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viaggi

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Il mare piace a tutti

by Silvana Santo - Una mamma green 16 Dicembre 2016

Il mare piace a tutti, ve lo dico io. Anche a quelli che sono convinti di detestarlo. Anche a quelli che ne hanno paura, o che non hanno mai imparato a nuotare. A quelli che sono nati sulle sue sponde e a un certo punto hanno pensato di esserne annoiati. Piace anche alla gente di montagna, che ci si accosta solo durante le vacanze estive, col rispetto e la curiosità un po’ diffidente dei forestieri. Non si può non amare il mare, in un modo o nell’altro. Consapevolmente o meno. C’è il nostro passato, in quell’acqua trasparente e brulicante di vita. Il nostro passato di singoli esseri umani, arrivati nel mondo attraverso le liquidità tiepide di un utero materno, e le vestigia dell’intera umanità, che ha attraversato i millenni partendo da forme di vita acquatiche e primordiali. Il mare parla alle nostre profondità più remote, accende le fantasie e i sogni che ci agitano la pancia e la testa, scatena in noi la malinconia più struggente e la passione più sfrenata.

A me, ad esempio, il mare piace sempre, da sempre. In ogni condizione, in tutte le stagioni. Quando è calmo e trasparente, luccicante come una colata di oro liquido che risplende al sole. Quando è tiepido e tranquillo, accogliente come un abbraccio, rassicurante come una giovane madre. Il mare nelle mattine d’estate, con l’eco dei gabbiani che evoca avventure letterarie, bucanieri maledetti e isole lontane. Il mare che si incendia al tramonto, acceso di bagliori arancio e cremisi, appassionato e vivo come un innamorato della prima ora. Il mare d’inverno, rabbioso e ostile. Con le onde che si inseguono e la schiuma che sbatte contro gli scogli. Il mare che riflette il grigio freddo del cielo, come una solida lastra d’acciaio. Il mare più nero della notte più nera, illuminato soltanto dall’argento mistico della luna. Il mare che profuma di sale e di sole.

Del mare amo il suono regolare della risacca. Come una nenia d’altri tempi, ipnotica e miracolosa. La risacca che fa dimenticare il male, o che almeno aiuta a perdonarlo. A perdonarsi. Amo il fondale e i suoi misteri, gli anfratti che esplodono di vita colorata e le distese sommerse di sabbia candida, apparentemente inanimate. Amo i riflessi iridescenti, come guardare il mondo attraverso un caleidoscopio di cristallo. Amo i miti e le leggende che sopravvivono al tempo, laggiù negli abissi. Sirene e tritoni, Scilla e Cariddi, Nettuno e Salacia. Amo l’odore di iodio e alghe, il calore che sale dalla sabbia, le forme di vita antiche e silenziose che popolano i confini e le profondità del mare. La linea sottile dell’orizzonte, perfetta e magnetica.

Il mare, da che ho memoria, mi distrugge e mi assolve, mi denuda e mi riveste, mi strazia e mi consola. Mi libera, regalandomi il sogno di mille vite possibili e di lidi sconosciuti e remoti. E mi imprigiona, ricordandomi il peso del mio corpo inchiodato alla terraferma. Le scelte che ho fatto e la casa a cui appartengo. Il mare è uno specchio sempre sincero e un amico fedele. Un fratello, un padre, un amante. Il tempo che passa mescolato al passato che resiste. Come sabbia e sale, amore e solitudine, morte e vita. Il mare è il mare. Insostituibile, eterno e immenso.

Post in collaborazione con l’Hotel Nettuno di Jesolo, soluzione perfetta e accogliente per una vacanza di mare in famiglia e non solo. Oltre alla posizione strategica – sulla spiaggia di Lido di Jesolo ma vicina al centro cittadino – l’Hotel Nettuno offre tantissimi servizi per famiglie (piscina per bambini, cucinotto per le pappe, piscina coperta e riscaldata, animazione, lido attrezzato, etc), una cucina senza glutine certificata dall’Associazione Italiana Celiachia e una nuovissima Spa, che lo rende ideale anche per una vacanza fuori stagione. Perché il mare è sempre una buona idea.

