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nanna

life

5 cose che devi sapere se hai un figlio piccolissimo (e sei esausta)

by Silvana Santo - Una mamma green 28 Gennaio 2020

Quando hai a che fare con un figlio neonato, o comunque molto piccolo – magari appena inserito al nido, o che cammina a stento – è difficile ragionare in prospettiva. L’esperienza che stai vivendo è così intensa, nel bene e nel male, che sembra destinata a durare in eterno. In un certo senso, sembra quasi che la tua vita sia sempre stata fatta di notti a singhiozzo, pannolini nauseabondi e raffreddori del venerdì sera. E che debba, di conseguenza, restare per sempre così. E invece non è così che va, e quelle cose che ora ti sembrano aver reso la tua vita una prigione, semplicemente passeranno, così come sono iniziate.

Qualche esempio pratico? Eccoti servita:

1. Farai la doccia da sola

Con calma, senza fretta, senza nessun piccolo intruso a reclamare la tua attenzione, a piangere spalmato all’esterno del box doccia. Potrai depilarti con lentezza, ascoltare la musica e aspettare che il balsamo faccia effetto per tutto il tempo che serve.

2. Ricomincerai a dormire

Anzi, verrà presto il giorno in cui avrai di nuovo bisogno di una sveglia e in cui il “problema” sarà quello si alzarti in orario al mattino. E ti dirò: non è neanche scontato che “la qualità del tuo sonno non sarà mai più quella di prima”. Personalmente, da quando i miei figli non sono più piccolissimi ho ricominciato a dormire come un sasso, come se il mio corpo avesse all’improvviso disattivato il radar che si era acceso quando è nato il mio primogenito, e che per anni mi ha consentito di reagire al minimo vagito o richiamo notturno.

3. Tuo figlio smetterà di ammalarsi di continuo

Tuo figlio imparerà a soffiarsi il naso in modo efficace e, soprattutto, il suo sistema immunitario smetterà di andare in crisi nelle imminenze del weekend. Anche se ora non ti sembra possibile, credimi: passeranno mesi e anni senza dover tirare fuori il termometro, l’aerosol e la Tachipirina.

4. Il lettone si svuoterà

Fidati, se te lo dico io che sono stata una campionessa mondiale di quadruplo cosleeping: verrà il giorno in cui per i tuoi figli sarà del tutto ovvio andare a dormire nel proprio letto, e restarci fino al mattino. E, almeno sulla base della mia personale e duplice esperienza, non dovrai affatto aspettare “la loro maggiore età”, come magari ti ha detto qualcuno provandoti a sentire in colpa. Il tuo letto resterà un rifugio agognato dopo gli incubi dell’alba e nelle notti di temporale, e il teatro perfetto per alti, letture e capriole. Ma smetterai presto, e senza sforzi, di condividerlo con tuo figlio (e magari proverai anche una momentanea nostalgia, ma questo è un altro discorso).

5. Sarà tuo figlio ad aiutare te

Succederà, e forse non ci farai nemmeno troppo caso: all’improvviso, in un futuro niente affatto remoto, in un certo senso si invertiranno i vostri ruoli e sarà tuo figlio a darti una mano: darà il suo contributo nelle faccende di casa, ti aiuterà a caricare la spesa in auto, ti ricorderà un appuntamento o una scadenza di lavoro. Risponderà al telefono per te mentre ti lavi i denti. E allora capirai che lui sta crescendo molto in fretta.

Non voglio mentire: quando tuo figlio crescerà, avrai altri problemi con cui fare i conti. E, in un certo senso, essere sua madre non diventerà mai una condizione “normale” (o almeno è così per me, che davvero non sono capace di farci l’abitudine), ma ti assicuro che molte cose che oggi sembrano ingabbiarti e toglierti il respiro passeranno presto, e la tua vita tornerà a somigliare a quella che facevi prima, e che magari a volte sembra mancarti tanto.

Abbi pazienza, abbi fiducia. Tutto passa, anche quello che ora ti sembra destinato a non cambiare mai.

28 Gennaio 2020 6 Commenti
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life

Risvegli

by Silvana Santo - Una mamma green 18 Giugno 2019

“Le bietole sono verdure tonde?”
“Andiamo qualche giorno in Cina?”
“Dov’è l’asciugamani arancione?” (WTF?)
“Vorrei tintarmi (!) i capelli di rosso e poi fare il bagno al mare”
“Giochiamo a dinosauri?”
“Quando divento grande mi porti sulla luna?”
“Puoi farmi due codine e tre trecce?”
“A scuola oggi non voglio mangiare la pasta”
“Voglio un regalo! Voglio un regalo! Voglio un regalo!”

Sono solo alcune delle frasi con cui di recente mia figlia Flavia ha esordito, ancora tra le lenzuola, le sue e le mie (interminabili) giornate.

Già, perché la mia secondogenita non si sveglia augurando il buongiorno al resto della famiglia, o al massimo chiedendo cosa ci sia per colazione – sarebbe troppo semplice, suppongo – ma erompendo (e rompendo!) in affermazioni quanto mai sorprendenti e fuori contesto. In pratica il suo complicato cervellino si riattiva, dopo il sonno notturno, concentrandosi quasi sempre su un distinto pensiero, che agli adulti di casa appare spesso bislacco e stravagante, o perlomeno non del tutto spiegabile alle 7.30 del mattino. Il problema è che ogni tanto questo suo stream of consciousness da risveglio finisce col diventare una specie di pensiero ossessivo, dalla quale Flavia viene fuori non senza una certa difficoltà.

È come se lei facesse dei sogni particolarmente vividi e, al risveglio, stentasse in un certo senso a riprendere il contatto con la realtà, vivendo con grande frustrazione il fatto che non siamo davvero in partenza per la Cina o che non sono previsti regali da scartare o tinture rosso tiziano. Frustrazione che a volte diventa “capriccio” o tantrum, o addirittura qualcosa di simile a una crisi di pavor nocturnus (con tutto il corollario di urla, muscoli irrigiditi e via dicendo), solo che il tutto avviene in uno stato di veglia.

