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mare

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Calore

by Silvana Santo - Una mamma green 29 Luglio 2015

La prima volta avevo 14 o forse 15 anni. Ricordo il sudore e l’affanno, ma più di tutto il cuore che mi rimbalzava perentorio nei timpani, oscurando qualunque altro suono al di fuori di me. Non ero davvero consapevole di quello che stava accadendo al mio corpo, avevo molto caldo e un vago senso di nausea. Poi, all’improvviso, la vista mi si fece bianca e le membra torbide. Persi il controllo di me stessa, il corpo come un sacco vuoto e pesante. piombai con la testa sull’asfalto, con violenza ma senza spaccarmela, dinanzi agli occhi atterriti di mia cugina, che all’inizio pensava a uno scherzo. Quando ripresi conoscenza c’era un capannello di bagnanti attorno a me, qualcuno mi offriva caramelle.

In un’altra occasione ero in bicicletta. La strada sotto le ruote saliva appena, giusto un annuncio della fatica che attendeva me e i due cari amici dei quali seguivo la scia. In cima non ci saremmo mai arrivati. “Non vedo bene”, furono le mie parole prima di mettere i piedi in terra e accasciarmi senza grazia sulla mia mountain bike (erano gli anni Novanta, tutti ne avevamo una). La mia amica R aveva frainteso, credeva che mi stessi lamentando di un peggioramento della miopia. Il mio amico S, nella sua impassibilità, mi aiutò a rinvenire gettandomi sul viso l’acqua ancora fresca della sua borraccia. Ripresi conoscenza borbottando di malanimo che mi aveva bagnato gli occhiali.

La terza volta ero a scuola, credo che fosse la seconda liceo. Ora di educazione fisica, ci affannavamo in palestra con le tute da ginnastica infilate sui jeans. File poco ordinate, esercizi ripetuti contro voglia. Davanti a me si piegava in shorts il ragazzo più atletico della classe, le mie amiche ridacchiavano mentre io, idiota, sgranavo gli occhi sul suo fondoschiena. A un certo punto, il solito bumbum dentro le orecchie, lo sfarfallio accecante nello sguardo, il sudore freddo sulla fronte. Segnali che ormai conoscevo, ma che ugualmente ignorai (mi vergognavo, chissà…). Mi ritrovai qualche minuto dopo tra le braccia enormi di uno studente di un’altra classe. “Portatela in vicepresidenza”, stava dicendo qualcuno. Io socchiusi gli occhi e ritornai nel mio limbo incosciente. Quando mi ripresi definitivamente ero semisdraiata su un divanetto dozzinale. La vicepreside mi offriva acqua e zucchero da un boccherino monouso da caffè. Ricordo dei granelli scuri che galleggiavano sul liquido dolciastro. Non so cosa mi stesse chiedendo la prof, pensai che avrei dovuto ringraziare il mio salvatore, ma non credo di averlo fatto mai.

Da allora, quando fa molto caldo vivo nella consapevolezza che potrebbe accadere. Ho imparato a riconoscere gli avvertimenti del mio corpo, quella morsa intorno allo stomaco, il tamburo del cuore che pulsa nei timpani, il sangue che defluise dalle labbra, dalla pelle, dagli occhi. So che mi devo fermare, zittire, sedere. Mettermi in condizioni tali da non potermi fare male. Tante volte, quando ero incinta, mi sono appoggiata accaldata a un gradino o a un muretto, un attimo prima che fosse troppo tardi. Come pochi giorni fa. Stesso caldo, stesso sfondo assolato e salino di quel pomeriggio di 20 anni prima.

L’istinto affinato, i riflessi pronti: prendi nostra figlia, io devo stendermi un momento. Va tutto bene, un bel respiro e passerà.

29 Luglio 2015 12 Commenti
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mamma greenviaggi

Ode al mare

by Silvana Santo - Una mamma green 3 Giugno 2015

Non è solo il luccichio di oro e lapislazzuli sulla superficie in perenne movimento. Non sono tanto i blu cangianti e profondi, che appannano le colpe e le paure, i rimpianti e le velleità insoddisfatte.

Non è solo la vita che pullula sotto le schegge di luce a galla, misteriosa e silente. Non è il fragore ritmico, la nenia della risacca che concilia il sonno e calma le ferite del cuore.

Non è la maestà dei tramonti, e nemmeno la poderosa forza delle tempeste. Non il freddo che tempra, la trasparenza di diamante, il profumo di sale e di sole.

Mare al tramonto

Sono gli echi delle possibilità infinite che si immaginano all’orizzonte, che mi fanno innamorare del mare ogni volta che lo guardo. L’illusione di immenso che riempie gli occhi e sazia l’anima, almeno per un’ora o due. La moltitudine di segreti sigillati sotto il pelo dell’acqua, i ricordi cullati dalle onde, i frammenti di passato incastonati tra i fondali.

