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amore

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Quello che non saprete mai

by Silvana Santo - Una mamma green 26 Novembre 2018

Quello che non saprete mai è quante volte vi ho rimboccato le coperte di notte, al buio, mentre già dormivate da ore. I baci leggeri che scoccati piano con la punta delle labbra, per non svegliarvi. Le carezze segrete alle vostre teste sudate sui cuscini.

Quello che non saprete mai è come eravate meravigliosi da piccoli, quando avevate quei boccoli sottili che hanno i bambini. E quanto il mio cuore perda un battito ogni volta che rivedo una vecchia foto di voi riccioluti. Quanto era irresistibile sentirvi storpiare le parole, annegare nella tenerezza di fronte alla delizia e al candore della vostra prima infanzia. E quello che provavo quando eravate neonati e saltavate nel sonno in quel vostro modo così adorabile, per quanto banale.

Quello che non saprete mai è quanto ho dovuto correre, certi giorni, pur di fare quel che andava fatto senza trascurarvi più di quanto sarebbe stato tollerabile. Quante giornate di fatica ci vogliano e quante notti di sonno si perdano per fare il genitore. E io che non l’ho capito finché non è toccata a me.

Quello che non saprete mai è quanto è dura incassare i vostri momenti di rabbia, l’ingratitudine filiale che pure è così benigna e istintiva. Naturale, per certi versi. Quanto è dura, a volte tremare al pensiero che quella rabbia possa un giorno diventare disamore o disistima nei confronti della donna che vi ha dato la vita.

Quello che non saprete mai è che un sacco di volte mi è toccato rassicurarvi anche se ero più smarrita di voi. Persa alla ricerca di una strada sicura, di un interruttore per riaccendere la luce. Ma io sono una madre e una madre lo sa quando conta soltanto che i suoi figli sappiano che tutto andrà bene, che tutto passa, che tutto si risolve. Che ci credano davvero, anche se lei è la prima che non riesce a farlo.

Quello che non saprete mai sono le volte in cui vi ho sorriso anche se non ero felice. In cui ho cantato le vostre canzoni e letto libri per voi “facendo le voci”, pur avendo la testa invasa da altri pensieri, da preoccupazioni che con voi non potevo condividere.

Quello che non saprete mai è quanto senso del dovere richieda rispondere ai vostri bisogni. Quanto sforzo costi, a volte, essere “noi” e non più solo me. Non lo saprete mai perché è giusto così, perché nascere non è stata una vostra iniziativa autonoma.

Quello che non saprete mai è tutto quello che si nasconde dietro il mio grande amore. I rigurgiti estremi di tenerezza, la fragilità, le paure invincibili. Gli eccessi e i vuoti. Ma il mio amore lo saprete sempre, spero. E finché sarà così, saremo tutti al sicuro.

26 Novembre 2018 6 Commenti
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Ho bisogno dei miei figli

by Silvana Santo - Una mamma green 21 Novembre 2018

Sei anni fa non mi sarei mai permessa di dirlo ad alta voce. Tenevo Davide neonato tra le braccia e il senso di colpa mi annientava. Mi sembrava indecente anche solo pensare di essere io ad ad avere bisogno di mio figlio. Mi sembrava un sentimento egoista, ingiusto, un moto ripugnante della mia anima meschina e fragile. L’amore materno è abnegazione totale e gratuita, dedizione incondizionata, dare senza aspettarsi in cambio niente.

Un genitore ama a fondo perduto, mi dicevo. Deve amare solo in questo modo. È stato atroce, in un certo senso, confrontarmi col mio limite. Scoprirmi incapace di un amore così trascendente e divino. Di sapere amare mio figlio, e sua sorella dopo di lei, “soltanto come un uomo”, parafrasando una bellissima canzone di Vecchioni.

È stato difficile dover riconoscere che anche io ho bisogno dei miei figli. Concedere a me stessa questo diritto. Smettere di sentirmi in colpa solo perché sento forte, da qualche parte sotto il diaframma, il bisogno della loro presenza, della loro compagnia, delle loro dimostrazioni di affetto. Perché ho bisogno, soprattutto, del loro amore.