Mi riprometto di indagare più a fondo la possibile causa di questi risvegli imprevedibili e singolari, ma intanto prendo atto, ancora una volta, di quanto io fossi del tutto impreparata all’esperienza della maternità. Come tutti, del resto. Ogni figlio che ci viene affidato in custodia è un individuo irripetibile e altro da noi, per certi versi imperscrutabile anche a chi lo ha generato e cresciuto giorno dopo giorno. E la parabola umana di ciascun essere umano si rivela sempre originale, unica e impossibile da prevedere e incasellare in qualche categoria. A noi, pellegrini scalzi in questa vita tanto meravigliosa e tanto terribile, non resta che improvvisare, come sempre. Tendere l’orecchio, ascoltare e sperare di capire, sospendendo il giudizio (soprattutto verso noi stessi) e confidando che la crisi passi in fretta e il sorriso ritorni al più presto.

[Qualcuno ha vissuto un’esperienza simile, coi risvegli bizzarri e burrascosi dei propri figli in età prescolare?]

18 Giugno 2019 8 Commenti
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Dormire con i figli nel lettone: pro e contro del cosleeping

by Silvana Santo - Una mamma green 1 Ottobre 2018

Prima di avere Davide e Flavia, pensavo che dormire con i figli nel lettone fosse qualcosa di molto simile all’inferno in terra. Schiena a pezzi, sonno discontinuo, intimità coniugale azzerata, il mio bel materasso comodo minacciato da fluidi corporei e germi ostinati. E, complici certe opinioni più o meno professionali ancora diffuse, ero convinta che condividere il letto, o addirittura il guanciale, coi propri figli, potesse essere diseducativo, se non proprio dannoso per la crescita dei bambini. Che li rendesse deboli, dipendenti, insicuri. Il cosleeping, insomma, per me era il male supremo. Ne ero convinta al punto di trascorrere i primi mesi della vita di mio figlio senza dormire, pur di rimetterlo sul suo materasso di qualità dopo ogni poppata. E di convincerlo ogni volta a restarci.

Dormire con i figli nel lettone: non per tutti

Un bel giorno, dopo tanto rimuginare, documentarmi e patire, ho deciso che in fondo potevo ammorbidire la mia posizione (e poggiare la mia testa esausta su un bel materasso comodo). In poche parole, ho cambiato idea, per disperazione ma anche per scelta: ho compreso infatti che per mio figlio – il che, va da sé, non vuol dire che sia così per tutti – dormire accanto a sua madre e suo padre era davvero un’esigenza profonda. Un po’ come per me lo era riuscire a dormire almeno qualche ora, tutti d’accordo, dunque. Ho assecondato il suo bisogno, perché ho capito che in fondo non era incompatibile col mio. Ho capito che ero così refrattaria a condividere il letto con mio figlio non perché la prospettiva in sé mi risultasse sgradevole o insostenibile, ma perché mi sembrava “sbagliato”, perché mi sembrava una debolezza, un’indulgenza eccessiva, una cattiva abitudine cui cedere per stanchezza o mancanza di “polso”. Se Davide, e sua sorella dopo di lui, avessero dormito placidamente sui materassi comodi delle loro cullette, non avrei mai pensato di tenerli nel lettone. E, allo stesso modo, se il cosleeping mi avesse impedito di riposare, avrei trovato un’altra soluzione.

cuscino plaffy per bambini

Cosleeping: il materasso comodo è tutto

La verità è che per la mia famiglia – per le nostre abitudini, per le nostre caratteristiche fisiche e caratteriali e per la struttura della nostra casa – il cosleeping è una soluzione che funziona, ma questo non vuol dire che sia lo stesso per gli altri. Il segreto, per me e mio marito, è stato poter puntare sul materasso giusto. Non solo un materasso comodo, un materasso di qualità e sicuro, ma soprattutto un materasso grande, molto grande. Due materassi, per dirla tutta. Le dimensioni della nostra camera, infatti, ci hanno permesso di affiancare un letto singolo al nostro matrimoniale, in modo da avere più spazio e dormire tutti abbastanza bene. Dubito che, altrimenti, saremmo riusciti a gestire la situazione. È anche una questione di rischi: per evitare pericoli legati alla morte in culla, ma anche schiacciamenti e cadute, occorre dormire non solo su un materasso comodo, ma anche su un materasso relativamente rigido e abbastanza spazioso, che permetta di scongiurare il surriscaldamento e garantire una gestione sicura e salubre di cuscini e coperte (i bambini piccoli devono riposare supini, senza cuscino, senza coperte e in ambienti non troppo caldi).

Bambini nel lettone: pro e contro

Alle condizioni di cui sopra, per quella che è la mia personalissima esperienza, i lati positivi del cosleeping sono parecchi: intanto, una gestione dell’allattamento notturno più semplice, e quindi una maggiore qualità del sonno per la madre. Poi, una semplificazione delle operazioni di “messa a letto”: andando a dormire tutti insieme, è più semplice che i bimbi piccoli vivano l’addormentamento con serenità, specie se corrisponde con una poppata (no, un materasso comodo spesso non basta a convincerli!). A noi ha aiutato molto per impostare una routine del sonno stabile e serena. Gli aspetti negativi sono per lo più di natura pratica, e consistono per esempio nella prevenzione dei danni da pipì: noi, per esempio, avevamo risolto con un coprimaterasso impermeabile non solo sul letto “extra”, ma anche sul lettone.

E la privacy?

Per quanto riguarda infine l’intimità di mamma e babbo, direi che la questione è molto soggettiva. Se i bambini sono abituati ad andare a letto presto, e se la casa dispone di un altro ambiente in cui “intrattenersi”, direi, sempre in base alla mia esperienza, che il cosleeping non è incompatibile con una vita di coppia appagante e serena.

