La notte, nei reparti maternità

by Silvana Santo - Una mamma green

Durante la notte, i reparti maternità diventano campi di battaglia per sole donne. Guerriere che non si conoscono, ma che hanno condiviso lo stesso combattimento, con i corpi lacerati, gonfi, sanguinanti. Eppure trionfanti e gloriosi.

Sono isole interdette ai maschi, ad eccezione di qualche medico assonnato e degli ignari neonati, in cui le puerpere e le donne che le assistono rivivono gli stessi riti da millenni. Una liturgia, sussurrata a mezza voce, fatta di latte e di sudore, di sangue che si mischia e si confonde, di disinfettante e di vagiti improvvisi.

Ognuna con la sua storia, le reduci del reparto maternità sentono istintivamente di avere qualcosa che le accomuna e allo stesso tempo le distingue. Tutte madri nello stesso identico modo, diventate tali in un corpo a corpo con se stesse, attraversando un dolore che i maschi non conoscono e non capiranno mai. Un dolore spietato e necessario. Eppure tutte irrimediabilmente diverse, come i loro preziosissimi figli, costati lacrime e fatica, che ora giacciono addormentati nell’attesa di conoscere il mondo che li ha attesi paziente per nove mesi.

La sofferenza fisica, la stanchezza, la paura, nei reparti maternità si mischiano all’esaltazione e all’amore, in un’alchimia agrodolce che forse non si respira in nessun altro luogo al mondo.

reparti maternitàSi percepisce, la notte nei reparti maternità, una specie di sacralità del dolore, accettato come conseguenza inevitabile dell’esperienza più simile alla creazione che un essere umano possa vivere. Un dolore che serve a qualcosa, che quando finalmente finisce lascia dietro di sé la vita e il futuro.

La penombra notturna spezzata da un pianto improvviso. Il silenzio ovattato interrotto dal gemito di una partoriente. I singhiozzi sommessi di una giovane mamma spaventata. Madri e sorelle e cugine che assistono, consolano, sorvegliano, accarezzano.

Donne che hanno combattuto e che hanno sofferto. Le cui ferite guariranno presto, ma resteranno imperiture a distillare sangue e amore. Passione e vita.

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53 Commenti

seavessi 17 Novembre 2014 - 11:15

Io purtroppo ricordo come un incubo le notti in ospedale, soprattutto quando è nata la mia prima. Mi sentivo incapace e abbandonata.
Letto in questa chiave però ha un senso, una sua bellezza.

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Silvana - Una mamma green 17 Novembre 2014 - 11:31

Sì, diciamo che per esorcizzare il ricovero ho fatto queste riflessioni…

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Sara 17 Novembre 2014 - 11:19

non so se siano gli ormoni della gravidanza/maternità :-)), ma ultimamente stai scrivendo cose talmente belle che non riescono nemmeno ad essere commentate.. io ricordo molto bene quei giorni in ospedale e, nonsotante la fatica e il dolore, sono momenti che vorrei rivivereperchè hanno segnato l’inizio di una nuova vita, oltre che quella di mia figlia, anche mia… una vita da mamma.. e che vita ragazzi!!!!!

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Silvana - Una mamma green 17 Novembre 2014 - 11:32

Ma grazie! Per me è stata dura entrambe le volte, ma ho cercato di trovarci del bello comunque…

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tsukina83 17 Novembre 2014 - 13:59

Che meraviglia.punto.

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Silvana - Una mamma green 17 Novembre 2014 - 17:36

:* :* :*

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Francesca 17 Novembre 2014 - 22:59

Ciao Silvana, questo pezzo mi è piaciuto tantissimo. Complimenti. E tanti auguri per la tua bambina!

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Silvana - Una mamma green 18 Novembre 2014 - 10:00

Grazie mille, anche da parte di Flavia 😉

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Iogenitore.it 18 Novembre 2014 - 08:35

Io mi ricordo perfettamente un’incredibile sensazione di Potenza che mi faceva schizzare adrenalina e felicità fino alle stelle.
E tu sei una scrittrice meravigliosa. Grazie.

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Silvana - Una mamma green 18 Novembre 2014 - 10:01

Grazie a te! 🙂

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Stefania 18 Novembre 2014 - 08:40

Delle mie notti in ospedale ricordo solo le troppe lacrime versate, i mille perché di cui non ho avuto ancora risposta…i pianti dei bambini nelle camere vicine e la solitudine nella mia…

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Silvana - Una mamma green 18 Novembre 2014 - 10:00

Mi dispiace da morire… Spesso le strutture ospedaliere ignorano, o calpestano, addirittura, i sentimenti delle persone che invece dovrebbero assistere, minimizzano i loro lutti, trascurano le loro storie uniche e spesso dolorose. Una donna – una madre – che affronta il suo personale calvario dovrebbe quanto meno essere salvaguardata dallo spettacolo straziante della felicità altrui, avrebbe diritto a uno spazio esclusivo, di rispetto e di silenzio. Ma difficilmente questo accade. Io non posso che abbracciarti con tutta la forza che ho, e augurarti una felicità immensa nel tuo futuro.

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MammaPiky 19 Novembre 2014 - 07:39

L’hai descritta così bene che mi pare di riviverla. L’ospedale in quei giorni e’una sorta di guscio, io mi sentivo protetta, al sicuro ed in bilico tra la voglia di provare a vivere fuori e la tranquillità che stare lumi dava. Sarà che la prima volta la mia degenza e’durata un pochino più del normale!

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Silvana - Una mamma green 19 Novembre 2014 - 14:34

Io invece non vedevo l’ora di tornare a casa (specie stavolta, con Davide ad aspettarmi), ma questo non mi ha impedito di percepire l’intensità di quella esperienza. Mi chiedo soprattutto che vita avranno i bimbi che hanno condiviso l’inizio della vita con i miei figli…

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Porzia Gianna 19 Novembre 2014 - 07:57

Mentre leggo queste righe, un’altra prende la via sul mio viso ,con lo scorrere di una sola lacrima chiamata dal ricordo grazie Signore per il dono della maternità

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sandra 19 Novembre 2014 - 09:39

Ne ho passate tante di notti in quel reparto…….circa 60………..perchè la mia bimba aveva fretta di nascere………..tanti volti…ma soprattutto tante voci, pianti, rumori…….notti a volte molto lunghe……tanti mi hanno tenuto compagnia, mi hanno aiutato……soprattutto Roberta la mia compagna di stanza.. e la ginecologa ………..
mi hanno fatto diventare più forte…….GRAZIE……….è un’esperienza che ha lasciato il segno………

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Silvana - Una mamma green 19 Novembre 2014 - 14:32

Comunque vadano, sono giorni (e notti) di una intensità indicibile. Impossibile dimenticarli!

