Una mamma green
  • HOME
  • CHI SONO
    • DICONO DI ME
    • MEDIAKIT
    • IL MIO CURRICULUM
  • ESSERE MADRE
  • ESSERE GREEN
    • MENO PLASTICA
    • ABBIGLIAMENTO SOSTENIBILE
    • COSMETICI BIOLOGICI
    • PANNOLINI ECOLOGICI
    • NATURA
    • RIMEDI NATURALI
    • ANIMALI
    • ALLATTAMENTO
    • BABYWEARING
    • COSLEEPING
  • ESSERE IN VIAGGIO
    • CAMPANIA
    • ITALIA
    • EUROPA
    • MONDO
  • COLLABORAZIONI
  • CONTATTI
Una mamma green
  • HOME
  • CHI SONO
    • DICONO DI ME
    • MEDIAKIT
    • IL MIO CURRICULUM
  • ESSERE MADRE
  • ESSERE GREEN
    • MENO PLASTICA
    • ABBIGLIAMENTO SOSTENIBILE
    • COSMETICI BIOLOGICI
    • PANNOLINI ECOLOGICI
    • NATURA
    • RIMEDI NATURALI
    • ANIMALI
    • ALLATTAMENTO
    • BABYWEARING
    • COSLEEPING
  • ESSERE IN VIAGGIO
    • CAMPANIA
    • ITALIA
    • EUROPA
    • MONDO
  • COLLABORAZIONI
  • CONTATTI
Categoria:

viaggi

viaggi

Viaggiare con i bambini: quello che non leggerete mai in un travel blog

by Silvana Santo - Una mamma green 20 Gennaio 2016

Viaggiare non è soltanto un divertimento, un’occasione per spezzare la monotonia o riposarsi per qualche giorno. È il modo più efficace per migliorarsi, per comprendere che il nostro piccolo orizzonte è solo un frammento infinitesimo dell’immenso mondo in cui viviamo. Che le nostre abitudini, i gusti alimentari, le tradizioni, sono soltanto una delle tantissime opzioni possibili. Che i criteri con cui gli uomini considerano – e giudicano – la vita e il prossimo, il bello e il brutto, la moralità e l’onore sono quasi sempre discutibili, oltre che mutevoli nello spazio e nel tempo. Viaggiare insegna ad amare la diversità, a cogliere punti di vista altri, a conoscere le molte versioni della storia dell’umanità, ad essere curiosi, tolleranti ed empatici. Ed è per questo che viaggiare con i propri figli dovrebbe essere obbligatorio per legge (e di conseguenza molto meno costoso, ma questo è un altro discorso). Più invecchio e più me ne convinco.

Una premessa apparentemente fuori tema, ma che mi sembrava doverosa, visto il senso di questo post. Viaggiare con i figli è non solo possibile e bello, ma addirittura, concedetemelo, necessario. Però non è sempre una passeggiata. Costa fatica, pazienza, spese non preventivate e a volte anche una certa dose di stress. Affrontare trasferimenti, imprevisti, cambi di alimentazione, orari e clima con quelli che per definizione sono esseri abitudinari e non sempre ragionevoli (non che lo siano tutti gli adulti che conosco, beninteso!) può presentare delle difficoltà. Conciliare le proprie aspettative e desideri da adulto con le esigenze e le volontà di un bambino piccolo impone compromessi, cambi di programma e capacità di adattamento.

E se vi state chiedendo come faccia quel tale travel blogger ad affrontare con estrema nonchalance un volo per l’Australia con tre bambini in età prescolare (mentre a voi sembra stressante un viaggio di sei ore in autostrada); se vi sentite provinciali, incapaci, o sfigati, perché la vostra settimana al mare vi è sembrata a tratti faticosa, ma in rete avete visto definire “rilassante e assolutamente adatto a famiglie con dei bambini piccoli” un tour itinerante della Mongolia o un safari in Tanzania con pernottamenti in tenda, credetemi: la perfezione non esiste. Neanche nei trolley da cabina dei blogger più esperti.

Intanto: conta moltissimo l’esperienza. Viaggiando spesso con uno o più bambini si impara a prevenire, o a gestire, le eventuali difficoltà. Ci si abitua (o rassegna, a seconda dei punti di vista) a modulare le proprie aspettative, a prevedere, o se serve improvvisare, un piano b. A dare per scontato che il viaggiatore piccoletto potrebbe non gradire il programma del giorno, o non essere in grado di rispettare i tempi, per quanto flessibili, che avevamo fissato. Potrebbe non avere alcuna voglia di lasciare la spiaggia all’ora stabilita, di restare seduto in aereo con le cinture allacciate, di visitare il tale acquario o dormire in una certa camera. Potrebbe ammalarsi, e non avere la stessa capacità di un adulto di sopportare il fastidio e andare avanti. E allora bisogna negoziare, pazientare, spiegare. Fare compromessi, concessioni, cambiare itinerario o destinazione. Talvolta rinunciare a cose a cui tenevamo moltissimo, o addirittura, tornare a casa prima del previsto. Inconvenienti che capitano anche nei viaggi per soli adulti, certo, ma è innegabile che un bambino piccolo sia più suscettibile di contrattempi, malanni o leggereo resistenze.

