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coronavirus

parole nuove
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Quello che vorrei

by Silvana Santo - Una mamma green 15 Ottobre 2020

Quello che vorrei poter fare adesso è prendere un aereo per le Canarie, guidare fino a una spiaggia di sabbia vulcanica e stappare una CORONA gelata in riva all’Atlantico, in buona compagnia. E poi magari spogliarmi e fare un tuffo nell’acqua gelata, immergermi senza esitare e nuotare sott’acqua fino quasi a scoppiare dal freddo e dalla FAME D’ARIA. Se avessi le mestruazioni, come succede ogni volta che vado al mare, non avrebbe alcuna importanza: potrei indossare la mia ecologica coppetta o un confortevole TAMPONE in cotone organico.

Vorrei poter tornare finalmente a Venezia, magari per il Carnevale. Travestirmi da dama gotica, con un corsetto di pelle coi lacci e dei GUANTI di pizzo nero lunghi fino al gomito. Mi aggirerei tra le calli, incantata dalle miriadi di MASCHERINE, dai costumi, dai coriandoli di mille colori. E se a un certo punto dovessi sentirmi stanca degli ASSEMBRAMENTI, della musica ad alto volume e del caos, potrei defilarmi in un campiello isolato, nella penombra ovattata e umida della città più misteriosa del mondo. Cercare un bar dimesso, ordinare un drink molto forte e godermi un quarto d’ora di DISTANZIAMENTO e di pace silenziosa.

Quello che mi piacerebbe, e che ho sempre fatto troppo poco, è indossare le mie scarpe da trekking e andare a fare una passeggiata in montagna. Da sola, con i pensieri in QUARANTENA. Marciare a passo costante dimenticando troppo spesso di sollevare lo sguardo dalle punte dei miei piedi. Pensare, con la tachicardia e l’AFFANNO, che la cima è sempre troppo lontana, e maledirmi per aver deciso di prendere e andare. Ma alla fine, sudata e contratta, raggiungere l’ultima CURVA e poter guardare il PICCO da vicino, con una soddisfazione puerile e senza ritegno. Pregustando la pausa in rifugio a base di vino caldo speziato e strudel di mele con crema e cannella.

Quello che mi manca è sentire addosso a me il calore forte e fisico di una sauna, che ti tocca la pelle come un amante con cui ti CONGIUNGI di nuovo dopo tanto tempo. RESPIRARE piano l’aria bollente e l’olio essenziale di betulla che si diffonde dalle pareti, chiacchierando a tratti, a bassa voce, con l’amica che mi sta accanto, magari dell’ultima serie che ho guardato su Netflix o del VIRUS informatico che l’ha costretta a cancellare il suo account di Facebook. Dopo una doccia fresca, spalmarmi addosso il Monoi e poi uscire coi capelli ancora umidi. Fermarmi ad accarezzare un gatto randagio lasciarmi CONTAGIARE dalla sua soffice e altera felinità.

Quello che mi manca come l’aria è camminare senza meta su un suolo straniero. Magari in un paese caldo, dove i VENTILATORI ronzano senza sosta, esausti già nelle prime ore del mattino. Abbracciare con sguardo avido una piazza assolata, incorniciata da edifici in stile coloniale con l’intonaco scrostato e piante rigogliose all’ombra dei portici. Trovarmi per caso nel mezzo del FOCOLAIO di una piccola rivolta locale e sentirmi istintivamente dalla parte dei più deboli, degli esclusi, di quelli rimasti ai margini. Schierata con gli ultimi, eppure un po’ ipocrita, con in tasca la mia AUTOCERTIFICAZIONE da cittadina privilegiata del nord del mondo.

Quello che vorrei poter fare è ridisegnare il mondo con il tocco delle mie dita sulla tastiera. Giocare con la realtà come posso fare con le parole, restituire loro una veste più lieve e un sapore più dolce. Inventare un nuovo oggi per me e per gli altri. Non ho questo potere, ovviamente, e nessuno potrà mai conferirmelo. Ma nulla mi impedisce di sognare, assieme a voi, un domani illuminato da una nuova luce. Di rinascita e di libertà.

15 Ottobre 2020 2 Commenti
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effetti del coronavirus sulle coppie con figli
life

Coronavirus: gli effetti della pandemia sulle coppie con figli

by Silvana Santo - Una mamma green 9 Ottobre 2020

O meglio: gli effetti della pandemia sulla coppia con figli di cui faccio parte.

L’epidemia di Covid 2019 ha rivoluzionato le abitudini quotidiane di molte famiglie, inclusa la mia. Da quando è scoppiata l’emergenza, a lavorare da remoto siamo spesso in due, pranziamo molte volte tutti a casa e, in generale, passiamo decisamente più tempo assieme. Anche da quando la quarantena è finita, di fatto conviviamo per gran parte della giornata, coi nostri figli o, adesso che le scuole sono aperte, da soli. Cosa è cambiato, in concreto?

Farsi spazio

Prima di tutto, abbiamo dovuto rivedere completamente la distribuzione degli spazi. La mia famiglia vive in un appartamento di 65 metri quadri scarsi, non abbiamo un salone, né uno studio. In era pre-Covid, io lavoravo in una piccola postazione ergonomica ricavata in un disimpegno, costituita da una scrivania “incassata” in una libreria molto grande. Adesso, quello spazio è riservato a mio marito, che ha bisogno di una maggiore “privacy” perché, a differenza mia, è spesso impegnato in telefonate e videochiamate con i suoi colleghi.
E io? Sono finita a lavorare al tavolo della cucina col mio portatile, rinunciando anche al monitor fisso che utilizzavo in precedenza. Fino ad ora me la sono cavata, ma sto cercando di individuare una soluzione più confortevole.
Per Davide e Flavia, dopo le difficoltà che abbiamo avuto con la didattica a distanza, quando mio figlio era stato costretto ad arrangiarsi in qualche modo sul nostro comò, abbiamo organizzato la cameretta con due letti a soppalco che sovrastano due scrivanie grandi e comode, attrezzate con cassettiera e scaffali.