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Bart 19 Novembre 2014 - 11:47

Io invece sono una voce fuori dal coro!
Essendo io e il mio bambino in perfetta salute e dunque rientrando nei requisiti della legge sul parto domiciliare della mia regione, ho partorito in casa coccolata dalle due ostetriche e tra le amorevoli cure di mio marito… che non sarà stato in grado di comprendere il mio dolore fisico, ma sicuramente è in grado di capirmi e prendersi cura di me più di quanto possa farlo qualunque altra donna o uomo, medico e non. Certo, le atroci sofferenze del travaglio sono state le medesime di quelle delle altre partorienti in ospedale. Ma io e il mio bimbo eravamo nel nostro nido ed eravamo noi a dettare tempi, ritmi e modalità… insomma, tutto ruotava intorno a noi.
Questo solo per dire che, se la propria gravidanza procede senza problemi, per chi preferisce evitare l’ospedale (lasciando posti letto alle donne che non ne possono fare a meno, fisicamente o psicologicamente) un’alternativa c’è.

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Silvana - Una mamma green 19 Novembre 2014 - 14:39

Che bello! Per me l’esperienza collettiva, la condivisione tra madri è tutto quello che si salva dell’ospedale, per tutto il resto ti invidio (io ero cesarizzata, non avrei comunque potuto partorire a casa, credo). Nei prossimi giorni pubblicherò una lunga intervista a una mamma che ha vissuto la tua stessa esperienza, leggila se ti va! 🙂

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Bart 19 Novembre 2014 - 18:16

Grazie, leggerò con interesse e curiosità la tua intervista! Tanto più perché, essendo mosche bianche, non ho mai incontrato un’altra mamma (a parte la mia!) che abbia partorito in casa e con la quale mi sia potuta confrontare… 🙂
Per questo credo sia importante far sapere che esiste un’alternativa. Perché ogni donna è un mondo a sé: mentre alcune, pur essendo in piena salute, si sentono psicologicamente più a proprio agio e protette in un ospedale, altre potrebbero legittimamente preferire beneficiare di un’esperienza altrettanto sicura ma rispettosa della propria intimità ed esigenze.
E poi, naturalmente, ci sono anche le donne che, come te, purtroppo non possono scegliere… Ma è proprio in questi casi che l’ospedale trova la sua massima ragione d’essere, e proprio per questo mi sembra giusto lasciare che il lavoro e l’impegno di medici e ostetriche possa concentrarsi su chi ne ha effettivamente bisogno. Magari, con meno affollamento, potrebbero sforzarsi di “umanizzare” l’atteggiamento che hanno nei confronti delle partorienti e ricordarsi che, al centro di una nascita, ci sono solo ed esclusivamente la mamma e il suo bambino!

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elisa 19 Novembre 2014 - 22:27

ognuno fa quel che crede ma mi domando: e se nel parto in casa ci sn delle complicazioni durante o post parto x la mamma o x il bebè?che si fa?? e se queste complicazioni lasciano un segno per sempre (una qualsiasi forma di disabilità), poi come ci si sente coi sensi di colpa? le ns nonne non avevano scelta…noi si! abbiamo gli ospedali con il reparto ginecologia x la mamma e la neonatologia x il bebè!
(ps: io avuto emorragia post parto, 3 sacche di sangue di trasfusione…dubito che me la sarei cavata bene a casa!)

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Silvana - Una mamma green 20 Novembre 2014 - 10:13

Se ti interessa l’argomento, ti invito a tornare sul blog lunedì. Pubblicherò una lunga intervista sul parto in casa che affronta anche questo aspetto. Grazie! 🙂

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Bart 20 Novembre 2014 - 11:34