Memorie di naufragi e di guerre lontane. Voci perdute di ammutinati e di corsari, fantasmi di esuli e soldati e marinai. Il canto delle sirene che risuona incessante tra le spume. Le vite passate, finite e ricominciate sulle sponde e contro gli scogli. La terra che si sbriciola e ricomincia da se stessa, senza ripensamenti. Il mito e la storia, mai altrove così vicini, intrecciati, indistinguibili.

Mare

Le vele al vento, che sembrano potersi dirigere dove vogliono, senza dover tornare in rada per nessuna ragione al mondo. I nodi, le nasse, le reti. Le mani storiche che li intrecciano, le ripescano e le stendono al sole.

La stessa fatica feroce che da secoli si consuma accanto alla più sfacciata delle libertà, la vita e la morte che danzano tra i flutti l’identico tango appassionato, la promessa del futuro che si specchia nello spettro liquido del tempo che è già stato. La fine che si fa nuovo inizio, sempre e per sempre.

La luce e l’oscurità, il Libeccio e la Tramontana, la pace e la rivoluzione. Dentro al mare, ogni volta che ci tuffo i miei occhi.

Mare porto

3 Giugno 2015 2 Commenti
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Il tempio di Bali

by Silvana Santo - Una mamma green 20 Maggio 2015

“Dio è sempre lo stesso, anche se ognuno lo chiama in modo diverso. E anche se non hai un dio, c’è sicuramente qualcosa che vuoi chiedere, o per la quale ringraziare”.

Made si presentò al nostro appuntamento quotidiano un po’ in anticipo, quella mattina. Era tutto vestito di bianco, ci aspettava la visita al tempio indù più grande di Bali, la madre dei templi, il Pura Besakih, e la nostra guida ci teneva a onorare le divinità con il suo abbigliamento candido. Per una strana casualità, anche noi indossavamo abiti bianchi, quel giorno. Il destino a volte è bizzarro.

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Lungo la strada verso il tempio, Made ci propose di partecipare con lui alla cerimonia che si sarebbe svolta all’ombra dei meru. Si celebrava una ricorrenza speciale, quel giorno, e lui ci teneva a rendere grazie insieme a noi, che dopo una settimana vissuta fianco a fianco parlando di storia e fede, cibo, famiglia e tradizioni, eravamo qualcosa di più simile a degli amici che a degli agiati clienti occidentali. Arrivati a destinazione, cinse la nostra vita con dei sarong ornamentali e pose un copricapo tradizionale in testa al mio novello sposo. Ci fermammo presso una dei tantissimi ambulanti che vendevano offerte votive da dedicare agli dei: cestini riempiti con fiori, bastoncini di incenso, riso e caramelle.

Varcammo la soglia del tempio con un’emozione strana, quasi primordiale. Osservammo Made pregare devoto nel suo piccolo tempio di famiglia, in cui noi estranei non potevamo entrare. Raggiunto il tempio pubblico, una sacerdotessa antica come le pietre che la circondavano ci fece sedere a terra, a gambe incrociate, in mezzo a decine di altri fedeli.

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Pelle abbronzata e capelli neri, ci confondevamo tra la folla locale. Due viandanti, due pellegrini, due oranti qualsiasi. Due macchie bianche in mezzo a tante altre.

Dopo, ricordo i chicchi di riso umido incollati sulla nostra fronte, gli incensi sparsi nell’aria, gli schizzi di acqua benedetta. Le nenie salmodiate dai devoti, i movimenti lenti della sacerdotessa. L’atmosfera mistica ma naturale, nell’aria umida dei Tropici.

Io, nel frattempo, ringraziavo. Per la mia vita fortunata, per il recente matrimonio d’amore, per quel viaggio autentico e memorabile. Per i miei figli, anche se non sapevo ancora che sarebbero nati. Per la libertà di pregare chi volevo e come volevo, vestita di cotone bianco in un sacro tempio di Bali.

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Non ho più meditato in un tempio induista, dopo quella volta. E non so se capiterà ancora. Ma ricordo quella mattinata come un regalo inatteso. La condivisione di un momento speciale con degli esseri umani sconosciuti, eppure così vicini. Un’esperienza di sacralità e fratellanza senza uguali.

Se un dio davvero esiste, quel giorno era accanto a noi nel tempio madre di Bali.

