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mare

perché andare in oman
viaggi

Perché andare in Oman con i bambini

by Silvana Santo - Una mamma green 27 Dicembre 2018

Perché andare in Oman con i bambini? E dove si trova? Non conto le volte in cui, nelle ultime settimane, mi sono state rivolte queste domande. La verità è che fino a qualche anno fa, l’Oman era per me solo un nome esotico e affascinante, con una collocazione geografica confusa ma che richiamava alla mente architetture fiabesche e deserti sconfinati. Non avevo idea delle eventuali difficoltà che potessero incontrare le famiglie, né del perché andare in Oman con i bambini. Poi, grazie al gruppo Facebook “Famiglie globetrotter” legato al blog Bimbi e Viaggi, ho conosciuto tante famiglie che lo avevano visitato con bimbi più o meno grandi e sempre con la massima serenità e soddisfazione. Così, conoscendo meglio questo paese, ho capito che era una meta molto interessante, e ho cominciato a desiderare di organizzare il mio viaggio in Oman con i bambini. Ora, se volete, vi spiego il perché.

Perché andare in Oman con i bambini

L’Oman è un paese della Penisola Arabica, confinante, nella parte settentrionale, con gli Emirati Arabi Uniti e il Mare Arabico. Si trova a poche ore di volo di distanza dall’Italia (circa sei ore e mezza partendo da Milano per la capitale Mascate), con un fuso orario di sole tre ore e un clima sub-desertico con temperature miti o relativamente calde nel nostro inverno (26/27 gradi di giorno e una ventina di notte) e piogge sostanzialmente assenti, se non per alcune settimane nella parte meridionale del paese. L’Oman, inoltre, è un paese molto ospitale, con infrastrutture efficienti, cliniche moderne e criminalità praticamente inesistente. La presenza di belle spiagge, deserti, animali e altre attrattive perfette anche per i piccoli viaggiatori lo rende una destinazione ideale per un viaggio con i bambini.

La nostra alternativa agli Emirati

La scelta dell’Oman, e in particolare della sua regione settentrionale, ha risolto per noi un annoso “dilemma”: da anni, infatti, eravamo alla ricerca di una destinazione tiepida per l’inverno, che però fosse meno distante dei Caraibi o del Sud Est Asiatico (per l’Africa abbiamo deciso di attendere ancora qualche anno). Dopo diversi appaganti viaggi alle Canarie, non sentivamo ancora il desiderio di visitare altre isole atlantiche, ma l’opzione molto gettonata di Dubai e/o Abu Dhabi non era proprio, per tante ragioni diverse, nelle nostre corde. L’Oman ha rappresentato la soluzione perfetta per noi: condizioni climatiche, ambientali e sociali simili in qualche modo agli Emirati, ma un contesto più “storico” e più naturale. Più vicino alle nostre inclinazioni e gusti di viaggiatori.

Perché andare in Oman: quello che offre

Oltre alle spiagge e al mare (spiagge di sabbia, con acqua fresca in inverno, ma che dovrebbe permettere comunque di fare il bagno, vi saprò dire al rientro), l’Oman offre molte esperienze interessanti e divertenti da fare con i bambini. E senza di loro, ovviamente. Si va dai numerosi forti e castelli sparsi per il paese, alcuni dei quali vecchi di secoli, ai colorati souq pieni di botteghe e bancarelle che offrono stoffe, datteri, incenso e artigianato. Dai deserti in cui è possibile dormire in campi tendati, fare passeggiate a cavallo, assistere a spettacoli serali attorno al fuoco ai paesi con case di fango circondate dalle palme, dalle sorgenti calde ai cosiddetti wadi, canyon invasi dall’acqua in cui è possibile fare il bagno. Sulla costa settentrionale, a qualche ora di auto dalla capitale, è inoltre possibile esplorare una riserva in cui le tartarughe marine depongono le uova, visitare cantieri navali e piccoli paesi di pescatori. Muscat, inoltre, vanta diversi musei interessanti anche per i bambini, un teatro prestigioso e una riproduzione della nave di Sindbad il marinaio. Oman con bambini significa anche una regione montuosa con panorami mozzafiato e snorkeling da favola alle isole Daymaniyat. Il sud del paese, invece, a cominciare da Salalah, offre spiagge bellissime (con resort di ogni livello), siti archeologici, mercati e il pregiato incenso dell’Oman.

Insomma, noi abbiamo trovato tantissime risposte al perché andare in Oman con i bambini, e l’esperienza ha confermato al massimo le nostre aspettative. In questo post vi racconto il nostro itinerario!

27 Dicembre 2018 3 Commenti
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pesca sostenibile
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Pesca sostenibile: 5 cose da sapere

by Silvana Santo - Una mamma green 11 Dicembre 2018

Il pesce è un elemento cardine della dieta mediterranea e un protagonista importante nella tradizione alimentare italiana e non solo. Per questo è molto presente sulle tavole delle famiglie e dei ristoranti, ma perché continui a esserlo, e soprattutto continui a essere presente nei mari e negli oceani è indispensabile promuovere la pesca sostenibile e il consumo responsabile dei prodotti ittici.

Per saperne di più sulla pesca sostenibile, potete guardare il video “La bambina e l’Oceano”, nato dal progetto di Rio Mare e WWF “Insieme per gli Oceani”. Nel filmato, una bambina di nome Ondina dialoga con l’oceano che le spiega di essere a rischio e la informa sull’importanza di scegliere prodotti provenienti dalla pesca sostenibile. In questo mio post, invece, potete leggere 5 cose da sapere sulla pesca sostenibile, e cosa possiamo fare come consumatori per promuoverla e favorirla.

1. Qualità e quantità del pesce prelevato

Il mare è immenso, certo. E nell’immaginario comune i pesci hanno un ciclo vitale veloce e un tasso di riproduzione molto alto. Ma non è sempre così, e di certo non è possibile attingere in modo indiscriminato alle riserve ittiche mondiali. La storia umana recente ha già vissuto situazioni in cui la pesca incontrollata ha finito col portare addirittura alcune specie di pesci sull’orlo della definitiva estinzione. È fondamentale, da una parte, differenziare le tipologie di pesce prelevato, evitando di concentrarsi su poche specie ad alto valore commerciale, e dall’altra, prevedere dei limiti precisi all’attività di pesca: catturare una quantità di pesce tale da non impoverire pericolosamente i mari e gli oceani, rispettare eventuali momenti di fermo, evitare la cattura di esemplari troppo giovani, salvaguardare le specie a rischio di estinzione.
Cosa possiamo fare come consumatori? Cercare di variare la tipologia di pesce che mettiamo in tavola, informarci sulla stagionalità delle varie specie e sui rischi di estinzione, evitare categoricamente il consumo di specie ittiche per le quali vige il divieto di pesca e commercializzazione (come il dattero di mare, per esempio), ma che ancora vengono talvolta proposte in mercati e ristoranti.