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Post in collaborazione con Plaffy, azienda italiana che produce materassi e cuscini di qualità, made in Italy e innovativi, concepiti per migliorare il benessere durante il sonno. Tre strati diversi che assicurano confort, longevità e regolazione termica. Plaffy offre anche una linea baby di materassi comodi (adatti per bambini dai 6 mesi ai 14 anni) e cuscini (indicati dai 3 ai 10 anni) di alta qualità, prodotti in Italia con amore e con un occhio di riguardo alla sostenibilità ambientale.

1 Ottobre 2018 0 Commenti
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essere madre

La notte delle mamme

by Silvana Santo - Una mamma green 6 Luglio 2018

La notte delle mamme, e dei papà, è una vertigine.

Cosa faccio se piange? E se non riesco a calmarlo? Avrà freddo? Respira ancora?

È un vagito che nel buio rimbomba più del solito, entra nei timpani e da lì nel cervello, risuona fino a farlo vacillare. È il freddo che si insinua nelle ossa, il sudore e la sete del latte che arriva a riempire i seni. È la confusione solitaria dell’inesperienza.

La notte delle mamme (e se tutto va bene anche dei papà) è fatica. Strapparsi al caldo e alla morbidezza del proprio letto contro ogni istinto di sopravvivenza, resistere al sonno che grava sulle palpebre, costringersi a recuperare lucidità e coscienza quando i muscoli, il cuore e la mente avrebbero bisogno solo del contrario. Tirare su il proprio corpo e quello, piccino, di un figlio che ogni giorno diventa più pesante. Nutrirlo, pulirlo, avvolgerlo e cullarlo. Sussurrare alle sue minuscole orecchie, accarezzare la sua pelle appena nata. Inventare per lui parole di fiaba e musiche di sogno.

La notte delle mamme, soprattutto, è attesa. Attesa che lui o lei si addormenti, attesa che il sonno arrivi a consolare le membra stanche, attesa che il richiamo filiale lo interrompa di nuovo.

Si sveglierà? Farò in tempo a riposare un po’, nel frattempo?

È la profezia dell’attesa che verrà, anni dopo, quando i figli saranno cresciuti e alle madri, insieme ai padri, capiterà a volte di aspettarli svegli, in preda a domande destinate a rimanere senza risposta.

La notte delle mamme, molte volte, è sollievo. Da giornate feroci e senza tregua, quando la stanchezza e gli ostacoli fanno perdere di vista il senso e prosciugano le energie, la fantasia, la pazienza. È il porto in cui condurre faticosamente la nave, il traguardo quotidiano da conquistare con un ultimo sforzo. È una parentesi di tregua tra giorni troppo simili, troppo alienanti e solitari.

La notte delle mamme, ogni tanto, è tempo per sé. Per leggere un libro fino all’alba, per finire una serie tv. Per uscire con un’amica, per ricordarsi che i figli sono il meglio, ma non sono tutto.

La notte delle mamme, e a volte anche quella dei papà, è un tempo supplementare in cui provare a concentrare tutto quello che non è entrato nel giorno appena concluso. La zona Cesarini con cui salvare una giornata storta, con cui recuperare almeno in parte il ritardo accumulato. Sono il piano b, l’ultima spiaggia, l’extrema ratio del lavoro arretrato, della casa in disordine, delle chat a cui rispondere e delle scadenze da gestire. Il paracadute con cui saltare dal volo in picchiata delle nostre vite troppo frenetiche ed estenuanti.

La notte delle mamme, però, è anche un abbraccio lungo molte ore. Un respiro tranquillo da ascoltare, una coperta soffice da rimboccare. È una ninna nanna sussurrata a mezza voce, un bacio scoccato in punta di labbra, una dichiarazione d’amore a pieno cuore. Il ricordo più dolce, da custodire per sempre.

6 Luglio 2018 0 Commenti
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essere madre

Il vizio dei vizi

by Silvana Santo - Una mamma green 26 Aprile 2018

Prima di avere figli, l’idea che un genitore dividesse il letto con la prole mi faceva davvero orrore. Il cosleeping (o più semplicemente “piazzare i figli nel lettone”) mi sembrava una scelta funesta, per le ragioni più disparate. Fine delle dormite comode. Morte dell’intimità di coppia. Inibizione totale della maturazione del bambino. La quintessenza della pigrizia materna, una specie di resa di fronte a quello che mi sembrava il caposaldo fondamentale dell’educazione di un bambino piccolo. Il vizio dei vizi. Come non esitavo a sottolineare alle povere mamme che mi capitavano a tiro. Ho dunque passato i primi mesi di vita del mio primo figlio a tentare di convincerlo, dopo ogni poppata, che il lettino fosse il posto migliore per lui. O perlomeno l’unico consentito. Lo facevo con una ostinazione sorda e cieca. Nonostante la stanchezza, il mal di schiena, il freddo delle notti invernali. Nonostante, soprattutto, l’evidenza del fatto che per mio figlio restare solo durante il sonno fosse una sofferenza evidente. Una specie di piccolo abbandono. È stato questo, alla fine, che mi ha fatto cambiare idea. Che ha vinto le mie resistenze in fatto di “vizi” e buona educazione. Non già la stanchezza, non già il mal di schiena, con buona pace di quello che avranno pensato gli altri. La disperazione con cui mio figlio cercava di comunicarmi quella che per lui, a pochi mesi di vita, era evidentemente una necessità primaria. Accettare mio figlio nel nostro letto è stato per me un gesto profondamente simbolico. Uno spartiacque tra la madre che pensavo di dover essere e quella che in realtà sentivo di essere. Un passo fondamentale nella direzione dell’accettazione di me, di mio figlio e del nostro diritto all’autodeterminazione. Condiviso naturalmente con suo padre che, piuttosto che essere sfrattato dal talamo nuziale (come spesso accade dopo la nascita dei figli) mi ha aiutato a sistemare, accanto al nostro matrimoniale, un letto singolo che ci permettesse di dormire tutti insieme, comodi e al sicuro. Il nostro super letto a tre piazze ha poi accolto la secondogenita (e il gatto di casa, che prima dei figli veniva confinato in cucina), che non ha mai dormito in una culla. A distanza di tanto tempo, posso dire che dormire accanto ai miei figli è una delle esperienze più dolci e più gratificanti che abbia fatto in tutta la mia vita. Risponde a un richiamo primitivo, ancestrale, che ho invano cercato di soffocare per tanto tempo. Rappresenta una piccola liturgia quotidiana che appartiene a noi 4 (anzi, 5!) e a nessun altro. Il momento di andare a letto come un appuntamento sereno e naturale. Senza stress, senza discussioni. Senza implorazioni. Davide che si addormenta dicendomi “Ti voglio benissimo”. Flavia che ci chiede di tenerle la mano mentre le raccontiamo una storia. I loro respiri, il loro odore, le loro espressioni nell’innocenza del sonno, sono la mia casa. Non esiste, forse, un altro momento in cui io senta più forte di appartenere a una famiglia. Non durerà a lungo, naturalmente. Ma il ricordo di aver dormito tante notti in quella tana calda e affollata che è il nostro letto mi accompagnerà per tutta la vita. Non ringrazierò mai abbastanza mio figlio per avermi convinto a cambiare idea. Per avermi avvicinato un po’ di più alla madre che sono e che voglio essere. (E, per la cronaca, la vita privata della coppia di cui faccio parte va benissimo. Forse, stando alle confessioni che spesso raccolgo mio malgrado, anche meglio di quella di tante persone che non dividono il letto coi figli, o che figli non ne hanno affatto).