vacanze al mare famiglia

16 Dicembre 2016 0 Commenti
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mercati natale basilea
viaggi

Visitare i mercatini di Natale di Basilea con i bambini

by Silvana Santo - Una mamma green 14 Dicembre 2016

Se c’è una cosa che mi mette tristezza, del periodo natalizio, sono i mercatini di Natale “fuori contesto”, in zone, come quella in cui vivo io, in cui la tradizione non li ha mai previsti, ma dove sono stati introdotti di recente per  ragioni commerciali e “di moda” (soppiantando spesso il costume locale, ma questo è un altro post). Mi piacciono molto, invece, gli allestimenti natalizi e i mercati tipici delle località del nord, dove mi sembra di respirare una atmosfera magica e incantata, perfetta per dimenticarsi di un paio di giorni dei problemi e delle fatiche della vita quotidiana. Quest’anno, allora, complice il ponte dell’Immacolata e una buona offerta di una nota compagnia low cost, ho organizzato un weekend a spasso per i mercatini di Natale di Basilea, che si sono rivelati una meta ideale per un breve viaggio con due bambini piccoli come Davide e Flavia. Se anche voi state pensando di visitare i mercatini di Natale di Basilea con i vostri bambini, eccovi dunque una piccola guida pratica.

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I mercatini di Natale di Basilea

Basilea ospita due Christmas Market, i più grandi di tutta la Svizzera, allestiti rispettivamente nella piazza della Cattedrale (Münsterplatz) e in un’altra piazzetta poco distante, la Barfüsserplatz. Quest’anno sono stati inaugurati a fine novembre e chiuderanno subito prima di Natale (verificate sempre calendario e orari sul sito Basel.com). Non sono molto grandi, ma in certi momenti della giornata possono essere parecchio affollati, cosa di cui va tenuto conto nella pianificazione della visita. Oltre alle classiche bancarelle con addobbi natalizi, dolci, spezie, gioielli artigianali, giocattoli in legno e cappello colorati, i mercatini di Natale di Basilea ospitano numerosi e profumati stand gastronomici, che offrono i tipici prodotti della tradizione culinaria elvetica, natalizia o meno: dalla raclette ai rosti di patate e cipolle, dagli hot dog al vino caldo speziato, passando per i läckerli, tipici biscotti di Basilea simili al panpepato. Il mercatino sulla Barfüsserplatz è sicuramente quello un po’ più ostico da affrontare, per la presenza di gradini e dislivelli e per lo spazio davvero risicatissimo tra uno stand e l’altro. Ci si muove invece molto più agevolmente, anche con un passeggino, tra gli stand sulla Münsterplaz, dove ci sono anche più alternative in termini di street food.

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I laboratori a tema natalizio

Se viaggiate con dei bambini, la cosa più divertente dei Mercatini di Natale di Basilea sono i laboratori a tema a cui si può partecipare nella cosiddetta Foresta incantata sulla Münsterplatz. Si tratta, in pratica, di una serie di piccole casette di legno in cui è possibile prendere parte a molte attività pratiche, tra cui: forgiare monete, realizzare candele e decorazioni natalizie, arrostire il pane arrotolato sugli spiedi, lavorare lo stagno eccetera eccetera. I vari laboratori sono indicati per bambini di età diverse, ma anche i più piccoli potranno divertirsi sul trenino di Natale che attraversa la “Foresta incantata”. Per partecipare alle attività non occorre una prenotazione, ma si paga un ticket che varia dall’equivalente di 1 a 15 franchi a seconda del laboratorio. La cosa buffa è che all’interno della Foresta circola una valuta speciale, il tallero incantato, che può essere cambiato alla cassa (un tallero equivale a un franco svizzero). Nelle ore di punta del fine settimana mettete in conto un po’ di attesa prima di iniziare le attività.

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Cosa vedere a Basilea con i bambini

Il centro storico di Basilea non è molto grande e si gira agevolmente, anche perché è quasi del tutto pedonale. Oltre alla bella Cattedrale, alle spalle della Münsterplatz si apre una terrazza che offre un bel panorama sul Reno, con vista sulle tipiche imbarcazioni che fanno la spola tra una sponda e l’altra del fiume sfruttando soltanto la corrente, legate a una corda tesa da un argine all’altro (in estate gli abitanti del posto fanno il bagno nel Reno legati alle barche). Merita senz’altro una visita anche la Piazza del Mercato, soprattutto per lo splendido Rathaus, lo storico il palazzo del Comune, che a me ha ricordato lo stile architettonico bavarese. Tutto il centro storico, in generale, è punteggiato di edifici storici e piccole piazze con fontane e chiese, e il corso del fiume offre scorci pittoreschi e passeggiate piacevoli. In città ci sono anche diverse aree verdi, oltre a un celebre zoo (che noi non abbiamo avuto occasione di visitare).