2. Le tecniche di pesca

Perché la pesca sia un’attività il più possibile rispettosa dell’ambiente, è importante che venga portata avanti con tecniche sostenibili, evitando per esempio le pratiche che danneggiano il fondale marino e le scogliere, oppure minimizzando la cattura di specie ittiche non commercializzabili, che finirebbero inesorabilmente “sprecate”. Cosa possiamo fare come consumatori? Informarci sulle politiche di sostenibilità dei vari marchi e sulla provenienza del pesce che mangiamo e preferire prodotti con certificazione MSC (Marine Stewardship Council) o ASC (Aquaculture Stewardship Council), che garantiscono la sostenibilità della pesca o dell’allevamento.

3. La riduzione degli scarti

La riduzione degli scarti è un aspetto fondamentale non solo nel momento della cattura del pesce, ma in tutta la filiera produttiva. Il tonno, da questo punto di vista, è un animale estremamente prezioso in tutte le sue parti (tanto che con gli occhi si producono capsule di Omega3), ma a prescindere dalla specie è importante che anche le confezioni siano sostenibili e che gli scarti di produzione in genere vengano ridotti al minimo. Cosa possiamo fare come consumatori? Possiamo prima di tutto evitare di sprecare cibo, e poi abbiamo il preciso dovere di gestire al meglio i rifiuti, facendo una scrupolosa raccolta differenziata.

4. Energia rinnovabile

La lavorazione e il confezionamento del pesce comporta inevitabilmente un dispendio energetico, che è di certo più sostenibile se proviene da fonti rinnovabili (energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica etc). Cosa possiamo fare come consumatori? Scegliere aziende che utilizzano energia rinnovabile nei propri siti produttivi.

5. Le condizioni dei lavoratori

Pesca sostenibile significa anche rispetto dei diritti umani e delle condizioni dei lavoratori coinvolti nella filiera, non solo nei luoghi di produzione e confezionamento. Cosa possiamo fare come consumatori? Informarci sulle politiche delle aziende che scegliamo, premiando quelle che si impegnano anche su questo fronte.

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Post in collaborazione con Rio Mare, che dal 2016 ha avviato “Insieme per gli Oceani”, in partnership col WWF per promuovere la pesca sostenibile e la tutela dell’ecosistema marino. Grazie a questo progetto, Rio Mare ha raggiunto, nel 2017, il 52,4% del tonno proveniente da fonti sostenibili, e si è impegnata ad arrivare al 100% (anche per le altre specie lavorate) entro il 2024. L’impegno di Rio Mare verso una maggiore sostenibilità prevede anche una diversificazione delle specie pescate (l’azienda è passata dal 100% di tonno pinne gialle al 56% grazie all’inserimento del tonnetto striato, fermo restando l’impegno a non commercializzare le specie a rischio di estinzione come il tonno rosso), l’impiego di fonti energetiche rinnovabili, la riduzione dei consumi idrici, il recupero dei rifiuti e la riduzione degli scarti (nel quadriennio 2014-17, l’azienda ha donato al Banco Alimentare 4.000.000 di lattine tra eccedenze di produzione e prodotti non vendibili provenienti dai punti vendita della grande distribuzione). Nell’ambito del progetto Insieme per gli Oceani, tra le altre cose, Rio Mare sta operando per migliorare le condizioni di lavoro dei pescatori lungo tutta la filiera. Inoltre nelle Isole Solomon, ha riqualificato lo stabilimento produttivo.

11 Dicembre 2018 0 Commenti
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fuerteventura con bambini dubbi
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Fuerteventura con bambini: le risposte ai vostri dubbi

by Silvana Santo - Una mamma green 15 Maggio 2018

Andare a Fuerteventura con bambini (ma forse anche senza) non è un’esperienza per tutti. Le condizioni ambientali sono particolari, lo è l’atmosfera che si respira sull’isola. Personalmente, ho amato moltissimo la forza degli elementi naturali, sempre intensa ma mai minacciosa o inquietante. La vastità dello spazio, dell’orizzonte sconfinato davanti ai miei occhi. La profondità dei paesaggi, che ho trovato inspiegabilmente dolci pur nella loro asprezza. L’intensità dei colori: il turchese e il lapislazzulo dell’Oceano, il bianco e l’oro della sabbia, il nero delle rocce e l’ocra della terra, il verde della vegetazione e l’arcobaleno dei fiori. Ho amato il silenzio della notte, il ruggito del vento che si infila tra gli edifici, la luce calda dei tramonti. Le lunghe spiagge deserte, i piccoli borghi marinari, con le case imbiancate a calce, le nasse sugli usci delle case, le strade acciottolate e le scale sbilenche. Ho amato le capre al pascolo e i surfer colorati, le pozze di scogliera e il canto degli uccelli di primo mattino. La generosità della natura e la benevolenza degli uomini. Nonostante un paio di giorni di maltempo, ho voluto molto bene a Fuerteventura, come alle sue sorelle Canarie prima di lei. Ma mi rendo conto che non tutti potrebbero gradire la sua indole così mutevole e il suo volto senza maquillage. Per questo ho pensato rispondere ai dubbi di tanti che mi leggono e che mi hanno fatto più o meno le stesse domande. Se ne avete altre, scrivetemi e sarò felice di provare a rispondervi.

isla de lobos fuerteventura con bambini

 

Fuerteventura con bambini: c’è molto vento?

È la domanda principale che si pongono quelli che pensano a un viaggio a Fuerteventura con bambini. La risposta è semplice: a Fuerte c’è vento c’è, senza se e senza ma (altrimenti, del resto, l’isola non si chiamerebbe così). In base alla nostra limitata esperienza, può trattarsi di un “normale” vento di mare, come quando soffia il maestrale estivo in Sardegna, oppure un vento davvero molto forte. Dipende dalle giornate (o dal momento della giornata) e anche, inevitabilmente, dai punti dell’isola. Pare, stando alle testimonianze di alcuni viaggiatori, che settembre sia il mese meno ventoso, ma confesso di non aver verificato la fondatezza scientifica di questa tesi. Ad ogni modo, se siete di quelli che il vento proprio lo detestano, o lo temono in qualche modo, vi consiglio con franchezza di cambiare destinazione. Se invece siete solo perplessi, fidatevi di me: il fischio di Eolo è parte dell’esperienza, contribuisce a rendere Fuerteventura quella che è. Inoltre, la “brezza” vi impedirà di morire di caldo, e vi consentirà di assistere alle splendide evoluzioni di surfer e kite-surfer. Tenete presente che in alcune spiagge l’Atlantico resta calmo nonostante il vento forte, anche se occorre sempre fare attenzione alle correnti e alla risacca! Ricordate anche che, in queste condizioni ambientali, la sabbia si insinua dappertutto. Ve la ritroverete letteralmente ovunque, anche dopo la doccia: nel letto, in tasca, nei capelli, in bocca. Se questa prospettiva non vi piace, desistete a priori.

fuerteventura con bambini kite

Fuerteventura con bambini: l’acqua è davvero così fredda?

