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amore

essere madre

Cos’è un figlio?

by Silvana Santo - Una mamma green 8 Aprile 2019

Cos’è un figlio? Come si fa a spiegare cos’è un figlio? Ci si può al massimo provare, sapendo di essere in ogni caso destinati a fallire.

Un figlio è sentire il male di un altro attraverso i tuoi stessi neuroni. La sua paura dentro il tuo stesso cervello. La sua fame nelle tue viscere. La sua emozione in fondo al tuo stomaco, la sua felicità al centro del tuo cuore. Un figlio è piangere le lacrime di un altro con i tuoi stessi occhi.

Un figlio sono tutti i tuoi nodi che vengono al pettine, e a volte si sciolgono, ma altre volte tirano e strappano e si aggrovigliano sempre di più. E fanno male, accidenti se fanno male.

È un ombelico sulla sua pancia e uno dentro al tuo cervello, dal momento in cui un colpo di forbici sterili fa di voi due persone distinte.

È scoprire il significato letterale della frase: “La mia vita per la tua, se fosse necessario”.

È sentire di non farcela più. È trovare la forza per resistere, ancora e ancora.

Un figlio sono le paure che prima non avevi, e i talenti che non immaginavi di possedere. Pozze insperate di pazienza, riserve energetiche cui mai avresti creduto di poter attingere. È la mutilazione definitiva e autoinflitta della tua libertà mentale ed emotiva (e per molti anni anche di quella materiale). Ma è anche la certezza di vivere con raddoppiata intensità fino alla fine dei tuoi giorni.

Un figlio è la causa principale della tua stanchezza cronica e la ragione quotidiana per cui riesci a sopportarla. È il senso di colpa che ti rode la vita e la necessità imprescindibile di imparare l’indulgenza nei confronti di se stessi. La tenerezza, che a volte ti salva e altre volte ti distrugge.

Alfa e omega. Tutto e niente. Il coraggio e la viltà. La ragionevolezza e la follia. La pancia e la testa. È l’amore lancinante, appesantito dalla responsabilità e alleggerito dall’istinto. La condanna a sbagliare forte, la speranza di poter rimediare, la paura di non trovare perdono.

“Ti ho chiamato per nome, tu sei mio. Sei prezioso ai miei occhi”.

8 Aprile 2019 10 Commenti
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I cattivi dei cattivi

by Silvana Santo - Una mamma green 29 Marzo 2019

Lo ripete mio figlio di sei anni, ogni tanto, e ogni volta mi impone di riflettere. Lo ripete ogni tanto, e io credo di capire cosa voglia dire. Che il nostro punto di vista è sempre relativo, parziale, opinabile. Che quelli che noi definiamo “cattivi”, probabilmente non si considerano tali. È l’eterna verità della Guerra di Piero: per il tuo nemico, il nemico sei tu. E la sua verità, di solito, vale tanto quanto la tua.

I buoni sono i cattivi dei cattivi. Ci penso sempre, quando leggo i proclami orgogliosi di chi “ha eliminato dalla propria vita le persone negative”, solo che magari quel proclama giunge da qualcuno che sono io a trovare fastidioso o irritante o ansiogeno. Ci penso, con un sorriso a metà tra il sarcasmo e l’amarezza, quando sento chi si lamenta della mancanza di attenzione e di empatia da parte “degli altri”, e magari non rivolge alla sottoscritta (e chissà a quanti altri) un pensiero da mesi. E mi dico che naturalmente lo stesso varrà anche per me, a parti invertite. Per quanti, ogni giorno, sarò io la cattiva, la pesante, l’ipocrita. La stronza senza empatia.

Come dice Davide col candore dei suoi sei anni, i buoni sono i cattivi dei cattivi, e a volte siamo noi stessi “i cattivi” per qualcuno. Quelli che difettano di misericordia, di pazienza, di tatto. Quelli che dimenticano gli altri, che li trascurano, che li deludono. Quelli che si lamentano troppo, o che si lasciano andare al vittimismo e alla negatività.