Elisa, la donna che partorisce sul tavolo da cucina con uno strofinaccio stretto tra i denti, situazione che tanti tuttora immaginano come tipica di un parto in casa, è uno stereotipo di inizi ‘900! 🙂
Ai nostri giorni, il parto domiciliare è possibile solo se si è in perfetta salute e i criteri di inclusione vengono stabiliti con rigore da ogni Regione. Nella mia, erano:
– età gestazionale compresa fra le 37+0 – 41+6 settimane;
– feto singolo in presentazione cefalica e con battito cardiaco regolare;
– peso fetale presunto compreso fra il 10° e 90° percentile;
– assenza di patologia fetale nota e di rischi neonatali prevedibili;
– placenta normalmente inserta;
– assenza di patologia materna e/o di anamnesi ostetrica che rappresenti una controindicazione al travaglio di parto e che richieda una sorveglianza intensiva;
– insorgenza spontanea del travaglio;
– liquido amniotico limpido, se vi è rottura di membrane;
– rottura prematura delle membrane da meno di 24 ore;
– batteriologico vaginale negativo per infezione da Streptococco1.
Inoltre, l’ostetrica deve rispettare i seguenti requisiti:
– aver assistito negli ultimi 5 anni almeno 20 parti a domicilio o in Casa di Maternità o aver acquisito una documentata esperienza in una Sala Parto ospedaliera (almeno 5 anni, con assistenza di parto in autonomia) e nel reparto di Neonatologia;
– essere accompagnata da un altro operatore sanitario ad ogni parto;
– essere dotata di un equipaggiamento come da Allegato 1;
– seguire le linee guida della Società Italiana di Neonatologia per la rianimazione neonatale e il BLS per la rianimazione dell’adulto;
– aggiornare periodicamente il training formativo sulla rianimazione;
– mantenere l’aggiornamento specifico attraverso la frequenza a percorsi formativi, sulla base dei criteri stabiliti dalla competente commissione ECM, nell’ambito degli obiettivi nazionali e regionali specifici.
La gestante viene visitata regolarmente dalle ostetriche sin dalla 32esima settimana, e deve inderogabilmente avere un ospedale a non più di 20/30 minuti si distanza. Il mio (con centro neonatale di terzo livello) era a 5 minuti di distanza, e ti assicuro che in caso di necessità avrei fatto prima io da casa mia che altre partorienti in arrivo con ambulanza dalla provincia stessa o province limitrofe!
Io ho partorito in 5 ore assistita dalle mie due ostetriche, che controllavano costantemente i battiti del bambino con l’attrezzatura necessaria. Probabilmente avrei partorito in circa 3 ore, ma a causa del dolore lancinante (dilatazione di 8 cm in poco più di un paio d’ore!) ho avuto la malaugurata idea di rilassarmi nella vasca da bagno, il che ha ritardato un po’ la fase espulsiva. Ho avuto un solo punto di sutura, cucito abilmente dall’osterica. Sempre per legge, il giorno del parto è venuta una neonatologa dall’ospedale a visitare il mio bambino (sanissimo), che ha riscontrato solo un po’ di ittero neonatale. E’ poi tornata il terzo giorno per controllare l’ittero, e ci ha detto di andare in ospedale per sottoporlo per circa 24 ore alla luce dell’apposita lampada. Per poter allattare il mio bimbo in quel lasso di tempo, che tra l’altro poppava come un’idrovora, mi sono fatta “ricoverare” per una notte nel reparto maternità… e, dopo aver visto con i miei occhi l’ambiente in cui altre mamme partorivano, ho ringraziato Dio e tutti i santi per aver avuto l’immensa fortuna e privilegio di aver partorito in casa!
Detto questo, sappi che in Olanda partorire in casa è la prassi per le donne sane e le statistiche riguardanti problemi post-parto per puerpere e neonati sono perfettamente in linea con gli altri stati europei. Anzi, da statistiche del 1984 risulta che l’Italia (con il 100% di parti in ospedale) avesse una mortalità perinatale-neonatale del 14,4%, mentre quella dell’Olanda (all’epoca con il 35,5% di parti in casa) era del 9,7%. Nel 2013, è stato pubblicato uno studio olandese sul British Medical Journal in cui si dimostrava che il parto in casa conferisce un rischio più basso sia per le donne al primo parto che, soprattutto, per quelle al secondo e terzo figlio rispetto a complicanze quali eclampsia, grave emorragia post-parto e necessità di rimozione manuale della placenta.

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elisa 20 Novembre 2014 - 12:13

Grazie Bart delle info dettagliate e suffragate da numeri e statistiche!
preciso solo che nn ho nessuna idea della donna che partorisce sul tavolo della cucina con lo strofinaccio in bocca!ho letto molte esperienze di donne che hanno partorito in casa, mi sn documentata su come funziona (qui a bologna Casa Maternita’ x es) ma la questione,per lo meno per me, è che quando pensavo all’atto di mettere al mondo mia figlia nn potevo far conto sulle statistiche (che in quanto tali non sono predittive del singolo caso – cioè a me nn interessava sapere che il tasso di problemi post parto è lo stesso a casa o in ospedale) mi interessava piuttosto essere certa che in caso di problemi io e la mia pupa avremmo avuto aiuto subito, in 3 secondi (e non in 5 min che perdonami ma mentre sei in travaglio,magari con le acque rotte etc diventano anche di più x uscire di casa e raggiungere l’ospedale, cioè i 5 min sn il tempo x percorrere la strada in macchina e nn il tempo effettivo entro il quale tu o il bimbo ricevete delle cure adeguate).
Cioè le statistiche nn sono predittive rispetto al singolo caso quindi nn me la sono sentita di mettere me e lei a rischio.
Io ho avuto emorragia ed avevo bisogno di aiuto ospedaliero SUBITO, nn sarei stata in grado di aspettare ambulanza o peggio andare in auto in ospedale.
Una mia cara amica ha avuto problemi in fase espulsiva ed il bimbo tramite tunnel sotterraneo che al Santorsola collega la ginecologia al Gozzadini (ospedale pediatrico) è stato portato in meno di 3 min! capisci che in termini di tempestività di intervento nn può esserci paragone,per forza di cose! se nn sei in ospedale non puoi avere le cure che ti servono con la stessa velocità! è una questione lapalissiana!
sono felice che ci sia un protocollo così dettagliato per il parto in casa, ma di nuovo questo nn può metterti al riparo dall’imponderabile, tipo cordone intorno al collo x es. Intanto che ti accorgi che il bimbo perde battiti xke è intorcinato e vai in ospedale trascorrono minuti preziosi, minuti di attesa che avresti potuto risparmiare al tuo bimbo ed a te.
E poi le statistiche sulla mortalità non esauriscono la questione: e se restano danni permanenti (tipo delle disabilità) che potevano essere evitate (o almeno ci si poteva provare essendo più tempestivi)??
io non vorrei mai vivere con questo senso di colpa, questo è il semplice ragionamento che ho fatto!
io volevo solo che la mia bimba nascesse in un luogo in cui se avesse avuto bisogno avrebbero potuto fare il massimo possibile per lei (che nn significa che i problemi nn ci siano ma almeno metterla nelle condizioni migliori possibili x ricevere assistenza).
Io ho partorito in ospedale, ho fatto metà travaglio a casa,serena sul mio divano, sono andata in ospedale quando me la sn sentita, alle 3 di notte e Greta è nata con parto naturale 5 ore dopo!
ero nella sala travaglio e parto, in cui c’era letto, poltrona x mio marito che è stato sempre con me, bagno privato e tutto il necessaire x accogliere greta! ho fatto il travaglio ascoltando la mostra musica, nelle posizioni che volevo e che mi facevano sentire più a mio agio, guidata da un’ ostetrica bravissima, la fase espulsiva poi sul banchetto (come avevo chiesto io) accovacciata e sotto i cuscini ed i teli x Greta che è sguillata fuori insieme alle acque che nn mi si erano rotte ed alla sua “camicia”!(membrane).
Nessuno l’ ha toccata x farla uscire, abbiamo fatto tutto io e lei in totale sintonia ed intimità!
lei stava benissimo, io subito dopo no purtroppo, avevo perso troppo sangue e stavo x collassare! tutto questo x dire che pur non essendo a casa noi abbiamo vissuto il parto in modo molto intimo e stupendo e greta è nata (pur essendo l’ospedale civile di bologna) in modo assolutamente naturale e per niente medicalizzato. (prospettiva che io volevo proprio evitare!)
sn certa che a casa sia un’esperienza meravigliosa ma io nn me la sn sentita di “rischiare” (ho un fratello disabile e so cosa significa la vita in quel modo!).
detto questo ciascuno sceglie secondo coscienza!