Questo ricordo è stato ispirato dai capi della collezione estiva di Trame di Storie, una linea di abbigliamento etico ed ecologico con splendidi indumenti e accessori realizzati da organizzazioni e piccole realtà produttive del Sud del Mondo o da cooperative sociali italiane che garantiscono ai propri dipendenti condizioni di lavoro sicure e compensi adeguati, utilizzano tecniche produttive a basso impatto ambientale oppure materie prime naturali o riciclate.    

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20 Maggio 2015 3 Commenti
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viaggi

Capri e Anacapri con i bambini

by Silvana Santo - Una mamma green 12 Maggio 2015

Vale la pena andare a Capri e Anacapri con i bambini? Non è semplice, per me, parlare di Capri. Impossibile farlo in modo professionale, asettico, oggettivo. Perché questa piccola isola di calcare, distesa a pelo d’acqua in mezzo al Golfo di Napoli, è la casa di alcune delle persone che ho più care al mondo, e custodisce ricordi nuovi e antichi, memorie della mia infanzia sempre più lontana, echi di voci che ormai non risuonano più. Un luogo dell’anima, a cui, quando ne sono lontana, penso sempre con struggente nostalgia, e dove, quando vi faccio ritorno, respiro invariabilmente aria di casa.

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12 Maggio 2015 1 Commenti
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viaggi

Creta con bambino piccolo e pancione

by Silvana Santo - Una mamma green 11 Settembre 2014

Creta per me

Creta1Creta è odore di incenso che sale dalle braci ancora tiepide. È il rosso sanguigno della terra argillosa, il verde polvere degli ulivi e il blu lapislazzulo del mare e del cielo. Creta è un gatto magro che mendica gli avanzi della cena, un vecchio d’altri tempi – bastone, baffi e bretelle – che gioca a backgammon davanti a un bicchiere di raki. Creta è avamposto d’Europa e promessa d’Africa, periferia di Occidente e annuncio d’Oriente, profumato di spezie e spugne di mare. È la luce di mille diamanti imprigionata nelle acque basse del Mar Libico, è la pietra ocra che si scalda al tramonto, è il canto assordante di mille cicale. Creta è una distesa di cardi bruciati dallo scirocco d’Africa, è l’eco millenaria di guerrieri, sirene e marinai. Terra di conquista, baluardo conteso, cittadella di fedi e superstizioni. È un minareto ottomano che svetta su un’icona di Bisanzio. È una candela che arde sottile, una nenia sacra che si spande nell’aria, un sorriso irregolare che si spalanca sincero. Creta è una brezza incessante, una luna precoce e una ferita, troppo profonda, di calcestruzzo. Un groviglio di reti stese al sole ad asciugare, una lenza luccicante tesa sull’abisso, una famiglia di capre che pascola al sole. Creta è lenta, polverosa e ruvida. Come un vecchio cuore che pulsa in mezzo al Mediterraneo.

 

Creta con i bambini

Creta con bambiniSpiagge di ogni tipo (sabbia fine, sabbia grossolana, ciottoli) e di ogni dimensione, esposte a Est o a Occidente, rapidamente digradanti o con acque basse per decine di metri. Rigorosamente attrezzate (parcheggi gratuiti, ombrellone e lettini di proprietà comunale noleggiabili a 6 euro in tutto per l’intera giornata, docce tiepide gratuite, cabine per il cambio – chevvelodicoaffa’, gratuite) e pulite, acqua cristallina. E poi una grande disponibilità da parte degli autoctoni, sempre pronti a trovare una risposta alle esigenze dei piccoli: un seggiolone per il pranzo, una porzione ridotta per stomaci baby, un giocattolino per intrattenere il mini-viaggiatore affamato. Quanto alle attrazioni dedicate ai bimbi, merita davvero, se vi piace il genere, il moderno acquario di Heraklio (il Cretaquarium). Davide era troppo piccolo per apprezzare musei e acqua-park, ma l’isola offre diverse possibilità in questo senso. Meno varia, per la stessa natura del territorio, la scelta di aree verdi.

Creta2Perché andare a Creta con bambini piccoli

Perché il mare è davvero memorabile, i centri storici sono piccoli e facilmente visitabili, la gente è fantastica. Il caldo, almeno nelle due settimane in cui abbiamo girato noi (costa nord e ovest, anche se so bene che non sono le più belle) era assolutamente sopportabile, mitigato dalla brezza e da una scarsa umidità. Anche nelle giornate ventose, informandosi in giro si riesce a trovare una spiaggia riparata in cui fare il bagno. L’offerta di strutture con angolo cottura, comode ed economiche quando si viaggia in famiglia, è vasta e accessibile.

Perché NON andare a Creta con bambini piccoli

Direi solo per la scarsa disponibilità di aree verdi e per le distanze in auto, che possono essere importanti (noi abbiamo optato per una vacanza itinerante proprio per evitare di passare troppo tempo in auto). Se visitate i siti archeologici, cercate di andarci al mattino presto, perché il caldo e la folla possono creare parecchi problemi.