È in questo senso che un viaggio con i propri figli, spesso, viene raccontato come “perfetto” anche se tecnicamente non lo è. Forse non vuol dire che i travel blogger non debbano affrontare intoppi e fatiche, ma che, più semplicemente, abbiano imparato a metterli in conto.

viaggiare con i bambini 2

 

Un genitore che viaggia ha la responsabilità del benessere oltre che della sicurezza dei propri figli. Come a casa, ovvio. Ma in condizioni straordinarie e spesso imprevedibili, in situazioni sempre mutevoli e sconosciute, come quelle tipiche del “viaggio”, le cose possono talvolta complicarsi. Capita di innervosirsi, o preoccuparsi, o litigare. Certo. Anche nelle migliori famiglie di viaggiatori seriali. Anche i frequent flyer più disinvolti, ci scommetto, avranno sperato almeno una volta che il volo finisse in fretta, perché non sapevano più come intrattenere un bambino stanco o annoiato, e magari un tantino molesto. Anche le coppie di backpackers più zen avranno discusso, ogni tanto, su come convincere la prole esausta a fare la doccia dopo un pomeriggio di giochi su una spiaggia oceanica. Anche ai viaggiatori più avventurosi sarà successo di dover rinunciare all’escursione più desiderata perché il loro piccoletto si era svegliato col mal di pancia, o semplicemente con la luna storta. Solo che non è la prima cosa che racconteranno agli amici, o, se scrivono un travel blog, ai propri lettori. Non è, probabilmente, quello che essi stessi ricorderanno come fondamentale, perché, scegliendo di viaggiare con i propri figli, hanno implicitamente accettato in partenza la possibilità del contrattempo, del ritardo, dell’imperfezione. Hanno imparato, anzi, a godere delle opportunità uniche che la presenza dei bambini fornisce: per vivere il tempo in modo più sostenibile, sperimentare in maniera più autentica la vita locale e incontrare la gente del posto con più facilità.

Mostreranno le foto in cui sorride tutta la famiglia, a bagno in un mare di cristallo o in cima a una duna dorata, racconteranno dei paesaggi che hanno attraversato e dell’itinerario che hanno percorso, delle mani che hanno stretto lungo il cammino e dei profumi esotici che hanno respirato. Ma difficilmente vi racconteranno della discussione scoppiata in auto per la pipì che scappava nel luogo meno opportuno o per il ciuccio dimenticato in albergo dal papà sfinito, che di notte aveva cullato il neonato per almeno tre ore consecutive. Diranno, semplicemente, che è andato “tutto bene”, e che il viaggio è “fattibile anche con i bimbi”. E non perché vogliano mistificare la realtà o millantare una perfezione che non può esistere. Ma perché davvero del loro viaggio conserveranno i ricordi più dolci e getteranno via, senza sforzo, spontaneamente, i momenti più frustranti o faticosi.

Perché un viaggio con i bambini è come la vita: non sempre facile, inevitabilmente imperfetto, ma sempre unico e meraviglioso.

 

(Tipo che quando abbiamo scattato questa foto ero seduta a riposare per 30 secondi perché Davide, che aveva un anno e mezzo e non aveva quasi dormito la notte precedente, aveva voluto stare in braccio alla mamma per quasi tutta la durata della visita al bellissimo, e ripidissimo, castello di Bran. E c’era un sacco di gente, io ero incinta di 4 mesi e ancora lo allattavo. Eppure dico solo la verità quando racconto che il viaggio in Transilvania resta uno dei più belli che abbia fatto in vita mia, e che mio figlio in quel castello si è divertito un sacco).

viaggiare con i bambini3

20 Gennaio 2016 8 Commenti
0 FacebookTwitterPinterestEmail
viaggi

Tenerife con i bambini (a Natale)

by Silvana Santo - Una mamma green 8 Gennaio 2016

Sapori coloniali con un inconfondibile retrogusto europeo. L’Atlantico incessantemente nelle orecchie, nelle narici, sulla pelle; la luce diffusa, quasi magica, a causa dell’aerosol in perenne movimento nell’aria. Come se tutto avesse un’aura visibile e tangibile. Le palme e i platani, i patio e le spiagge nerissime, le chiese barocche e i balconi di legno. I vulcani e il paesaggio in perenne evoluzione. La storia e il mito. La gente, il sole, il vento intermittente che parla cento dialetti diversi. I pensionati in vacanza permanente, i giovani expat e i bambini abbronzati. Benvenuti a Tenerife, l’isola dove l’Africa si mescola all’Europa. E anche al Caribe.

tenerife12

Tenerife con i bambini

Calda ma non troppo, lontana ma non troppo, esotica ma non troppo. E soprattutto: costosa, ma non troppo (anzi, direi proprio poco, volo escluso). Quando, la scorsa primavera (al termine di un inverno pesante e malaticcio) marito ed io ci siamo scoperti a desiderare un Natale più dolce e assolato, Tenerife è apparsa presto come il compromesso ideale tra mete caraibiche, invitanti ma del tutto inaccessibili alle nostre finanze, e lidi più abbordabili ma al momento scoraggianti per ragioni geopolitiche tristemente note. Dunque, Tenerife: l’isola dell’eterna primavera. Quattro ore circa di volo diretto (e low cost, più in dettaglio Easyjet) da Fiumicino, soli 60 minuti di fuso orario (ora di Londra), temperatura media, a dicembre, di circa 25 gradi, spiagge vulcaniche, natura e tante cose interessanti per mamma e papà.

tenerife9JPG

Come visitare Tenerife con i bambini

Il nostro è stato un viaggio come sempre fai da te e, per così dire, parzialmente itinerante: abbiamo alloggiato una sola sera nella zona meridionale dell’isola, vicino all’aeroporto, poi per quasi tutto il soggiorno in un appartamento privato (preso su AirBnb) nella meno gettonata Puerto de la Cruz, a nord di Tenerife, e infine una notte a Vilaflor, una piccola località di montagna (pittoresca e idilliaca, popolata di backpackers) non lontana dallo scalo di Tenerife Sur dal quale saremmo ripartiti. Quasi sempre, nella nostra permanenza a Puerto, ci siamo spostati in giornata per escursioni quotidiane alla scoperta di villaggi, siti naturalistici o altre attrazioni, ritagliandoci ogni tanto un paio di ore (le più calde della giornata) per andare in spiaggia o in piscina. I ristoranti li abbiamo frequentati poco, per ragioni economiche e di comodità. La cucina canaria, ad ogni modo, non è memorabile (ma assaggiate le papas arrugadas con la salsa mojo rossa o verde), comunque a Puerto de la Cruz ci sono numerosi ristoranti con cucine di tanti paesi.