Difficile rispondere. L’Atlantico è più freddo del Mediterraneo estivo, ma non quanto il “nostro” mare in inverno o all’inizio della primavera. Si riesce a fare il bagno? Dipende, più che dalle condizioni meteorologiche, dalla sensibilità di ognuno. La mia opinione, consolidata in tre viaggi alle Canarie, è che la questione sia anche molto “psicologica”. Di certo posso dirvi che, lo scorso aprile, a Fuerteventura, l’acqua non era più fredda di quanto mi sia capitato di trovarla in estate in Dalmazia o in alcune spiagge della Sardegna. E di sicuro era di vari gradi più mite rispetto a quanto non lo sia, nello stesso periodo, dalle mie parti (cioè in Campania). Personalmente, a Fuerte ho fatto il bagno senza problemi e senza muta, ed entrambi i miei figli insieme a me. L’acqua meno fredda l’abbiamo trovata a sud, a Morro Jable, ma abbiamo fatto il bagno anche a Cotillo Lagos e a Isla de Lobos. Se pensate di andare a Fuerteventura con bambini, non date per scontato che farete il bagno, ma non credete a chi vi dice che è impossibile. Procuratevi tassativamente un mutino in neoprene per i piccoli, e magari anche una maglia termica per voi. Un altro consiglio, se viaggiate in inverno o in primavera, è di fare il contrario di quello che si fa di norma nelle estati mediterranee, e cioè trascorrere in spiaggia le ore centrali della giornata, quando l’aria è più calda e anche la temperatura dell’acqua sale di qualche grado (state sempre molto attenti al sole, mi raccomando!). Approcciatevi all’acqua con pazienza e senza fretta. In alcune località (come Cotillo Lagos e Sotavento) le maree formano delle lagune e pozze di scogliera che il sole riscalda abbastanza, e dove i bambini, e non solo loro, possono sguazzare senza particolari difficoltà. Detto questo, se siete di quelli che proprio non sopportano il mare freddo, dimenticate pure di fare il bagno a Fuerte.

fuerteventura con bambini laguna

Cosa si fa, se piove, a Fuerteventura con bambini?

Rispetto a Tenerife e alla vicina Lanzarote, Fuerte offre oggettivamente meno alternative al coperto. Ma qualcosa si può fare anche lì, se il maltempo vi sorprende. Senza dubbio merita una visita l’antica capitale dell’isola, Betancuria, dove è possibile visitare, per pochi euro, una bella chiesa e il Museo Artesania, che include anche un breve filmato 3D sulla fauna ittica canaria. Non lontano da Betancuria, a Pajara, c’è una particolare chiesa di ispirazione azteca, che sorge proprio di fronte a un piccolo parco giochi. Al faro di El Cotillo, a nord ovest di Fuerteventura, c’è un piccolissimo museo della pesca, che vale la pena visitare se c’è brutto tempo, soprattutto per l’atmosfera molto “atlantica” che si respira. Non lontano da lì, nella pittoresca cittadina di Lajares, si tiene inoltre il mercato artigianale del sabato (dalle 10 alle 15) con bancarelle, musica dal vivo e un bel parco giochi praticamente attaccato al mercato. Chi va a Fuerteventura con bambini e si trova a dover affrontare una giornata nuvolosa può valutare una visita all’Oasis Park, un parco faunistico e botanico nella parte meridionale delll’isola, a La Lajita. Davide e Flavia si sono molto divertiti, ma personalmente non mi è piaciuto, se non per la vegetazione pazzesca e lussureggiante. Non che gli animali sembrassero particolarmente sofferenti, ma non ho trovato informazioni o iniziative educative, né dati sulla provenienza delle bestie, sull’ecologia delle specie, sul rischio di estinzione etc. Insomma, sembrava uno “zoo” di vecchia concezione, più che una struttura a fini di conservazione e studio. I prezzi sono alti (33 euro gli adulti, una ventina i bambini dai 4 anni), gli spettacoli si pagano a parte e molto (ma noi non eravamo interessati), e per 10 euro si può noleggiare un utile carretto per trasportare i più piccoli o farli addormentare. Per i giorni di pioggia a Fuerteventura con bambini, vi segnalo anche l’Ecomuseo La Alcogida e il Museo del Sal, che però noi non abbiamo visitato.

fuerteventura con bambini betancuria

Fuerteventura con bambini: cosa fare e cosa mangiare

Se i vostri figli amano gli animali, e la natura in genere, a Fuerte non si annoieranno di certo. Tra scoiattolini selvatici (noi li abbiamo trovati lungo la passeggiata panoramica nel borgo vecchio di El Cotillo, tra le dune dietro la spiaggia del faro di Morro Jable e anche lungo la splendida strada che collega Betancuria a Pahara), pappagallini verdi, gatti di cambusa e le sensazionali dune del parco naturale di Corralejo, perfette per rotolarsi e arrampicarsi come nel deserto, la natura di Fuerte lascia tutti a bocca aperta. Per quanto riguarda il cibo, vi direi di stare più che tranquilli: dalla cucina spagnola alla semplice “comida” canaria (pesce, patate condite con salsa mojo, formaggio di capra, porridge a base di gofio), dai ristoranti italiani al fast food, ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche.

fuerteventura con bambini scoiattolo pajara

Dove alloggiare a Fuerteventura con bambini?