Ancora adesso mi costa fatica ammettere che la mia relazione con Davide e Flavia non consta soltanto di quello che io posso dare a loro, ma prevede anche un viceversa. Stento ancora a sentirmi legittimata ad aspettarmi che la maternità risponda a dei bisogni che sono i miei. Mi sembra in qualche modo ingeneroso e puerile, ma tant’è. Io ho bisogno di Davide e ho bisogno di Flavia. Ho bisogno che stiano insieme a me, che mi abbraccino, che mi raccontino le loro cose, che mi considerino, almeno per adesso, speciale. Che mi amino con tutto il loro cuore e anche “più del mio più”, come dice mia figlia quando fa il verso a Rapunzel. Ho finanche bisogno, e questa è la cosa più difficile da ammettere, che loro abbiano bisogno di me, ora che sono ancora piccoli.

Ma se mi vogliono bene, questo no, non glielo chiederò mai.

21 Novembre 2018 2 Commenti
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Quello che sei, da quattro anni esatti

by Silvana Santo - Una mamma green 7 Novembre 2018

Da quattro anni esatti sei mio alter ego e la mia nemesi. Così simile a me nell’aspetto, così diversa, anche se forse solo in apparenza, nell’attitudine e nell’approccio alla vita. Così vicina a me nei tuoi talenti e nelle tue difficoltà, così distante, almeno per adesso, nei gusti e nei modi. Stessa mente di tua madre dentro la testa, un animo tuo e soltanto tuo in fondo alla pancia.

Sei la sfida più grande e il riscatto che speravo. Sei un sogno realizzato e una fatica indicibile. Sei la sorpresa che non smette mai di sorprendere.

Tu sei il male e il rimedio. L’origine delle mie paure più atroci, dei dubbi, di preoccupazioni che mai avevo provato, e il pungolo arroventato che mi impone di superarle, o perlomeno di cercare di sopportarle. Sei la ragione, insieme a tuo fratello, per cui provare a vincere i miei limiti, le fragilità, le idiosincrasie. E riprovare, e riprovare, e riprovare ancora. E sei la ragione, del tutto incolpevole e involontaria, per cui a volte tiro fuori da me soltanto il peggio, in preda alla stanchezza, allo sconforto e allo smarrimento.

Sei l’amore che impone gratuità, disinteresse, assenza totale di condizioni o di aspettative. O meglio, che lo imporrebbe sulla carta, perché la tua mamma imperfetta e insicura è assai lontana dal riuscire ad amare i suoi figli in questo modo. Ma sei a tua volta l’amore irrazionale, infantile, egoista. L’amore bambino di secondogenita gelosa pure del gatto, che vorrebbe la sua mamma tutta per sé e se ne frega di quello che è giusto ed è razionale. Sei l’amore per te stessa. Così limpido e forte e indomabile, che pretende ascolto e rispetto, e pazienza se gli altri non sono d’accordo. E io, che sto qui e ti osservo crescere, non so più se dovrei imparare per te ad amare nel modo più “giusto”, totalmente gratuito, o viceversa imparare da te a perdonarmi se amo in maniera umanissima e limitata.

Sei la tenerezza e la rabbia, la frustrazione e l’orgolio. Sei la vita come non avrei mai pensato potesse essere intensa, da quattro anni esatti.

Buon compleanno, piccoletta. Non correre troppo. Te lo ripeterò per sempre, anche se so che non mi ascolterai.

7 Novembre 2018 1 Commenti
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Tra le mie braccia

by Silvana Santo - Una mamma green 6 Novembre 2018

Qualche tempo fa, Davide mi ha chiesto di prenderlo in braccio per riuscire a scorgere qualcosa che era troppo in alto per lui. Non ricordo cosa ci tenesse tanto a guardare, ma questo adesso non ha nessuna importanza. Il punto è che ho fatto fatica a sollevarlo, più di tutte le volte precedenti, e ho realizzato che un giorno, nemmeno troppo lontano, lo prenderò in braccio per l’ultima volta, senza sapere che sarà stata l’ultima. È struggente, questa transitorietà di gesti che pure sono così familiari e quotidiani per una parte della nostra vita. L’ineluttabilità del tempo che passa, l’irreversibilità dei cambiamenti che avvengono sotto i nostri occhi, senza che ne abbiamo reale coscienza. L’imprevedibilità completa di quello che sarà, pur nell’ambito di un cammino comune a miliardi di esseri umani sulla Terra.