Creta per le mamme in attesa

Creta con bambiniIl volo da Roma dura un paio d’ore, il clima è caldo ma ventilato e non afoso (almeno quando ci siamo stati noi!), le possibilità di intrattenimento sono molteplici – poltrire in mare tutto il giorno o avventurarsi in escursioni impegnative -, la cucina è gustosa ma semplice e ovviamente “mediterranea”, il mare è tiepido e la disponibilità di farmacie, ambulatori e ospedali è ampia. Tutte ragioni per cui Creta è una destinazione ideale durante la gravidanza.

Il nostro itinerario a creta con un bambino

Creta è un’isola molto grande (la quinta del Mediterraneo), personalmente sono convinta che non abbia senso arrivarci dall’Italia e fermarsi in una singola località. Di qui la scelta di spostarsi, prenotando (dall’Italia, via internet) in 4 strutture diverse e scegliendo anche di ripartire da un aeroporto diverso rispetto a quello di arrivo (andata Easyjet per Heraklio e ritorno da Chania con Ryanair, sfruttando l’ottimo servizio di trasferimento della nostra auto dallo scalo romano di partenza a quello di arrivo, offerto dal parcheggio in cui avevamo prenotato per soli 25 euro). Viaggiare con al seguito un bambino di un anno e mezzo e un pancione di quasi sette mesi ci ha indotti a fare dei compromessi, rinunciando consapevolmente alla costa meridionale, più bella e selvaggia ma anche peggio collegata e più “faticosa”, e ai siti più rocamboleschi da raggiungere (tipo il paradiso di Balos). L’idea è di tornare a completare il giro tra qualche anno. La parte nord-est di Creta, comunque, ci ha permesso di alternare mattinate – o pomeriggi – al mare a passeggiate ed escursioni in centri storici, villaggi e siti archeologici – non siamo mai stati, né io né il papà di BigD, i tipi che si spalmano in spiaggia per l’intera giornata.

Ecco dunque l’itinerario che abbiamo seguito:Creta5 Arrivo a Heraklio e trasferimento immediato ad Agia Pelagia, una località tutto sommato perdibile ma vicina a siti come la stessa Heraklio, il Cretaquarium e la rovine del palazzo di Cnosso, nonché bagnata da un bel mare con ciottoli e sabbia grossolana. La scelta si è rivelata felice rispetto all’alternativa Heraklio, per la maggiore calma di Agia Pelagia e la vicinanza con spiagge invitanti. La tappa successiva, dopo una sosta-bagno a Balì, è stata Georgioupoli, che abbiamo scelto come base per visitare Rethymno e i dintorni: tre pernottamenti nei pressi del porto fluviale, con bagni mattutini nella grande spiaggia locale e visite a Kournas (lago e omonimo villaggio) e alla stessa Rethymno (pittoresco il porto antico, davvero interessante la Fortezza). Georgioupoli in sé offre poco, ma a me sono piaciuti molto il porto e la minuscola chiesina che si raggiunge percorrendo un lunghissimo molo di pietra. A questo punto siamo partiti per Kissamos, sul lato occidentale dell’isola. Abbiamo dormito lì una sola notte, in modo da raggiungere le spiagge di Falasarna (al tramonto, davvero struggente!) ed Elafonisi, una specie di paradiso in Terra che da sola valge l’intero viaggio (andateci di mattina presto, però!). Col senno di poi, ci saremmo fermati a Kissamos anche una seconda notte, approfittando per visitare anche la spiaggia e le rovine di Paleochora, ma in fase di organizzazione ci era sembrata un’opzione troppo stancante. Così ci siamo diretti a Chania, la nostra ultima tappa (4 pernottamenti). Si tratta della località più pittoresca di Creta, con il vecchio porto veneziano che, nonostante l’affollamento di botteghe e ristoranti, non ha perso il suo fascino. La vicinanza con le belle spiagge di Marathi e Stavros (belle, ma niente di paragonabile a quelle precedenti, sia chiaro) ci ha permesso di continuare ad alternare mare e passeggiate senza particolare stress.

Garantisco che si tratta di un itinerario perfettamente alla portata di una famiglia con una futura mamma e un bambino piccolo, purché siate già abituati (e vi piacciano!!) a questo tipo di viaggi in famiglia, con parecchi spostamenti in auto (tra i 20 minuti e l’ora e mezza, con una media di 30/35 minuti) e preferiate andare in giro rispetto alla classica vacanza balneare “stanziale”.