Durante il nostro viaggio a Fuerte, noi abbiamo dormito 6 notti a nord (El Cotillo) e una sola, tra l’altro fuori programma, a sud (Costa Calma). El Cotillo si è rivelato per me il posto davvero ideale, ma non è per tutti: poche case, poca gente, atmosfera molto molto rilassata, scorci mozzafiato, il vecchio porticciolo, le scogliere e i furgoncini dei surfer (per la stessa ragione mi è piaciuta Lajares, sempre al nord). Ma se cercate un po’ di movida, shopping, sale giochi e in generale più “vita”, vi consiglio di cercare altrove, per esempio a Corralejo o alle principali località del sud potrebbero fare al caso vostro. Vale la pena, come per Tenerife e Lanzarote, girare il più possibile, se ne avete voglia, anche perché i costi dell’autonoleggio sono contenuti. Se si tratta del vostro primo viaggio a Fuerte, e se non partite in alta stagione, una soluzione potrebbe essere quella di prenotare solo le prime notti, per poi valutare dove alloggiare anche in base al meteo.

dune corralejo fuerteventura con bambini

Il consiglio più utile da dare a chi medita una vacanza a Fuerteventura con bambini è davvero semplice: leggete, informatevi, parlate con chi conosce a fondo quest’isola (come la mia amica Patrizia, che ne ha parlato tanto nel suo blog). Confidate in Eolo e nel vostro istinto, accettate Fuerte per quello che è. E vedrete che tutto andrà bene.

fuerteventura con bambini capre entroterra

15 Maggio 2018 0 Commenti
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Viaggio a Napoli con i bambini: tutto quello che dovete sapere

by Silvana Santo - Una mamma green 28 Marzo 2018

State pianificando un viaggio a Napoli con i bambini? Vorreste visitare la mia città con i vostri figli, ma non sapete se è la destinazione che fa per voi? Questo è il post che dovete assolutamente leggere, e mi permetto di spoilerarvi il finale: il capoluogo campano offre tantissimo da fare e da vedere, anche alle famiglie con bimbi e ragazzi di qualsiasi età.

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28 Marzo 2018 12 Commenti
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Storia di una bambina che sognava di viaggiare (e amava gli hotel)

by Silvana Santo - Una mamma green 22 Novembre 2017

Quando ero piccola io, non esistevano i family hotel. C’erano invece gli alberghi per famiglie, ma noi non ci andavamo quasi mai. Quella era l’epoca delle “seconde case”, o degli affitti trimestrali rinnovati di anno in anno. I più avventurosi andavano in campeggio. L’estero, anche il più vicino, era un’esperienza per pochi, e in generale non per le famiglie con bambini. Troppo caro, troppo lontano, troppo difficile. I miei genitori non erano mai stati grandi viaggiatori, e non lo sono diventati dopo la mia nascita. Passavamo le vacanze in un angolo di paradiso, nella grande casa degli zii, ed erano vacanze felici. Rimaste per sempre incastonate come gemme preziose tra le fibre più resistenti della mia memoria.

Però io sognavo di viaggiare.

Non so da dove mi venisse questa spinta fortissima, che sarebbe rimasta nel mio cuore per sempre e che somigliava più a un bisogno, che a un desiderio. Non avevo genitori trasfertisti da visitare nel weekend, alloggiando in hotel con tutta la famiglia. E neanche zii viaggiatori che mi portassero cimeli su cui fantasticare, né racconti di famiglia particolarmente esotici con cui addormentarmi la sera. Ero io, solo io. Era nata con me, quell’attrazione magnetica verso l’altrove, vicino o lontano che fosse. E suppongo che morirà con me, il più tardi possibile.

Leggevo storie di avventura e di pirati, mi incantavo di fronte a un accento straniero o a una inflessione che raccontava di una regione lontana dell’Italia. A un certo punto mi misi a collezionare cartoline. Ne chiedevo a chiunque, le aspettavo come il più prezioso dei regali, come la promessa dei viaggi che avrei fatto “un giorno”. Ho passato ore a catalogarle e ammirarle. A metterle in fila in ordine di preferenza. Sognavo Venezia e San Remo. Tokyo e Parigi. La savana africana e la tundra artica. I Caraibi e il Sahara.

Stare in albergo capitava assai di rado, quando ero piccola. Erano sempre pensioni a conduzione familiare, antesignane dei perfetti hotel per famiglie che mi capita di frequentare adesso insieme ai miei figli. Ogni volta per me era una specie di magia. L’illusione di vivere, per qualche giorno, una vita sconosciuta. La novità, il cambiamento, i viaggiatori stranieri. Ogni cosa mi sembrava interessante, emozionante, meravigliosa. Collezionavo ricordi e cimeli, annotavo i dettagli più insignificanti nel mio diario. Inventavo identità straordinarie per gli altri ospiti dell’albergo.

hotel bambini jesolo

Negli anni, viaggiare è diventato un sogno realizzato. E stare in hotel, per famiglie e non, un’esperienza decisamente più usuale. Ma ogni volta resiste quel brivido. L’adrenalina della scoperta, il fuoco della curiosità. Il piccolo miracolo dell’immaginazione che si accende al cospetto del “microcosmo albergo”. Chi avrà dormito in quella stanza prima di noi? Che storie avranno gli ospiti al tavolo accanto al nostro?

Un privilegio che condivido con i miei figli. Ai quali spero di regalare ogni volta la stessa magia.

Post in collaborazione con Hotel Orizzonte, hotel per famiglie (e non solo) di Jesolo che offre, a prezzi competitivi, tantissimi servizi per i bambini e per i loro genitori (spiaggia privata con ombrelloni e lettini, animazione, miniclub). Incluse le biciclette a disposizione dei clienti, che oltre a pedalare in autonomia per la città, attraverso ben 150 km di piste ciclabili possono esplorare il paradiso naturale della Laguna Veneta in totale libertà e in modo assolutamente green.

Foto ©Hotel Orizzonte Jesolo

hotel famiglie jesolo

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22 Novembre 2017 0 Commenti
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Metti una napoletana in Romagna: la mia verità su Bellaria Igea marina coi bambini

by Silvana Santo - Una mamma green 15 Settembre 2017

Questo racconto parte da una confessione: mi sono tenuta con scrupolo alla larga dalle vacanze estive in Riviera Romagnola per tutta la vita. Le spiagge affollate di ombrelloni, i locali notturni, l’acqua “non abbastanza turchese” per una come me, cresciuta saltando sui ciottoli delle spiagge libere del Tirreno. Non pensavo di avere molti motivi per andare in Romagna, per cui non ho mai pensato di farlo.