Sempre insieme: pro e contro

Ritrovarsi all’improvviso tutti insieme per intere giornate è stata una vera e propria rivoluzione, anche se noi eravamo già abituati a passare tanto tempo assieme, grazie al mio smart working e al lavoro di mio marito, che gli garantiva comunque un orario “sostenibile”. Per me è stato bello, e lo è tuttora, ritrovarsi a condividere tutto o quasi. Non sono una persona che ama particolarmente la propria solitudine. Personalmente, ho patito soprattutto alcune questioni pratiche, come l’organizzazione dei pasti, il disordine imperante, il bagno più spesso occupato. Ma non mi dispiace avere sempre compagnia.

L’opportunità di condividere il quotidiano con i papà

La vera opportunità di questa rivoluzione, almeno per me, è stata quella di poter vivere, per la prima volta da quando sono nati Davide e Flavia, una sostanziale e prolungata condivisione del quotidiano, con le fatiche e gli oneri di cui chi esce al mattino tutti i giorni per andare al lavoro non è mai del tutto conscio. Soprattutto per quanto riguarda la cura dei figli e la gestione delle faccende domestiche, essere costretti in casa può essere, per i padri, un bagno di consapevolezza, una terapia d’urto per aprire finalmente gli occhi su quanto “lavoro occulto” e carico mentale gravi silenziosamente sulle loro compagne, ogni santo giorno. E per le madri stesse può diventare l’occasione per una definitiva presa di coscienza e per esigere una redistribuzione dei compiti e delle responsabilità all’interno della coppia genitoriale. Non è un processo indolore, non lo è affatto. In casa nostra è un viaggio tuttora in corso e nei mesi scorsi ha comportato – non ho problemi ad ammetterlo – discussioni infinite, scontri, crisi e pianti. Perché scardinare un sistema impostato in un certo modo, basato spesso su automatismi inconsapevoli, è quasi come partorirsi di nuovo, come singoli e come coppia.

Il confronto non più rimandabile

Al di là dell’organizzazione familiare, convivere per 24 ore al giorno, o quasi, è stato per noi come ritrovarci all’improvviso di fronte a uno specchio enorme e straordinariamente sincero. Ha significato aprire gli occhi su verità che forse cercavamo di non vedere, fare i conti con le nostre divergenze, con approcci talvolta antitetici nell’educazione dei figli, nella gestione dei loro contrasti, delle richieste, dei “capricci”. Molti nodi sono venuti al pettine, alcuni problemi sono diventati non più procrastinabili. Il che, messa così, rappresenta una grande occasione per migliorare certe dinamiche e progredire come famiglia. Ma nel quotidiano, inevitabilmente, ha richiesto e richiede fatica, compromessi, dolore. Cose brutte urlate e incassate, cose necessarie taciute o negate.

Siamo ancora qua

Per adesso, dopo due mesi di quarantena e altri cinque di smart working quasi ininterrotto, siamo ancora qua. Nel nostro piccolo appartamento di città, che nel frattempo si è trasformato mille volte per venire incontro alle nostre mutate esigenze. Siamo ancora qua, con le nostre divergenze e le nostre affinità, che forse, in fondo, sono le stesse di quando, ormai due decenni fa, ci siamo sfiorati per la prima volta, incoscienti e ignari. Ancora poco più che bambini cresciuti. Siamo ancora qua a cercare di ricominciare ogni giorno, ad aggiustare la rotta guardando stelle che dovrebbero essere fisse ma che invece, a quanto pare, immote non sono. Ben lontani dalla perfezione, mai arresi alla sconfitta.

Dove ci porterà quest’esperienza potentissima e lacerante, che condividiamo con le coppie di tutto il Pianeta, non lo sappiamo ancora. Ma una cosa e certa: se alla fine vedremo la luce, non potremo che uscirne migliori. Più forti, più consapevoli. Più liberi.

9 Ottobre 2020 7 Commenti
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viaggio con bambini durante il coronavirus
viaggi

Viaggiare con i bambini al tempo del Coronavirus: i miei accorgimenti

by Silvana Santo - Una mamma green 1 Settembre 2020

Viaggiare con i bambini al tempo del Coronavirus: una sfida nuova per tutti noi, che ha aggiunto un ulteriore peso alla nostra responsabilità di genitori viaggiatori. Se già normalmente dobbiamo fare i conti con l’esigenza di tutelare il benessere dei nostri figli anche durante i viaggi – assicurarci che di mantengano in salute, che mangino in modo almeno decente, che dormano abbastanza, che non si scottino in spiaggia, che nuotino/facciano escursioni/si arrampichino in sicurezza, che non si smarriscano nella folla, che restino in sicurezza durante gli spostamenti e chi più ne ha più ne metta – per quest’anno (o forse dovrei dire “da quest’anno”, sigh?) ci tocca anche tenere a mente il rischio del contagio da Covid-19. Per i nostri figli stessi, per noi, ma anche e soprattutto per i parenti più anziani o fragili che ci aspettano a casa.