Creta bimbiL’ambiente

Purtroppo non mancano le note dolenti: la costa nord è spesso deturpata da costruzioni orrende, in molti casi, tra l’altro, incompiute (pare siano embrioni di abusi edilizi in attesa di essere condonati e finiti, ma io sospetto che la grave crisi dell’economia greca abbia contribuito alla creazione di molte di queste “cattedrali” abbandonate). Le città principali si sono sviluppate in modo irregolare e disarmonico intorno ai pittoreschi centri storici, in certi punti il traffico può essere intenso. Il sistema fognario è rudimentale, tanto che non si può gettare la carta igienica nel water e si è di fatto costretti a bere, per sicurezza, acqua in bottiglia. La raccolta differenziata è molto limitata. In compenso, le spiagge, oltre a rimanere sotto la gestione pubblica, scelta che personalmente condivido profondamente, sono sempre presidiate e ben tenute (ad Elafonisi diversi cartelli avvertivano delle sanzioni a carico di chi osasse portar via della sabbia), i centri storici sono quasi tutti pedonali e sopravvivono, anche nella parte di isola che ho visto io, lunghi tratti di costa ancora incontaminata, appannaggio di ulivi e macchia mediterranea (e pare che a Sud sia molto meglio!). A Chania ho letto informazioni interessanti su un programma ambientale per la tutela della Caretta caretta e anche la capra endemica cretese, il Kri Kri, è sottoposta a iniziative di protezione. Nonostante ci avessero detto che la costa settentrionale fosse “brutta”, abbiamo trovato sempre e dovunque acqua a dir poco cristallina e arenili puliti.

Creta3Conclusioni su Creta con i bambini

Creta è la destinazione ideale per chi sia in cerca di un mare fantastico da abbinare a escursioni culturali, passeggiate, gastronomia e shopping (oltre a tanta paccottiglia, ho visto oggetti davvero pregevoli, specie a Chania). Chi è nelle condizioni di tempo e di energia, può dedicarsi anche a dei trekking molto soddisfacenti, specie nella parte meridionale dell’isola (a cominciare dalle Gole di Samaria). Consigliatissima dunque per i viaggi in famiglia, ma si tratta di una meta ideale anche per coppie, ragazzi, anziani, etc. Pensateci, anche perché i costi sono ragionevoli.

 

 

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11 Settembre 2014 4 Commenti
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Vacanze in famiglia: dimmi quale fai e ti dirò chi sei

by Silvana Santo - Una mamma green 5 Agosto 2014

Lo specchio dell’anima di una persona – quello vero – non sono gli occhi, né i libri che legge, né gli amici di cui si circonda. Lo specchio dell’anima di un individuo sono le vacanze in famiglia. Se vuoi conoscere la vera natura di una persona, chiedigli come passerà le ferie con compagno/a e figli.

20140711_114913Il vacanziero avventuroso
Se uno era parecchio movimentato da prima, dopo aver avuto dei figli cercherà di dimostrare a se stesso e al mondo che famiglia e avventura non sono un connubio poi tanto strampalato. Armato di fasce portabebè in colori sgargianti, zanzariere e Lonely Planet, parlerà del viaggio itinerante in Bolivia con i suoi gemelli di pochi mesi come dell’esperienza più rilassante della sua vita. Lo svezzamento a base di farina di tapioca e le passeggiate postprandiali nella Foresta Amazzonica saranno probabilmente i suoi aneddoti preferiti una volta tornato a casa.

Il vacanziero affezionato
È quello che ha passato tutte le 40 estati della sua vita nella stessa località balneare tirrenica/adriatica (barrare l’opzione più adatta), rigorosamente in appartamento, condiviso con il resto della famiglia allargata, inclusa l’anziana prozia vedova che dal 1987 non è più in grado di distinguere un paguro da una tellina. Una volta diventato genitore, dà per scontato che la tradizione proseguirà con la sua prole, semplicemente perché la sua forma mentis non prevede alternative.

Il vacanziero punkabbestia
Dipendente dalle compagnie low cost, strenuo sostenitore del bagaglio a mano, non capisce perché tanti genitori si lamentino della quantità di valigie necessarie per partire col pargolo. È in grado infatti di incastrare tutto l’occorrente per 10 giorni all’estero in una valigia formato tic-tac che rispetti i rigidi standard Easyjet, e si chiede sempre se non abbia in fondo portato troppi vestiti di ricambio. Accoglie con rammarico le risposte negative degli ostelli della gioventù alla domanda “Avete culle da neonato?” e aspetta con trepidazione che i piedi di suo figlio raggiungano il numero 24 per comprargli le sue prime Birkenstock.