Cosa vedere a Tenerife con i bambini

Avendo un’auto a noleggio (compagnia locale Cicar) e molto tempo a disposizione (11 giorni pieni) abbiamo potuto esplorare gran parte dell’isola, al netto delle limitazioni logistiche legate alla presenza di due viaggiatori sotto i tre anni. Fare base a Puerto de la Cruz consente di evitare le zone più battute dal turismo di massa e, soprattutto, di visitare comodamente il nord di Tenerife, nonché le aree est e ovest dell’isola (mentre richiede un po’ più di tempo per raggiungere il sud, molto amato da chi, a differenza nostra, preferisce le vacanze più squisitamente balneari e i grandi resort all inclusive).

In dettaglio, ecco cosa offre la più grande delle Isole Canarie:

tenerife11

Puerto de La Cruz: località di mare molto piacevole, con una lunga passeggiata sull’Oceano densa di ristoranti e botteghe. Il centro storico è carino anche se privo di monumenti eclatanti (ci sono un paio di chiese col classico retablo barocco e il soffitto in stile mudejar) e le mareggiate che sbattono sulla scogliera sono un autentico spettacolo a cielo aperto. Per i bambini ci sono il Lago Martianez (complesso di piscine salate sul lungomare, realizzate dall’architetto Cesar Manrique) e una bella area giochi nella piazza principale della città. Davvero lussureggiante il Giardino botanico tropicale, che piacerà, per tante ragioni diverse, a tutta la famiglia.

La Orotava e La Laguna. Poco distanti da Puerto, sono due località che conservano interessanti centri storici in stile coloniale, con tipici patio e balconi coperti di legno intarsiato. Personalmente, ho trovato più bello quello (meno blasonato) de La Orotava, ma vale la pena vederli entrambi. Non ci sono attrattive particolari per i piccoli, ma le aree gioco all’aperto non mancano mai.

Il Teide. Con i suoi oltre 3.700 metri d’altezza, questo vulcano ancora attivo è il tetto di Spagna. La strada per raggiungere la vetta, agevole e protetta da un Parco Nazionale, (si parte dalla strada che passa per Icod de los Vinos) è imperdibile: scorci mozzafiato e foreste che lasciano il posto a paesaggi lunari, deserti e distese di ossidiana. Intorno ai 2.500 metri c’è un piccolo centro visitatori (El Portillo) che vale la pena vedere, specie con i figli. Poco più avanti parte la cabinovia che conduce al picco (non indicata per bambini piccoli, se salite assicuratevi di rientrare nel numero, limitato, di turisti che potranno raggiungere il cratere principale).

tenerife con bambini

Los Gigantes
Scogliere a strapiombo sul mare. Molto suggestive, ma se beccate un giorno di foschia (come noi!) dovrete più che altro immaginarle.

Masca
Minuscolo villaggio arroccato su un ripidissimo pendio. Si raggiunge percorrendo una strada vertiginosa tra le rocce, molto suggestiva. Piacerà, credo, ai bambini più grandicelli.

Santa Cruz
La capitale dell’isola. A me ha detto davvero poco: interessante il museo di Storia Naturale, dedicato alla fauna (specialmente marina) e flora locali. È adatto anche ai bimbi di tutte le età, ci sono tra l’altro delle piccole aule didattiche a loro dedicate. Noi abbiamo inoltre fatto il bagno nelle (belle e fredde) piscine del Parque Maritimo, mentre i bambini hanno apprezzato l’ottimo parco giochi di Plaza Europa. Per il resto, a parte la grande “astronave” dell’auditorio, mi ha colpito poco. Personalmente non la consiglio come base.

tenerife famiglia

Garachico
Piccolo borgo di marinai, molto piacevole per una mezza giornata di relax. Le piscine naturali, con le onde che sbattono e i granchi giganti che escono a prendere il sole, sono divertenti per tutti, il centro storico è tra quelli meglio conservati e meno deturpati dagli abusi edilizi. Aveva l’aria di essere un buon posto in cui mangiare del pesce.

Costa meridionale (Los Cristianos, Costa Adeje, Playa de Las Americas):
Lungo tratto costiero a sud di Tenerife, gettonatissimo tra chi cerca soprattutto mare, sole e vita da spiaggia. Lungomare animato, spiagge pulite e attrezzate, grossi complessi alberghieri. Purtroppo anche tanta speculazione edilizia e un po’ di confusione.

tenerife8

Loro Parque e co.
Se vi piacciono gli animali e non avete remore nel vederli in cattività, a Tenerife avrete l’imbarazzo della scelta. Noi, combattuti tra l’interesse scientifico, la voglia di avvicinare i bambini al mondo naturale e i dubbi etici, abbiamo visto il Loro Parque e il Monkey Park. Sul piano “turistico”, niente da dire: organizzazione eccellente, molte attrattive, bambini entusiasti. Su quello ambientale, insomma: bestie apparentenente in buone condizioni, ambienti mediamente adeguati, un minimo di informazione scientifica ma… sono pur sempre dei posti in cui gli animali vivono in cattività e in diversi casi partecipano a spettacoli ed esibizioni. A voi la decisione di andarci o meno.