Viaggiare con bambini al tempo del Coronavirus

Come comportarsi, dunque, quando ci si ritrova a viaggiare con i bambini al tempo del Coronavirus? Per me bisogna aver chiaro che, per quanti accorgimenti si possano prendere, a cominciare dalla scelta della destinazione e del mezzo di trasporto, rimane comunque un rischio non ponderabile, di cui bisogna sempre essere consapevoli. Personalmente, mi sono ritrovata spesso ad augurarmi che le precauzioni da noi seguite fossero effettivamente sufficienti. E, in tutta franchezza, dal giorno del nostro rientro stiamo evitando temporaneamente contatti ravvicinati o al chiuso con nonni e altre persone più anziane o vulnerabili. Giusto per essere un po’ più prudenti.

Bimbi in viaggio: le nostre scelte

Dovendo viaggiare con bambini al tempo del Coronavirus, ho fatto prima di tutto una scelta di fondo: avremmo viaggiato con la nostra auto e alloggiato solo in appartamenti, in modo da ridurre il ricorso al ristorante. Ma questa, a ben vedere, non è una grande novità per noi, che di solito preferiamo la casa all’hotel sia per risparmiare doppiamente (e dirottare il budget disponibile su esperienze, uscite e visite varie), sia per avere più spazio a disposizione. Quest’anno, in particolare, ho puntato su strutture piccole, che avessero di preferenza una gestione simil-alberghiera (residence e simili), perché mi pareva che potesse offrire una maggiore “garanzia”, anche se in effetti non ho elementi concreti per pensarlo davvero. Solo uno dei quattro alloggi che ho prenotato, alla fine, aveva una gestione tipicamente “privata”, diciamo in stile AirBnb.

Accorgimenti anti-Covid in viaggio

La necessità di sentirmi più serena dal punto di vista dell’igiene, ma anche l’esigenza vitale di riposare il più possibile dopo un anno eccezionalmente stancante mi hanno poi indotta a concedermi alcuni compromessi sul fronte della sostenibilità e della greenitudine. Ho infatti portato con me delle salviette igienizzanti che ho utilizzato al nostro arrivo in ciascuno degli alloggi per pulire quelli che mi sembravano i punti più “critici”: maniglie, rubinetti, telecomandi, interruttori etc, ma anche sanitari e piano cottura. Inizialmente avevo valutato di portare da casa anche la biancheria da letto e gli asciugamani, ma alla fine ho desistito da questo proposito (trovando comunque, in tutti i casi, lenzuola ed asciugamani freschi di bucato e profumati, anche se ovviamente non ho garanzie sulle tecniche di lavaggio e sui detergenti impiegati).

Compromessi poco green

Il secondo compromesso ha riguardato le stoviglie: avendo un po’ di piatti e bicchieri compostabili avanzati dall’ultimo compleanno di Flavia, li ho portati con me per garantirmi un duplice vantaggio. Da un lato, abbiamo sempre mangiato e bevuto in stoviglie “garantite”, dall’altro ci siamo risparmiati il lavaggio di decine di piatti e bicchieri. E, considerando che a casa non abbiamo la lavastoviglie e che i miei figli non pranzano a scuola neanche in epoche non pandemiche, per me e mio marito è stato francamente un bel sollievo.

Viaggiatori mascherati

Ovviamente, trovandoci a viaggiare con bambini al tempo del Coronavirus, abbiamo osservato scrupolosamente le norme in fatto di mascherina (sempre indossata al chiuso e spesso anche all’aperto, quando non era possibile distanziarsi adeguatamente dagli altri). Flavia, per questioni anagrafiche, sarebbe stata esentata, ma io ho preteso che la utilizzasse tutte le volte in cui la situazione mi sembrava troppo “affollata”. La nostra dotazione includeva mascherine lavabili multistrato (che ho ovviamente provveduto a lavare diverse volte nel corso della vacanza) e una confezione di mascherine chirurgiche. Se avessi preso aerei o treni, avrei certamente utilizzato mascherine più performanti, tipo ffp2.

Il nostro migliore amico

Avevamo ovviamente sempre a disposizione del gel igienizzante, di cui ho imposto l’uso ai bambini in maniera quasi compulsiva: prima e dopo l’uso di qualsiasi giostra, prima e dopo il contatto con porte o portoni (per quanto cercassimo di evitare che fossero Davide e Flavia a metterci le mani), prima di ogni portata al ristorante, dopo ogni attività. Quando ci è capitato di dover usare bagni pubblici, ho provveduto a fare una “disinfezione” sommaria prima dell’uso, e ho sempre fatto in modo che i bambini non venissero a contatto con maniglie, interruttori e simili. Nelle località toccate dal nostro viaggio (diverse zone della Toscana, con piccole puntate in Umbria e in Liguria) abbiamo sempre trovato dappertutto soluzioni disinfettanti a disposizione degli utenti: nel supermercati e negozi, nei ristoranti e nei bar, nei musei, nei castelli, negli stabilimenti termali e nelle strutture ricettive. Anche durante le attività in natura – arrampicata, grotte, miniere etc – abbiamo sempre trovato gel igienizzanti e siamo sempre stati incoraggiati a utilizzarli. Viaggiare con bambini al tempo del Coronavirus significa anche, in qualche caso, andare a cena fuori nonostante il virus. Noi, come del resto capita in tutti i nostri viaggi, non lo abbiamo di certo fatto in modo sistematico (anche e soprattutto per una questione economica!), ma quando è capitato abbiamo sempre mangiato all’aperto, e abbiamo indossato la mascherina al momento di fare le nostre ordinazioni.