Essere madri e padri è un’esperienza intensa e totalizzante al punto da farti perdere di vista il senso della prospettiva. Quello che stai vivendo è talmente grande, e impegnativo, e assoluto, che in qualche modo sembra destinato a durare in eterno. E invece tuo figlio non resta neonato che per un pugno di settimane, solo in apparenza “interminabili”. E diventerà grande al punto che un giorno, senza alcun preavviso, non riuscirai più a prenderlo in braccio, ammesso che lui te lo chieda ancora.

Mi chiedo come abbia fatto a estinguersi quel tempo così ovattato che sembrava non passare mai. Che ne sia stato di quei pomeriggi lentissimi e di quelle notti senza alba, dove sia finita la me che guardava il grande orologio della cucina a intervalli che le sembravano eterni, per scoprire che invece erano trascorsi appena dieci minuti. Forse avrei dovuto vivere diversamente la prima infanzia del mio primogenito. Sprecare meno energie a occuparmi di cose trascurabili, difendere me stessa (e quindi mio figlio) da tanta sofferenza inutile, evitabile, senza senso. Forse avrei dovuto essere più consapevole, più matura, più libera. Forse. Adesso non ha alcuna importanza.

Sono sicura, se non altro, di aver preso in braccio mio figlio tutte le volte che ne ha avuto bisogno, o che ne ho avuto voglia io. Verrà il giorno in cui non riuscirò più a tenerlo tra le braccia, e sarà strano rendersene conto, inevitabilmente a posteriori. Ma quel giorno, mi auguro, potrò guardare indietro e ripensare a tutte le volte in cui l’ho sollevato e mi sono fatta carico del suo peso oltre che del mio. Potrò guardare indietro a cuor leggero, senza rimpianti.

6 Novembre 2018 2 Commenti
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Allo specchio

by Silvana Santo - Una mamma green 30 Ottobre 2018

Ci fanno impazzire, a volte. Fanno cose che mal tolleriamo, che ci indispongono, che addirittura ci feriscono. I nostri figli a volte risultano incomprensibili per noi stessi che li abbiamo messi al mondo, che li abbiamo impastati a partire dal nostro DNA, che ogni giorno cerchiamo di crescerli al meglio delle nostre facoltà. Magari strepitano, magari sono irascibili, magari sono mortalmente insicuri o si lamentano di continuo. Magari sono distratti, lenti, dimenticano le nostre raccomandazioni oppure le ignorano direttamente. Magari siamo costretti a ripetere loro la stessa cosa per decine di volte affinché, finalmente, ci ascoltino.

È frustrante, e faticoso. Però da un po’ di tempo mi chiedo se i figli, quando si comportano in un modo che ci spiazza o che ci irrita, non facciano semplicemente quello che, magari senza accorgercene, facciamo noi per primi. Forse sono io, in questo periodo, a essere irascibile o troppo incline ad alzare la voce. Forse sono io a essere distratta. Forse sono io a essere disordinata, ritardataria, approssimativa. Forse sono io a fare proprio le cose che mi danno fastidio nei miei figli. E forse sono proprio io a lamentarmi più del dovuto, a vivere le difficoltà con eccessivo scoramento, a piagnucolare anche quando potrei e dovrei farne a meno.

Non dico che sia sempre così, né che ogni cosa che facciamo – o che siamo – condizioni pedissequamente i nostri figli. Ci mancherebbe. Però a volte, nel notare quello che non va nei nostri figli (e negli altri in generale) tendiamo a trascurare quegli atteggiamenti in noi stessi. O forse a dimenticare che anche noi siamo stati bambini. Distratti, svampiti, lenti e insicuri.