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Silvana - Una mamma green 20 Novembre 2014 - 14:39

Infatti la cosa fondamentale sarebbe che ogni mamma avesse la possibilità di scegliere. In coscienza e con tutte le informazioni del caso. Ps. Bello questo scambio di opinioni e dati, grazie mille!

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Sara 11 Ottobre 2016 - 01:12

Ciao sono una mamma che ha provato l’esperienza della casa maternità a Bologna e ne sono entusiasta. Ho letto questo articolo prorpio perché ero curiosa di capire come fosse l’esperienza se vissuta in reparto, specialmente quello della prima notte… per me è stato tutto diverso ma le emozioni che viviamo, il passaggio che stravolge la vita è lo stesso. Sono stata seguita con amorevole devozione da due ostetriche meravigliose che tuttora sento e vedo, due guide per me in quelle 9 ore. I monitoraggi erano puntuali e qualora si fossero riscontrate problematiche eravamo pronti per spostarci al Maggiore. La prassi che adottano é SEMPRE quella di pre-allertare L’ostedale più vicino anche se non dovesse poi servire, ormai negli anni hanno creato un rapporto di fiducia e cooperazione con gli operatori sanitari dei diversi punti nascita della zona. Capita infatti che alcuni parti inizino in casa maternità e si concludano in reparto, perché in quei casi non si rischia e per tutelare al meglio la donna e il bambino le ostetriche della casa maternità avvisano l’ospedale e accompagnano la mamma continuando il travaglio e la fase espulsiva nella struttura ospedaliera. Nelle giornate di preparazione ce lo dicevano sempre di innaginarci il nostro parto come lo avremmo deaiderato ma di prepararci anche all’ipotesi dell’imprevisto che fa cambiare la situazione perché alla fine come andrà il percoso non si sa mai, l’importante è avere persone che sanno cosa sta succedendo e al minimo segnale sanno come comportarsi. La nascita è un’esperienza meravigliosa, sovraumana secondo me ed è bello che anche qui da noi ci siano operatori che tutelino questo momento con umanità e che le mamme possano scegliere dove nascere coi loro cuccioli in salute e sicurezza che sia l’ospedale, la casa maternità o la casa.

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Silvana - Una mamma green 11 Ottobre 2016 - 08:53

Grazie per questo dolcissimo racconto! 🙂

Barbara Pivetta 19 Novembre 2014 - 23:18

io le ricordo con gioia, niente dolore niente fatica, sorry ma io ero cosi’ felice che non mi e’ mai pesato nulla..forse un po’ la pirma volta la mia compgna di stanza che era totalmente suonata e lasciava piangere il bambino (pieno di fame) tutta la notte per non prenderlo in braccio e non viziarlo…ma glielo aveva detto mamma’…spero che abbia imparato e se avete un figlio, mandate a …casa…mamma’ e seguite il vostro istinto, sara’ bellissimo!

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Salvatore Annona 19 Novembre 2014 - 23:46

Il medico non è affatto assonnato se lo fa con professionalità e passione. Trovo l’analisi del tutto inappropriata: E’ sbagliata l’equazione parto=dolore. Sono i condizionamenti della società e di tutto quello che ci circonda ad attribuire al dolore l’aspetto preponderante dell’evento parto. Vi sono invece tante donne che affrontano con vero coraggio e consapevolezza il loro parto, con impegno e determinazione. E’ questo semmai l’aspetto che nessun uomo potrà mai capire. I luoghi del parto non sono campi di battaglia. Non si combatte nessuna guerra. Cerchiamo piuttosto di assecondare la natura, vigilando su eventuali anomalie che possano turbare il benessere di mamma e bambino. E noi operatori lo facciamo in silenzio, combattendo spesso proprio con quelle donne sorelle cugine madri che invece di aiutare portano scompiglio e disagio, aumentando ansia e paure. Vigiliamo in silenzio, e giammai assonnati come si vuol far credere in questo articolo, assumendo su di noi i timori degli eventi avversi sempre in agguato, cercando di dare serenità alle partorienti. Donne riappropriatevi dell’evento parto e non lasciatevi condizionare!!!

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Silvana - Una mamma green 20 Novembre 2014 - 10:12

Dottore, la ringrazio molto per il suo passaggio, per quanto onestamente non capisca la necessità di un atteggiamento così difensivo. Io non ho detto che il parto è SOLO dolore. Ma, senza ipocrisia, è ANCHE quello. E specie se si tratta di un cesareo, e se è il secondo in 21 mesi (imposto per inciso dai suoi colleghi, nonostante le mie insistenze per un travaglio di prova – non sempre, evidentemente, assecondare la natura costituisce una priorità), la sofferenza fisica, specie nel post operatorio, non è esattamente una passeggiata. Si supera senza problemi, dura poco, è compensato dalla consapevolezza della gioia immensa che lo accompagna, ma esiste. Ed è forte. E, senza offesa, non sempre il nostro sistema ospedaliero si mostra all’altezza della situazione (i medici del turno di notte, se ci sono, a volte hanno sonno, sì, come qualsiasi essere umano che si trova a lavorare di notte. E glielo dico per esperienza, e non mi riferisco solo ai reparti di ostetricia. Sonno non vuol dire negligenza, o disinteresse, è un normale bisogno che risponde ai ritmi circadiani). Anche se non si tratta di una VERA battaglia, il corpo di una puerpera è gonfio, sanguinante, ricucito. Pieno di ecchimosi, buchi e a volte di cicatrici. E questo è un fatto, che nessuno può negare, specie se non ha mai partorito in vita sua. Quanto all’invadenza dei parenti, le basti sapere che entrambe le volte in cui ho partorito, io e mio marito abbiamo avvisato i nonni e gli altri a cose fatte. Ci sono pazienti e pazienti, e parenti e parenti. E, ovviamente, anche il personale medico è fatto di persone. Ci sono quelli più e meno bravi, quelli più e meno empatici. Vale per ogni professione, i medici non sono esenti da questo ragionamento.