Pensiamoci, quando tacciamo qualcuno di essere uno stronzo, o una palla al piede, dimenticando che tutti siamo potenzialmente (e concretamente) stronzi agli occhi di qualcuno.

I buoni sono i cattivi dei cattivi. “A parte Voldemort, mamma. Perché lui è davvero cattivo!”.

29 Marzo 2019 2 Commenti
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essere madre

Facile amare un figlio quando ti rassomiglia

by Silvana Santo - Una mamma green 27 Marzo 2019

È così facile amarti, quando mi specchio dentro i tuoi occhi. Quando osservo te e mi sembra di vedere una mia fotografia di tre decenni fa. È così facile amarti, quando camminiamo con la stessa andatura e le dita delle mani strette fortissimo. Le nostre mani ugualmente piccole e paffute. È davvero facile amarti quando nella tua voce risuonano parole che potrebbero essere mie, quando ci accovacciamo insieme per coccolare un cane festoso, quando ci contendiamo l’ultima patatina, quando alziamo insieme lo sguardo verso il tramonto e tu sei più svelta di me a dire “Mamma, guarda che meraviglia!”.

Viene facile amare un figlio quando ti rassomiglia. Quando sembra che abbia raccolto la tua migliore eredità e se la porti in giro per il mondo, con naturalezza. È per questo, in fondo, che ci sobbarchiamo la fatica e la responsabilità di crescere un figlio: lasciare in giro qualcosa di noi, che ci sopravviva e rappresenti una memoria vivente del nostro passaggio.

È così facile amarti, quando la gente non fa che ripetere quanto mi somigli. Ma io ti amo fortissimo anche quando sei così diversa da tua madre. Quando non ti capisco, quando non riesco a immedesimarmi in quello che stai pensando, quando le tue scelte e i tuoi desideri sono lontanissimi dai miei. Quando nelle tue movenze, nell’incedere lento della tua voce, nelle piccole ossessioni che riempiono le tue giornate non esiste traccia di me, o perlomeno mi sembra di non riuscire a scovarla.

Ti amo quando ti ostini a camminare per chilometri nelle tue ballerine, mentre io accanto a te consumo le suole delle mie comode sneakers. Quando accumuliamo ritardo perché, dopo aver raccolto i miei capelli insensati nella solita coda sconnessa, devo prestarmi a intrecciare i tuoi con la massima perizia di cui riesco a essere capace. Quando mi coinvolgi nella scelta del vestito migliore, quando vorresti comprare l’ennesimo giocattolo di cui non hai bisogno, quando entriamo in un negozio di corsa e tu mi tormenti perché io ti “compri qualcosa”. Io, che mi affanno a diventare ogni giorno un esempio di frugalità, di essenzialità. Di nudità.

Non ho bisogno che tu sia uguale a me per riuscire ad amarti. Non ho bisogno che tu sia una mia copia in scala, che la tua vita proceda in qualche modo come una conferma della mia o come un riscatto delle mie aspettative tradite. Ti amo e basta, sempre e comunque. Come in fondo fai tu anche quando proprio stenti a capirmi. Non sarà sempre facile come oggi, non mi illudo. Verranno giorni in cui le tue scelte, i tuoi gusti, le tue frequentazioni mi sembreranno davvero incomprensibili. Discutibili. Forse censurabili. Giorni in cui mi dirò che non ti conosco affatto e dovrò resistere all’assalto subdolo della delusione immotivata. Verranno giorni così, eppure passeranno, te lo prometto.

Perché io ti amerò, puoi starne certa, anche quando farai di tutto per “non essere come tua madre”. Senza condizioni, senza esitazioni, senza ombre. Come forse nessun altro al mondo potrà mai amarti in vita tua.