26 Aprile 2018 5 Commenti
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come mettere i bambini a letto presto
life

Bambini a letto presto, i miei consigli

by Silvana Santo - Una mamma green 17 Aprile 2018

Il sonno dei bambini è governato da leggi imperscrutabili, su cui i poveri genitori hanno un potere assai limitato. Ci sono però degli accorgimenti che possono aiutare a mettere i bambini a letto presto, o almeno cercare di aiutarli ad acquisire questa abitudine. Ogni famiglia avrà sperimentato le sue personali strategie, ma io vi dico quello che sembrerebbe aver funzionato a casa nostra, con entrambi i figli, e che ci ha permesso di sopravvivere a questi cinque intensi anni di duplice genitoritudine (perché per me le mamme e i papà di bimbi tiratardi sono dei veri eroi, sappiatelo).

1. L’igiene del sonno

Niente TV in camera da letto, niente TV (o schermi) per conciliare il sonno. Pochi schermi e poca TV in generale (tablet consentiti solo in viaggio, a piccole dosi e a determinate condizioni). Questo per noi è un aspetto molto importante per riuscire a mettere i bambini a letto a presto. Quando capita che Davide e Flavia abusino di cartoni animati, oppure si addormentino accidentalmente sul divano, la qualità del loro sonno ne risente puntualmente. La nostra routine familiare prevede che si guardi un po’ di televisione dopo cena, ma non a letto. Anche la scelta dei cartoni o dei programmi da guardare ha la sua importanza: magari meglio evitare situazioni potenzialmente adrenaliniche o ansiogene. Libri e canzoni rappresentano invece il nostro rituale del sonno fin da quando sono nati i miei figli.

2. Bambini a letto presto: la presenza

Per chi mi segue, questa non sarà di certo una sorpresa. Il nostro approccio alla genitorialità prevede la condivisione, la presenza costante e il contatto fisico. In quest’ottica, sia io che il padre dei miei figli abbiamo sempre partecipato al loro addormentamento, restando accanto ai bambini non solo per leggere, cantare una ninna nanna e rispondere alle loro immancabili domande della sera, ma anche per aspettare il sonno insieme a loro.

3. L’allattamento

Questa è probabilmente la più soggettiva delle situazioni, per cui prendetela per quello che è: una testimonianza del tutto personale e arbitraria. Io ho allattato entrambi i miei figli relativamente a lungo, e, finché li ho allattati, di sera li ho sempre addormentati al seno (specialmente Flavia), anche se il papà partecipava e presenziava a sua volta. Questo, da una parte, rendeva il momento della “messa a letto” molto piacevole per i bambini, che erano contenti della poppata in arrivo, e dall’altro, mi consentiva in buona sostanza di dettare i tempi, dal momento che sapevo che, dopo una poppata più o meno lunga, alla fine sarebbero crollati. Il rovescio della medaglia, ovviamente, è che questo ha reso la mia presenza indispensabile nel momento della nanna serale, esigenza che in qualche modo è sopravvissuta anche oltre il termine dell’allattamento. Per me non è stato e non è un sacrificio, ma si tratta senza dubbio di una scelta impegnativa e da fare con consapevolezza (e compatibilmente con le esigenze di lavoro).

4. La perseveranza

Non so se questo valga per tutti i bambini piccoli, ma i miei figli sono molto abitudinari. Ed è per questo che, nel nostro caso, essere costanti e regolari nel mettere i bambini a letto presto è stato importante per stabilire una routine consolidata. Ci sono ovviamente delle eccezioni, ma sono davvero rare, e si esauriscono sostanzialmente in feste e ricorrenze speciali. Nel fine settimana siamo un po’ più flessibili, ma, per il resto, la nostra strategia è sempre stata quella di metterli a dormire allo stesso orario, fin da quando erano piccolissimi. Ci sono stati dei periodi in cui Davide impiegava un’eternità per addormentarsi, ma noi non abbiamo mollato: continuavamo a metterlo a letto allo stesso orario, aspettando insieme a lui che arrivasse il sonno. Ricordo di aver passato ore intere sdraiata al suo fianco al buio canticchiando ninne nanne e accarezzandolo piano, in attesa di Morfeo. Era frustrante? Certo. Ma abbiamo ritenuto più utile insistere, dare il messaggio che comunque “era ora di dormire” che non rassegnarci a lasciarlo in piedi più a lungo. Anche questa è una scelta molto personale, che comporta il rinunciare a fare tardi anche in vacanza e l’uscire di sera il meno possibile. Per noi non è stato un sacrificio (anzi, benediciamo ogni giorno la serata “adults only” che ci concediamo dopo che Davide e Flavia sono crollati: il divano, le serie TV, il sushi da asporto, il vino e i dolci), ma non è detto che sia così per tutti.

