattamente le stesse cose – consolare, addormentare, curare -, che trovano da subito un linguaggio esclusivo e speciale per comunicare coi propri piccoli, è altrettanto vero che chi lo fa diventa più difficilmente “sostituibile”, per mesi o anni. Anche solo per una notte. Anche, in certi casi, per appena un paio d’ore.

allattare al seno
La mamma che allatta a richiesta sa che il suo seno potrebbe essere reclamato, appunto, in qualsiasi momento. Che c’è la possibilità – ma non la certezza, perché non tutti i bambini sono uguali, ovviamente – che quella parte del suo corpo diventi un aspetto centrale nel rapporto tra lei e suo figlio. Che un tiralatte e un biberon potrebbero bastare a saziare un piccolo stomaco brontolante, ma non a far dimenticare un brutto sogno o a riportare il silenzio dopo un pianto notturno.

È per questo che crescere un bambino col solo latte materno non è affatto la stessa cosa che usare il latte artificiale, ma non tanto per gli aspetti strettamente nutrizionali o immunologici, per come la vedo io. È diverso perché condiziona profondamente il rapporto tra mamma e bambino, li rende connessi e legati quasi come se la gravidanza fosse ancora in corso. Quasi, oserei dire, come se fossero una sola persona.

Una cosa meravigliosa per molte donne, insostenibile per tante altre.

Io di figli ne ho allattati due, e davvero non ho idea di cosa significhi crescere un bambino senza “usare” il seno. Negli anni, il mio latte è servito per gestire innumerevoli situazioni quotidiane, molte delle quali prescindevano e prescindono dal puro appetito. Non so come le mamme che non allattano riescano ad addormentare rapidamente i propri neonati, come li calmino quando niente altro sembra funzionare, come facciano a sopravvivere agli eventuali risvegli nel cuore della notte. E quando dico “non so”, intendo semplicemente che lo ignoro (non che non capisco come sia possibile, o che mi meravigli che ci riescano, o che sia inaccettabile che lo facciano), perché io ho fatto un’altra scelta e non saprei, o non avrei saputo, fare a meno del mio seno per relazionarmi coi miei figli.

Essere la madre di un bambino piccolo, per me, ha significato anche, o forse soprattutto, allattare, senza orari né limiti. Stare insieme quasi 24 ore al giorno, sapere che quello non era soltanto cibo ma il nostro canale di comunicazione primario.

Una schiavitù insostenibile? Una scelta naturale? Uno sforzo sopportabile? Per ogni donna è diverso. A volte anche per la stessa donna in momenti differenti della propria vita.

È su questo, e non tanto sul confronto nutritivo tra latte umano e artificiale, sulle raccomandazioni OMS, sugli studi medici legati al destino dei bimbi allattati al seno e di quelli nutriti col biberon, che secondo me dovrebbe fondarsi la libertà di scelta di ogni madre. Proprio perché non è solo, e non è tanto, una questione alimentare, ma un modo complessivo di vivere la maternità e di relazionarsi coi propri figli.

È questo, oltre ai consigli su come prevenire le ragadi e capire se il neonato si sazia, che si dovrebbe spiegare alle future mamme: non è solo cibo. È la loro vita, il loro tempo, la loro salute. E di conseguenza il benessere dei loro bambini. È una scelta che le riguarda come donne, prima che come madri, e che riguarda esclusivamente loro.

A tutte le future mamme che si chiedono se l’allattamento al seno faccia per loro, si ripeta sempre la stessa cosa: tieni presente che non è soltanto cibo. Perché tutte possano andare incontro a una decisione libera e davvero consapevole. Senza rimorsi, frustrazioni e sofferenze per nessuno.

Questo post racconta una delle “Storie di allattamento” raccolte da Chicco per consentire alle mamme alle prese con questa delicata esperienza di conoscere le testimonianze di altre madri che hanno (o meno) allattato prima di loro.

 

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16 Commenti

Calzino 13 Aprile 2015 - 12:12

Mentre leggevo le tue parole mi sono messa nei panni delle tante mamme che non sono riuscite a vivere questa meravigliosa esperienza e mi sono sentita davvero male. Non so, probabilmente se non fossi riuscita ad allattare mio figlio (cosa che, purtroppo, sono riuscita a portare avanti per soli 5 mesi), credo che in questo momento sarei scossa da lacrime e singhiozzi. Sicuramente non avrei voluto leggere nemmeno una riga di quello che hai scritto (io personalmente faccio sempre così, un po’ come quando hai scritto il post sulla figlia femmina… a un certo punto ho dovuto smettere).
Ma è un problema mio, evidentemente, questa costante ansia da prestazione, questo desiderio di idillio e perfezione che poi non riesco mai a raggiungere.
W le tette, comunque, e speriamo che le mie tra un paio di settimane si azionino come si deve! Che paura. Speriamo.
Un abbraccio

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Silvana - Una mamma green 13 Aprile 2015 - 12:52

Lo so, io faccio così ogni volta che si parla di vbac :'( Comunque più che altro volevo parlare a chi deve ancora decidere. Perché sappia, nel bene e nel male, che la scelta non riguarda solo l’alimentazione, ecco.