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Curiosità e informazioni

Il costo della vita a Basilea, in perfetto stile elvetico, è molto alto. Noi abbiamo limitato i danni prenotando con diversi mesi di anticipo un albergo appena fuori dal centro, badando bene che avesse l’angolo cottura in camera. I costi dei vari ristoranti e caffè, infatti, sono proibitivi, mentre è senz’altro più fattibile mangiare alle bancarelle dei mercatini. Una cosa molto interessante è che per chi alloggia negli hotel cittadini i mezzi pubblici sono gratuiti. Si tratta di un vantaggio importante, anche perché il sistema di trasporto è estremamente affidabile ed efficiente, con mezzi puntuali, frequenti e pulitissimi. Anche l’aeroporto si raggiunge facilmente con gli autobus urbani gratuiti.

Con un occhio al portafogli, insomma, i mercatini di Natale di Basilea non vi deluderanno. E saranno un’esperienza indimenticabile per grandi e bambini.

Info: www.basel.com/it/

 

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14 Dicembre 2016 5 Commenti
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viaggi

Perché tutti dovreste venire a Napoli almeno una volta nella vita

by Silvana Santo - Una mamma green 16 Novembre 2016

Non è un caso se in questo blog parlo molto raramente della mia città, e sempre in modo abbastanza indiretto. Tentare di trasformare in parole la complessità partenopea, costringerla entro i confini di un foglio di carta, o di una schermata di Word, è un’impresa per pochi. Chi si accinge a raccontare Napoli, a meno che non sia un matto o un poeta, non può che andare incontro ad un fallimento. Eppure c’è qualcosa, dentro di me, che mi impone da tanto tempo di fare almeno un tentativo. Di osare. Di cercare in qualche modo di spiegarvi quali sono le ragioni per cui, secondo me, tutti voi dovreste venire a Napoli almeno una volta nella vita.

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16 Novembre 2016 9 Commenti
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In albergo con i figli

by Silvana Santo - Una mamma green 31 Ottobre 2016

Il momento arriva, finalmente: puoi concederti una vacanza. Breve o lunga, invernale o estiva, lussuosa o morigerata, non importa. Cerchi un buon albergo a Bibione, ti informi sul prezzo, sulla pulizia delle camere, sulla distanza dalla spiaggia. Fin qui tutto normale. Ma se in vacanza ci vai con i tuoi figli, a questo punto i giochi cambiano.

In albergo con i figli: i rumori

Prima dei figli, la tua sola preoccupazione “uditiva” era che i tuoi vicini di stanza potessero essere amanti troppo focosi e le pareti troppo sottili. O viceversa, se a tua volta viaggiavi in coppia, che fossero le tue performance notturne a tenere svegli gli altri ospiti dell’albergo e a farti rivolgere sguardi ammiccanti dal portiere la mattina dopo. Quando programmi una vacanza in albergo con i figli, invece, già prima di prenotare leggi decine di recensioni su TripAdvisor per assicurarti che l’albergo sia abbastanza silenzioso da evitare che qualcosa interrompa il riposo già per sé molto disturbato dei tuoi figli, negandoti le tre ore consecutive di sonno a cui ti aggrappi da mesi per sopravvivere. E una volta in camera, preghi in aramaico che l’insonorizzazione sia buona, così almeno non rischierete di essere maledetti da tutti al terzo capriccio isterico di uno dei minorenni della famiglia.

Il cibo

Prima di avere figli, sceglievi l’albergo in cui passare le vacanze anche in base alla cucina proposta. Ti informavi sulla qualità delle materie prime, sulla modernità delle ricette e sulla varietà delle proposte. Sulla carta dei vini. Consideravi un plus importante la presenza sul menu di presidi Slow Food o piatti gourmet. Pure dopo i figli scegli l’albergo anche in base alla cucina, ma ti ritrovi a farti domande come: me lo prepareranno, un passato di verdure? E se nella pastina ci mettono il sale? La frutta senza pesticidi, ce l’avranno? E finisci col fare quello che mai, nella tua lunga carriera di viaggiatore, avresti mai pensato possibile: dire alle tue amiche che hai scelto proprio quell’albergo lì perché hanno la biberoneria 24 ore su 24.

Il bar

Quando non avevi figli, c’erano solo tre cose che ti aspettavi dal bar dell’albergo in cui avresti passato le vacanze. Che fosse fornito, che servisse cocktail da paura, che fosse sempre aperto. Una volta diventato genitore, invece, ti importa soprattutto che non sia troppo lontano dall’area giochi.