Vilaflor
Borgo suggestivo a 1.400 metri d’altezza, alle pendici meridionali del Teide. Un luogo ameno e un po’ surreale, dove il tempo scorre lento e pare di essere finiti in un romanzo di Garcia Marquez. Noi abbiamo alloggiato all’hotel Casa Zaguan, davvero ben arredato e accogliente, frequentato da tantissimi backpackers interessati alle numerose escursioni che partono da Vilaflor. I ristoranti chiudono tutti prestissimo, e la temperatura diventa molto fresca di sera (ma c’è un supermercato relativamente fornito).

tenerife con bambini

 

Perché andare a Tenerife con i bambini

Intanto, il clima è davvero mite, anche a Natale, pure se il vento e le escursioni termiche possono dare fastidio. Noi siamo riusciti a fare anche diversi bagni in mare (i bimbi avevano un mutino economico, noi solo il costume, in ogni caso la zona sud è sicuramente più adatta perché più calda e riparata dal vento) e non abbiamo trovato neve neanche sul Teide (che a dicembre è di solito imbiancato). In 12 giorni ha piovigginato solo un paio di volte, per pochi minuti ogni volta. Poi, la natura! Nonostante gli scempi paesaggistici, Tenerife costituisce uno scenario molto interessante e inusuale per chi è abituato all’Europa: palme, bananeti a perdita d’occhio, giardini lussureggianti, percorsi di grande interesse geologico, spiagge nere e distese di cactus. E ancora una fauna ricchissima ed esotica, sia selvatica che in cattività. Last but not least, le attrazioni: parchi acquatici, faunistici, tematici, giardini botanici, piscine, aree gioco perfettamente attrezzate (sono praticamente dappertutto): davvero una miriade di interessi per bimbi di ogni età e preferenza.

tenerife6

tenerife3

L’ambiente a Tenerife

L’isola è pulita e accogliente, nonostante le ferite profondissime inferte dalla speculazione edilizia nei decenni addietro. La parte settentrionale e l’entroterra sono sicuramente più preservati, e gli appassionati di geologia e trekking troveranno moltissimo pane per i loro denti (e scarponcini). Il mare e le spiagge sono puliti e ben tenuti, e non mancano aree alberate e piccoli parchi cittadini, anche acquatici. Gli orti botanici sono un vero balsamo per tutti e cinque i sensi, mentre sui numerosi parchi faunistici mi sono già in parte espressa: i due che ho visto io non sono dei lager, ma di certo vanno molto al di là degli aspetti didattici e conservazionistici. Poi, la decisione, personale, è a monte. Io, senza bambini, non credo che ci sarei entrata.

In definitiva: promossa e consigliatissima per chi viaggia in famiglia. Soprattutto per la molteplicità delle offerte, perché chi pensa che Tenerife sia soltanto “mare”, evidentemente non ci è mai stato.

tenerife14

tenerife15

tenerife16

8 Gennaio 2016 13 Commenti
1 FacebookTwitterPinterestEmail
post sponsorizzativiaggi

Aria fresca per i bambini con l’asma #Misurinasma

by Silvana Santo - Una mamma green 25 Novembre 2015

Io non ho mai sofferto di asma (anche se negli ultimi tempi mi capita di boccheggiare, ogni tanto…), ma indirettamente conosco bene questa condizione che ti accorcia il respiro e ti appesantisce il petto. Non ci avevo mai pensato, e in questa sede non starò a spiegare come e perché, ma a conti fatti l’asma, non mia, ha condizionato pesantemente la mia vita, contribuendo in qualche modo a rendermi figlia unica. È una specie di spettro cianotico sempre aleggiante, per quanto silenzioso e impalpabile. Una presenza che si piazza lì, in un angolo della tua esistenza e della tua testa, e non se ne va più, anche se a volte sembra profondamente addormentata.

Immagino quanto, allora, l’asma debba segnare chi si trova a conviverci in prima persona ogni giorno, e, ancora di più, chi si scopre genitore di un bambino asmatico. Tuo figlio che ogni tanto fa fatica a fare la cosa più istintiva del mondo – respirare – che soffre nel cimentarsi con attività che costituiscono l’essenza stessa dell’infanzia: saltare, arrampicarsi, correre a perdifiato. Io una bimba piccola che respirava male, grazie al cielo solo per qualche giorno, ce l’ho avuta, e mai dimenticherò la sensazione di impotenza, angoscia e frustrazione che ho provato. Come se l’aria nei polmoni mancasse pure a me.

Ma se tuo figlio ha l’asma, non significa che sia destinato a una vita diversa, più difficile, limitata. Se tuo figlio ha l’asma, non significa, ad esempio, che non possa fare sport (qui i consigli per consentire ai ragazzi asmatici di praticare attività sportive in sicurezza). Non significa per forza che debba assumere di continuo quantità spaventose di farmaci, o peggio passare l’infanzia tra un ricovero e l’altro. Se tuo figlio è gravemente asmatico, l’irresistibile connubio tra natura e umanità può contribuire ad alleggerire la sua condizione, ridurre il ricorso alle medicine e migliorare la qualità complessiva della sua vita.

Succede proprio questo a Misurina, una località incantata a pochi km da Cortina d’Ampezzo, nelle strutture dell’Istituto Pio XII, l’unico centro specializzato in Italia per la cura dell’asma in alta montagna (il solo polo pediatrico di questo tipo in Europa). Millesettecentottanta metri di altitudine e una lunga storia, per un edificio che è stato albergo di lusso per i Savoia, Istituto di Cura per piccoli orfani e infine centro di eccellenza per la cura dell’asma grave nei pazienti pediatrici.

