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Flavia

essere madre

Lettera a mia figlia appena nata

by Silvana Santo - Una mamma green 12 Novembre 2014

Mia minuscola figlia.
Sei arrivata nella mia pancia e nella nostra vita prima del previsto. Eri indubbiamente nei nostri progetti, ma i tempi, di fatto, li hai dettati tu. Inaspettati, fulminei. Si può dire che tu sia la prima cosa, tra quelle importanti, che io non avessi programmato nei minimi particolari. E per questo mi aspetto che sarai anche una delle più riuscite.

Vorrei innanzitutto chiederti scusa. Perdonami se, da quando ti ho sorpreso nel mio ventre, non ti ho dedicato le attenzioni esclusive che forse ti aspettavi. Del resto, è il destino dei secondogeniti, obbligati a condividere con altri i pensieri materni fin da prima di nascere. Ma sai che ti dico? Forse è meglio così. Tuo fratello, che pure è stato un figlio unico per pochissimo tempo, dovrà rassegnarsi piano piano alla nuova condizione, per te, invece, sarà tutto più naturale.

Scusami anche se non ho avuto la forza di lottare per darti una nascita più naturale. Per risparmiare a te e a me la violenza di un cesareo evitabile, la forzatura degli aghi, della chimica artificiale e dei cateteri. Ti ringrazierò per sempre per averci evitato, almeno questo, l’imposizione di tempi che non erano i nostri, per essere stata tu a scegliere quando separarti da tua madre. In ogni caso, avremo tempo per recuperare, per azzerare di nuovo la distanza e dimenticare. Te lo prometto.

Ti ringrazio per la pazienza e la forza che hai mostrato nei nove mesi in cui sei stata dentro di me. Nove mesi in cui non mi sono risparmiata mai. In cui ho viaggiato, lavorato, camminato, corso, nuotato, fatto l’amore. In cui ho sostenuto il peso vivo di tuo fratello continuamente e senza troppi scrupoli, dormito troppo poco, mangiato troppo male. In cui mi sono arrabbiata e spaventata, ho pianto e urlato, sofferto e gioito. Vissuto, pienamente. Senza, forse, il dovuto riguardo per la tua giovane vita. Che comunque non era poi così fragile, se tu non hai fatto mai una piega. Se è vero, come è vero, che sei rimasta aggrappata a me con calma e naturalezza, senza proteste o strappi, senza paura. Sei stata esemplare, anzi, lo siamo state insieme. Due donne, madre e figlia, con la forza silenziosa e impassibile di tutte le donne. Una perfetta macchina della vita, implacabile e oliata a meraviglia.

Spero che in qualche anfratto del tuo inconscio resterà il ricordo delle ninne nanne che cantavo ogni sera a tuo fratello. Sono certa che tu sappia già che le intonavo sempre pensando anche a te, immaginando di raggiungere il tuo nido amniotico, di far vibrare piano i tuoi timpani, il tuo cervello e il tuo cuore. Inaugurando quello che spero diventi uno di quei riti insostituibili delle infanzie felici: la nenia della buonanotte di una madre per i suoi figli.

Arrivi nel mondo circondata da persone che ti amano. Molte le riamerai con altrettanto trasporto, qualcuno ti lascerà indifferente, altri, addirittura, non li potrai soffrire. Perché – lo imparerai presto – non sono i vincoli del sangue, e neanche la mera consuetudine alla frequentazione, ad alimentare l’amore. Io mi fiderò il più possibile della tua capacità di discernimento, ma tieni a mente, se puoi, che nascere amati è un privilegio, e un destino da onorare.

Arrivi, soprattutto, in un mondo che è ancora dei maschi. Spero che non lo resti troppo a lungo, e che per te sia più facile essere una bambina, e poi una donna, di quanto non lo sia stato e non lo sia per me. Spero che noi stesse contribuiremo, insieme, al cambiamento che serve. Io ti prometto che cercherò di valorizzare sempre la tua femminilità – perché non è negando le differenze che si promuove l’uguaglianza – senza cedere alla facilità di certi stereotipi.

Ogni tanto – è meglio che tu lo sappia da subito – ti sentirai effettivamente “il secondo arrivato”. Troppo piccola, troppo giovane, troppo bassa, troppo inesperta per qualcosa. Troppo seconda, appunto. Ma sarà una sensazione transitoria. La vita ti insegnerà che non sempre conta arrivare primi, che l’importante non è riuscire subito o più in fretta degli altri, ma ottenere da se stessi il meglio possibile. Qualunque cosa questo significhi.

Dal canto mio, ti prometto solennemente – e lo prometto a tuo fratello – che mi sforzerò in ogni modo di evitare la tentazione del confronto. So bene che il tempo potrebbe rivelarmi di avere più cose in comune con te o con lui, che probabilmente mi troverò ad andare d’accordo con uno di voi più che con l’altro. Per affinità, per indole, per empatia. Ma questo non vuol dire che io potrei mai considerare uno di voi “migliore” dell’altro. Avrete a turno la sensazione che sia così, vi arrabbierete, ne soffrirete. Sarete gelosi. Ma ti garantisco che per me sarete inevitabilmente differenti, più o meno inclini a comprendermi e a farvi capire da vostra madre, ma non più o meno amati.