27 Marzo 2019 0 Commenti
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essere madre

Santa pazienza

by Silvana Santo - Una mamma green 14 Marzo 2019

Vivere con dei bambini piccoli è una esperienza di quotidiana frenesia. Cominci a correre nel sonno, o almeno a me capita spesso: i sogni si inseguono e ti inseguono, mescolano i ricordi nuovi con quelli del passato, rotolano l’uno dopo l’altro come sassi sospinti e trascinati dalla risacca dopo una mareggiata. Ti alzi dal letto e sei già in ritardo. Sulle cose che dovresti fare, su quelle che avresti dovuto concludere il giorno precedente, sul vortice di sogni che hai dovuto interrompere, comprimere, spezzare a metà. Sei in ritardo, soprattutto, sulle cose che vorresti per te, e sai che difficilmente riuscirai a prenderti, a meno di correre ancora più a precipizio, tagliare altro, perdere pezzi.

Da quel momento in poi, sai che la frenesia ti accompagnerà fino a sera, senza interruzione. Che spesso farai più di una cosa contemporaneamente, che soprattutto ti ritroverai a pensarne cento all’unisono, e dovrai importi un minimo di calma, di logica, di lucidità. Per non farti sopraffare. Eppure dovrai trovare, in mezzo al turbine degli impegni quotidiani, delle normali incombenze, delle scadenze che non puoi procrastinare, una dose di pazienza che mai, prima di diventare un genitore, avresti pensato di avere.

Santa pazienza. Continuamente. Quando senti chiamare “mamma” (o papà) in tutti i possibili toni esistenti – entusiasta, terrorizzato, struggente, perentorio, tronfio, lamentoso, colpevole, rabbioso, spaventato – cinquanta, cento, settecento volte al giorno. Quando sai che è giusto che tuo figlio faccia da solo, ma l’orologio corre e tu devi importi uno sforzo immane per non strappargli di mano la felpa, le scarpe, il grembiule, il cucchiaio e sostituirti a lui, guadagnando tempo. Quando lui vuole leggere ogni insegna lungo il vostro cammino, quando vuole procedere saltando su un piede solo, quando desidera raccontarti un sogno, una storia, un aneddoto. E impiega lunghi minuti alla ricerca delle parole, si corregge, ricomincia. E tu senti la fretta e la frenesia che ti divorano dall’interno. Santa pazienza per la vescica che raggiunge il troppo pieno sempre quando è già terribilmente tardi, quando la sete brucia puntuale nell’attimo esatto in cui avete finito di allacciare cinture, fissare seggiolini, chiudere sportelli e il motore finalmente scalpita. Santa pazienza quando stai chiudendo un lavoro che avresti dovuto consegnare due ore prima, ma tuo figlio ti chiama, ti chiede, ti invoca, ti convoca per questioni che una parte di te giudica risibili, ma che in fondo al cuore sai essere importanti, anche quando proprio avresti altre priorità.

Santa pazienza quando muori di sonno, quando fuori fa freddo, quando sei entrato nel tuo letto da troppo poco e dall’altra stanza ti arriva un richiamo che non puoi lasciare inascoltato. Quando non ti senti in forma ma tuo figlio sta peggio di te, o magari scoppia di salute e vuole giocare, fare, essere. In tua compagnia, col tuo supporto e la tua complicità. Santa pazienza quando incasina la casa appena rimessa a posto, quando rompe incolpevolmente qualcosa a cui tenevi. Santa pazienza quando altri gli mancano di rispetto, quando lo prevaricano, quando lo offendono o lo deridono. E tu vorresti applicare la giustizia sommaria del genitore incazzato, ma sai che non servirebbe a niente. Allora aspetti il momento giusto per parlarne, per dargli supporto, per esercitare il suo ruolo educativo nel migliore dei modi che puoi. Santa pazienza quando vorresti sbraitare, minacciare, vomitare rabbia e bile, e in qualche modo ti limiti a sospirare, parlare e ancora parlare.