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Salvatore Annona 20 Novembre 2014 - 11:36

Non mi offendo affatto, nè avevo intenzione di difendermi in quanto non ne ho bisogno. Non puó negare però che, anche se nel suo commento ammette che ci siano operatori ed operatori, nell’articolo c’è invece una generalizzazione se definisce campo di battaglia le strutture adibite al parto e il corpo delle puerpere sempre gonfio sanguinante e ricucito e pieno di buchi ed ecchimosi. Crea nelle sue lettrici un’idea di violenza che non giova alle future madri. Anche se è di effetto da un punto di vista poetico, non le aiuta affatto, ma le terrorizza, al punto che saranno esse stesse a chiedere il cesareo. Uno dei motivi che talvolta ci costringe ad optare per il cesareo è proprio l’ostinazione di alcune donne così terrorizzate, mi perdoni, a torto. Non è una singola cattiva esperienza a dettare le definizioni per tutte le altre. Anche all’ufficio postale troverà a volte un impiegato gentile, a volte uno scortese. Per il sonno, certo che è un bisogno fisiologico, specie al termine di una nottata insonne dove hai affrontato delle urgenze pericolose per la vita delle pazienti e dei bambini… ma lei è abile abbastanza da ammettere che nel suo articolo con “medico assonnato” volesse intendere “svogliato, disinteressato”. È forse questo che mi ha colpito è che nel mio caso specifico mi ha indotto a difendermi. Poi è ovvio che esistano anche quelli effettivamente non solo assonnati ma anche svogliati e negligenti, come le zie e mamme invadenti e quelle che sono di valido aiuto. Faccia pace con gli uomini, almeno con quelli che lo meritano. Senza rancore e con piacere interessato al dialogo con lei e con tutte le donne, che vuoi o non vuoi sono lo scopo della mia vita professionale.

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Silvana - Una mamma green 20 Novembre 2014 - 14:56

Mi dispiace, ma se conoscesse il mio blog saprebbe che il mio approccio è opposto a quello che ha inteso (frainteso) lei. La naturalità della nascita è sempre stata un mio pallino, tanto da aver sofferto molto per i due cesarei che ho subito. La seconda volta ho sperato con tutta me stessa di iniziare almeno il travaglio, e sono stata molto felice che così sia effettivamente avvenuto. Il ginecologo era sorpreso per la mia imperturbabilità dinanzi alle doglie, altro che terrore! Chi mi legge abitualmente mi conosce, sa che “terrorizzare le future madri” non è assolutamente il mio intento. Anzi. Il post racconta quello che ho percepito io nei miei ricoveri, e se permette questo non può sindacarlo lei o nessun altro. Partorire, anche senza punti o aghi, è comunque una fatica, una “battaglia”, per quanto naturale e meravigliosa. C’è qualcosa di epico, di ancestrale e, con tutto il rispetto, è lapalissianamente una questione femminile. Molte altre lettrici hanno colto il senso del mio post (lo può verificare lei stesso leggendo i commenti), ma non si può essere compresi da tutti e va bene così (anche se dispiace sempre quando qualcuno che non ti conosce e che ignora il tuo percorso arriva all’improvviso e dà una interpretazione del tutto arbitraria delle tue parole, addirittura in aperto contrasto con quello che pensi e che volevi comunicare). Ah, con “assonnato” intendevo niente di più di quello che ho scritto. La gente, di solito, di notte ha sonno, anche se sta lavorando (poi ovviamente un professionista è assolutamente in grado di restare sveglio, reagire e affrontare con professionalità le emergenze del caso).

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Salvatore Annona 20 Novembre 2014 - 21:20

Non era mia intenzione sindacare la sua esperienza, nè essere invadente nel suo blog con interpretazioni in antitesi con i suoi scopi. Ma se si rivolge al pubblico, quale è lo scopo di un blog, deve ammettere pareri contrari e/o in contrasto e deve anzi essere contenta e non dispiaciuta della discussione che può nascere, oppure diventa un discorso unilaterale. Se ha percepito da parte mia l’intenzione di difendermi o peggio di volerla attaccare, me ne scuso, ma non immaginavo questa piega. Cordiali saluti.

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Silvana - Una mamma green 21 Novembre 2014 - 09:51

Nessun problema, solo stupore. Grazie ancora e alla prossima.

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Paolo Persiani 23 Novembre 2014 - 03:37

Sono un altro medico della notte, a dire delle mie preziose ostetriche ( le mie “preferite”come dico viscidamente invariabilmente a ognuna di loro) fin troppo presente in quartiere parto di notte, nel dubbio che ci sia bisogno urgente di me. Condivido ogni parola e il garbo del Collega Annona. Non mi dilungo in considerazioni e secco Le chiedo: come mai non è stata ammessa al parto di prova, come raccomandato dalle linee guida internazionali?

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Silvana - Una mamma green 23 Novembre 2014 - 09:10

Io vivo in Campania. Qui il 60% dei parti è un cesareo. Il vbac non è impossibile, ma viene semplicemente escluso, come possibilità, dalla stragrande maggioranza dei ginecologi e da quasi tutte le strutture ospedaliere (tranne 4 o 5 in tutta la regione, non tutte pubbliche). La maggior parte delle donne, anche colte o informate, non sa nemmeno che queata possibilità esiste, pensi che al corso preparto dell’Asl che ho seguito nella prima gravidanza spiegavano senza mezzi termini che “a cesareo segue cesareo”. Il taglio viene talvolta consigliato anche alle primipare, perché ritenuto “più sicuro” e con meno rischi, nel tempo, di prolassi, incontinenza e altri problemi. Chi vuole tentare un travaglio di prova può comunque farlo, per carità, ma, deve cercarsi col lanternino il medico giusto, partorire in ospedali che magari sono lontanissimi da casa o che per altre ragioni non avrebbe scelto mai. E sperare che alla fine niente si frapponga fra la propria volontà e il parto vaginale. Io alla fine ho rinunciato a “combattere” (ho spiegato le mie ragioni in un post ad hoc) pur soffrendo molto per la forzatura. Quando sono arrivata in ospedale col travaglio avviato, comunque, ho insistito ancora, ma sia la dottoressa di turno al PS ostetrico sia il collega in reparto (il mio ginecologo non c’era) hanno fortemente “sconsigliato” il parto naturale, paventando la solita rottura d’utero e altre sciagure. Non ho problemi a dire che sono stata letteralmente pressata a firmare il consenso. Le assicuro che il sistema sanitario non è così ineccepibile dappertutto.