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Silvana - Una mamma green 13 Aprile 2015 - 12:54

Tu stai serena, ce l’hai fatta una volta r ce la farai di nuovo!!!

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Calzino 13 Aprile 2015 - 16:26

Ci tengo così tanto, speriamo davvero…

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Mammachestorie 13 Aprile 2015 - 15:14

Che bello questo post!
Il mio rapporto con l’allattamento è stato strano, altalenante. A metà fra tenerezza e fatica, gioia e stanchezza. Penso di essere stata fortunata, perché quello che andava bene per mio figlio andava bene anche per me: siamo riusciti a trovare un equilibrio che rispettava le esigenze di entrambi, i suoi bisogni di lattante e i miei desideri di mamma. E quando è stato il momento di abbandonare il seno, eravamo entrambi pronti per farlo.

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Silvana - Una mamma green 13 Aprile 2015 - 16:20

Alla fine è andata così anche per noi, con qualche importante sofferenza iniziale. La seconda volta è stato tutto naturale al massimo, speriamo di continuare così 😉

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Bart 13 Aprile 2015 - 15:28

E’ proprio così: il seno consola, rassicura, coccola. E non c’è nulla di male in tutto questo, perché pensare che un infante abbia come scopo primario della sua esistenza il mero e cinico sfruttamento della madre significa disconoscere migliaia di anni di evoluzione, ridurre a vizio o trastullo (???) un comportamento naturale basilare nel mondo animale: più forte è il legame affettivo che si instaura fra madre e cucciolo nei primi mesi di vita, maggiore è la possibilità che il piccolo sopravviva.
Non mancano mai battute del tipo: “non si staccherà più dal seno materno” o “diventerà un maniaco della tetta”, ma anche queste paure sono del tutto infondate, spesso frutto di pregiudizio. Così come la maggior parte dei bambini, pur con tempi diversi, arriva a gestire i propri bisogni ritenendo inaccettabile l’idea di continuare a farsela addosso o nel pannolino, o come quasi tutti i bambini a partire dall’età scolare iniziano a rivendicare i propri spazi e si rifiutano di continuare a dormire con i propri genitori, così mamma e bambino a un certo punto si stufano dell’allattamento… Soddisfatto dall’esperienza, forte del rapporto con la madre e consapevole del suo amore, il bambino gradualmente si apre al mondo. Niente carenze affettive, niente surrogati quali ciucci a cui aggrapparsi per mesi, niente rimpianti: si chiude definitivamente una fase della propria vita, consapevoli di aver vissuto un’esperienza importante e di averlo fatto al momento giusto.
Naturalmente, questo discorso vale se la madre ha la possibilità di scegliere. Se, per circostanze eccezionali e talvolta al di fuori della propria volontà, non si riesce ad allattare, non ha senso e non è giusto sentirsi in colpa. Men che meno se si è fatta questa scelta consapevolmente!
Quanto al fatto di discutere di certi argomenti, credo (ma ovviamente è solo il mio modesto parere) che comunque sia giusto. D’altronde, a voler fare un parallelo, non avrebbe senso non parlare di bambini solo perché ci sono donne che, purtroppo, non hanno potuto averne o hanno avuto degli aborti… Se ne parla perché chi ci crede ha piacere che altre mamme in grado di allattare non cedano di fronte a pressioni esterne inopportune e a teorie infondate…
Calzino, in bocca al lupo per l’imminente lieto evento e cerca di stare tranquilla… vedrai che, se rilassata, il latte arriverà in quantità. In ogni caso, puoi sempre tenere il bimbo a stretto contatto di pelle per 48 ore, pare che funzioni. E quand’anche non funzionasse… rimanere stretto nel calore di un abbraccio materno è comunque tutto quello che può servire al tuo piccolo! 🙂

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Silvana - Una mamma green 13 Aprile 2015 - 16:17

Io penso che anche se una madre rinuncia in partenza per ragioni personali non ci sia niente di male. Perché piuttosto che allattare contro voglia, credo sia meglio (per entrambi!) evitare del tutto. Ma è fondamentale essere informate al meglio per scegliere serenamente, quindi concordo sulla necessità di parlarne senza complessi!