E, dall’altra parte, santa pazienza nell’aspettarci, sempre e comunque. Nel sopportare i vuoti e le assenze, nel condividerci con una vita che di pazienza, lei, non ne ha poi così tanta. Santa pazienza verso la nostra fretta, verso la nostra distrazione, verso la stanchezza che ci rende lontani, distratti, che ci induce a minimizzare, trascurare, fraintendere. Santa pazienza a perdonare – anzi, a dimenticare – le volte in cui la bile e la rabbia, alla fine, non riusciamo a fare a meno di vomitarla.

Essere genitori, più ancora che essere adulti, è un esercizio sovrumano di pazienza, elargita, inventata, improvvisata. Ma anche pretesa e data a volte per scontata. Pazienza da distillare in mezzo alla frenesia quotidiana, come barche sbattute che riescono, chissà come, a godersi il profumo della salsedine e il tepore del sole.

14 Marzo 2019 7 Commenti
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life

Abbiate fede

by Silvana Santo - Una mamma green 7 Marzo 2019

Abbiate fede. È il mio augurio più grande per voi, il mio insegnamento più prezioso, forse perché deriva da un fallimento personale pagato a caro prezzo.

Abbiate fede. Credete in qualcosa che possa dare un senso alla vita che vi abbiamo regalato. Cercate la trascendenza, volate altro. Sollevatevi sempre dalle miserie della routine, dall’aridità del quotidiano. Abbiate fede. Non che debba trattarsi per forza di un Dio qualsiasi, e ci mancherebbe. Non per forza di una ideologia, di un dogma, di una filosofia. Ma cercatevi sempre qualcosa in cui avere fede. Un sentimento, un’idea, un amore. Voi stessi, soprattutto. O un sogno, magari, che vi tenga in piedi nelle giornate transitorie, in quelle che sembrano dedicate solo al dovere o alla mera sopravvivenza. Un sogno che vi imponga di andare avanti anche quando vi sentirete sopraffatti dalla stanchezza, dalla solitudine, dalla fragilità. Dalla perdita. Un sogno che pretenda da voi la forza che altrimenti non sapreste dove andare a cercare, che vi faccia rialzare e lottare e credere, credere credere.

Abbiate fede, perché la mancanza di senso è forse il buco nero che sta divorando la generazione dei vostri genitori, e voi no, meritate un avvenire luminoso e lieve. Abbiate fede: non stancatevi di credere, di ricercare, di alimentare la speranza. Non smettete mai di farvi domande, ma trovate anche il modo di darvi una risposta che vi dia coraggio e che vi dia fiducia. Non dimenticatevi mai della parte di voi che non si vede, ma che vi rende ciò che siete davvero. Datele il nome che vi pare – anima, spirito, cuore, essenza -, non è questo che conta, purché vi ricordiate ogni giorno di custodirla e nutrirla come la cosa che conta di più al mondo.

Abbiate fede. Imparate da voi stessi, perché noi forse non saremo capaci di insegnarvelo. Non io, perlomeno, che difetto troppo spesso di fiducia e di speranza. Che mi dibatto alla ricerca di un senso che a volte stento davvero a trovare. Siate voi stessi il vostro mentore, la fiaccola inestinguibile, la sorgente fresca a cui attingere quando fuori fa troppo caldo. Credete in qualcosa, come io credo in voi.

 

7 Marzo 2019 1 Commenti
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Mamma, ho paura

by Silvana Santo - Una mamma green 23 Gennaio 2019

Mamma, ho paura.
Quante volte me lo hai detto, piccolo mio? Al cospetto del buio fitto della notte, dinanzi al cattivo di un cartone animato, nel mezzo della lettura di una fiaba, al centro delle ombre che danzano di sera. Quando tuo padre e io, fragili, stanchi e sciocchi, urliamo troppo forte davanti a te e tua sorella.

Mamma, ho paura.
Lo so che hai paura, amore. Anche io a volte ne ho. Tutti quanti abbiamo paura, anche le mamme e i papà.
Del tempo che passa, dell’abbandono, della perdita, del dolore. Abbiamo paura di certi ricordi, abbiamo paura dell’ignoto, abbiamo paura della solitudine. Abbiamo paura degli sbagli già fatti e di quelli che potremmo ancora fare.