30 Ottobre 2018 2 Commenti
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bambini spiegati a chi non ne ha
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I bambini, spiegati a chi non ne ha

by Silvana Santo - Una mamma green 27 Settembre 2018

I bambini credono alla magia, alle fate e a Babbo Natale. Ma ti scoprono subito quando gli stai mentendo. I bambini hanno tutto il tempo del mondo, eppure non sopportano di aspettare. Perché i bambini vivono solo la dimensione del presente, il loro orizzonte si esaurisce nel qui e nell’ora. Non hanno esperienza, non hanno ricordi a cui attingere quando sono preoccupati, frustrati o feriti. Non hanno ancora l’anima irruvidita dal callo della pazienza e del compromesso. Dovranno imparare a cedere, a mediare, ad accontentarsi. Ad aspettare. Finanche a rinunciare, qualche volta. E dovranno capire quando invece è il caso di insistere e di ostinarsi. Ci vorrà tempo perché questo accada e, nel frattempo, loro puntano i piedi e piangono forte.

I bambini, per definizione, sono tutti più o meno irragionevoli. Un bambino che non lo fosse, semplicemente, sarebbe un adulto. Solo che ognuno di loro lo manifesta in modo peculiare. C’è chi ha paura di cose innocenti, chi non accetta che gli si dica di no, chi avanza richieste illogiche e impossibili da soddisfare. I bambini non sanno che non tutto è sempre possibile, che non tutto è lecito, che non tutto è salutare o sostenibile. Impareranno anche questo, ma ci vorranno anni, esperienze, esempi da seguire.

I bambini agiscono secondo l’unico istinto innato negli umani: perseguire la propria felicità, o quella che in un dato momento sembra loro che lo sia. Ottenere la soddisfazione più rapida possibile dei propri bisogni, reali o illusori che siano. Il seno materno, un abbraccio, un sacchetto di caramelle, un giocattolo nuovo: per loro non conta l’importanza oggettiva del loro desiderio, ma l’intensità con cui in quel momento lo ambiscono.

I bambini si stancano molto, anche se sembrano “inesauribili”, anche se a volte la loro vivacità apparente cresce in modo proporzionale alla stanchezza. Si stancano, e lo manifestano in modi molto variabili: qualcuno piange, qualcuno diventa isterico, qualcuno mangia fino allo sfinimento. E qualcuno, semplicemente, crolla addormentato.

Se ti amano, i bambini, lo fanno incondizionatamente. Invocano il tuo nome mentre ancora li stai rimproverando, ti tendono le braccia dall’angolo in cui tu stesso li hai spediti. Ti perdonano sempre, e lo fanno sul serio, anche quando non riescono a dimenticare. Scusano i tuoi ritardi, le assenze, le urla, le cose che gli hai sputato in faccia e che invece, decisamente, avresti dovuto tacere. Perché i bambini, se si fidano di te, lo fanno sul serio. Come nessuno di loro, da adulto, sarà più in grado di fare. Sono programmati evolutivamente per fidarsi, per affidarsi, per credere. E questa è forse la manifestazione d’amore più assoluta che esista.

I bambini non hanno idea di cosa sia il concetto di opportunità. Non sanno se qualcosa sia o meno conveniente, eccessivo, fuori luogo. Fanno e dicono quello che sentono sia il meglio per loro, in quel particolare momento. Anche quando “si comportano bene”, quando obbediscono, quando aderiscono alle aspettative degli adulti, stanno semplicemente rispondendo al loro istinto primario di fare ciò che probabilmente li farà stare bene.

I bambini sono tutti uguali e tutti diversi. Ce ne sono di ingenui, di intuitivi, di brillanti, di orgogliosi, di testardi e di ansiosi. Di altruisti e di egocentrici. Di impavidi e di timidi. I bambini sono individui. Persone che stanno imparando a conoscere se stessi e il mondo in cui sono stati catapultati. I bambini non sbagliano mai, e se lo fanno la colpa è degli adulti che hanno intorno.