Il vacanziero prudente
Sceglie destinazioni rigorosamente “bimbo proof”, che variano da Riccione a Vieste, da Bibione a Torre dell’Orso, passando per Bagnara Calabra e San Benedetto del Tronto. La località prescelta deve rispettare tutte le seguenti caratteristiche: presenza del mare («Perché ai bambini fa bene lo iodio»), spiaggia di sabbia, profondità massima dell’acqua non superiore ai 65 centimetri per almeno 250 metri dal bagnasciuga, ventilazione adeguata, raggiungibilità in auto. La possibilità accessoria di usufruire di uno stabilimento balneare con bagnino è molto gradita.

Il vacanziero babyclub
Aspetta la settimana di villeggiatura pensando con desiderio alle ore che suo figlio passerà con gli animatori, auspicabilmente di numero non inferiore alle 14 al giorno. La sigla della babydance è per lui il più celestiale dei suoni. La località di villeggiatura è del tutto ininfluente, tanto che spesso il vacanziero babyclub non ricorda neanche con precisione in quale regione abbia soggiornato.

Il vacanziero snob
Sceglie solo destinazioni alternative e radical chic, quasi sempre all’estero, come l’Albania o la Danimarca. Aborrisce come l’Ebola l’idea di alloggiare in un villaggio turistico e considera le escursioni organizzate alla stregua di una tortura corporale. Se durante la villeggiatura individua gruppi o famiglie provenienti dalla sua stessa regione, gira immediatamente al largo e, se accidentalmente intercettato, finge di non capire l’italiano. Prima di acquistare un souvenir, si accerta sempre che non sia made in China.

Il vacanziero da campeggio
Sinceramente convinto che il camper sia la quintessenza del relax e che il cambiamento climatico non costituisca una reale complicazione per le vacanze in tenda, considera dei rammolliti tutti coloro che soggiornano in hotel/appartamento/residence/b&b/ostello. Si entusiasma per tutti gli accessori in vendita da Decathlon nel reparto “escursionismo” e subisce come un’onta insuperabile la decisione dei figli adolescenti di rinunciare alle vacanze in campeggio in favore di una settimana a Barcellona con gli amici.

E voi, di che vacanze siete? 🙂

5 Agosto 2014 11 Commenti
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viaggi

Il guardiano del faro

by Silvana Santo - Una mamma green 17 Aprile 2014

L’altro giorno ho letto la storia di un tizio che ha passato tutta la sua vita adulta facendo il guardiano del faro a Capo Vaticano, un posto meraviglioso che quando l’uomo aveva preso servizio, oltre 40 anni fa, era sperduto e solitario. Interi decenni al cospetto del mare e del cielo infiniti. Lune e stagioni passate con la sola compagnia delle onde («Mai nessuna uguale all’altra»), dei gabbiani e delle navi di passaggio.

L’articolo raccontava di come, negli anni, il protagonista avesse migliorato le condizioni del posto, costruendo un sentiero e provvedendo alla manutenzione del faro. Di come avesse preso moglie e con lei avesse visto nascere e crescere quattro figli, che poi sono tutti andati via, inevitabilmente, direi, da quel lembo d’Italia assolato e lontano da tutto.

faro2La cosa più significativa dell’intera vicenda, secondo me, è che il guardiano del faro racconta al giornalista di non essersi mai sentito solo. Nelle dure tempeste invernali, nelle interminabili estati calabre fatte di pomeriggi lunghissimi e di sole spietato, negli anni della sua giovinezza e nella sua vecchiaia che, senza neanche più la compagnia della famiglia, trascorre imperterrito all’ombra del faro. È stato stanco, arrabbiato, forse spaventato. Ma non ha mai conosciuto la solitudine.

A detta dello stesso guardiano – barba grigia e pelle cotta dal sole e dalla salsedine – sono stati proprio il mare e il cielo a salvarlo. La bellezza viva delle onde in moto perenne e il sibilo del vento. Le rotte dei gabbiani e il frusciare delle lucertole nell’erba secca. Gli odori e gli echi di quell’universo marino così presente, così luminoso.

La verità, ho pensato alla fine della mia lettura, è che noi non siamo fatti per la città.

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Neanche quelli che corrono sempre e che pensano alla natura come a una roba da corso di sopravvivenza per aspiranti marines. Neanche io, che amo la folla e la confusione. Che alla fine di una vacanza in Bretagna ho salutato il traffico di Parigi con evidente sollievo, che ho studiato in una città ordinata del centro Italia, piangendo di nostalgia per la mia incasinatissima provincia napoletana.

È che a volte si è più soli in mezzo alla gente che davanti al mare sconfinato e silenzioso.

Se mi dovesse essere concessa una vecchiaia, è là, di fronte alle onde, che la voglio consumare.