La verità – e per scoprirlo ci è voluto l’invito a un blog tour promosso dall’Ufficio turistico di Bellaria Igea Marina – è che io, fino a qualche settimana fa, ero un po’ come Jon Snow: della Riviera Romagnola non sapevo un bel niente. Ecco, dunque, tutto quello che ho imparato in un lungo weekend a Bellaria Igea Marina con i bambini: le conferme, le sorprese e i luoghi comuni sfatati o confermati. E alcune cose che forse non sapete neanche voi.

romagna in bici

Bellaria Igea Marina con i bambini: il mare

Intanto, il mare e le spiagge. È innegabile, l’acqua non vanta le sfumature di lapislazzulo di altre zone d’Italia (il che, meglio ricordarlo, non vuol dire comunque che non sia pulita) e l’arenile è occupato per lo più da grandi stabilimenti balneari attrezzati (che i romagnoli chiamano “bagni”). D’altra parte, nessuno arriva in Romagna cercando arenili selvaggi e calette rocciose, giusto? Chi invece cerca spiagge attrezzate e intrattenimento di ogni tipo, è proprio lì che deve andare. I lidi di Bellaria Igea Marina offrono qualsiasi servizio possibile alle famiglie con bambini: area giochi sicura, spogliatoi pulitissimi, deposito giochi, bar, animazione, campi da beach volley, bocce, fasciatoio (!), bagnini e un mare che resta poco profondo per diversi metri, perfetto per i bagnanti più piccoli. Anche chi viaggia con amici quadrupedi troverà facilmente zone della spiaggia aperte ai cani e attrezzate alle loro necessità. Per gli irriducibili della spiaggia libera, sappiate che a Bellaria Igea Marina esistono ampie e pulite porzioni di arenile non attrezzato, all’inizio e alla fine del lungomare cittadino. Una caratteristica che non credo sia molto diffusa, sull’intero litorale adriatico.

bellaria igea marina bambini

Bellaria Igea Marina con i bambini: il cibo e la gente

Quelli sulla cucina e sull’accoglienza romagnola sono due luoghi comuni che il mio weekend a Bellaria Igea Marina con i bambini ha felicemente confermato. In Romagna, senza giri di parole, si mangia e si beve in modo divino (e pure a buon mercato).

piadina collina dei poeti

La cosa che più mi è piaciuta è che la tradizione viene coniugata meravigliosamente con l’innovazione, grazie alle onnipresenti imprese a conduzione familiare che permettono alle generazioni più esperte di lavorare fianco a fianco con le nuove leve. La cucina dell’albergo ecosostenibile in cui abbiamo alloggiato, l’hotel San Salvador di Igea Marina (poi vi dirò di più in un post dedicato) da questo punto di vista è emblematica: ricette tradizionali e prodotti a chilometro zero associati all’uso molto “contemporaneo” di farine integrali, miste, senza glutine e via dicendo. La stessa sensazione l’ho avuta durante la nostra memorabile “lezione di piadina” presso l’azienda agricola Collina dei Poeti, nell’entroterra romagnolo dove nasce il Sangiovese. L’anima secolare della tradizione unita alla ricerca e alla tecnologia. Il risultato? Un turismo di qualità, consapevole e responsabile.

lezione di piadina bellaria

Quanto al calore della gente, che dire? Come stare a casa propria, con l’accezione più positiva del termine. Disponibilità, sorrisi, familiarità e attenzione. Senza sussiego, senza forzature. Spontaneamente e con semplicità.

L’entroterra, la natura e la cultura

Questa è stata per me la sorpresa più grande. La redenzione della mia jonsnowiana ignoranza in materia: la Romagna non è solo una infinita lingua di spiagge, parchi tematici e bar che risuonano Despacito. Ha un entroterra costellato di piccoli borghi, attività rurali, siti di interesse storico, vigneti lussureggianti e incantevoli aree naturali.

bellaria igea marina sangiovese

Santarcangelo di Romagna, che dista pochi chilometri da Bellaria Igea Marina, è un piccolo scrigno di botteghe tradizionali, monumenti storici, leggende secolari e ristoranti tipici. Imperdibile, soprattutto se lo scoprite con un tour guidato che includa le cosiddette “Grotte tufacee”e una visita alla Antica Stamperia Marchi, dove le tele vengono ancora stampate a mano come quattro secoli fa, utilizzando un “mangano” di legno del 1633, pigmenti prodotti a mano e stampi artigianali coi motivi della tradizione romagnola. Semplicemente commovente.

marchi stamperia

Le Saline di Cervia, all’interno del Parco regionale del Delta del Po romagnolo, sono un vero paradiso della biodiversità, nonché un viaggio nel tempo e nella conoscenza all’insegna del sale dolce di Cervia, ancora oggi raccolto a mano come tanti anni fa (e assaggiatelo, è una sorpresa!).

bellaria igea marina_saline cervia

Se alloggiate a Bellaria Igea Marina, inforcate una bici e visitate i monumenti cittadini, a cominciare dalla Torre Saracena, che un tempo serviva per l’avvistamento dei pirati e che oggi ospita un piccolo ma ricchissimo museo delle conchiglie.bellaria igea marina museo conchiglie

E al tramonto percorrete qualche chilometro fino al Porto Canale di Cesenatico, progettato da Leonardo da Vinci, che nella golden hour si illumina di bagliori caldi colore dell’oro che stento a descrivervi a parole.

porto canale cesenatico

Insomma: se andate in Riviera Romagnola e vi limitate alle spiagge ai parchi divertimento, fidatevi di me, tornerete a casa senza aver conosciuto moltissimi aspetti della Romagna stessa. Quelli che a mio opinabile parere, peraltro, sono i più interessanti.

Bellaria Igea Marina con i bambini: la mia verità

Mentirei sapendo di mentire, se dicessi che non preferisco un altro tipo di esperienza balneare: spiagge deserte, acqua cristallina, gioco libero e silenzio. Ma il punto è, e ci tengo ancora una volta a ribadirlo, che Bellaria Igea Marina e la Romagna tutta sono molto di più di una vacanza di mare e divertimento. Sono una regione meravigliosa d’Italia, piena di verde, attività family friendly, siti di interesse storico e artistico, terme, iniziative culturali, vino e cibo strepitosi. Abitata da un popolo che, una volta tornati a casa, vi farà sentire una fitta di nostalgia.