Grazie all’aria rarefatta di montagna, e all’assenza di allergeni e inquinanti, è possibile ridurre fino al 50% l’uso dei medicinali. I ragazzi vengono accolti, insieme alle loro famiglie, per un periodo di almeno due settimane, in un ambiente familiare e ospitale. Chi ha bisogno di fermarsi più a lungo ha la possibilità di frequentare le scuole di Cortina, e il periodo di cure prevede anche l’intervento di psicologi ed, eventualmente, fisioterapisti. L’Istituto Pio XII è convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale, ma è possibile anche prenotare privatamente (i proventi vengono impiegati in attività di ricerca, l’istituto è una Onlus).

Perché l’asma, grazie alla magia delle Dolomiti e alla perizia degli uomini, non debba essere per forza una condizione invalidante e penalizzante.

Info:
misurinasma.it o info@misurinasma.it

25 Novembre 2015 6 Commenti
0 FacebookTwitterPinterestEmail
essere madreviaggi

Questa casa non è un albergo

by Silvana Santo - Una mamma green 2 Novembre 2015

Altrimenti ci sarebbe una squadra di esperti pagati per pulirla da cima a fondo, metterla in ordine, tirarla a lucido. E io e il socio non sprecheremmo una parte considerevole del nostro tempo libero per fare le stesse cose “a gratis”.

Al mio risveglio troverei una ricca colazione già servita in tavola, con portate sempre nuove e piatti di stagione. Un cameriere gentile mi chiederebbe se gradisco una bevanda calda, una sua collega sorridente ritirerebbe i piatti sporchi e i tovaglioli usati e basterebbe pagare un piccolo extra per ricevere lo stesso servizio direttamente in camera da letto. E non mi troverei sistematicamente a ingoiare in piedi dei biscotti pescati direttamente dalla confezione, mentre cerco di evitare che il figlio numero uno si faccia lo shampoo con lo yogurt alla banana e la figlia numero due si lanci dal seggiolone in tuffo carpiato mentre brandisce un grissino torinese parzialmente masticato.

Se lo fosse potrei appallottolare senza cura la biancheria sporca e ficcarla con indolenza in un sacco del laundry service. Qualcuno passerebbe presto a ritirarla per farla lavare, asciugare e stirare, per poi restituirmela tiepida e profumata senza che io abbia dovuto muovere un dito. E io e la mia metà non passeremmo i nostri fine settimana a giocare al gioca jouer del lava-stendi- ritira, rischiando ogni volta di accoppare un passante con le mollette del bucato che precipitano dal nostro balcone e collezionando calzini spaiati rimasti orfani dopo la centrifuga a mille giri.

Un solerte concierge mi farebbe consegnare ogni mattina il mio quotidiano preferito, che leggerei su un balconcino ventilato mentre i miei figli ancora dormono. E non sarei costretta a leggiucchiare frammenti di Vanity Fair mentre assolvo alle mie funzioni corporali, con il gatto che mi scruta dal fasciatoio e almeno un figlio attaccato alle ginocchia.

Ogni volta che qualcosa si guasta, o si esaurisce, o si sporca, potrei alzare la cornetta dell’obsoleto telefono a fili presente sul mio comodino e comporre il numero di chiamata rapida per la reception. Un affettato addetto alla ricezione provvederebbe senza indugio alla riparazione o sostituzione del caso, gratuitamente. E non toccherebbe a noi trovare una soluzione all’imprevista carenza serale di carta igienica/pannolini/biscotti/eccetera eccetera, o improvvisarci bricoleur e idraulici con esiti facilmente immaginabili.

Mi consegnerebbero la posta direttamente sull’uscio della camera da letto. E non rischierei di dimenticare per mesi una comunicazione urgentissima nella cassetta delle lettere.

Personale esperto ed efficiente provvederebbe alla sostituzione settimanale del sacco copripiumino. E io non rischierei la vedovanza ogni volta che il padre dei miei figli sommozza tra le coperte cercando di sistemare la biancheria da letto in maniera decente.

Il bagno, infine, profumerebbe di sapone e deodorante per ambienti a base di oli essenziali. Sarebbe inondato della luce riflessa da un grande specchio e dagli asciugamani immacolati, caldo, silenzioso e accogliente. E no, non ci sarebbe quel sottile olezzo incancellabile di lettiera per gatti e pannolini sporchi e umidità che ti accoglie prima ancora di aver varcato la soglia.

Questa casa, mi sento di dire, non è affatto un albergo. Purtroppo.

2 Novembre 2015 1 Commenti
0 FacebookTwitterPinterestEmail
viaggi

10 motivi per cui portare i bambini in Trentino Alto Adige d’estate

by Silvana Santo - Una mamma green 8 Settembre 2015

La natura del Trentino Alto Adige

È la protagonista assoluta e per i bambini è una vera magia. Prati, boschi, torrenti, radure, laghi (spesso balneabili), spiagge, rocce e molto altro. Una straordinaria palestra a cielo aperto, in grado di accendere la fantasia e incentivare il gioco libero. Fonte di benessere, salute e libertà.

trentino3

La parola d’ordine è family friendly.
Due esempi su tutti: al  Castello Thun di Vigo di Ton esiste, nei pressi della biglietteria, una “family room” con bagno dedicato, poltrone per allattare, attaccapanni, tappeti, giochi e libri (sul tema Medioevo e castelli). A Trento, invece, il Museo delle Scienze MuSe prevede una sezione per bimbi da 0 a 5 anni, con attività pensate per stimolare i 5 sensi, angolo merenda, spazi per l’allattamento e bagno speciale con tanto di bolle di sapone. A parte questo, i family hotel, attrezzati per soddisfare le esigenze di famiglie con bambini di tutte le età, si sprecano, così come Spa e piscine che accettano anche ospiti giovanissimi, ristoranti equipaggiati con seggioloni e fasciatoi, servizi di baby parking attivi tutto l’anno.