5. Anticipare tutto

Se sperate di mettere a letto presto i bambini, è abbastanza intuitivo che dovrete cercare anche di farli cenare presto. E, a cascata, anticipare anche l’eventuale riposino pomeridiano (magari cercando di non farlo durare troppo) e la sveglia mattutina. Anche nei fine settimana, anche in vacanza, ovviamente con una certa flessibilità. Penso sia abbastanza ovvio che un bimbo che ha ronfato fino alle cinque del pomeriggio farà molta fatica a riaddormentarsi alle nove di sera, a meno che non sia particolarmente dormiglione. Anche in questo caso, si tratta di stabilire qual è la soluzione più adatta a voi e alla vostra famiglia: per noi gli orari “nordici” non sono mai stati un problema, ma per tantissime persone che conosco sarebbe improponibile pranzare alle 12.30, cenare alle 19 e alzarsi entro le 8 anche il sabato e la domenica. Sono gusti, sono scelte, sono attitudini.

Questi sono gli strumenti che abbiamo utilizzato noi per mandare i bambini a letto presto, perché, per me e mio marito, era una questione di vitale importanza. Non è detto che funzioni così per tutti. Anzi, raccontate: come va a casa vostra?

17 Aprile 2018 11 Commenti
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coprimaterasso antiacaro bambini
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Cose a cui sono allergica da quando sono mamma

by Silvana Santo - Una mamma green 13 Marzo 2018

Ci sono cose che vi danno l’orticaria, da quando siete mamme? Avete iniziato a grattarvi freneticamente, starnutire o soffrire per il sonno che ormai è un lontano ricordo? A me è capitato, anche se non avevo mai sofferto di allergia prima di diventare mamma. E probabilmente anche io, tante volte, avrò causato dermatite e prurito ad altre incolpevoli persone, con i miei atteggiamenti da “madre materna”. Perché, nonostante il coprimaterasso antiacaro, non c’è scampo, secondo me, da alcune fastidiosissime reazioni allergiche. Scherzi a parte, ecco di seguito una riflessione semiseria su allergie reali ed immaginare in cui spesso incappiamo dopo essere diventate mamme.

1. La gara a chi dorme di più (o di meno)
Un grande classico delle neomamme. C’è quella che si sente in dovere di specificare che il figlio dorme 15 ore filate fin dal quarto giorno di vita (“dormirebbe anche direttamente sul coprimaterasso, tanto che è bravo”), e quella che ama ripetere che sono dieci mesi che “non chiude occhio”, perché la sua pupa ha una rara e gravissima allergia al sonno. La verità? Quanto dorme un neonato è una cosa che dipende da tanti fattori, e su cui i genitori hanno un potere molto relativo (magari un bel copricuscino antiacaro aiuta!). E che tutti i bimbi, inclusi quelli particolarmente insonni, sono “bravissimi”. Crescere un figlio è sempre dura, e tutti i bambini prima o poi riescono a dormire una notte intera. Tra le mamme servono solo solidarietà e tantissima empatia. Se invece vi sentite sconfitti nella “missione sonno”, provate a consultare un allergologo; spesso i piccolini non dormono per problemi allergici: del resto, nasino chiuso e prurito toglierebbero il sonno anche al più pigro dei ghiri.

2. La fobia del freddo
Sono le voci interiori di nonne, bisnonne e zie, che ogni volta ti dicono: “Coprilo, fa troppo fresco”. “Mettigli almeno la canottiera”. “Aggiungi una coperta”. E via con l’ossessione tutta italiana di proteggere i bambini dal vento, di tenerli in casa quando fa freddo e, magari, di sigillare porte e finestre da ottobre ad aprile. Peccato che gli ambienti chiusi favoriscano la trasmissione di virus e batteri e la proliferazione degli acari, i cui allergeni attentano alla salute e al benessere di tutta la famiglia. Il motivo per cui la fobia del freddo delle mamme italiane mi causa allergia è che si tratta di un fenomeno gravemente contagioso. Ogni volta provo ad essere sportiva al massimo, ma finisco poi col farmi condizionare, mio malgrado. E invece dovremmo fare pace col freddo una volta per tutte o, se proprio non si riesce a fare a meno del tepore del focolare domestico, ricorrere semmai a un purificatore d’aria, in modo da liberarsi di allergeni, inquinanti e schifezze varie anche senza dover aprire le finestre di continuo.

3. L’idiosincrasia per gli animali domestici
Considerati spesso portatori di malattie, infermità e sciagure di ogni specie. Mentre convivere fin da piccoli con un animale domestico potrebbe addirittura ridurre il rischio che insorgano allergie in età adulta. Semmai è importante, invece che temere cani e gatti, dotare di copricuscino e comprimaterasso antiacaro tutti i letti di casa, perché gli acari possono dare molto più fastidio di un quadrupede, a bambini e adulti.

4. La condivisione selvaggia
Centoventi gruppi Whatsapp, novantasette chat di Messenger, altrettanti gruppi di Facebook in cui le mamme non si limitano a confrontarsi e supportarsi tra loro, ma condividono selvaggiamente ogni istante della vita dei propri figli, a cominciare da tutto-il-travaglio-minuto-per-minuto. Chi ha la dermatite, chi il reflusso, chi ha messo il primo dente ad appena due mesi. È che oramai sembra quasi che quello che non passa attraverso i social non sia mai esistito. Che mostrare agli altri una vita perfetta ci aiuti a convincerci che, forse, ce l’abbiamo davvero, o che, viceversa, fare al mondo la diretta delle nostre sciagure ci renda più eroici agli occhi degli altri. Questa è una cosa che, più che allergia, mi suscita una certa tenerezza. Siamo quello che siamo, nel bene e nel male. Tutti sulla stessa barca. E la perfezione non è di questo mondo.