17 Aprile 2014 4 Commenti
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costiera amalfitana
viaggi

Costiera Amalfitana: tra sale e calcare, lentamente

by Silvana Santo - Una mamma green 7 Gennaio 2014

La Costiera Amalfitana è uno di quei posti in cui il tempo segue leggi insolite.

Quei posti in cui correre sembra quasi sacrilego, o per lo meno inutile. Perché la lentezza è davvero l’unica possibilità, una specie di imperativo morale, di legge non scritta cui è impossibile non adeguarsi.

La Costiera amalfitana, d’inverno, è uno scrigno di sole inaspettato. Una cassa armonica in cui la risacca romba senza posa e i ciottoli levigati dall’acqua cozzano gli uni sugli altri con un fragore rotondo e croccante. È una lunga striscia d’asfalto a picco sul mare, miracolosamente deserta e silenziosa. È una distesa di limoni luccicanti, una buganvillea che aspetta di fiorire, una macchia rossa di peperoncini piccanti. La Costiera Amalfitana d’inverno è una fila di barche capovolte e tirate in secca, mucchi di sartiame abbandonato e incrostato di salsedine, alberghi che dormono in attesa della primavera.

La Costiera Amalfitana è una bella donna in avanti con gli anni. Una donna procace, una mamma affettuosa, un’amante chiacchierona. È una canzone languida, un vestito fuori moda. La Costiera Amalfitana è una stanza in cui la luce filtra dalle persiane socchiuse. Un piatto sempre pieno, un letto profumato. È un film italiano degli anni Cinquanta, un turista inglese con un cappello estivo, una falce di luna appena sbiadita.

È sale e calcare. Verde, bianca e molto meno blu di quello che si potrebbe pensare. La Costiera Amalfitana, in inverno, è di molti colori, ma è soprattutto ocra. È una terra verticale e un po’ scivolosa, che dà le vertigini.
Un posto in cui stare fermi a guardare i gabbiani, gettare sassi nel mare e contare le nuvole che passano lente.

Mangiare piano, tenersi per mano e camminare in silenzio.

 

7 Gennaio 2014 2 Commenti
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rimedi naturali

Punture di insetti e pesci urticanti: rimedi naturali adatti ai bambini

by Silvana Santo - Una mamma green 23 Agosto 2013

Post ultrarapido dedicato ai rimedi naturali per punture di api, vespe, tracine e chi più ne ha più ne metta. Per bambini e non solo, s’intende. La faccenda impone due premesse ancora più veloci:

1. so che arrivo tardi, nel senso che molti le vacanze le hanno già finite, ma io domani parto per la costa maremmana e quindi ho bisogno di pensare che sia ancora tempo di mare, di sole e di vacanze con secchiello e paletta. E poi, diciamocelo, le api, o almeno quelle poche che ancora non si sono estinte, ronzano ogni tanto anche in città, per cui non si sa mai (più difficile, certo, trovare un riccio di mare sul fondo della piscina comunale, ma, nella vita, mai dire mai…).

2. il titolo e lo stesso post suonano un po’ come una iattura. Ma che volete, soprattutto in estate le robe spaventevoli “tirano” moltissimo, e per una che si guadagna da vivere scrivendo articoli sul web l’audience fa purtroppo la differenza. Quindi, date pure il via a tutti i gesti apotropaici che conoscete (sgrat, sgrat) e beccatevi ‘sti consigli che manco Cassandra in una giornata uggiosa…

Rimedi naturali contro le punture di api e vespe: in sintesi, il trattamento si fonda su ghiaccio, acqua e limone o polpa di banana. Ma è davvero vitale, non solo per i bimbi in vacanza, fare attenzione alle possibili allergie. Quindi, al minimo segnale di difficoltà respiratorie o di altre reazioni allergiche, sticazzi i rimedi naturali e correte al Pronto Soccorso. Per saperne di più, leggete questo mio articolo sul sito GreenStyle.

Rimedi naturali contro le punture di tracine, attinie e ricci di mare: so che è annata di meduse, ma il mare ospita una miriade di altre creature tanto belle quanto urticanti. E che spesso, loro malgrado, sono protagoniste di incontri ravvicinati proprio con i bambini, curiosissimi e impavidi. Sappiate che della semplice acqua calda fa miracoli, e che l’ultima cosa da fare è strofinare la parte colpita, per evitare di portare in giro il veleno, ma per essere davvero pronti ad ogni evenienza, cliccate su quest’altro post di GreenStyle.