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Salvatore Annona 23 Novembre 2014 - 11:08

Anche io opero in Campania e più precisamente nel Centro Storico di Napoli. Ha ragione per la realtà che descrive. Da un lato la propensione dei ginecologi per la medicina difensiva, ma dall’altro anche le stesse donne che non sempre, o direi quasi mai, sono propense al parto spontaneo specie dopo taglio cesareo, determinano questa realtà. Nel mio ospedale abbiamo un preciso progetto e partecipiamo anche ad uno studio europeo per proporre il parto spontaneo anche nei pregressi tagli cesarei. Al primo posto del progetto c’è l’informazione accurata alla donna e l’accompagnamento durante la gravidanza, perchè siano fugate tutte le paure inappropriate. E’ ovvio che se ti dicono in faccia “il rischio è elevato” chi mai lo accetta? Quindi l’unione fra la buona volontà degli operatori e la nuova appropriata informazione alle donne potrebbe portare a mutare questa distorta realtà. Noi abbiamo i nostri risultati; poi che ci siano reatà come quella a da lei descritta, non lo nega nessuno, ma non ignoriamo gli altri che si sforzano di far bene…. e che proprio la definizione di “assonnati” non la sopportano.

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Silvana - Una mamma green 23 Novembre 2014 - 16:35

Grazie per il suo lavoro, dottore. Solo con le giuste informazioni e l’impegno di tutti usciremo dalla preistoria in cui siamo confinati. Quanto all’aggettivo che non riesce a mandare giù, non posso che ripeterle (per l’ultima volta, poi pazienza) che è stato scritto senza alcuna connotazione negativa. Penso sia UMANO e FISIOLOGICO che un lavoratore impegnato di notte abbia sonno, e questo NON NE INFICIA per forza le capacità. Il post riguarda altro, è dedicato alle donne (puerpere e assistenti) che vivono tutte insieme l’esperienza fortissima (e in ogni caso fisicamente impegnativa) della maternità. Non era una crociata contro gli uomini né un’accusa al personale del turno di notte. Non ci pensavo nemmeno, a tutte queste implicazioni che lei ha tirato in causa! Liberissimo di crederci, io non saprei spiegarglielo con altre parole.

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Salvatore Annona 23 Novembre 2014 - 18:44

Ma questo mi è superchiaro. Ci credo eccome. Ma è stato giusto evidenziare come ci sia anche speranza

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Silvana - Una mamma green 23 Novembre 2014 - 19:17

Per fortuna. Grazie.

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Ilaria 26 Novembre 2014 - 10:11

Io concordo con il dottore e con Barbara Pivetta. Io non ho ancora partorito ma, rispetto ad alcuni libri che ho letto questo testo mi ha intimorito. Non hai scritto parto=dolore è vero, hai detto anche amore, passione ma, è come hai descritto questo dolore che non mi è piaciuto e anche definirci guerriere come se andassimo in guerra. Con un parto si da la vita, in guerra si uccidono le persone. Corpi lacerati, gonfi, sanguinanti sembra la descrizione di un campo di battaglia. Ripeto non ho provato ed immagino che sia un dolore fortissimo, inimmagginabile ma un dolore che porta la gioia, la vita, l’amore vero un dolore che non dovrebbe spaventare e invece lo trovo descritto come il dolore che segnala un problema fisico, tipo il dolore di una gamba tagliata di qualcosa che di positivo ha ben poco. Scusa ma mi sembrava giusto comunicare anche una ricezione diversa dalle altre visto che la mia è stata così.

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Silvana - Una mamma green 26 Novembre 2014 - 10:41

Mi dispiace di averti in qualche modo intimorito. Nella mia esperienza personale il secondo parto (purtroppo un cesareo) è stato effettivamente doloroso, specie nel post operatorio. Si è trattato di stringere i denti un paio di giorni e poi le cose sono andate subito meglio, ma onestamente è stata dura. Tanto che non credo proprio che affronterei mai un terzo cesareo. Le battaglie, comunque, qualche volta si vincono. Per fortuna! Grazie del commento!

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debby 20 Novembre 2014 - 07:56

È meraviglioso e verissimo ma io devo spezzare una lancia in favore degli uomini o almeno di mio marito, perché è stato presente, e mi ha sostenuto, incoraggiato, senza mai essere invadente è stato fondamentale per me, entrambe le volte che ho partorito! !!

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Silvana - Una mamma green 20 Novembre 2014 - 10:03

Vale assolutamente lo stesso discorso per mio marito. Solo che di notte, normalmente, gli uomini non possono restare in reparto, a meno che non si abbia a disposizione una stanza privata 😉

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giovanna 20 Novembre 2014 - 08:32

Anche io ho scelto la casa per partorire, e come me tante mie amiche. Non siamo poche sai? E’ stata la decisione migliore che potessi prendere nella mia vita. Il tuo post mi piace, davvero. Se fossi stata sicura di essere rispettata ed aspettata come lo sono stata a casa, avrei voluto vivere davvero quella sorellanza ospedaliera di cui parli, quel gurdarsi fra guerriere e mostrarsi fiere l’un l’altra la proprio creatura. Ma il nostro sistema ospedaliero è ancora lontano dal difendere la nascita e se ci sono persone che scrivono cose belle come te è grazie alla loro forza e sensibilità, ma la maggior parte delle donne non vede l’ora di fuggirsene a casa. Grazie per le tue parole, un abbraccio.