Ti affido al mondo con la stessa commossa paura con cui gli ho consegnato tuo fratello, neanche due anni fa. Allora non lo sapevo, ma lo sforzo maggiore che mi aspetta sarà quello di ricordare ogni momento che non mi appartenete. Che un giorno, presto e senza preavviso, smetterò di essere, insieme a vostro padre, il centro del vostro universo, come è sano e naturale che sia. Che per quanto siate e resterete per sempre pezzi di me che se ne andranno a spasso dove vorranno, carne e sangue e ossa impastati della mia stessa natura, materia identica a quella che compone il mio stesso corpo; per quanto sia disposta, nonché assolutamente decisa, a darvi tutta me stessa fino a quando lo vorrete e ne avrete bisogno, il mio compito è anche quello di aiutarvi a essere felici senza di me. La sfida più esaltante e insieme più crudele che mi sia mai trovata ad affrontare.

Aiutami, se puoi. E insieme la vinceremo.

Buona vita, amore mio.

12 Novembre 2014 16 Commenti
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essere madregravidanza e parto

Guida semiseria per parenti e amici all’indomani del parto

by Silvana Santo - Una mamma green 10 Novembre 2014

[Avvertenze: questo post era stato scritto e programmato qualche giorno prima della nascita di Flavia, quando non sapevo ancora di aspettare una bambina. I suoi contenuti, comunque, sono da ritenersi tuttora validi]

fiocco flaviaPrimo. Se dovessi avere una bambina, sappiate che il criterio principe nella scelta del suo abbigliamento sarà la comodità della diretta interessata, seguito a ruota dalla facilità di lavaggio/stiratura (o per meglio dire: non stiratura) dei capi. Esattamente come è stato per suo fratello, che in quasi due anni non ha mai indossato una camicia. Niente di personale contro calzamaglie, gonne e microvestiti – che anzi trovo spesso adorabili – ma la nostra è una famiglia rude. Siamo abituati a badare più che altro alla praticità. E il rosa, per inciso, non è esattamente il nostro colore preferito.

Secondo. “Maggiore”, lo dice la stessa parola, è un comparativo di maggioranza. Vuol dire “più grande”, e non “grande in assoluto”. Il fatto che Davide stia per diventare il primogenito non implica che lui smetta da un giorno all’altro di essere il bambino piccolo che è (condizione che tutti hanno peraltro riconosciuto fino ad oggi). Sarebbe quindi auspicabile evitare osservazioni del tipo “Tu adesso sei grande, non fare il bambino piccolo” etc etc. Lasciamo che sia lui a decidere se si sente “grande” rispetto a suo fratello, e comportiamoci di conseguenza.

Terzo. Allattare è una cosa naturale e “normale”, d’accordo. Ma io mi vergogno. Non posso farci niente, è una questione personale. Come non ho mai indossato indumenti premaman particolarmente aderenti o immortalato la mia panza in scatti ad effetto, così non riesco a sfoderare le tette davanti a tutti, specie se in giro ci sono esemplari adulti di genere maschile che non abbiano una qualche confidenza pregressa col mio decolleté. Non è una questione di gelosia, è semplicemente pudore. Quindi, non vi offendete se mi eclisserò ogni volta che sarà ora di mangiare.

Quarto. Dovrò dividere le attenzioni tra due figli e questo sarà molto impegnativo. Chiaro. Ma commenti come “Lascia in pace la mamma, che adesso deve pensare al fratellino/sorellina” non saranno tollerati.

Quinto. I papillon, le cravattine e le fasce per neonata (soprattutto le fasce, cielo!) non incontrano propriamente il gusto mio e del socio adulto. Liberissimi di regalarcene, sia chiaro. Ma poi non vi meravigliate se non li vedrete mai indossati.

Sesto. Il padre dei miei figli cova un odio insanabile per Hello Kitty, puttini e angioletti e soprattutto per Winnie the Pooh (non mi ha ancora perdonato una tutina comprata per Davide, che ho avuto anche la sfacciataggine di tirare fuori per il nascituro/a). Tenetelo bene a mente, vi conviene.

Settimo. Sui giochi “di genere” mi sono già pronunciata molte volte. In questa sede mi limiterò ad aggiungere che nessun esemplare di “Cicciobello scoreggia” metterà mai piede in casa nostra. E questo è quanto.

10 Novembre 2014 29 Commenti
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gravidanza e partouna mamma per due

Doppia separazione

by Silvana Santo - Una mamma green 7 Novembre 2014

Non so se sono ancora pronta a quella che di fatto sarà una doppia separazione.

Dal mio primo figlio, che non ho mai lasciato così a lungo, e che forse passerà il tempo a chiedersi dove sia finita sua madre, oppure scoprirà che in fondo si sta benissimo anche senza di lei (e non so, in tutta franchezza, quale delle due eventualità mi faccia più paura…). E dal mio secondogenito, dal quale dovrò separarmi nel senso più fisico del termine, recidere quel legame di sangue, pelle e fluidi che ci rende una persona sola con due distinte identità.

I miei figli, che negli ultimi mesi sono stati, forse paradossalmente, quelli che più hanno mitigato una solitudine – in parte subita, in parte capitata, in parte autoimposta – che altrimenti avrebbe finito col prostrarmi.

Li ritroverò entrambi. Fuori dal mio corpo e, come è giusto che sia, appena più indipendenti dalla donna che li ha generati, e che ogni giorno prova a partorirli ancora, in un travaglio faticoso ed esaltante che, probabilmente, non si concluderà mai.

Niente, però, sarà più come prima, nel bene e nel male. E saperlo in anticipo, senza ombra di incertezza, dà una vertigine che a tratti spezza il respiro.

7 Novembre 2014 7 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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