5. L’onniscienza materna
È un gran bene che i genitori abbiano cominciato ad essere più attenti al benessere dei propri figli, più informati e più consapevoli. Ma a volte le mamme tendono a farsi prendere la mano, specialmente in fatto di alimentazione e di salute. E così i blog e i social diventano simposi virtuali di pediatria, nutrizione e pedagogia. Se i vostri figli soffrono di allergia, se hanno la dermatite, se non dormono o non mangiano, niente panico. Consultatevi sempre con il medico e ricorrete a piccole strategie per proteggervi dagli attacchi esterni. Perché la verità è che ognuno ha la sua esperienza, ma è fondamentale affidarsi ad esperti per un parere davvero autorevole.

Questo post è stato realizzato in collaborazione con AllergoSystem, un’azienda trentina che produce in Italia articoli artigianali di altissima qualità nel campo dei prodotti antiacaro e del benessere del sonno. Allergosystem offre una gamma completa di copricuscini, coprimaterasso, copripiumone e imbottiti (trapunte, cuscini e piumoni) certificati. Utilizzando tessuti a trama particolare e testati, avvalendosi di un imbottito antiallergico per i propri prodotti, l’azienda ha rifiutato di avvalersi di trattamenti chimici, senza rinunciare all’altissimo livello di comfort e traspirabilità dei suoi prodotti (effettiva protezione dagli acari).
Allergosystem offre la possibilità di realizzare prodotti su misura in base alle misure del proprio letto, commercializzata in tutta Europa ed ha ottenuto certificazioni di qualità rilasciate dai seguenti autorevoli istituti:

Ospedale di Rovereto (TN)
Ospedale Niguarda (MI)
Istituto di entomologia dell’università di Milano
Hygiene-Institut des Ruhrgebiets (Germania)
ECARF – Centro Europeo per la Ricerca sulle Allergie (Germania)
Hygiene-Institut des Ruhrgebiets (Germania) Linea Sogno.

Sul sito trovate anche i purificatori d’aria Airfree, che attraverso una innovativa tecnologia, sono in grado di pulire l’aria degli ambienti chiusi mediante un trattamento termico naturale ed efficace (un processo simile alla sterilizzazione dell’acqua attraverso ebollizione: l’aria viene purificata grazie ad una camera di sterilizzazione presente all’interno del nucleo di ogni Airfree, che raggiunge una temperatura di oltre 200°C, successivamente raffreddata e reimmessa nell’ambiente. Questo trattamento permette di “ripulire” l’aria dagli allergeni di acari e animali domestici, muffe, batteri, virus, pollini, ozono e contaminanti chimici).

I prodotti AllergoSystem possono essere ordinati direttamente online sul sito dell’azienda.

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13 Marzo 2018 1 Commenti
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10 consigli per sopravvivere con un neonato

by Silvana Santo - Una mamma green 2 Marzo 2018

Sono passati pochi anni da quando stringevo tra le braccia il mio primo figlio neonato. Eppure, a me sembra trascorsa una vita intera, ho messo via l’interfono, poi i pannolini, il reggiseno per allattare, il seggiolone e così via. E non manca giorno in cui io non mi chieda come ho fatto a sopravvivere con un neonato (e, soprattutto, a fare in modo che lui sopravvivesse tra le mie braccia!). Evidentemente, però, ce l’abbiamo fatta. E sulla base della mia bislacca esperienza, vi regalo 10 consigli per sopravvivere con un neonato.

1. Usare la fascia portabebè

Molto più semplice di quanto si pensi (nel caso, basta una lezione con una consulente babywearing), per me è davvero un salvavita per le neomamme e i neopapà. Non solo perché lascia mani libere e facilità di movimento anche nelle città non proprio a prova di bambino, ma perché rassicura i bambini e aiuta a creare un legame con il neonato.

2. Comprare un video monitor di qualità

Se sono riuscita a sopravvivere con un neonato (e poi con una neonata e un bambino piccolo) è anche perché i miei figli vanno da sempre a letto presto, lasciando ai membri adulti della famiglia un po’ di tempo destinato al relax. O al cibo da asporto. O al lavoro arretrato. E per evitare l’ansia da “non lo sento, respira ancora, starà bene?” basta un baby monitor o una telecamera per bambini. Ma che sia un prodotto di qualità, affidabile e facile da usare, altrimenti vi ritroverete a captare i baracchini dei camionisti e i segnali dei marziani, piuttosto che il pianto di vostro figlio.

3. Abusare del divano

Il pupo a letto presto, il baby monitor ben sintonizzato e, appunto, un bel divano comodo per le serate “libere” di mamma e papà. Magari passate a dormire davanti alla tv, ma questo è un altro discorso!

4. Uscire e viaggiare

Per i neogenitori, uscire con un bambino piccolo può sembrare una faccenda molto complicata, per non parlare dell’organizzazione che richiede un viaggio vero e proprio. Ma credetemi, starsene chiusi in casa è molto più faticoso. Si rischiano l’isolamento (o, al contrario, l’invasione di visite inopportune o sgradite) e la tristezza, o la sensazione ansiogena che la vostra vita sia finita sotto il controllo del neonato. Senza contare che il sole permette di fissare la vitamina B, fondamentale per la crescita e la salute del piccolino. Stare all’aria aperta, pertanto, aiuterà tutta la famiglia a fare il pieno di benessere, di energia e di relax.

5. Sostituire la borsa con lo zaino

Che è più pratico, spesso più capiente e meglio organizzato. E vi permette di avere sempre le mani libere per tenere in braccio (o in fascia) vostro figlio, cambiargli il pannolino al volo, allattarlo/dargli il biberon e via dicendo. Adesso è pure di moda, quindi tanto meglio!

6. Ascoltare tanta musica

Di ogni genere. Per bambini, per adulti, ninne nanne, sigle dei cartoni, quello che vi pare. Ascoltare musica, e cantarla, pure, vi aiuterà a sentirvi allegri e a tranquillizzare vostro figlio, a stimolare i suoi sensi e a rilassarlo quando ha sonno.