Andate in spiaggia, certo. Portate i vostri bambini sui gonfiabili e scatenatevi a sera nella baby dance. Ma concedetevi anche di esplorare, insieme ai vostri figli, questa terra ricca, amica e dolce. Vi sorprenderà. E metterà radici in fondo al vostro cuore.

davide piadina

sale di cervia bimforkids

15 Settembre 2017 10 Commenti
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Isla Graciosa con i bambini: paradiso alle Canarie

by Silvana Santo - Una mamma green 3 Agosto 2017

La Graciosa non è un’isola. È un gioiello d’oro e di lapislazzuli in cui dimenticarsi del traffico e del rumore per qualche ora o, se siete fortunati, per alcuni giorni. Trovarsela di fronte per la prima volta, dal belvedere di Mirador del Rìo, a Lanzarote, lascia senza fiato. Come assistere a un miraggio. Una visione che ti riempie di luce e di meraviglia. Andare a Isla Graciosa con i bambini significa vivere un’avventura a base di spiagge incontaminate, sentieri di terra e piccole case bianche.

isla graciosa da mirador del rio

Completamente priva di strade asfaltate e di veri e propri centri urbani, Isla Graciosa è una delle isole Canarie minori, si staglia nell’Oceano Atlantico di fronte alle coste settentrionali di Lanzarote e conta poche decine di abitanti stabili. È possibile visitare Isla Graciosa in giornata, oppure fermarsi a dormire, ma in questo caso occorre prenotare con largo anticipo visti i pochissimi posti letto a disposizione, per lo più in case private (affittacamere e guest house).

Come raggiungere Isla Graciosa

Isla Graciosa si raggiunge con una breve corsa (circa venti minuti) di aliscafo dal porto di Orzola, all’estrema punta settentrionale di Lanzarote. Nel periodo di Pasqua noi siamo riusciti a partire senza problemi senza aver prenotato in precedenza, ma immagino che nei periodi di maggiore affluenza di turisti si rischi di dover aspettare un po’. Le corse comunque sono abbastanza frequenti, ed è possibile acquistare un biglietto di andata e ritorno (fate attenzione, al ritorno, di presentarvi all’imbarco della nave giusta, perché sulla tratta operano diverse compagnie). Non è possibile imbarcare l’auto. A bordo ci sono i bagni e anche dei distributori di snack, ma non so se questo valga per tutte le compagnie. È possibile acquistare un biglietto che, oltre al trasferimento da e per Lanzarote, includa anche un tour dell’isola e il pranzo, ma non so dirvi molto perché noi ci siamo organizzati autonomamente. L’oceano può essere anche molto mosso nel tratto iniziale della rotta, quando l’imbarcazione naviga in acque aperte, costeggiando Lanzarote. Una volta imboccato El Rìo, il tratto di mare che separa le due isole, potrebbe calmarsi di botto come è successo a noi. Ma la condizioni potrebbero anche peggiorare, quindi siate preparati all’eventualità di un viaggio turbolento. Se viaggiate con i bambini, tenete a portata di mano la crema solare e qualcosa per coprirli, qualora decidiate di viaggiare sul ponte scoperto, oppure trovaste posto soltanto lì. Il vento e il sole possono essere entrambi davvero molto forti.

isla graciosa bambini spiagge

Isla Graciosa con i bambini: Caleta de Sebo

Gli aliscafi sbarcano al porto di Caleta de Sebo, il principale e unico centro urbano di Isla Graciosa. Nei pressi dell’imbarcadero si trovano un bar, un paio di taverne e una delle pochissime locande che affittano delle camere sull’isola. Con una brevissima passeggiata a piedi si raggiunge una spiaggia di sabbia dorata, con acque trasparenti, zone di scogliera e una miriade di pesci a pelo d’acqua. La spiaggia è libera, e personalmente non ho visto chioschi per il noleggio di ombrelloni o lettini. Vale anche per le altre spiagge che ho visto, per cui, se andate a Isla Graciosa con i bambini, partite attrezzati con quello di cui pensate di aver bisogno per la permanenza in spiaggia (noi avevamo un piccolo ombrellone comprato al nostro a Lanzarote). Lungo la spiaggia di Caleta del Sebo il mare degrada dolcemente ed è riparato e pulito. Nonostante sia molto meno selvaggia e naturale delle altre cale dell’isola, e ci siano diverse barche ormeggiate poco lontano, rimane comunque un posto molto piacevole per fare il bagno e giocare in spiaggia, circondati quasi esclusivamente da turisti provenienti dalle Canarie o da altre zone della Spagna. I servizi nelle vicinanze (bar, ristorante, toilette) la rendono una soluzione particolarmente comoda per chi viaggia con i bambini, anche in virtù del fatto che il porto si raggiunge in una manciata di minuti (quindi si può restare in spiaggia fino all’ultimo momento, come abbiamo fatto noi). A parte la spiaggia, Caleta de Sebo è un piccolo agglomerato di case basse imbiancate a calce, che personalmente ho trovato davvero pittoresco. Un borgo di pescatori un po’ dimesso e molto affascinante, in cui mi sarebbe piaciuto pernottare. Se cercate movida e servizi particolari, questo non è il posto che fa per voi.

caleta del sebo con bambini

caleta del sebo isla graciosa

Cosa fare a Isla Graciosa con i bambini

Da Caleta del Sebo avete diverse possibilità per partire all’esplorazione di Isla Graciosa con i bambini. La prima, e la più semplice, è quella che abbiamo scelto noi: prendere una delle Land Rover che fa servizio di taxi lungo l’isola. In base al tempo che avete a disposizione, potete optare per una corsa singola verso una delle spiagge (con pausa per foto ed eventuale permanenza) oppure un tour più articolato che permette di girare l’intera isola e visitare tutti i punti di interesse turistico. La sola, grande, nota dolente, è che non esistono seggiolini per bambini. È vero che il traffico è praticamente inesistente e che le jeep hanno le cinture,, ma la strada è sterrata e irregolare, per cui si balla un bel po’, per cui questo dell’assenza dei car-seat rimane un aspetto negativo a mio parere importante.

isla graciosa jeep

Anche per questo, noi abbiamo deciso di limitarci solo a visitare quella che viene considerata la più bella delle spiagge di Isla Graciosa: playa de Las Conchas. Una distesa dorata di dune e macchia mediterranea a perdita d’occhio, con un mare dalle mille sfumature e una splendida vista su una serie di scogli e isolotti. Vale senza alcun dubbio il viaggio, almeno secondo me. La jeep vi lascia all’ingresso del campo di dune, e potete concordare con lui la durata della pausa. Noi ci siamo fermati per poco tempo, perché il vento era molto più forte che a Caleta del Sebo e sarebbe stato dunque problematico fermarsi a giocare o addirittura fare il bagno. Ma anche la passeggiata fino al bagnasciuga e una corsa sulla sabbia permettono di godere al meglio dello splendore di Playa de Las Conchas. Oltre a quelle che abbiamo visto noi, Isla Graciosa vanta altre spiagge molto belle, come Playa La Francesa (abbastanza riparata, perché si trova dal lato del Rìo) e Playa Montaña Amarilla.

isla graciosa playa conchas bambini

In alternativa alla jeep, è possibile noleggiare le biciclette (non so se esista la possibilità di prendere anche dei seggiolini per bambini). Leggerete in giro che i percorsi sono fattibili, ma io mi sento di consigliare questa opzione solo a chi si sente davvero in forma: il percorso è interamente esposto al sole e il tracciato è sterrato dall’inizio alla fine. In caso di difficoltà (caldo, stanchezza, foratura etc) vi trovereste da soli in mezzo al nulla, a dover magari fermare una jeep di passaggio per farvi dare una mano. Playa La Francesa è raggiungibile anche a piedi, partendo dal porto di Caleta del Sebo.

isla graciosa bambini caleta del sebo

Il ristorante che sia affaccia sulla spiaggia di Caleta del Sebo, l’unico che abbiamo provato prendendo dei piatti da asporto, serve porzioni abbondanti di ricette di pesce e della tradizione canaria.