Distanziamento e compromessi

Il distanziamento, in un viaggio con bambini al tempo del Coronavirus, è probabilmente la questione più delicata, perché non dipende solo dalla propria volontà! Gli accorgimenti che ho adottato io vanno dall’esclusione a priori delle zone di potenziale calca o “movida” (tipo la Versilia, visto che abbiamo viaggiato in Toscana) e nella scelta di attività per lo più all’aperto e con prenotazione obbligatoria. In spiaggia – la situazione probabilmente più “calda” che abbiamo vissuto – abbiamo sfruttato quasi sempre lo spazio vicino al corridoio di sicurezza del salvataggio, in modo da avere come minimo un lato completamente libero. Ci sono state comunque situazioni in cui non era possibile evitare determinati contatti “ravvicinati”, per esempio durante l’esperienza di canyoning o la lezione di tiro con l’arco, quando gli istruttori hanno necessariamente dovuto prendere per mano i bambini o guidarne i gesti: in casi come questo ci siamo affidati alle mascherine e alla reiterata disinfezione delle mani.

In conclusione, abbiamo davvero cercato di prestare la nostra massima attenzione, nella nostra prima esperienza di viaggio con bambini al tempo del Coronavirus, ma questo, purtroppo, non esclude un residuo rischio di contagio (e la relativa preoccupazione). D’altra parte, credo che lo stesso discorso valga per tutte le attività “sociali” che abbiamo ripreso dopo il lockdown, dal campo estivo alle mostre museali, dalle escursioni in natura agli incontri con amici. Se vogliamo continuare a vivere, invece che arrenderci a una mera sopravvivenza, non possiamo probabilmente fare altro che prendere atto di una quota ineludibile di rischio, e rassegnarci ad accettarla.

Voi cosa ne pensate? Avete viaggiato con i vostri figli dopo lo scoppio della pandemia? Che tipo di accorgimenti avete adottato?

1 Settembre 2020 2 Commenti
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campania passeggiate con bambini e distanziamento sociale
viaggi

Campania: passeggiate con bambini e distanziamento sociale

by Silvana Santo - Una mamma green 3 Giugno 2020

Da quando siamo entrati nella cosiddetta “fase 2” e ci è finalmente consentito girovagare entro i confini regionali, stiamo cercando di approfittare per goderci alcuni dei luoghi più suggestivi della Campania che solitamente sono gremiti di turisti italiani e stranieri. In particolare, sto cercando di selezionare località che consentano di rispettare un certo distanziamento sociale e di passare delle ore piacevoli all’aria aperta, possibilmente mettendo via la mascherina almeno per un po’. Impresa non sempre scontata, visto il territorio movimentato della nostra regione e il sovraffollamento di cui soffre. Il ponte del 2 giugno, in particolare, abbiamo cercato di viverlo come una piccola “vacanza dormendo a casa nostra”, anche per compensare parzialmente il viaggio all’estero che avremmo dovuto fare e che è saltato a causa della pandemia.

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3 Giugno 2020 2 Commenti
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lavorolife

Tornare alla normalità

by Silvana Santo - Una mamma green 22 Maggio 2020

Nelle prime settimane di quarantena, non senza imbarazzo, avevo scritto un lungo post in cui raccontavo che, tutto sommato e con l’importante eccezione dei viaggi, non sentivo poi così tanto la mancanza della mia vita “normale”. In qualche modo, purtroppo, le circostanze eccezionali in cui ci siamo trovati nostro malgrado avevano temporaneamente livellato le condizioni di vita di quasi tutti noi, almeno da alcuni punti di vista.

Le difficoltà che io – come tante altre persone, donne in primis – mi trovo ad affrontare ogni giorno da anni erano diventate all’improvviso un problema comune. Tutte hanno dovuto, dalla sera alla mattina, abituarsi a mettere ogni giorno un pranzo decente in tavola. Tutte, private senza preavviso dei servizi scolastici, si sono ritrovate a fare i conti con l’impegno quotidiano della supervisione dei compiti e della motivazione di figli talvolta reticenti, stanchi o pigri. Tutte hanno dovuto riconoscere, provandola sulla propria pelle, la difficoltà di conciliare la cura dei figli e della casa con il lavoro da remoto. E tutte hanno dovuto affrontare la spinosa questione della suddivisione del carico materiale e mentale di lavoro coi rispettivi compagni. Tutte, improvvisamente, hanno dovuto confrontarsi con la difficoltà di essere madri in un mondo che da un giorno all’altro, a causa dell’epidemia, si è ritrovato privo di servizi per le famiglie, di supporto, di sostegno. Tutte le madri italiane, esattamente come me.

Questo, in qualche modo, mi ha fatto sentire a lungo meno sola. Meno in difetto, meno penalizzata, meno sfigata. Meno perdente, se vogliamo. Finalmente, la mia realtà quotidiana non mi appariva come una vita “di serie B”, in un contesto arretrato e male amministrato. Finalmente, anche se solo per un po’, ho sentito che milioni di persone condividevano lo stesso fardello mio e di tante donne che vivono in aree d’Italia che sono penalizzate dal punto di vista dei servizi, della mentalità, delle opportunità e delle prospettive di lavoro. Ho sentito che tutti, adesso, avrebbero capito quanto può essere dura, perché lo avrebbero sentito sulla propria pelle, anche se solo per poche settimane. Per la prima volta, nonostante la disperazione per la malattia, per i morti, per il dolore di tantissime persone, ho coltivato l’illusione che le cose sarebbero davvero cambiate anche per noi, anche per me.