Il Trentino è la Las Vegas delle aree gioco per bambini.

Scivoli, altalene, sabbiere, piste per gommoni, castelli e circuiti per arrampicarsi. Sempre sicuri, puliti e nella stragrande maggioranza dei casi gratuiti.

trentino2

4) La cucina regionale

La cucina regionale del Trentino Alto Adige offre delizie memorabili per i piccoli (e non solo) palati. Basti dire strudel, succo di mela, Sacher Torte e Loacker. Devo aggiungere altro?

5) L’animazione per bambini

In Trentino Alto Adige l’animazione è ricchissima, studiata e creativa, con proposte per tutte le età e, soprattutto, attività all’aria aperta. Il che significa che oltre alla baby dance e ai tornei di biliardino (niente in contrario, ma in fondo si tratta di divertimenti “banali”, che si possono sperimentare dappertutto), i piccoli viaggiatori che approdano in Trentino Alto Adige hanno la possibilità di cimentarsi con la produzione dei formaggi, la mungitura delle pecore, il riconoscimento delle orme, l’osservazione delle stelle, l’ascolto dei versi della foresta, lo studio dell’alveare e chi più ne ha più ne metta.

trentino4

Il caldo, per lo meno in montagna, è di solito tollerabile. Anche se non mancano le eccezioni, e se alcune città, a cominciare da Bolzano, possono essere davvero torride in alcuni periodi dell’anno.

L’avventura è alla portata di tutti

Dai sentieri attrezzati per passeggini e marsupi ai percorsi in canoa, dai parchi avventura con diversi gradi di difficoltà fino al parapendio, i viaggiatori più intrepidi troveranno pane per i loro denti.

L’accessibilità è totale

E le barriere architettoniche ridotte al minimo: anche chi ha difficoltà motorie (o semplicemente non rinuncia al passeggino) può godere quasi senza limiti della meraviglia sconfinata della natura alpina, grazie a impianti di risalita all’avanguardia – uno su tutti: il Sass Pordoi in Val di Fassa – e sentieri attrezzati e ben tenuti.

trentino1

9) La cultura è sempre in primo piano. In Trentino Alto Adige, le biblioteche e gli spazi lettura, inclusi quelli destinati ai bambini, non si contano (ne abbiamo trovato uno anche in cima agli impianti di risalita di Prati di Gaggia di Andalo: il bellissimo Biblioigloo, con libri, colori, area morbida, giochi e laboratori creativi per bambini). Pro loco, enti parco e associazioni organizzano spettacoli teatrali, corsi e laboratori dedicati alle specificità del territorio e alla natura (sull’Altopiano della Paganella, ad esempio, l’orso è al centro di numerosi programmi di lettura e informazione). Il tutto con grande leggerezza e semplicità.

10) Le zanzare scarseggiano, specie al di sopra dei mille metri. Cosa che vi sembrerà un dettaglio trascurabile, ma solo fino a quando non tornerete nell’inferno ronzante della vostra camera da letto.

Info: www.visittrentino.it/famiglia

8 Settembre 2015 4 Commenti
0 FacebookTwitterPinterestEmail
viaggi

Cosa resterà delle mie vacanze 2015

by Silvana Santo - Una mamma green 7 Settembre 2015

Svariati chili in esubero (che in origine erano, per lo più, torte Sacher, strudel di mele e cocktail al sambuco).

Una figlia che “gattona”. O meglio che si sposta carponi come un primate, poggiando in terra una natica e il piede opposto. Una specie di adorabile Gollum paffuto.

La convinzione che “un altro mondo è possibile”. Anzi, esiste già, e si chiama Trentino Alto Adige.

Una piacevole quanto effimera abbronzatura da montagna.

Un figlio che chiama “casette” le cabinovie e “divani” le seggiovie. Che parla di foreste e di montagne (“Alte!!!”) in termini entusiastici, è convinto che a Molveno ci sia un mare chiamato Lago e che chiede ogni tanto di andare a vedere l’orso o il castello.

La necessità ineluttabile di un’auto col tetto trasparente.

Un brick da tre litri di succo di mela.

Diversi chili in eccesso, di cui ritengo parzialmente responsabile il cameriere (calabrese) Donato.

Una imbarazzante ciabatta di feltro gigante chiamata “Pantofolone dell’amicizia”, che troneggia ormai nel mio ingresso, appesa al muro ad altezza gatto-proof, come contenitore delle ciavatte familiari.

La ancora più radicata certezza che le vacanze “stanziali” e tutto relax non fanno per me.

Il rinnovato rammarico per la carriera scientifica che non ho avuto e che mai intraprenderò.

Una sottile voglia di mare.

Le spoglie mortali del mio Kindle Keybord (ma non voglio parlarne, perché fa ancora troppo male).

La nostalgia bruciante per l’inquinantissima Spa dell’albergo.

L’ansia per l’autunno che incombe.

La malinconia definitiva e incurabile per gli amici perduti.

La voglia di impegnarmi in un nuovo progetto già in cantiere. E non si tratta di un altro figlio, ci tengo a dirlo a scanso di equivoci.

Un leggero senso di colpa per avere lasciato Artù a casa da solo (per quanto accudito brillantemente da nonni e zia).

(Quattro o cinque chili da smaltire. Ma forse lo avevo già detto.)