Sull’isola sono presenti dei diving che organizzano immersioni.

isla graciosa bambini canarie

playa de las conchas isla graciosa bambini

Isla Graciosa è un angolo di Canarie che forse non ti aspetti, ancora incontaminato e selvaggio. Un lembo di terra baciato dal sole e percorso dai venti. Lambito da un mare dalle infinite sfumature. Un piccolo paradiso a portata di mano, per i bambini e per gli adulti. Un’esperienza da non perdere.

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3 Agosto 2017 0 Commenti
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Le mamme, in estate

by Silvana Santo - Una mamma green 5 Luglio 2017

Le mamme*, in estate, sono felici che sia finalmente estate, ma anche no, in certi momenti. Pericolosamente in bilico su un equilibrio più labile che mai, ancora e sempre di corsa, senza uscite di emergenza di fronte ai possibili imprevisti in agguato tutti i giorni, da giugno a settembre.

Le mamme, in estate, ricordano bene quando questo era il momento dell’ozio e della libertà più o meno sfrenata. Degli orologi gettati via e delle regole sovvertite. E adesso, che a tratti si rivela come la stagione più faticosa e senza requie, sperano che l’incantesimo si ripeta almeno per i loro figli, tra un campo estivo e un laboratorio a pagamento.

Le mamme, in estate, inventano giochi per riempire pomeriggi senza fine. Ma a volte sanno che il tempo e la noia sono per i loro figli il regalo più grande. Un’opportunità senza prezzo che sa di avventure e sogni e fantasia.

Certe mamme, in estate, recuperano il tempo che è stato negato loro in interminabili mesi di lavoro. Lo succhiano con avidità, lo centellinano con la parsimonia del povero diventato ricco all’improvviso, e temporaneamente. Vivono il doppio, vivono meglio, vivono di più, finalmente insieme ai figli che per un anno intero gli era parso di intravedere appena.

Altre mamme, in estate, si separano dai figli perché non hanno alternative, oppure per regalare loro qualche giorno di vacanza in più. Qualcuna piange, qualcuna festeggia, qualcuna sente semplicemente di fare la cosa migliore per tutti.

Le mamme, in estate, sorseggiano vino ghiacciato con le amiche mamme, e con quelle che figli non ne hanno ancora, o non ne avranno mai. E per il tempo di un bicchiere tornano tutte figlie, e sorelle, e ragazze sedute al sole, come se l’autunno non dovesse arrivare mai.

Le mamme, in estate, pensano a settembre come a una prospettiva lontanissima. A volte come una minaccia insopportabile, altre come il miraggio della salvezza che verrà. Si affannano, improvvisano, implorano, imprecano, ringraziano. Sorridono e, ogni tanto, piangono. Ma ce la fanno sempre, in qualche modo, anche in estate.

 

*E i papà, per i quali vale tutto, o dovrebbe valere, allo stesso modo.

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10 cose che ho imparato viaggiando con i miei figli

by Silvana Santo - Una mamma green 27 Gennaio 2017

Che andiate al mare a Jesolo o sulle vette delle Dolomiti, che scegliate il relax della campagna o l’avventura di un tour esotico, viaggiare con i figli è un’esperienza straordinaria. Nel bene e nel male. Esaltante e faticosa, ansiogena e rilassante, commovente o divertente fino alle lacrime. Impegnativa e sorprendente. Un’esperienza che ti insegna tante cose, come genitore e come essere umano. Nei miei ormai 4 anni di scorribande in famiglia, ecco le 10 cose che ho imparato viaggiando con i miei figli.

1. A un certo punto della vacanza, arriva inesorabile il momento del “ma chi me l’ha fatto fare?”. Per un capriccio più ostinato, per un po’ di comprensibile stanchezza, per un malessere improvviso o un pasto non apprezzato. Ma quando si torna a casa, il giudizio è sempre lo stesso: ne valeva la pena. E la tentazione di organizzare subito il prossimo viaggio è ogni volta più irresistibile.

2. I bambini piccoli ricordano, dei viaggi che fanno, molte più cose di quello che noi adulti siamo portati a pensare. E quello che non ricordano rimane sedimentato nel loro inconscio, e contribuirà, attraverso un preziosissimo bagaglio di ricordi silenti, a renderli gli adulti che saranno domani.

3. Si scoprono più cose dei propri figli in due settimane in albergo che in un anno a casa. I gusti, le paure, gli interessi, le debolezze. E forse anche loro imparano a conoscere un po’ meglio mamma e papà.

4. Non c’è stanchezza, crisi di pianto o nostalgia di casa che due ore in riva al mare non possano curare.

5. La vacanza con i figli deve essere anche una parziale moratoria delle regole. Chiudere un occhio sugli orari, sul cibo e su qualche piccola concessione innocente trasforma il viaggio in una parentesi davvero eccezionale, e lo rende più facile e piacevole per tutti.

6. Nessuna destinazione è troppo ambiziosa. Non c’è limite a quello che si può fare viaggiando con i propri figli. Alle avventure che si possono vivere e alle vette, metaforiche e reali, da conquistare. Basta conoscere loro e sé stessi, e avere voglia di osare. Nessuna vacanza, d’altro canto, è troppo “banale” o inutile. Divertirsi insieme, rallentare, recuperare il contatto con la natura e riposare sono esperienze che esaltano l’amore e ristorano l’anima.

7. Viaggiare fin da piccolissimi aiuta i bambini a diventare persone curiose e abituate alla diversità. Interessate a scoprire cosa c’è di nuovo al di là di una curva, capaci di ammortizzare gli imprevisti e di affrontare le paure. Di sfidare i propri limiti. Li rende persone più consapevoli, più aperte, più flessibili ed empatiche.