Solo che poi, grazie al cielo, la curva dei contagi si è appiattita, la quarantena è finita e la bolla in cui mi ero chiusa è scoppiata. E adesso, mentre tutti fremono per tornare alla rimpianta normalità, io mi trovo costretta a prendere atto che per molte di noi nulla cambierà in meglio, nemmeno questa volta. Che mentre un sacco di gente ritroverà festante la sua vita felice e moderna, chi era stato lasciato indietro – perché privato di servizi essenziali, di luoghi di aggregazione appaganti, di spazi di natura, di prospettive di lavoro e di guadagno dignitose e stabili, di un contesto culturale adeguato e moderno, di una scuola efficiente e performante – si ritroverà di nuovo, inesorabilmente, ad annaspare nelle ultime file.

Sarà per questo che il malessere che in tanti denunciavano durante il lockdown, io purtroppo lo sto vivendo adesso, in questa confusa e precipitosa “fase 2”. “Mal comune, mezzo gaudio”, dice un adagio che mi ha sempre dato fastidio e che raramente ho trovato condivisibile, ma che questa volta fotografa esattamente quello che ho provato io. Condividere temporaneamente i disagi, la solitudine e la fallace sensazione di inadeguatezza con un sacco di altre persone li aveva in effetti alleggeriti, e ora mi fa soffrire il pensiero che, per me (e non solo) la “riapertura”, anche quando sarà definitiva e totale, lascerà irrisolte tante questioni.

22 Maggio 2020 1 Commenti
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blues della quarantena
life

Blues della mamma in quarantena

by Silvana Santo - Una mamma green 20 Maggio 2020

Si sta bene chiusi in casa,
devi esserne persuasa
fai la pizza, la ceretta,
con i ferri la calzetta.
E se sei stufa di mangiare,
non ti stare a preoccupare:
Stranger Things e Breaking Bad
puoi guardare sull’iPad.
Salta e balla con Jane Fonda,
poi dipingi la Gioconda,
leggi tutto Guerra e Pace
metti in ordine il garage.

Quant’è bella quarantena
basta stare in allegria,
se non fuggi stai serena
e non finisci in terapia.
Quant’è bella quarantena
io ti credo amica mia,
ma se hai figli, dico: frena!
Cambia tutto, cara mia…

Qui la sveglia suona presto
quando è ancora buio pesto.
Ché se devi lavorare,
non conviene rimandare.
Quando i figli sono attivi,
puoi far solo tentativi:
il computer con un occhio
con quell’altro il tuo marmocchio.
Se sei in videoconferenza
in casa scatta la violenza:
“Mio fratello mi ha picchiato!”
“Ma sei tu che hai cominciato!”.

Quant’è bella quarantena
basta stare in allegria,
se non fuggi stai serena
e non finisci in terapia.
Quant’è bella quarantena
io ti credo amica mia,
ma se hai figli, dico: frena!
Cambia tutto, cara mia…

Pranzo, cena e colazione
di chef Cracco sono un clone
ma se continuo col Barolo
sembrerò Cannavacciuolo.
Sogno Netflix, plaid e letto
ma mi tocca il lavoretto.
Se tu puoi mandarla in vacca
qui è tutto un “mamma, cacca!”.
Tu ti godi il tuo divano,
il mio è invaso dai Meccano.
E poi i compiti per casa,
manco fossimo alla NASA.

Quant’è bella quarantena
basta stare in allegria,
se non fuggi stai serena
e non finisci in terapia.
Quant’è bella quarantena,
hai ragione cara amica.
Con lo Spritz io me la godo
nonostante la fatica!

20 Maggio 2020 0 Commenti
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life

8 cose che spero spariscano assieme al Covid

by Silvana Santo - Una mamma green 19 Maggio 2020

Siamo ancora in piena fase 2, incerti di quello che sarà il nostro quotidiano nei prossimi mesi. Di certo, quando sarà definitivamente scomparso dalle nostre vite, il Covid-19 non mancherà a nessuno di noi, ma, personalmente, ci sono altre cose che spero spariscano presto assieme a lui!

1. Il “bacetto” obbligatorio

Quale bambino, al cospetto di parenti più o meno anziani, vicini di casa un po’ invadenti e conoscenti sudaticci, non ha mai dovuto acconsentire, con riluttanza, alla richiesta “Vieni qua, dammi un bacio!”? Ho sempre trovato discutibile la prassi di pretendere un bacio dai bambini, non solo e non tanto per questioni igieniche, ma in primis perché trovo che nessuno, tantomeno un bambino piccolo, dovrebbe sentirsi obbligato a fare un uso che non vuole del proprio corpo. Anche se questo significa, semplicemente, dare un bacetto alla prozia.

2. La selva di ombrelloni

Se c’è una cosa che vorrei davvero che sparisse assieme al Coronavirus è l’idea di spiaggia come di una giungla di ombrelloni, chiassosa e caotica. La musica a palla, l’animazione chiassosa, i playground che a mezzogiorno diventano incandescenti. Spero anzi che riusciremo a sfruttare questa tragica occasione per rendere più sostenibile e tranquilla la fruizione della spiaggia, magari arrivando finalmente a un definitivo superamento del calendario rigido e immutabile che impone a tutti di andare in ferie nello stesso periodo.

3. La coda selvaggia

Grazie (si fa per dire) al virus abbiamo finalmente imparato come si fa la coda: in ordine (!), ben distanziati, senza protestare. Ci porteremo dietro questa eredità anche dopo la fine della pandemia, oppure torneremo presto al modo “fantasioso” di fare la fila?

4. Le ricette dal medico

Mi sono chiesta per anni come mai fosse ancora necessario, per ottenere un farmaco, farsi stampare una ricetta (magari dopo aver fatto una coda) e portarla fisicamente in farmacia. Mi auguro che l’innovazione tecnologica introdotta forzatamente dall’epidemia di Coronavirus persista nel tempo e che diventerà un fatto scontato, in futuro, fare a meno delle ricette cartacee.