Mamma, ho paura.
Lo so che hai paura, figlio mio. Non vergognarti, non sentirti fragile. Non sentirti stupido, o piccolo, o sbagliato. Hai paura perché senza paura non si sta al mondo. Perché l’umanità non esisterebbe nemmeno senza la compagnia fedele e saggia della paura. Perché solo gli stupidi non temono mai niente.

Mamma, ho paura.
E va bene così, bambino. Va bene che tu abbia paura, e che non abbia paura di dirlo. Va bene che tu non ti senta obbligato all’invincibilità, allo stereotipo della forza a tutti i costi, al coraggio imposto e alla presunta inscalfibilità.

Mamma, ho paura.
E io ci sarò, ti amerò, ti abbraccerò. Anche quando avrai paura. Avrò paura insieme a te, se sarà il caso, e di certo, molte volte, avrò paura per te. Ma per la maggior parte del tempo che passeremo insieme, cercherò di aiutarti a superarla, la tua paura. facendo appello alla tua testa e al tuo cuore. Oppure a conviverci, se non sarà possibile sconfiggerla: perché a volte, anche se in pochi sono disposti ad ammetterlo (chissà poi perché) le paure fanno parte di noi e di quello che siamo al punto che diventa davvero difficile cancellarle. Ma in un caso o nell’altro, non ci definiscono.

Le tue paure di sicuro non definiscono te, mio piccolo figlio dall’animo forte e sensibile.

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Mamma e papà: diversi, ma uguali

by Silvana Santo - Una mamma green 8 Gennaio 2019

Mamma e papà non sono identici, ma sono equivalenti. Sono distinti da una intima naturale unicità, eppure sono alla pari. Mamma e papà sono due persone diverse tra loro, non solo e non tanto perché sono una femmina e un maschio, ma perché non esistono, nell’intero universo, due individui che possano essere definiti “uguali”. È questo, il messaggio che cerchiamo di far passare ai nostri figli: non sono mamma e papà a essere identici, sovrapponibili, intercambiabili. Quello che “è uguale” è l’amore che portano verso i propri figli, e l’impegno, condiviso, che spendono ogni giorno per aiutarli a diventare grandi.

Mamma e papà contribuiscono entrambi al bilancio familiare. Ciascuno secondo le proprie attitudini e capacità, e anche in base alle opportunità che la vita gli ha messo dinanzi. Ma entrambi lavorano, cercano una realizzazione anche al di là dei figli e della casa, entrambi guadagnano soldi che, al di là della provenienza, appartengono a tutta la famiglia e verranno spesi per le esigenze di tutta la famiglia.

Mamma e papà si occupano insieme dei loro figli. Non per forza in “dosi” quantitativamente identiche, e non sempre con lo stesso registro e la stessa attitudine, dal momento che sono due persone diverse, con un vissuto e un carattere del tutto personali. Mamma e papà giocano coi loro figli, li accudiscono, leggono per loro, li accompagnano al parco, dal dottore, dai nonni, li aiutano a lavarsi e vestirsi, li portano a scuola e da scuola li riprendono. Li mettono a letto la sera. Con modalità diverse e tempi diversi, ma lo fanno entrambi, insieme, ogni giorno.

Mamma e papà cercano di fare, insieme, le faccende domestiche, di accudire il gatto di casa, di occuparsi delle questioni burocratiche e amministrative che ogni famiglia deve fronteggiare. Ciascuno di loro ha le proprie incombenze, a volte uno dei due vacilla e l’altro cerca di sopperire. Entrambi annaspano, inseguono scadenze in permanente affanno. Cercando di fare fronte comune di fronte alle fatiche della vita adulta.

Mamma e papà organizzano insieme le vacanze, prendono insieme le decisioni che riguardano la famiglia, cercano in qualche modo di rubare del tempo personale per ciascuno dei due. Provano a mettere la propria famiglia sempre davanti a tutto, anche se non sempre ci riescono.