7. Portarsi dietro una borraccia

Per estinguere la sete feroce da poppata, se siete una neomamma e allattate. Per sciacquarvi le mani in emergenza, per pulire il ciuccio, se vostro figlio lo usa. Per pulire le manine di vostro figlio e per tante altre ragioni che adesso né io né voi siamo in grado di prevedere. Sui motivi per cui una borraccia riutilizzabile, magari in alluminio, sia più ecologica ed economica di una bottiglia usa e getta non penso di dovermi dilungare, giusto? 😉

8. Congelare cibo (e salvare i numeri dei take away di zona)

Ricapitolando: il piccolo urlatore si è finalmente addormentato, il baby monitor è acceso, il divano è pronto per accogliere le vostre stanche membra di neomamma e neopapà: manca solo un bel piatto di lasagna tirato fuori dal congelatore qualche ora prima, o un manicaretto da asporto fresco di consegna. Mi raccomando: usate contenitori riutilizzabili e differenziate con cura le vaschette del take away.

9. Convertirsi agli ebook

So che gli irriducibili della carta sono numerosi anche nelle file dei neogenitori. Ma so anche che, senza ebook, forse in questi anni avrei smesso di leggere, o quasi. Invece sono riuscita sempre a sfruttare per leggere le poppate infinite o le attese al buio mentre i miei figli piccoli si addormentavano. Anche i risvegli notturni sono stati in qualche modo più sopportabili grazie alla compagnia dei miei libri. Senza un lettore digitale retroilluminato (molto più confortevole di un tablet e per nulla fastidioso per il neonato) non ce l’avrei mai fatta.

10. Chiedere aiuto

L’ultimo e forse il più importante dei consigli. Lasciate l’eroismo ai personaggi dei fumetti. Voi siete donne, e uomini, con il compito importante ma difficile di crescere un figlio. E di sopravvivere a un neonato. Chiedete aiuto, non solo al padre di vostro figlio, ma a chiunque si renda disponibile a cucinare, stendere il bucato, pulire casa etc etc. E se siete di quelli che non si fidano a delegare le faccende domestiche ad altri, basta scegliere un baby monitor con telecamera e piazzarla nell’altra stanza mentre voi riposate insieme al neonato!
Post in collaborazione con iBabymonitor.it, shop online italiano di telecamere e altri dispositivi per il controllo del neonato, che oltre a offrire video baby monitor e ricetrasmittenti per bebè a prezzi vantaggiosi, presenta recensioni dettagliate dei vari modelli e guide all’acquisto dei diversi dispositivi. Come l’Availand Follow Baby, l’ultima novità del mercato, che dispone di uno schermo LCD da 3.5” di massima qualità e una telecamera con Tecnologia Auto-Follow che permette un monitoraggio automatico del bebè utilizzabile par vari anni, anche quando il bambino cammina o gattona.

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2 Marzo 2018 3 Commenti
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Il pavor nocturnus, mia figlia e io

by Silvana Santo - Una mamma green 30 Gennaio 2018

Interno notte. Una sera qualsiasi, in una casa qualsiasi. Immaginate di essere svegliati all’improvviso (o distolti dalla vostra serie TV preferita), da un grido ferino di vostra figlia piccola. Di trovarla a letto, sudata e rigida come un ciocco, che urla come se la stessero bruciando viva, con una voce non sua. Di provare a toccarla ed essere raggiunti da calci, ringhi e versi incoerenti. Di sentirle ripetere, tra il pianto e gli strilli, le stesse due parole in modo ossessivo, come un mantra, per interminabili quarti d’ora. Di sentirvi chiamare e non essere riconosciuti quando accorrete, oppure di essere respinti con furia, e poi richiamati ancora e allontanati e così via in una spirale di delirio crescente.

Si chiama pavor nocturnus, ovvero terrore notturno. E il nome rende davvero l’idea di quello che significa.

La prima volta che Flavia ha avuto una crisi, oramai diversi mesi fa, ho pensato che stesse impazzendo. E che io avrei fatto immediatamente la stessa fine.

La sensazione è di assistere a una crisi di dolore fisico che si irradia “dall’interno”. Lei getta la testa all’indietro, inarca la schiena, tende le gambe in quelli che sembrano spasmi di dolore, appunto. O di terrore. E poi le urla. Urla animali, fuori controllo. Con un timbro diverso dal solito. Di solito Flavia chiama me, tanto per non appesantire il mio senso di responsabilità e di inadeguatezza. “Voglio mamma”, dice una prima volta. Per poi ripeterlo ossessivamente, per minuti e minuti, anche se io sono effettivamente lì con lei.

Prima che ci capitasse, sapevo poco e niente del pavor nocturnus. Solo che è un disturbo della fase non REM del sonno (quella più profonda) molto diffuso nei bambini piccoli e sostanzialmente benigno. Assistere alle crisi di Flavia – che si intensificano in numero e intensità quando lei è stanca, malata o convalescente – è stato inizialmente traumatico, e tuttora mi fa a volte venire la pelle d’oca.

Perché un bambino col pavor nocturnus sembra sveglio. Dischiude gli occhi, o proprio li sbarra. Sembra “parlarti”, e a volte risponde anche alle domande che gli fai. Solo che non ti riconosce, si contraddice, suda e si dibatte. E urla, urla, urla e piange come se patisse di un dolore atroce (alcuni si alzano dal letto, corrono strillando per la casa, si fanno finanche la pipì addosso). Però il punto è che nonostante le apparenze, quel bambino sta dormendo. Non è cosciente, e quando la crisi sarà passata si rimetterà a dormire, per poi risvegliarsi al mattino senza ricordare nulla.

Pare che le cause non si conoscano bene, e che in ogni caso non si tratti di un segnale di “disagio” o infelicità dei bambini. Pare. Io so solo che ogni volta non riesco a non pensare che se mia figlia urla così nel mezzo del suo sonno non REM, evidentemente qualche cosa che non va ci deve essere. E diciamo che sentirsi chiamare da una treenne disperata, anche se sai che “sta dormendo”, e non essere in grado di aiutarla, non è proprio un modo piacevole di passare una bella mezz’ora durante la notte.

Spero che passi al più presto, ovviamente.