27 Settembre 2018 0 Commenti
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Lo specchio

by Silvana Santo - Una mamma green 20 Settembre 2018

Dimmi com’è, che se dormi profondamente accanto a me, e io mi alzo silenziosa come un monaco tibetano, tu spalanchi immancabilmente gli occhi nel giro di pochi minuti. Come se ti avessero montato dei sensori nascosti. Un organo aggiuntivo che ti garantisce questa facoltà al limite del paranormale.

Spiegami perché, se io sono arrabbiata o in ansia, tu diventi intrattabile. Se io ho paura, tu tremi. Se io sono stanca, tu barcolli. E se io riesco a mantenere la calma, tu recuperi il senno e la pace interiore. Tutte le volte.

Spiegami com’è possibile che ogni volta che casco in una delle pozzanghere di oscurità che si nascondono nelle profondità di me stessa, tu ti adombri. Senza causa apparente, ti rabbui come se una nuvola passasse sopra la tua testa. Per quanto io mi sforzi di non condizionarti, di non parlare, di non lasciar trapelare i miei sentimenti, tu sai. Sempre.

Neuroni specchio, li chiamano. A me sembra che te lo abbiano installato sull’anima, uno specchio magico che riflette le emozioni di tua madre. Le sue idiosincrasie, le sue fragilità disperate e i suoi altrettanto facili entusiasmi. Chi ti ha insegnato a sentire quello che non dico, a scorgere quanto cerco di celare, a comprendere ciò che a volte non capisco neanche io stessa? Chi ti ha consegnato la chiave del mio cuore senza chiedermi il permesso?

Dimmi quanto durerà, questa specie di alchimia che ci tiene avvinte e indissolubili. Che mi riempie il cuore, ma che a volte mi fa sentire oppressa dal peso della responsabilità: se io mi alzo, ti sveglierai anche tu, se io sto bene tu sarai tranquilla, se io sono turbata lo sarai a tua volta. Se io strillo, tu strilli più forte di me. E cosa accadrà quando sarai cresciuta e le tue antenne avranno perso acume ed energia? Mi sentirò più libera, o semplicemente più sola?

Che lingua ci inventeremo, per dire l’una all’altra quello che abbiamo in corpo? Sarà più semplice nasconderti i miei sentimenti, prima o poi. Vivere separate da una distanza maggiore. Sarà più semplice, non so se sarà più bello. Intanto io ti tengo qui, vicina come forse mai nessun altro al mondo. Con gratitudine immensa e con indicibile fatica.

20 Settembre 2018 4 Commenti
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Genitori migliori degli altri

by Silvana Santo - Una mamma green 10 Settembre 2018

Ho visto bambini cresciuti “ad alto contatto” – portati in fascia, tenuti a dormire nel lettone, coccolati e consolati ogni volta che piangevano – diventare presto autonomi, socievoli e sicuri di sé. Ne ho visti altri, cresciuti esattamente allo stesso modo, mostrare un’indole timida, diffidente, insicura. Avere a lungo un bisogno disperato dei propri genitori, o di uno di essi. Ho visto bambini lasciati piangere nel lettino finché non si addormentavano, tenuti nel passeggino contro la loro volontà, abituati fin da neonati a stare “soli”, che a tre anni sono indipendenti, affettuosi e risolti. E altrettanti che crescendo hanno mostrato una quantità di insicurezze e fragilità.

Ho visto bambini allattati al seno ammalarsi puntualmente ogni fine settimana per interi anni scolastici. E ne ho visti altri, a cominciare da me stessa, che non hanno mai succhiato un capezzolo ma hanno attraversato l’infanzia praticamente incolumi. Ho visto bambini, come i miei figli, crescere a latte materno e godere (concedetemi tutti gli scongiuri del caso) di una resistenza invidiabile alle malattie. E bimbi allevati con il biberon afflitti da una salute particolarmente cagionevole.