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Calzino 13 Aprile 2015 - 16:25

Crepi il lupo! E speriamo che il pelle/pelle faccia il suo effetto… facendo un cesareo le proverò davvero tutte! 😉

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Giovanna Mulas 13 Aprile 2015 - 15:33

Io l’ho capito con il tempo che allattamento non è solo nutrizione…la mia bimba ha 13 mesi e anche notte scorsa per calmarla da un brusco risveglio le ho dato il seno così come faccio ogni sera per accompagnarla nel sonno…

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Silvana - Una mamma green 13 Aprile 2015 - 16:13

Anche io ho impiegato un sacco di tempo. Col primo figlio mi sentivo in colpa, in tanti mi dicevano che lo viziavo, che diventavo un “ciuccio umano”, che poi mangiava troppo e aveva mal di pancia per colpa mia. Non è stato facile. La seconda volta è venuto tutto più istintivo, e sta andando decisamente meglio!

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alessandra 13 Aprile 2015 - 18:31

Non c’è nulla di più vero di quello che scrivi,e te lo dice una che non ha allattato!il seno non è una scelta solo per il nutrimento,ma molto moltissimo di più!io in quel momento non ce la facevo,era chiedere troppo a me stessa,e l artificiale mi ha letteralmente salvata!come mi ha salvata metterlo a dormire in un’altra stanza.lui ho notato che ha trovato a seconda dei mesi dei modi di calmarsi,se all inizio era il ciuccio,ora non può fare a meno del suo doudou e del biberon che è sempre nel lettino e che ha fatto la differenza.io non potevo essere diversa da questo ma l’ho dovuto scoprire da sola che c’era un’alternativa alla tetta perché la cosa brutta è che nessun corso preparto si occupa di informarti a dovere sulle alternative!io con tetta e cosleeping sarei morta,è importante come dici anche tu conoscere le alternative e passare il messaggio che se si decide di dare l artificiale non si è pessime madri!
Ti faccio davvero i complimenti,vedi noi due abbiamo fatto scelte diverse ma nessuno giudica perché sono tutte dettate dall’ amore!l’importante è stare bene con se stessi,ne gioveranno tutti,soprattutto i nostri cuccioli!

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Silvana - Una mamma green 13 Aprile 2015 - 20:18

Grazie, Alessandra! Mi hai fatto notare due cose: la prima è che i miei figli non hanno oggetti transizionali (la seconda è ancora piccola, ma al momento non vuole nemmeno il ciuccio, figurati!), evidentemente se ne sarebbero scelto uno in caso di necessità 😉 La seconda è che io stessa, mai allattata al seno, mi calmavo accarezzando una copertina di raso. Ce l’ho ancora (nascosta in una scatola!) e se ni capita di ritrovarla e sfiorarla mi rilasso istantaneamente!! Le alternative dunque esistono, gli esseri umani si adattano 🙂

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cate 15 Aprile 2015 - 17:38

Bellissimo questo post, soprattutto per il modo in cui esponi il tuo pensiero. Io ho allattato pochissimo, dopo un mese e mezzo di allattamento a richiesta il mio bimbo non cresceva più a dovere e ci siamo resi conto che avevo poco latte. Il pediatra mi ha consigliato di iniziare con l’allattamento misto, vale dire pesa prima e dopo la poppata e poi l’integrazione del latte artificiale nella quantità che mancava….ho retto forse una settimana, poi ho deciso di prendere la pillolina e mettere fine all’allattamento al seno….ho pensato esattamente quello che hia espresso tu: una mamma serena fa un bimbo sereno. Al momento è stato difficile ammetterlo anche a me stessa, ma per me è stato un sollievo….il protagonismo assoluto, il fatto di essere assolutamente insostituibile sempre mi pesava molto….anche se all’inizio mi dava un po’ fastidio vedere qualcun altro dargli il latte. E quindi sono felice di averlo allattamento finché ho potuto e ora che aspetto il secondo farò lo stesso, lo allatterò finché potrò, fisicamente ma anche psicologicamente!

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Silvana - Una mamma green 16 Aprile 2015 - 21:20

Vedrai che la seconda volta sarai più serena da subito, latte o non latte. Andrà alla grande, tanti in bocca al lupo! 🙂

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Federica 17 Luglio 2015 - 12:22

Interessantissimo!!!! Il primo figlio (per motivi di ragadi e mastite!) l’ho allattato solo 2 settimane ( e non ti dico i pianti e il mio sentirmi una mamma “a metà”!!!!). Il secondo 13 mesi.
Ho vissuto entrambe le situazioni e, come tutto, c’è sia il positivo che il negativo.
E’ meraviglioso allattare un bambino, ma, ovviamente, non puoi delegare ( e di prendere il biberon non se ne parlava neanche, rifiuto totale!) e ti vincola totalmente per i primi mesi. Non è facile, soprattutto se “il grande” ha solo 2 anni e ti reclama. Certo, il latte artificiale ha le sue comodità, ma…vuoi mettere il contatto che si prova ad allattare?!?!
In conclusione…ho amato/mal sopportato entrambe le situazioni, ma, tutto sommato, le ho vissute tutte e due quindi…che fortuna! 🙂
Complimenti ancora Silvana.
Ciao
Federica

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