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Silvana - Una mamma green 20 Novembre 2014 - 10:04

Grazie a te per la tua testimonianza! Lunedì, se ti va, passa a leggere la mia intervista sul parto a casa 😉

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Deborah 21 Novembre 2014 - 19:37

Ciao!!! Intanto inizio col dirti che il tuo articolo mi è piaciuto parecchio! Complimenti! Poi vorrei esporre la mia esperienza…
Il 23agosto di quest’anno, mi trovavo in ospedale a fare l’ultimo tracciato…non avevoo avuto nessuna contrazione, il collo dell’utero era completamente chiuso e il tracciato era stabile…visto ke ero alla 41 esima settimana la mia ginecola ha deciso di farmi ricoverare il lunedi (25agosto) per tenermi sotto controllo e se il mio scricciolo non si fosse deciso entro le 48 h a “venire fuori” mi avrebbero indotto il parto! Cosi, lunedi mattina mi recai in ospedale e, dopo aver controllato tutte le analisi che la mia ginecologa (che avevo pagato x 9mesi con la bella somma di 120euro) mi aveva fatto fare mi mandarono in reparto! Il mio calvario ha inizio proprio qui…entrai in reparto alle h 10 e sapete a che ora ebbi la fortuna di avere un letto? Alle 17 del pomeriggio! 7lunghe ore a vagare per il corridoio e vedere le altre donne soffrire e sbraitare! Nonostante ciò, ero serena! Delle contrazioni nemmeno l’ombra! Dopo essermi sistemata in camera, feci un secondo tracciato, e ancora tutto taceva! Durante la notte del lunedi (che poi sarebbe stato martedi mattina intorno alle 3) cominciai ad avvertire dei dolorini…mi recai in sala travaglio e dal tracciato si notava qualche piccola contrazione…qualcosa si stava muovendo! Durante la mattina del martedì persi il tappo mucoso e verso l’ora di pranzo le contrazioni si fecero più forti e ravvicinate ma ero a dilatazione zero cm! Trascorsi tutto il pomeriggio in sala travaglio con dolori allucinanti, ma sopportavo e speravo di dilatarmi presto xke non volevo assolutamente fare un cesario! Alle 20 i dolori erano diventati insopportabili e purtroppo non ero ancora dilatata di mezzo cm! Cominciai a perdere i sensi e mi misero una mascherina con dell’ossigeno…chiesi di far entrare mio marito, fui accontentata! Mio marito mi dava forza ma io non resistivo più! I battiti cardiaci del mio piccolo cominciavano a scendere e a quel punto chiesi il cesario! Il bello viene proprio qui! Il medico ke era di turno era smontante e sapete cosa disse a mio marito? Che non poteva preparare i documenti x il cesario xke lui aveva finito il turno! Nel frattempo io avevo perso i sensi (da questo momento in poi mi fu tutto raccontato dopo da mio marito)…arrivò il ginecologo di turno ke si accorse subito della sofferenza del mio bambino e mi fece portare subito in sala operatoria! Alle 22.04 nacque il mio scricciolo! Il post – operatorio fu terribile! Con l’epidurale non mi sentivo le gambe e non riuscivo a muovermi…dopo 24h mi alzai dal letto mai dolori erano terribili e non potevo accudire come volevo mio figlio! X questo Dio benedica mia madre ke si è fatta in 4 (anche se le infermiere del reparto, sgorbutiche e velenose, non le permettevano di starmi vicino come avrebbe voluto)…avevo le flebo attaccate e ogni infermiera ke veniva (al cambio-turno) mi chiedeva se le flebo sul tavolo erano le mie(come se dovevo essere io quella ke doveva sapere ke tipi di terapia dovevano farmi)…avevo la flebo quasi fuorivena e nessuno si incaricava di cambiarmela (nonostante i miei continui solleciti); non sapevano se dovevano darmi da mangiare o meno (lo kiedevano a me se potevo o no)…le discussioni son state interminabili! Ma il bello deve ancora venire! Finalmente la Domenica vengo dimessa (anke se mi avevano fatto firmare i fogli delle dimissioni sabato e mi avevano detto ke ero di uscita; immaginate ke avevo già preparato tutto e mio padre si era portato a casa la sedia – sdraio di mia madre, invecee, al reparto neonatologia, che dovrebbe essere strettamente collegato con quello ostetricia, mi dicono ke devono fare delle analisi al piccolo e quindi potevano dimettere me e non lui; visto ke l’ospedale si trovava a 45km di distanza dal mio paese, decisi di restare xke nn volevo lasciare il mio piccolo li)!!! Dopo la dimissione, il martedì mattina comincii ad avere perdite di sangue e puss dalla ferita; mi reco in ospedale e mi viene detto ke non è nulla e ke sono liquidi in eccesso ke devono uscire…torno a casa e il giovedi mi succede la stessa cosa, ma stavolta, spaventata x la volta prima, cambiai ospedale! Sapete cosa mi disse il ginecologo ke mi visitò? Ke avevo un’infezione e ke la ferita stava andando in putrefazione! Mi hanno dovuto riaprire la ferita a carne viva e non vi dico il dolore! Allucinante! Nemmeno le contrazioni cosi forti! Cmq questo x dire ke se ne sono altamente fregati altamente delle mie condizioni di salute e se non fosse stato x quel medico qualificato non so come sarebbe finita!!! Non faccio di un’erba un fascio ma spesso c’è gente menefreghista e con queste cose non si scherza!

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Deborah 21 Novembre 2014 - 19:52

Ah! Dimenticavo! Della mia ginecologa non s’ è vista manco l’ombra (ed è anke il capo-reparto di quell’ospedale)…l’importante ke x 9mesi s’ è fregata i miei soldi!

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Bart 20 Novembre 2014 - 11:41

Giovanna, una curiosità: di che regione sei? Io vivo in Piemonte.