Ho visto bambini piccoli passare senza problemi dagli omogeneizzati industriali a una dieta varia ed equilibrata. Altri, invece, rivelare una diffidenza enorme nei confronti dei sapori e delle consistenze nuove. Ho visto bambini, come mia figlia, crescere “autosvezzati” e poi attraversare lunghi periodi di rifiuto per il cibo decente. Bambini svezzati a carote e riso biologico sviluppare una predilezione smodata per la crema alle nocciole, e altri pasciuti a Mc Donald’s assaggiare con entusiasmo gli asparagi di montagna.

Ho visto bambini affidati ai nonne e alle tate fin da quando erano ancora lattanti, piangere fino alle soglie dell’adolescenza a ogni separazione dai genitori, e ne ho visti altri cresciuti da mamme “a tempo pieno”, riuscire ad affontare i distacchi con la massima calma. E viceversa, naturalmente. Ho visto bambini maneschi cresciuti da genitori violenti e altri che invece erano nati in seno a coppie che non li sfiorerebbero mai con un dito.

Perché i figli sono quello che sono, per quanto noi genitori possiamo contribuire a determinare, o a cambiare, la loro natura. Perché ci sono caratteristiche innate che si ereditano geneticamente e che magari ci accompagnano per tutta la vita. Altre che si acquisiscono a causa dell’ambiente in cui si cresce, che non è fatto solo di una mamma e di un papà (o di due mamme o di due papà, ci siamo intesi).

Questo non deve illuderci che le nostre responsabilità di madri e padri siano trascurabili, mi pare ovvio. So bene quanto pesino le scelte dei genitori sul destino dei figli. Quanto la loro condotta, più o meno consapevole e più o meno voluta, ne possa condizionare lo sviluppo della personalità. E lo so, banalmente, perché sono una figlia e una nipote. Perché il padre dei miei figli è a sua volta un figlio, perché lo sono tutte le persone che conosco, quelle che amo e quelle che detesto. E ciascuno di noi paga un prezzo più o meno alto per l’operato dei propri genitori, e ne riceve una dote più o meno preziosa da spendere sulle strade del mondo. Lo so bene.

Ma sono anche sicura che a volte attribuiamo un valore esagerato a determinate scelte, e questo ci fa sentire autorizzati a sentirci genitori migliori di altri, più informati, più competenti, più attenti. Il nostro ruolo è cruciale: tanto di quello che oggi indoviniamo e sbagliamo finirà col segnare, nel bene e nel male, il modo in cui i nostri figli staranno al mondo domani. Eppure, molte delle decisioni che oggi ci tolgono il sonno, o che ce lo hanno tolto in passato, finiranno col non contare affatto nell’economia complessiva dell’esistenza dei nostri figli.

E se questo dovrebbe, da una parte, imporci di non giudicare determinate scelte altrui, dall’altra dovrebbe aiutare i puoi autocritici di noi ad assolverci almeno un pochino. Ad alleggerire la zavorra del senso di colpa e della preoccupazione per i danni che faremo ai nostri figli. A essere un pizzico più fatalisti. O almeno, è quello che spero per me stessa.

10 Settembre 2018 0 Commenti
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La strada per la felicità

by Silvana Santo - Una mamma green 5 Settembre 2018

Sono diventata mamma cinque anni, sei mesi e 27 giorni fa, senza contare le 39 settimane della mia prima gravidanza. Da cinque anni, sei mesi e 27 giorni mi sforzo incessantemente di dare il massimo per essere un buon genitore. Qualche volta, quando arrivo alla fine della giornata, mi sembra di essermici avvicinata. Altre volte meno. In giorni come quelli appena trascorsi mi sembra di aver fallito su tutta la linea.

Il punto è che un buon genitore, forse, è chiamato soprattutto a una sfida precisa: educare i suoi figli a perseguire la propria felicità. Non con ogni mezzo, magari. E non certo a scapito degli altri. Ma comunque con tanta energia, consapevolezza e con una dose generosa di sano egoismo, di distacco, di libertà. Insegnare loro che sono al mondo per realizzarsi, al di là di cosa questo significhi in concreto. Che il senso stesso della loro vita consiste nel renderla felice, appagante, meritevole di essere vissuta. Che amare gli altri, e impegnarsi a fondo per il renderli felici, non dovrebbe mai prescindere dalla ricerca del proprio personale benessere. Perché, e dovrebbe essere banale, se non stai bene, non puoi in alcun modo riuscire a far star bene chi ami.