Mamma e papà sanno di non avere ancora raggiunto una suddivisione dei compiti del tutto equa e soddisfacente per entrambi. A volte la mamma si lamenta per le troppe cose che, soprattutto a livello di programmazione e di carico mentale, ancora le sembrano suo appannaggio esclusivo. Altre volte è il papà a sentirsi frustrato, perché sente di fare davvero l’impossibile, e di aver rivoluzionato drasticamente il suo modo di vivere, eppure viene esortato (non sempre gentilmente) a fare ancora di più. Come se i suoi sforzi non bastassero mai.

Mamma e papà sanno che la strada verso la condivisione è ancora lunga, e mai sarà priva di compromessi, passi falsi e strettoie. Ma sanno che i loro figli cresceranno con la certezza che i loro genitori – diversi, unici, non intercambiabili – sono entrambi coinvolti a piene mani nel difficile e meraviglioso compito di accompagnarli nel mondo.

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8 Gennaio 2019 2 Commenti
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Cose per cui sono grata al 2018

by Silvana Santo - Una mamma green 21 Dicembre 2018

Le paure infondate. Quelle piccole, quelle esagerate, quelle ridicole e prive di senso. E soprattutto quelle atroci, che mi hanno tolto il sonno tante notti, quest’anno, e ancora me lo toglieranno nel 2019. Paure per le quali, in fondo, so che devo essere grata, finché restano tali. Finché non diventano dolore, perdita, rimpianto.

L’amicizia. Che tanto mi è mancata negli anni precedenti e invece mi ha riempito di conferme nel 2018. Amicizia vera, solida, quotidiana. Di vecchia data o recente, poco importa. Amicizia dalla quale mi sento sollevata ma non salvata. Amicizia dalla quale la mia vita non dipende più, anche se ne esce ogni giorno più ricca e migliorata.

La consapevolezza. Del mio valore ma anche dei miei limiti. Delle mie responsabilità, ma anche e soprattutto dei miei bisogni. Il primo passo, mi auguro, per imparare ad ascoltarli, a rispettarli, a metterli ogni tanto al primo posto.

La pazienza, mia e degli altri. La pazienza di aspettare a prendere decisioni irreparabili, la pazienda di accettare anche cose di fatto incomprensibili. La pazienza di dirsi che a volte è solo il momento di stringere i denti e resistere. Aspettando che passi.

Le scuse, date e ricevute. Anche da persone che non erano abituate a farmele, e che con questo cambiamento mi hanno fatto, forse senza saperlo, un regalo immenso.

La bellezza, di cui siamo ancora circondati nonostante tutto.

Le cose che ho imparato: sui libri, nei viaggi e soprattutto dalle altre persone. Cose che non bastano mai, e che non finiscono mai. Che danno un significato alla vita, che la rendono degna di essere vissuta.

La salute dei miei figli. Che mai come quest’anno ho capito di non dover dare per scontata nemmeno per un momento.

Voi che mi leggete. Che commentate, che condividete, che, sempre con educazione e rispetto, ogni tanto dissentite. Perché non solo date forza al mio lavoro, ma soprattutto gli date un senso. E mi fate sentire meno sola, meno strana, meno folle.

21 Dicembre 2018 0 Commenti
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la vita di coppia con due figli
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La vita di coppia con due figli

by Silvana Santo - Una mamma green 7 Dicembre 2018

La vita di coppia, con due figli, è l’esperienza più intima che esista. La più naturale, in un certo senso, ma anche la più rischiosa. Intima, perché condividere i figli significa condividere la vita spessa, oltre il proprio corpo e oltre ogni profonda conoscenza di sé. È naturale come l’istinto da cui i figli nascono e che alimenta l’amore che li tiene in vita. È rischiosa, perché richiede a volte di rinunciare a una parte di sé. Per il bene dei figli e della coppia stessa.