5. La necessità dei contanti

Non conto (concedetemi il gioco di parole) le volte in cui mi sono trovata alla cassa di un negozio qualsiasi senza un soldo in tasca. Odio pagare in contanti, e non solo perché le banconote, in effetti, sono luride. Mi auguro quindi che sarà sempre più facile, anche dopo la pandemia, pagare con carta di credito o, meglio ancora, con sistemi contactless.

6. I bagni (e non solo) zozzi

Dite che l’attenzione all’igiene, soprattutto in determinati luoghi pubblici, tornerà a essere a tratti approssimativa e sommaria? Io voglio illudermi che, anche a pandemia finalmente superata, resterà per tutti noi l’abitudine oramai acquisita a bagni e ambienti puliti e sanificati e che potremo contare su un ulteriore salto di qualità per quanto riguarda l’igiene e la vivibilità di ristoranti, cinema, bar, piscine e altri luoghi pubblici.

7. L’antivaccinismo

Ora che abbiamo sotto gli occhi le drammatiche conseguenze della nostra impotenza di fronte a una malattia sconosciuta (e neanche tanto letale, da un certo punto di vista), spero che sia definitivamente chiaro per tutti quanto siano preziosi e irrinunciabili le vaccinazioni (e la scienza in senso lato).

8. Le fake news

Le bufale sono state, assieme purtroppo ai terrificanti bollettini di morte, le grandi protagoniste di questa emergenza sanitaria. E io vorrei tanto (ma non mi illudo che possa essere così) che scomparissero definitivamente quando l’emergenza sarà conclusa. Vorrei che le persone imparassero finalmente a non condividere le notizie prive di fonte, o provenienti da fonti ambigue, non autorevoli, vaghe o addirittura inesistenti. E che, prima di cedere alla tentazione del complottismo, perdessero qualche minuto a verificare l’attendibilità dell’informazione (o presunta tale) che hanno sotto gli occhi. Dite che c’è qualche speranza?

E voi? Cosa vorreste togliervi di torno per sempre, assieme al piccolo guastafeste che in pochi mesi ci ha sconvolto l’esistenza?

19 Maggio 2020 4 Commenti
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mamma green

Esiliati da Madre Natura

by Silvana Santo - Una mamma green 14 Maggio 2020

Questa mattina, per la prima volta da quando è cominciata l’emergenza Coronavirus, sono stata con Flavia e Davide in uno dei parchi pubblici della nostra città. È il “nostro” parco, quello più vicino a casa, dove nei pomeriggi di primavera (le primavere normali, s’intende) ci diamo appuntamento con gli amici dopo la scuola. Dove, proprio accanto a una delle entrate, c’è la nostra libreria preferita e dove, quando era più piccola, ho spinto Flavia sull’altalena per ore e ore.

Ero consapevole che oggi avrei trovato i prati incolti, il laghetto asfittico e l’area giochi interdetta, transennata con dei nastri di plastica in stile scena del crimine. Ma è stato comunque un po’ triste ritrovarmi a girovagare in quella che, inaspettatamente, mi è parsa una landa squallida e grigia (complice forse una cappa d’afa inattesa e un cielo ingrigito dalla sabbia e dalla polvere arrivate con lo scirocco).

Mi è sempre piaciuto, tutto sommato, il nostro parco cittadino. È stato una valvola di sfogo importante nei primi anni della mia vita da madre, quando l’unico modo per tenere tranquillo Davide era passeggiare per ore tenendolo nel marsupio o quando, trovatami improvvisamente senza lavoro e con pochi amici dopo la seconda maternità, affogavo l’ansia e la solitudine camminando con Flavia in fascia per intere mattinate.

Sono intimamente grata a quel parco. E ho sempre pensato che, rispetto a tanti comuni del circondario, noi fossimo davvero dei privilegiati a poter godere di un’area verde così estesa.
Non a caso, l’ultima uscita prima del lockdown l’avevo fatta assieme ai miei figli proprio nel “nostro” parco pubblico.

Ma questa mattina, per la prima volta da che ne ho memoria, quello spazio urbano ampio e un po’ trascurato mi è apparso per quello che realmente è: un pallido surrogato della “natura” di cui avremmo tutti bisogno per stare bene, per stare bene davvero. Una soluzione di ripiego che può bastare quando, appena se ne trova il tempo e la possibilità, si è avvezzi a partire alla scoperta della natura “vera”, che sia per un viaggio dall’altra parte del mondo o per una gita fuori porta.

Adesso che, però, l’emergenza sanitaria ha limitato drasticamente la nostra libertà, adesso che ci è preclusa la possibilità di fuggire dalla città in cerca di spazi naturali, il compromesso si fa davvero duro da accettare. E quella che mi è sempre parsa una bella opportunità, e che ora, dopo mesi di reclusione, dovrebbe forse apparirmi come una realtà idilliaca, mi sembra tutto a un tratto un palliativo inaccettabile. Un surrogato squallido, appunto.

Forse è perché sono stata aggredita da due enormi oche incattivite, che ho scacciato usando un libro di Rodari come scudo e difendendo i miei figli col mio stesso corpo. Forse è perché da giorni, legittimamente e comprensibilmente, amici che vivono in luoghi più ameni di me non fanno che condividere le testimonianze colorate e gioiose della loro recuperata libertà: campagne invase da fiori selvatici, spiagge deserte, boschi nel pieno del rigoglio primaverile, prati arrossati dai papaveri e mossi dal vento. Fatto sta che questa “fase 2” mi ha rivelato con una chiarezza inedita che le nostre città sono posti tecnicamente inabitabili. Lontani dalla natura e complessivamente insostenibili. E lo dice una che è sempre stata, e probabilmente resterà, un animale convintamente urbano, intimamente incapace di fare a meno del fermento cittadino, delle opportunità (fosse anche solo teoriche), dei servizi e delle occasioni di incontro della città. Ma che oggi, privata della possibilità di evadere temporaneamente dall’asfalto e dall’aridità metropolitana, si sente all’improvviso in prigione assieme ai suoi figli. Non so se avremo occasione di ripensarle, queste nostre isole di asfalto ingrigite e aride. E non so se, personalmente, troverò finalmente il coraggio per mettere in discussione le mie scelte di vita e inseguire una dimensione esistenziale più naturale e più appagante.