Ma come si fa ad insegnarlo ai tuoi figli, se tu stessa non lo hai ancora imparato? Se non ci hai “preso la mano”, se di fatto non sai bene come si fa? Come si fa a essere di esempio su qualcosa che tu stessa non sai fare?

Mia madre aveva il terrore dei cani. Quando sono nata, è riuscita in qualche modo a vincere, o perlomeno a moderare quella sua paura, pur di non condizionare anche me. Che guardacaso adoro i cani e la stragrande maggioranza delle bestie della Terra. Forse li avrei amati a prescindere, anche se mia madre non avesse opposto ogni resistenza possibile alla propria fobia. Oppure no, magari devo al suo sforzo la mia disinvoltura con gli animali. Nessuno saprà mai la risposta, ma io mi chiedo ogni giorno se la mia difficoltà a essere pienamente felice – a esserlo stabilmente, intendo, al di là dei tanti momenti di gioia e gratitudine -, se la mia incapacità di fare scelte che mi portino alla vera realizzazione, all’appagamento, alla pace interiore, non finirà col condannare i miei figli a una condizione più o meno simile.

Penso a mia madre, minuta e fragile con me per mano, che imponeva a se stessa di non cambiare strada dinanzi a un cane, fosse pure il più mite dei barboncini al guinzaglio. Di non tremare, di non vacillare, di non esitare nemmeno. Che riusciva in qualche modo a fingere una serenità che in quel momento non stava provando. Penso a mia madre che ha affrontato la sua natura e l’ha sovvertita. Per il mio bene. E mi dico che posso fare altrettanto per i miei figli: insegnare loro quello che non so. Illuminare per loro la strada che conduce alla felicità, anche se quella che avrei dovuto percorrere per me stessa resta in penombra, e piena di buche. Provare a fare, in nome del loro bene supremo, ciò che in una vita non ho imparato per me stessa.

5 Settembre 2018 0 Commenti
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Vorrei essere come i miei figli

by Silvana Santo - Una mamma green 13 Agosto 2018

Vorrei essere come i miei figli.

Che cantano a squarciagola in macchina, con il piglio di una pop star e l’intensità di un concorrente di talent show. Senza chiedersi se sia opportuno, se siano sufficientemente intonati, se non dovrebbero forse sentirsi in imbarazzo.

Che fanno parlottare le bambole e non si vergognano se un adulto li sente.

Che valutano la bellezza con criteri personali e ancora liberi dal condizionamento e dagli stereotipi.

Che non si fanno scrupoli nel manifestare quello che sentono, nel chiedere quello che vogliono, nel rifiutare quello che li fa stare male. Che mettono se stessi al primo posto, che non agiscono in nome del senso del dovere e del’altruismo.

Vorrei essere come i miei figli, che non sanno fingere, che non ne sentono la necessità, che non conoscono il concetto di “bugia a fin di bene”. Che non sanno cosa sia l’ipocrisia.

Che sono egoisti in modo istintivo, in modo naturale e sano. Non per la volontà di fare del male agli altri, o per scarsa considerazione dei loro sentimenti, ma perché sentono di dover privilegiare la propria felicità. Perché non contemplano l’idea del sacrificio, della rinuncia, del martirio.

Vorrei essere come i miei figli, che non si limitano a perdonare, ma addirittura dimenticano.

Che si concedono di soffrire o di essere felici senza chiedersi se sia giusto, utile o sensato. Che sentono, semplicemente, e si fidano di quello che sentono.

Vorrei essere come i miei figli, che formulano ad alta voce qualsiasi domanda, e attendono candidamente una risposta dagli adulti. Che credono alle risposte che ricevono, che se le fanno bastare. Che si affidano, si pacificano e vanno avanti.

13 Agosto 2018 2 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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