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Bart 20 Novembre 2014 - 22:36

Elisa, la battuta del tavolo da cucina era esemplificativa dell’innegabile disinformazione che circonda l’argomento parto domiciliare. Sono lieta che tu abbia valutato la cosa in maniera non pregiudiziale, ma ti assicuro che è la medesima cosa che ho fatto io, che per natura sono lontanissima dallo stereotipo new-age e anzi esageratamente incline alla logica, razionale e con una quasi totale avversione al rischio. Il busillis sta tutto nella percezione – assolutamente personale – di cosa sia rischioso e cosa no. Ho esaminato tutte le statistiche a mia disposizione (non per modo di dire, davvero), valutando i possibili rischi durante il parto e ANCHE post-natali in relazione a entrambe le opzioni, agli esami fatti sulla salute mia e, soprattutto, a quelli del bambino che portavo in grembo. La statistica, che per ironia della sorte avevo tanto vituperato all’università, mi restituiva un bassissimo profilo di rischio. Sono d’accordo che, in quanto tale, sia predittiva sempre di una media, ma tu conosci forse situazioni totalmente esenti da rischio? Non si può certo definire razionale un approccio che vede nell’ospedale un approdo SEMPRE sicuro per bisognosi di soccorso, perché ancora la statistica – naturalmente ponderata su base regionale e per reparti – mi dice che questa visione idilliaca non corrisponde necessariamente alla realtà. Morti in ospedale per negligenza, errori o malasanità purtroppo esistono e tali notizie sono all’ordine del giorno. I dati su cui mi basavo io, essenzialmente olandesi perché sono il paese europeo con la maggior esperienza assoluta in tema di parti domiciliari, mi dicono che la mortalità perinatale e neonatale (e che quindi contempla i problemi pre e post espulsivi che citavi tu) è di gran lunga più bassa rispetto a paesi prevalentemente ospedalizzati quali l’Italia. Questo è un dato che ovviamente non mi garantiva PERSONALMENTE la perfetta riuscita del travaglio, come d’altronde NESSUNO poteva garantire a te e a tua figlia la sicura sopravvivenza in un ospedale. Capisco il tuo punto di vista, ma nella vita qualsiasi azione impone una scelta fra profili di rischio… al di là nelle nostre più ottimistiche illazioni, l’imponderabile è SEMPRE in agguato, e nessuno può dirsi completamente al sicuro.
Semplicemente, ritenevo e tuttora ritengo la mia casa e il supporto di due ostetriche esperte e qualificate la scelta migliore DATE quelle premesse e quella situazione. Se poi ti dico che nella mia città abbiamo l’ambulanza attrezzata SPECIFICAMENTE per problemi neonatali, di cui può naturalmente far uso anche chi partorisce in casa, e che davvero chi ha seri problemi (tipo quelli che paventi tu) in provincia DEVE necessariamente trasferirsi nel mio ospedale impiegando molto più di quanto non avrei impiegato io… Dunque nessuna mamma che partorisca in provincia, in un ospedale privo di reparto neonatale di terzo livello, dovrebbe sentirsi tranquilla? Che poi, nel mio caso, un rischio marginale c’era in teoria ma solo per me, non certo per il bimbo che avrebbe potuto beneficiare della suddetta ambulanza dedicata e della vicinanza di un ospedale adeguato a qualsiasi evenienza. Ragionando in questi termini, vista l’alta percentuale di rischio per i ciclisti sulle strade cittadine (sicuramente molto più alta delle morti per parto domiciliare), non bisognerebbe mai permettere ai propri figli di imparare ad andare in bici! Invece penso sia ragionevole accettare in parte il rischio abbassandolo con il caschetto e l’imperativo categorico di rimanere (ove disponibile) sulla pista ciclabile. Idem vale per l’auto quando diventano maggiorenni. Questo per dire che nella vita, inevitabilmente, spesso e volentieri si affrontano più o meno consapevolmente rischi ben più alti di quelli possibili (ma quanto probabili?) di un parto domiciliare.
Comunque, ripeto, la valutazione del rischio è sempre soggettiva: per esempio se mi dici che un utero può rompersi (evenienza che, in una primipara, è circa dello 0,02%) allora ti rispondo che induzioni con ossitocina, rotture del sacco, flebo per accelerare il travaglio e manovre di Kristeller (molto diffuse negli ospedali italiani) aumentano in maniera esponenziale il rischio di rottura. E questo è solo un esempio, ma credo sia sufficiente per capire come non si tratti della scelta adamantina fra bene assoluto e male assoluto. I rischi, se sei VERAMENTE razionale nelle scelte, esistono in ENTRAMBE le opzioni. Il difficile è quantificarli e ponderarli in relazione al proprio caso specifico.
In ogni caso, per la cronaca, non voglio convincere nessuno della validità della mia scelta, ma mi sembra giusto informare di un’alternativa che ritengo valida. E anche non far passare l’assurda idea che chi partorisce in casa è una madre degenere disposta a rischiare la vita di suo figlio, al contrario di chi partorisce “responsabilmente” in ospedale. Che poi, a ben vedere, talvolta è molto più irresponsabile partorire in certi nosocomi che non in casa! Se, fortunatamente, ti sei trovata benissimo nel tuo ospedale perché all’avanguardia nel suo genere, ciò non toglie che una consistente percentuale di donne sane abbia vissuto un’esperienza difficile, talvolta così sconvolgente da minarne corpo e psiche, che magari (sottolineo magari) avrebbe potuto risparmiarsi con un parto in casa. Tutto qui. Ora taccio, scusandomi con Silvana per la prolissità. 🙂

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Silvana - Una mamma green 21 Novembre 2014 - 09:56

Figurati, tutto molto interessante. Anzi, grazie! 🙂 Di mio aggiungo solo che Sì, non tutti gli ospedali sono all’avanguardia come quello in cui ha partorito Elisa. Mi limito a dire, in questa sede, che in 3 gg di degenza nessuno ha pensato di misurarmi la pressione e la temperatura. E avevo subito un intervento chirurgico…

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daniele 26 Novembre 2014 - 10:43

Piccola nota….. da papà. …. con mia figlia la notte del Travaglio lo passata vicino a mia moglie, senza che medici o altro me l’hanno impedito, anzi all’occorrenza venivamo, noi papà rincuorati dalle infermiere… onde evitare “svenimenti”

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Silvana - Una mamma green 26 Novembre 2014 - 10:49

Che invidia… Mio marito poteva essere presente solo in orario di visita, perché sia nelle stamze che in sala travaglio c’erano anche altre pazienti (quindi l’assistenza era consentita solo da parte di una donna).

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