La vita di coppia, con due figli, è una vita affollata. Piena di chiasso, di voci argentine, di scoppi di risa e di urla ferali. È piena di un rumore di fondo costante e a volte molesto. È una corsa contro il tempo, la vita di coppia dopo due figli. Tempo da rubare alle priorità assolute, alle responsabilità ineluttabili. Tempo da rubare ai sensi di colpa, alla stanchezza che non ti lascia mai, alla testa che pensa frenetica a tutto quello che ci sarebbe da fare, e a tutto quello che è stato lasciato indietro.

coppia con due figli

La vita di coppia con due figli è un negoziato incessante, un confronto continuo, un compromesso quotidiano. Una condivisione non sempre facile di scelte e responsabilità, una divisione non sempre equa di doveri e incombenze. È parlarsi e non sempre capirsi, anche quando al centro della discussione ci sono i figli che si è fatti insieme. È dover prendere decisioni ogni giorno senza essere d’accordo in automatico, ma avendo alle spalle due vite diverse, due famiglie diverse, due mondi diversi che in qualche maniera devono incontrarsi e coesistere.

La vita di coppia con due figli non è molto facile. È ricca e intensa, ma tanto stancante. E convulsa, e caotica, ogni giorno uguale a se stessa eppure sempre imprevedibilmente diversa.

La vita di coppia, con due figli, è avere due motivi in più per riprovarci sempre. Per insistere, per rinnovare la scelta reciproca di amore e fedeltà. Due motivi giganti e viventi per provarci ancora e ancora, per provare a digerire i rancori, dimenticare i torti, rinfocolare la fiducia e non arrendersi di fronte al tempo, agli errori, alle debolezze di entrambi.

La vita di coppia, con due figli, è un balletto di alleanze e di affinità. Fluide, mutevoli, incostanti.

vita di coppia con due figli

La vita di coppia con due figli è meno corpo ma altrettanta passione. Baci rubati alla fatica quotidiana, abbracci pieni di solidale consapevolezza. Rabbia urlata di cui pentirsi tutte le volte. Lacrime, qualche volta. Quando ti senti solo anche se sei in coppia. Anche se dalla tua coppia sono nati due figli. È l’amore che deve bastare per quattro, e a volte per sé e per l’altro sembrano restare soltanto le briciole. È il cuore che si dilata fino a farsi famiglia, ma che ogni tanto perde un battito, che vacilla, che incespica. È un bicchiere di vino buono sorseggiato sempre troppo in fretta, la vita di coppia dopo due figli.

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7 Dicembre 2018 1 Commenti
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Semino e raccolgo

by Silvana Santo - Una mamma green 30 Novembre 2018

Semino favole, semino baci,
canzoni leggere e abbracci tenaci.
Semino storie e racconti di viaggio
carezze e poesie ad alto dosaggio.

Raccolgo calzini, disegni e mutande
raccolgo pensieri, dubbi e domande.
Le lacrime calde, i forti spaventi,
i sogni affidati alle stelle cadenti.

Semino norme, consigli, divieti
formule magiche come amuleti.
Semino esempi un po’ traballanti
porzioni di dolce fin troppo abbondanti.

Raccolgo sorrisi che brillano forte
e urla feroci, sbattute di porte.
Raccolgo promesse di eterno amore
e rabbia sfrontata, spietato furore.

Semino forza che non posseggo
coraggio e speranza anche quando non reggo.
Semino un chilo o due di fiducia
quando dolente l’anima brucia.

Raccolgo manine e ginocchia sbucciate
piccole membra dal sonno fiaccate.
Raccolgo segreti da custodire
e pupazzi feriti che devo accudire.

Semino strilli, lacrime e scuse
nelle giornate più dure e confuse.
Semino colla, lustrini e colori
e il mio condono per tutti gli errori.

Raccolgo fluidi e sostanze immonde,
e conchiglie, pigne, bacche rotonde.
Raccolgo ricordi e foto rubate
memorie labili come ali di fate.

Semino amore, sperando che basti
a fare ammenda di tutti i miei guasti.
Semino solo per i miei auspici
di raccogliere un giorno dei figli felici.

30 Novembre 2018 2 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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