Ma so che non esiste libertà, nemmeno se autorizzata per decreto, per chi vive lontano dalla natura.

La nostra “fase 2” è solo una proroga dell’esilio. Del nostro esilio da Madre Natura.

14 Maggio 2020 0 Commenti
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giochi da giardino in legno
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La “fase 2”dei bambini: giochi da giardino e altri acquisti utili

by Silvana Santo - Una mamma green 12 Maggio 2020

I giochi da giardino per la fase 2 dei bambini basteranno a renderli sereni come al solito?

La primavera che ci apprestiamo a vivere (o meglio la parte che ne rimane) e l’estate che verrà dopo di lei non saranno come quelle a cui siamo abituati. La necessità di convivere con il Coronavirus imporrà un cambiamento più o meno radicale delle nostre abitudini quotidiane, limitando ancora a lungo la nostra libertà di movimento e quella dei nostri figli. Non sappiamo ancora se i bambini potranno frequentare centri estivi, piscine pubbliche e altre realtà di aggregazione e, soprattutto per chi – come la mia famiglia – vive in zone urbane, senza boschi, spiagge e aree naturali a disposizione, la situazione potrebbe presentare alcune difficoltà. Come fare, allora, per affrontare i mesi di “semi-libertà” che ci aspettano, e rendere comunque piacevole questa insolita bella stagione? Ecco qualche idea per affrontare al meglio la “fase 2” della pandemia insieme ai nostri figli.

giochi da giardino per bambini in legno

1. Giochi da giardino per la fase 2 dei bambini

Partiamo dalle basi: i giochi da giardino sono un must per bambini di tutte le età, e in questo periodo in cui le aree attrezzate pubbliche sono chiuse (o comunque accessibili con tutta una serie di restrizioni) sono la soluzione ideale per divertirsi all’aperto. Ci vuole, evidentemente, il privilegio di uno spazio a disposizione, ma è vero anche che non servono ettari di parco per poter installare una altalena o un altro tipo di gioco da esterni. Il mio consiglio è di cercare di sfruttare non solo giardini e terrazzi, ma anche zone che normalmente si tende a non utilizzare in quest’ottica, come balconi, cortili asfaltati o anche aree condominiali (potreste valutare di condividere l’acquisto con i vicini di casa e, in questo periodo di incertezza legato alla pandemia utilizzare i giochi da giardino per la fase 2 dei bambini a turno, disinfettandoli prima e dopo l’uso). Date un’occhiata, per esempio, ai giochi da giardino in legno di Wickey e Fatmoose, che oltre a essere di qualità e bellissimi, sono super versatili. Le postazioni da gioco Wickey, per esempio, possono essere installate in autonomia e offrono una gamma di temi molto varia, dai cavalieri ai pirati, dagli esploratori al mondo fatato degli unicorni. Fatmoose, invece, offre giochi da esterni in legno massiccio, personalizzabili, espandibili e modulabili secondo le proprie esigenze.

giochi da giardino in legno wickey

2. Sabbiera

Siamo sempre nel campo dei giochi da giardino per la fase 2 dei bambini, ma con meno esigenze di budget e di spazio. Per chi ha poco spazio, soprattutto se i bambini sono piccoli, mi sento di consigliare un piccolo investimento per acquistare una sabbiera. Sul mercato se ne trovano di ogni tipo, con materiali, dimensioni e caratteristiche diverse (e adatte più o meno a tutte le tasche). Quando Davide e Flavia erano più piccoli, hanno passato lunghi pomeriggi a fare travasi e giocare con secchiello e paletta, immaginando di trovarsi beatamente in spiaggia. Se potete, preferite una sabbiera con coperchio, e procuratevi della sabbia specifica (io usavo della sabbia di fiume acquistata nei negozi di bricolage, ma non era l’ideale).

3. Cassa bluetooth

La tecnologia ha rivelato tutto il suo immenso potenziale proprio in questi interminabili mesi di reclusione. Basta davvero un minimo investimento per acquistare una cassa bluetooth che vi garantirà lunghe ore di divertimento (o relax) assieme ai bambini. Noi ne abbiamo due, le utilizziamo tutti i giorni e non potremmo più farne a meno. Ne abbiamo una in casa, che sfruttiamo per ascoltare la musica nei momenti più disparati: mentre facciamo le pulizie, mentre mettiamo in ordine la cameretta (sigh!), mentre prepariamo la cena o ci concediamo un aperitivo. Durante il lockdown, la musica ci ha spesso accompagnato anche nelle infinite partite a Monopoli, Uno e tanti altri giochi di società. L’altra cassa bluetooth la utilizziamo in giardino, in auto e finanche in vacanza (quando era possibile andarci, ri-sigh), quindi si tratta senza dubbio di un acquisto che si rivelerà utile anche quando saremo finalmente usciti dall’emergenza Coronavirus. Valutate davvero di acquistarne una, per regalarvi infinite sessioni di ballo e karaoke e affrontare al meglio la famigerata “fase 2”, magari mentre i bambini si divertono coi giochi da giardino e l’altalena.