23 Agosto 2013 0 Commenti
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Creme solari ecologiche per bambini

by Silvana Santo - Una mamma green 23 Luglio 2013

Qualche volta il rimedio può essere davvero peggiore del male. Pensate al fondotinta color emiliofede applicato in triplice strato per camuffare i brufoli o al deodorante spruzzato generosamente da certi tristi figuri a metà giornata per coprire i propri olezzi mefitici… Terribile? In realtà c’è perfino di peggio: spalmarsi una crema solare per proteggersi dal sole e rischiare, invece, di fare del male alla propria pelle. Vale la pena, forse, scoprire qualcosa di più sulle creme solari per bambini ecologiche.

Perché le creme solari fanno male ai bambini

La maggioranza dei solari in commercio contiene dei filtri di tipo chimico, sostanze in grado di “neutralizzare” i raggi ultravioletti appunto attraverso una reazione chimica (non c’è niente di scientifico in quello che sto scrivendo, è solo per rendere l’idea…). Coi filtri chimici, però, non si scherza: alcuni, tanto per dirne una, sono sospettati di interferire con il sistema endocrino, e in particolare di fare impazzire gli estrogeni, una caratteristica che tra l’altro li rende particolarmente rischiosi per i bambini. È il caso ad esempio dell’Oxybenzone, che secondo l’organizzazione americana EWG (Environment Working Group) può anche determinare reazioni allergiche, e che in Giappone è soggetto a forti limitazioni d’uso. Sotto accusa c’è anche il 4-Methylbenzyliden Camphor, osservato speciale del Comitato Scientifico Europeo dei prodotti al consumo (SCCP) per i presunti rischi di tossicità a concentrazioni superiori al 4%. L’elenco potrebbe continuare, e anche se il dibattito sulla reale pericolosità di queste sostanze è in molti casi ancora aperto, una certa prudenza, forse, non guasta. Senza contare che le creme solari di tipo chimico spesso contengono anche parabeni, siliconi (come il Dimethicone) e altre sostanze di derivazione petrolifera, inquinanti e potenzialmente dannose.

Le creme solari per bambini ecologiche

Ma esiste qualche alternativa più sicura e naturale, che ci permetta di prendere il sole senza preoccupazioni se non quella di scacciare le zanzare? Le creme solari per bambini ecologiche impiegano di solito filtri fisici o minerali, come l’ossido di zinco o di titanio. Si tratta di sostanze in grado di schermare fisicamente, appunto, i raggi UV, riflettendoli in tutto o in parte e impedendo loro di penetrare attraverso la pelle. L’efficacia di norma è alta, anche se i solari contenenti questo tipo di filtri presentano qualche difficoltà nell’applicazione, dal momento che i componenti minerali li rendono un po’ pastosi e non troppo fluidi e spalmabili. Stando a quello che si legge in giro, inoltre, questi prodotti tendono a risultare piuttosto visibili quando vengono applicati (si rischia di somigliare a quei simpatici turisti albionici tutti untuosi e bianchicci) e devono in ogni caso essere riutilizzati frequentemente, perché non sono impermeabili. A mio parere, comunque, si tratta di inconvenienti minimi rispetto ai rischi delle creme tradizionali.

creme solari bio bambini
Le creme solari per bambini fitoterapiche

Un’altra strada è quella dei preparati fitoterapici, che contengono estratti di piante ad azione “filtrante”. Si va dal germe di grano all’olio di sesamo, dal cocco all’elicriso, passando per la camomilla, la calendula e l’onnipresente aloe. Il problema, con questo tipo di prodotti, è che di solito non possono indicare in etichetta un fattore di protezione “certo” come le creme tradizionali, oltre al fatto che, come tutti i cosmetici di origine vegetale, possono dare luogo a reazioni allergiche nei soggetti predisposti.  Molti solari ecobio, in realtà, contengono una combinazione di questi due tipi di ingredienti (filtri minerali e principi attivi vegetali), che stando alle recensioni online risulta efficace e “usabile”. La scelta che ho fatto per il primo sole di Davide va proprio in questa direzione: prodotti ecologici ad alta protezione (50 e più) con filtri fisici e attivi vegetali biologici: burro di karité, estratto di foglie di oliva e di melograno, oli di riso, macadamia, rosa moschata e jojoba. Aspetto di usarli per testarne efficacia, facilità di applicazione, durata, etc.

Chi preferisce affidarsi ai più convenzionali solari con filtri chimici, può controllare la salubrità degli ingredienti nel Biodizionario online (pallino rosso, sostanza pericolosa o inquinante; pallino verde, sostanza innocua). In ogni caso, evitate se potete almeno i composti a sospetta attività estrogena, ricordatevi di lavarvi accuratamente le mani dopo l’applicazione e di fare sempre una doccia alla fine della giornata in spiaggia. Anche perché, altrimenti, rischiate di finire come quei tristi figuri che abusano di deodorante…

23 Luglio 2013 3 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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