8. Se proprio si devono affrontare capricci, liti tra fratelli e marachelle, molto meglio farlo in riva al mare, in cima a una montagna o di fronte a un panorama mozzafiato che nell’anonimato sempre uguale della propria casa.

9. Anche l’esperienza di viaggio apparentemente più insignificante lascerà qualcosa nel cuore e nella testa di un bambino. Che sarà pronto a sorprendervi quando meno ve lo aspettate, con un ricordo che voi stessi avevate cancellato, un particolare che a voi era sfuggito, una considerazione che a voi non era venuta in mente.

10. Viaggiare con i propri figli impone a un genitore di dare davvero il meglio di sé. Di scovare risorse che non sapeva di possedere, di coltivare la pazienza e la capacità di mediazione ancora più che a casa. Di esercitarsi nella difficile arte del compromesso. Di essere prudente o coraggioso a seconda delle circostanze. Di essere talvolta un pochino incosciente. Di prendere decisioni difficili, e di farlo in fretta. Di assumersi responsabilità che ad altri sembrerebbero follie. Viaggiare con i propri figli rende un genitore più forte, ma allo stesso tempo gli permette di tornare un po’ bambino.

E non è questa, in fondo, la ragione migliore per viaggiare?

 

Questo post è offerto dall’hotel Vidi Miramare & Delfino di Jesolo, un quattro stelle Superior fronte mare che offre tanti servizi per le famiglie con bambini, inclusi centro benessere, piscina e noleggio biciclette. L’hotel Vidi Miramare accetta anche animali di piccola taglia e, oltre a camere di varie categorie, propone anche appartamenti con tutti i confort, a soli 50 metri dal mare.

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27 Gennaio 2017 0 Commenti
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La differenza è dentro la testa

by Silvana Santo - Una mamma green 19 Dicembre 2016

Ieri era domenica, l’ultima prima di questo Natale che mi immalinconisce esattamente come gli altri, anche se mi sforzo di reagire per amore dei miei figli. Una domenica di sole e di cielo cobalto, arrivata come un regalo inaspettato dopo un’intera settimana di influenza e reclusione forzata. Siamo andati al mare. Il mare vicino casa, un mare celebre e di lusso, che richiama gente danarosa da ogni parte del mondo. Un mare che d’estate ci concediamo di rado – troppo traffico, troppa folla, troppi soldi – ma che d’inverno ci appartiene. Gli stabilimenti chiusi, le spiagge deserte disseminate di detriti che la risacca ha restituito un po’ alla volta. Le facciate degli edifici scolorite dalla salsedine e i gabbiani indisturbati che si riappropriano di quello che è loro.

Ma non è di questo che voglio parlare. Ieri, dicevo, abbiamo approfittato del tepore fuori stagione dell’ultima domenica libera prima della inevitabile giostra di impegni natalizi. I soliti sassi da far rimbalzare sull’acqua, le costruzioni coi legnetti, la merenda al sole con un bimbo sconosciuto. I giochi tra le barchette lasciate sulla spiaggia dai pescatori. Poi abbiamo deciso di mangiare un boccone in una piazza poco lontano. Al tavolo di un bar di fronte sedevano due uomini di mezza età, abbronzati e appariscenti. Avevano esattamente l’aspetto di gente che non ha mai avuto figli, anche se forse questo è solo un mio pregiudizio senza fondamento. Comunque, questi due si godevano il sole e l’aperitivo con una leggerezza che mi è parsa sinceramente invidiabile. Quando hanno ordinato il secondo spritz ho smesso per un attimo di lanciare briciole ai piccioni con cui si stavano intrattenendo i miei figli e mi sono chiesta: ma perché stai invidiando quei tizi? Perché ti chiedi se la loro non sia stata una scelta più azzeccata o più facile, ammesso che davvero non abbiano passato i vent’anni precedenti ad allevare dei figli? In fondo, cosa ti manca rispetto a loro? Non ti trovi esattamente nella stessa piazza, benedetta dallo stesso sole, con davanti un aperitivo e una portata succulenta nel piatto? Anzi, ho provato a ricordare a me stessa: tu hai proprio tutto quello che hanno quei due tipi laggiù. E in più hai anche i tuoi figli. L’esperienza di crescerli, l’insostituibile avventura di essere un genitore.

È stato allora che ho capito. Il punto non è quello che posso o non posso fare adesso che sono madre. Non ci sono gite, viaggi, esperienze che davvero desidero ma mi sono precluse. Anche perché Davide e Flavia non saranno per sempre così piccoli. Diventerà sempre più facile organizzare attività alla loro portata, coinvolgerli nelle cose che ci divertono e che ci emozionano. Rilassarci insieme a loro. E il momento in cui preferiranno passare il loro tempo con gli amici, restituendoci una solitudine di coppia che adesso non abbiamo se non in rare situazioni, è molto più vicino di quanto mi sembri. Eppure, eppure, io non sarò mai uguale a quei due abbronzati signori in riva al mare, così apparentemente senza figli. Mai più.

Perché la differenza sta tutta nella mia testa. Perché anche quando non sono insieme ai miei figli, anche quando sono sola o impegnata in altre faccende, anche quando sono concentrata su altro o in compagnia di altre persone, anche quando a loro proprio non ci penso, i miei figli abitano più o meno consapevolmente la mia testa. La responsabilità, l’affetto, la presenza. Il “pensiero”. Che di solito è lieve e dolce, e qualche volta, inevitabilmente, si fa cruccio, preoccupazione o anche nostalgia. È l’essenza stessa dell’essere genitore, il cambiamento più grande che posso registrare da quando ho dei figli. Una condizione che non appartiene a nessuna delle relazioni d’amore che ho vissuto in tutta la mia vita, incluse – e pensavo che non lo avrei mai detto – certe grandi sbronze emotive degli anni della mia adolescenza: non è stato così per i miei genitori, non è stato così per gli amici più cari che ho avuto, e che ho amato a volte più di me stessa. Non è mai stato così per i fidanzati che hanno fatto un pezzo di strada con me, eppure ne ho avuti pochissimi e li ho amati davvero disperatamente. Se mi chiedessero di descrivere, in una sola  frase, cosa cambia davvero quando ti nasce un figlio, è proprio questo che alla fine direi. Nel bene e nel male, i miei figli ci sono sempre, anche quando non ci sono. E anche quando loro saranno cresciuti e andati per il mondo e io mi godrò la perfetta solitudine di una domenica d’inverno di fronte al mare, loro, in qualche modo, saranno lì con me. Lo spritz è lo stesso, ma la differenza è dentro la testa.

19 Dicembre 2016 3 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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