4. Kit per allevare bruchi e farfalle

Se non avete proprio la possibilità di installare dei giochi da giardino per la fase 2 dei bambini, questa mi pare un’idea davvero geniale per avvicinare i bambini alla natura, educarli alla pazienza, alla cura e al rispetto delle creature e dare anche un piccolo contributo all’ecosistema urbano. Mi sembra anche un’esperienza perfetta per questo strano tempo di “attesa” e lentezza che stiamo vivendo. Per allevare dei bruchi non occorre avere a disposizione un giardino, perché l’intero processo deve avvenire in un ambiente fresco e riparato dalla luce solare (ovviamente andranno poi liberate le farfalle!). Io sto valutando da qualche settimana l’acquisto di un kit, vi aggiornerò naturalmente sulla mia decisione. Vi sconsiglio invece di acquistare in modo impulsivo animali domestici come cani, gatti, roditori o rettili. Mi rendo conto che possano rappresentare un grande stimolo per i bambini in questo periodo così difficile, ma la scelta di adottare un animale dovrebbe essere sempre ponderata al meglio, e a mio parere sarebbe meglio non farla sull’onda si situazioni o stati d’animo particolari.

farfalle da allevare con bambini

5. Kit per coltivare funghi

Se non ve la sentite di tentare con i bruchi, potete cominciare con un kit per la coltivazione di funghi, più semplice e meno impegnativa anche dal punto di vista dell’investimento emotivo. In commercio esistono diverse alternative, tutte abbastanza low cost, che permettono di avviare la coltivazione con facilità nella propria cucina. Noi ne abbiamo ricevuto uno in regalo, qualche tempo fa, ed è stato molto semplice e divertente, per Davide e Flavia, “accudire” i funghi (che poi abbiamo usato con soddisfazione per preparare un risotto!).

6. Piscina o vaschetta

L’acqua rappresenta l’elemento originario per ognuno di noi ed è perfetta, per la mia esperienza, per riportare i bambini a contatto con la natura e dar loro la possibilità di spendere in modo costruttivo energie fisiche e nervose. Anche in questo caso, ovviamente, non tutti abbiamo a disposizione lo stesso spazio e le stesse possibilità, ma vi assicuro che anche una semplice vasca da bagno o una piccola vaschetta pieghevole appoggiata nel box doccia possono regalare un po’ di libertà e divertimento ai bambini piccoli (e offrire ai genitori un diversivo semplice ed efficace). Se disponete di uno spazio all’aperto e riuscite a procurarvi una piccola piscina gonfiabile o pieghevole e una sabbiera, sarete in grado di allestire una piccola spiaggia domestica, in attesa di tornare a divertirci su quelle vere! E se siete ancora più fortunati da poter associare alla piscina uno scivolo o altri giochi da giardino, direi che mi prenoto per passare l’estate a casa vostra!

giochi da fare in giardino con i bambini

7. Walkie-Talkie

Per chi non ha spazio, o ha un budget piccolo piccolo da investire, un suggerimento semplice ma efficace può essere quello dei walkie-talkie, che sono perfetti per simulare “l’avventura” anche in un cortile di città o in un appartamento.

8. Semi e bulbi

Un altro grande classico, perfetto per “surrogare” al meglio il contatto con gli elementi naturali. Bastano, ovviamente, qualche bustina di semi, dei bulbi e alcuni vasetti, ma potete anche optare per kit di giardinaggio e orticoltura specifici per bambini. Potete sbizzarrirvi nella creazione di un orto verticale, oppure riciclare pallet o cassette di frutta per realizzare il vostro piccolo orto. Se non disponete neanche di un balcone, potete allestire una piccola serra domestica per piante aromatiche, partendo da un kit completo oppure mettendo assieme i vari componenti.

seminare l'orto con i bambini

Come vi state attrezzando per questa insolita bella stagione? Avete altri suggerimenti per rendere la “fase 2” della pandemia da Coronavirus più divertente per i bambini? Scriveteli nei commenti o sulla mia pagina Facebook!

 

Post realizzato con l’assistenza di Wickey e Fatmoose

giochi da esterni in legno

 

12 Maggio 2020 6 Commenti
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life

Filastrocca della didattica a distanza

by Silvana Santo - Una mamma green 8 Maggio 2020

Dai che inizia la lezione,
metti via la colazione.
Devi toglierti il pigiama
o la maestra ti richiama!

Qui il computer non ci sta,
ed in sala c’è papà.
Ecco un banco sulla credenza
via alla videoconferenza!

Metti il codice di accesso,
non funziona: che è successo?
Ah, la password è cambiata,
ecco, questa è aggiornata!

Dentro l’aula virtuale,
che casino micidiale…
Chi fa l’eco, chi fraintende
chi il microfono riaccende.

“Corri, mamma, non si sente!
La maestra è intermittente,
la sua faccia non si vede,
non si leggono le schede.

E poi qui come si stacca?
Mi sa che devo far la cacca!”
Attacca il video, spegni l’audio.
L’app è in tilt, che sommo gaudio!

Ora i compiti per casa
di consegne sono invasa.
Google Classroom, poi il registro
e anche il gruppo, che sinistro!

“Non capisco, sono stanco,
ho perso il mio pastello bianco!”
Conti, verbi e tabelline
quasi fuggo oltre confine…

La stampante si è inceppata
ecco la scheda miniata.
Fai la foto, allega tutto
ce l’hai fatta, dopotutto.

La didattica a distanza
non ci tolga la speranza.
E se proseguisse a oltranza?
Resta sempre la latitanza!

8 Maggio 2020 2 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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