7 Settembre 2015 10 Commenti
0 FacebookTwitterPinterestEmail
viaggi

Molise e altre destin-azioni

by Silvana Santo - Una mamma green 4 Agosto 2015

Qualcuno lo chiama destino. Altri caso, qualcun altro ancora sceglie la parola sorte. Io so solo che l’auto che venerdì scorso stava portando me e le mia famiglia verso un piacevole weekend abruzzese con amici (già un piano B, tra l’altro, dopo che era saltato il precedente programma ostiense/romano) ha deciso di rompersi proprio a 5,4 chilometri da un posto di cui fino a quel momento ignoravo l’esistenza (Locanda Belvedere a Rocchetta al Volturno, in provincia di Isernia). E che alle otto di venerdì sera, con due bambini piccoli al seguito e un motore che non sale di giri e arranca in salita, c’è poco da decidere: ti affidi a TripAdvisor (santo sempre!), e via.

Castel San Vincenzo

Precedente prenotazione disdetta al telefono, altra telefonata agli amici romani che avrebbero dovuto raggiungerci l’indomani a Scanno, messaggi mendaci all’indirizzo di casa (“Tutto bene, viaggio tranquillo, siamo arrivati a destinazione”), meccanico locale prontamente allertato.

Edera

Quello che c’è stato dopo? Un bellissimo fine settimana, immersi nella intatta natura delle Mainarde molisane (dal Lago di San Vincenzo alle sorgenti del Volturno, ai 1400 metri di Valle Fiorita), tra tuffi in acqua dolce, cavalli, boschi, mandrie al pascolo, mangiate pantagrueliche, volpi e uccelli selvatici. Gente ospitale, bambini felici, genitori soddisfatti per la scoperta di un luogo incantato che forse non avrebbero mai conosciuto senza quel fastidioso guasto meccanico. Un’avventura da raccontare ai bambini quando saranno più grandi (quella volta in cui la macchina si è rotta in mezzo alle montagne e abbiamo trovato da dormire in una locanda molisana).

Non è strano, d’altra parte, che destinazione e destino abbiano la stessa radice. A volte la vita ti conduce per strade inaspettate: se ti fidi di lei, raramente si sbaglia.

Valle fiorita pizzone

4 Agosto 2015 4 Commenti
0 FacebookTwitterPinterestEmail
viaggi

Trapani con i bambini, consigli per una vacanza in famiglia

by Silvana Santo - Una mamma green 31 Luglio 2015

Immaginate di mescolare l’architettura saracena con le forme del barocco meridionale, gli aromi della sponda nord del Mediterraneo con le spezie della opposta riva. Le creme alla ricotta e il marzapane della pasticceria europea con le mandorle e il miele della tradizione araba. Accostate il lapislazzulo e l’acquamarina dei flutti spumeggianti all’ocra uniforme della sabbia e delle case basse e piatte. Immaginate le sagome brumose delle Egadi che emergono dalla foschia all’orizzonte. Ecco la costa di Trapani, un mix molto particolare e praticamente irresistibile, di cui ho avuto il privilegio, grazie all’ospitalità di un’amica, di avere un breve assaggio proprio a ridosso del solstizio d’estate.

castello venere erice

Perché andare a Trapani con i bambini

Il mare è splendido e caldo, le spiagge sono grandi e sabbiose. La gente è straordinariamente ospitale, la cucina ottima. I dolci sono semplicemente deliziosi. Le visite ai siti culturali tutto sommato brevi, direi ben conciliabili con una vacanza in stile balneare.

san vito lo capo

Perché non andare a Trapani con i bambini

In piena estate le temperature sono davvero torride e le zanzare implacabili. Gli autoctoni mi hanno riferito di spiagge affollatissime e traffico fastidioso in alta stagione. Per quello che ho potuto constatare personalmente (ma la mia permanenza nella zona è stata davvero breve), l’offerta di intrattenimento non va molto oltre le semplici aree gioco negli stabilimenti balneari e nei parchi pubblici.

barocco

L’ambiente

La costa è spesso deturpata da casermoni di gusto discutibile, la raccolta differenziata presente ma approssimativa. I mezzi pubblici non sempre efficientissimi. In compenso il mare è cristallino e invitante, i panorami semplicemente mozzafiato.

mazara

Da non perdere  a Trapani con i bambini

A Trapani, oltre all’interessante centro storico (fate una tappa presso la pasticceria Colicchia!), meritano sicuramente una visita le saline e l’annesso museo del Sale, in direzione di Marsala. La celeberrima Erice merita sicuramente tutta la sua fama, così come la spiaggia tropicale di San Vito Lo Capo e la vicina Riserva dello Zingaro (ma è indispensabile andarci al mattino presto). Vale inoltre sicuramente la pena dedicare una mezza giornata alla casbah di Mazara del Vallo e alle sue chiese barocche, con una sosta gastronomica nei pressi del porto di pesca più grande del Mediterraneo.

saline di trapani

31 Luglio 2015 2 Commenti
0 FacebookTwitterPinterestEmail
mamma greenviaggi

Ode al mare

by Silvana Santo - Una mamma green 3 Giugno 2015

Non è solo il luccichio di oro e lapislazzuli sulla superficie in perenne movimento. Non sono tanto i blu cangianti e profondi, che appannano le colpe e le paure, i rimpianti e le velleità insoddisfatte.

Non è solo la vita che pullula sotto le schegge di luce a galla, misteriosa e silente. Non è il fragore ritmico, la nenia della risacca che concilia il sonno e calma le ferite del cuore.

Non è la maestà dei tramonti, e nemmeno la poderosa forza delle tempeste. Non il freddo che tempra, la trasparenza di diamante, il profumo di sale e di sole.