E di trovare il modo per starle vicino senza turbarmi.

30 Gennaio 2018 9 Commenti
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allattamento poppate notturne
allattamento

Allattare di notte: 7 consigli pratici

by Silvana Santo - Una mamma green 15 Dicembre 2017

L’allattamento notturno è una delle esperienze che possono costare molto impegno e tanta fatica a una mamma. Ecco qualche consiglio per allattare di notte con più semplicità (rivolgetevi sempre a una consulente o a un’ostetrica per qualsiasi problema legato all’allattamento al seno).

1. Allattare di notte? Meglio sdraiata

Non tutte si trovano subito a loro agio, ma per la mia esperienza pluriennale di allattamento notturno a richiesta di due figli, mi sento di dire che riuscire ad allattare in posizione sdraiata è il forse l’accorgimento che permette di stancarsi meno e riposare il più possibile. Con un po’ di esperienza, si può riuscire ad offrire entrambi i seni al bambino restando girate sullo stesso fianco (true story!). Evitando di tenere il neonato in grembo, inoltre, si annulla il rischio che il piccolo possa cadere se la mamma si dovesse addormentare senza accorgersene (può succedere a chiunque, non è una questione di volontà o disattenzione). Chi dovesse trovarsi in difficoltà con questa postura per allattare di notte, potrebbe rivolgersi a una consulente in allattamento o a un’ostetrica di esperienza per farsi aiutare a trovare la posizione più comoda ed efficace per mamma e bambino. Non è detto allattando da sdraiata si debba per forza prevedere il cobedding: il bimbo può essere preso dal suo lettino al momento della poppata e poi rimesso a dormire quando si stacca. Ovviamente il papà può dare il suo contributo in questa procedura! Se decidete di allattare di notte in posizione sdraiata è però fondamentale seguire una serie di accorgimenti solo apparentemente banali per evitare pericoli e problemi: per prima cosa, per evitare cadute accidentali, posizionate il bambino sempre dal lato interno del vostro letto, senza cuscino, e al di sopra delle coperte (un sacco nanna è di grande aiuto nelle stagioni fredde). Fate attenzione che nel letto non ci siano oggetti che possano ferirlo o soffocarlo (vestaglie, plaid, libri, borse dell’acqua calda etc). Valgono poi le solite raccomandazioni anti-sids: evitare eccessi di calore, non fumate. Quando il piccolo si stacca, mettetelo in posizione supina, sia che dorma nel side-bed, sia se lo rimettete nel lettino o nella culla.

2. Pit-stop ultrarapido

Quando un bambino ha pochi mesi, allattare di notte significa quasi sempre dover gestire diverse poppate, che per giunta possono avere una durata biblica o quasi. Per cercare di riposare il più possibile, il mio consiglio è di contenere al minimo i tempi accessori tra una poppata e l’altra, semplificando per esempio le procedure di cambio del pannolino. Personalmente, di giorno ho sempre cambiato i miei figli in bagno, lavandoli con acqua corrente e, se necessario, un po’ di sapone. Ma durante la notte, a meno che non andassero di corpo, mi limitavo a un rapido cambio direttamente in camera da letto. Eventualmente, potete equipaggiarvi con delle lavette inumidite o con delle salviettine biodegradabili.

3. Zitti zitti

Forse questo è scontato, tra i consigli per allattare di notte. Ma non fa male raccomandare di non accendere la luce e di parlare il meno possibile quando il bambino si sveglia per la poppata. Meno stimoli riceverà, e minore dovrebbe essere la fatica che farà (e che farete) per riaddormentarsi.

4. L’abbigliamento giusto per allattare di notte

Allattare di notte può significare, in inverno, trovarsi per ore seminude al freddo, e magari riaddormentarsi senza rendersene conto con il petto all’aria (gelida). Evitate, come già detto, di surriscaldare la stanza. Il mio consiglio è di usare pigiami o camicie da notte con bottoni, se li trovate comodi, reggiseni specifici da allattamento, o molto elastici e facili da abbassare, e canottiere con lo scollo a v. Personalmente, non trovo confortevoli gli indumenti notturni con i bottoni, quindi mi trovavo meglio tirando su la maglia del pigiama e abbassando la canottiera, che tenevo rigorosamente infilata nel pantalone. Se fa molto freddo, può essere di aiuto uno scaldacuore o uno scialle pesante da tenere sulle spalle, che restano scoperte durante la poppata. Se allattate da sdraiata, il bambino deve stare al di sopra le coperte. La soluzione migliore, anche per chi allatta da seduta, è un sacco nanna, oppure un sovrapigiama in pile, che terrà al caldo il neonato anche tra una poppata e l’altra.

5. Rifornimenti pronti

Se state allattando di notte, non dimenticate mai una scorta d’acqua sul comodino, per fronteggiare la sete che spesso si associa alle poppate.

6. Più valore al tempo

Questo suggerimento potrà sembrare folle, ma se, come me, siete tra quelle persone che nonostante la stanchezza più devastante non riescono a “stare senza far niente”, potreste approfittare delle poppate notturne per leggere un libro. Il mio consiglio è di usare un ebook reader retroilluminato o con una luce di lettura di qualità, che non affatica la vista e che non infastidisce il piccolo succhiatore seriale con una illuminazione eccessiva. So che scandalizzerò qualcuno, ma potreste anche approfittare delle lunghe poppate per usare lo smartphone per lavorare o navigare. Impostate sempre la luminosità dello schermo al minimo e fate in modo che non dia fastidio a vostro figlio.

7. Chiedere aiuto

Ricordate quello che resta uno dei consigli più preziosi per allattare di notte: vostro figlio, con ogni probabilità, ha un padre che è lì con voi ed è tenuto (e si spera anche disponibile) a darvi una mano, anche se avete deciso di allattare esclusivamente al seno. Può e deve alternarsi con voi nel cambiare il pannolino dopo la poppata, o nel riaddormentare il piccolo qualora fosse ancora sveglio quando si stacca dal seno.

15 Dicembre 2017 1 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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