Mare al tramonto

Sono gli echi delle possibilità infinite che si immaginano all’orizzonte, che mi fanno innamorare del mare ogni volta che lo guardo. L’illusione di immenso che riempie gli occhi e sazia l’anima, almeno per un’ora o due. La moltitudine di segreti sigillati sotto il pelo dell’acqua, i ricordi cullati dalle onde, i frammenti di passato incastonati tra i fondali.

Memorie di naufragi e di guerre lontane. Voci perdute di ammutinati e di corsari, fantasmi di esuli e soldati e marinai. Il canto delle sirene che risuona incessante tra le spume. Le vite passate, finite e ricominciate sulle sponde e contro gli scogli. La terra che si sbriciola e ricomincia da se stessa, senza ripensamenti. Il mito e la storia, mai altrove così vicini, intrecciati, indistinguibili.

Mare

Le vele al vento, che sembrano potersi dirigere dove vogliono, senza dover tornare in rada per nessuna ragione al mondo. I nodi, le nasse, le reti. Le mani storiche che li intrecciano, le ripescano e le stendono al sole.

La stessa fatica feroce che da secoli si consuma accanto alla più sfacciata delle libertà, la vita e la morte che danzano tra i flutti l’identico tango appassionato, la promessa del futuro che si specchia nello spettro liquido del tempo che è già stato. La fine che si fa nuovo inizio, sempre e per sempre.

La luce e l’oscurità, il Libeccio e la Tramontana, la pace e la rivoluzione. Dentro al mare, ogni volta che ci tuffo i miei occhi.

Mare porto

3 Giugno 2015 2 Commenti
0 FacebookTwitterPinterestEmail
bali beasakih
abbigliamento sostenibilepost sponsorizzativiaggi

Il tempio di Bali

by Silvana Santo - Una mamma green 20 Maggio 2015

“Dio è sempre lo stesso, anche se ognuno lo chiama in modo diverso. E anche se non hai un dio, c’è sicuramente qualcosa che vuoi chiedere, o per la quale ringraziare”.

Made si presentò al nostro appuntamento quotidiano un po’ in anticipo, quella mattina. Era tutto vestito di bianco, ci aspettava la visita al tempio indù più grande di Bali, la madre dei templi, il Pura Besakih, e la nostra guida ci teneva a onorare le divinità con il suo abbigliamento candido. Per una strana casualità, anche noi indossavamo abiti bianchi, quel giorno. Il destino a volte è bizzarro.

bali2

Lungo la strada verso il tempio, Made ci propose di partecipare con lui alla cerimonia che si sarebbe svolta all’ombra dei meru. Si celebrava una ricorrenza speciale, quel giorno, e lui ci teneva a rendere grazie insieme a noi, che dopo una settimana vissuta fianco a fianco parlando di storia e fede, cibo, famiglia e tradizioni, eravamo qualcosa di più simile a degli amici che a degli agiati clienti occidentali. Arrivati a destinazione, cinse la nostra vita con dei sarong ornamentali e pose un copricapo tradizionale in testa al mio novello sposo. Ci fermammo presso una dei tantissimi ambulanti che vendevano offerte votive da dedicare agli dei: cestini riempiti con fiori, bastoncini di incenso, riso e caramelle.

Varcammo la soglia del tempio con un’emozione strana, quasi primordiale. Osservammo Made pregare devoto nel suo piccolo tempio di famiglia, in cui noi estranei non potevamo entrare. Raggiunto il tempio pubblico, una sacerdotessa antica come le pietre che la circondavano ci fece sedere a terra, a gambe incrociate, in mezzo a decine di altri fedeli.

bali0

Pelle abbronzata e capelli neri, ci confondevamo tra la folla locale. Due viandanti, due pellegrini, due oranti qualsiasi. Due macchie bianche in mezzo a tante altre.

Dopo, ricordo i chicchi di riso umido incollati sulla nostra fronte, gli incensi sparsi nell’aria, gli schizzi di acqua benedetta. Le nenie salmodiate dai devoti, i movimenti lenti della sacerdotessa. L’atmosfera mistica ma naturale, nell’aria umida dei Tropici.

Io, nel frattempo, ringraziavo. Per la mia vita fortunata, per il recente matrimonio d’amore, per quel viaggio autentico e memorabile. Per i miei figli, anche se non sapevo ancora che sarebbero nati. Per la libertà di pregare chi volevo e come volevo, vestita di cotone bianco in un sacro tempio di Bali.

bali4

Non ho più meditato in un tempio induista, dopo quella volta. E non so se capiterà ancora. Ma ricordo quella mattinata come un regalo inatteso. La condivisione di un momento speciale con degli esseri umani sconosciuti, eppure così vicini. Un’esperienza di sacralità e fratellanza senza uguali.

Se un dio davvero esiste, quel giorno era accanto a noi nel tempio madre di Bali.

Questo ricordo è stato ispirato dai capi della collezione estiva di Trame di Storie, una linea di abbigliamento etico ed ecologico con splendidi indumenti e accessori realizzati da organizzazioni e piccole realtà produttive del Sud del Mondo o da cooperative sociali italiane che garantiscono ai propri dipendenti condizioni di lavoro sicure e compensi adeguati, utilizzano tecniche produttive a basso impatto ambientale oppure materie prime naturali o riciclate.    

trame1

trame2

trame3                        

 

20 Maggio 2015 3 Commenti
0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • 1
  • …
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
  • 11
  • 12

Seguimi su Facebook!

Facebook

Chi sono

Chi sono

Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

Il mio libro

Rubriche

Mi trovi anche su:

 

 

 

 

Archivi

Cookie Policy
  • Facebook

@2011/2021- All Right Reserved. Designed by DigitalStylist


Torna su