La piscina

L’albergo con piscina, prima dei figli, voleva dire, a seconda del tipo di persona che sei, sostanzialmente due cose: sport o relax. Nuotate vigorose o sessioni interminabili di abbronzatura. Lezioni di aquagym o letture estive sotto l’ombrellone. Il risveglio muscolare di prima mattina o un prosecco ghiacciato prima di cena. Quando vai in albergo con i figli, invece, la piscina diventa una specie di ultima spiaggia per goderti qualche ora di relativo riposo mentre i bambini sfogano la loro inesauribile energia in acqua.

Il letto

Su questo, invece, non c’è alcuna differenza: il letto in albergo deve essere sempre e comunque grande e solido. Per rilassarsi e amarsi comodamente, finché non hai figli. E per accogliere senza problemi gli immancabili ospiti notturni, se ne hai.

 

Post in collaborazione con l’Hotel Corallo di Bibione,
hotel family-friendly con piscina, animazione, spiaggia privata, area bimbi e convenzione con le Terme di Bibione.
Che è perfetto per una vacanza in albergo con i figli, ma anche senza!

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31 Ottobre 2016 4 Commenti
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viaggi

Cos’è un biolago e perché è perfetto per una vacanza in famiglia

by Silvana Santo - Una mamma green 21 Ottobre 2016

Socchiudi gli occhi, e immagina. Una polla d’acqua fresca e trasparente, appena increspata dal vento. Bagliori verde smeraldo si diffondono dalle sue profondità. Gradini in pietra sotto la superficie, per immergerti lentamente, un passo dopo l’altro, come una divinità greca che si bagna in un piccolo lago incantato. Tutto intorno, canne sottili che frusciano al vento, fiori profumati, ciuffi di erbe aromatiche seccati dal sole. Una libellula iridescente che ogni tanto si avvicina a curiosare. A completare il panorama, un prato verde che ondeggia piano nella brezza, una valle silenziosa e il cielo azzurro a perdita d’occhio.

Hai appena vissuto idealmente l’esperienza di un biolago.

biolago

Un biolago è un piccolo specchio d’acqua artificiale, balneabile, perfettamente integrato nell’ecosistema circostante e in grado di purificarsi in modo del tutto naturale, grazie a piante acquatiche filtranti. Il che significa impatto minimo sull’ambiente, niente cloro o altre sostanze chimiche, niente filtri rumorosi o odori penetranti. Niente occhi che bruciano, pelle che si secca, capelli che si sfibrano. Colori tenui e naturali, una vegetazione rigogliosa, la sensazione di fondersi completamente con l’ambiente circostante, in armonia e relax.

biolago-acqua

Un’esperienza che io ho avuto il privilegio di vivere davvero, insieme alla mia famiglia, ospite dell’associazione Biolaghetto Italia, che promuove questa realtà attraverso il portale Biolaghi e Giardini, e del Podere del Buongustaio, uno spettacolare casale nelle campagne di Montegabbione, a circa quarantacinque minuti di auto da Orvieto. Prima di visitare il Podere del Buongustaio e il suo biolaghetto, avevo in mente solo le classiche piscine scoperte, col loro azzurro quasi fluo e l’odore del disinfettante. Oppure le vasche ornamentali un po’ limacciose e piene di moscerini e pesci rossi. O ancora i laghi veri, col fondale melmoso e l’acqua dolciastra.

biolago-piedi

Quello che ho trovato è invece una cosa completamente diversa, cristallina come una piscina, ma naturale come un lago vero. Limpida, ma perfettamente integrata nel paesaggio bucolico circostante. Invitante e magnetica. Anche se noi non abbiamo fatto il bagno, perché la temperatura era troppo fresca, sedersi sulle sponde in silenzio, coi piedi a mollo, il fruscio delle canne nelle orecchie e le vacche al pascolo in lontananza, è stata un’esperienza di assoluto benessere (completata per me da un massaggio rilassante di cui avevo – le mamme mi capiranno alla perfezione – molto ma molto bisogno).

biolago-massaggio

In Italia ci sono ormai numerose strutture – soprattutto agriturismi o ville rurali – che ospitano un biolago o una biopiscina, perfette in tutte le stagioni per una fuga romantica o per una vacanza in famiglia. Il Podere del Buongustaio rappresenta una “base” ideale per visitare il verdissimo e ospitale territorio dell’Umbria: Orvieto, Narni, la Cascata delle Marmore (di cui parlerò in un post dedicato), e naturalmente Perugia e i suoi preziosi dintorni. Ma anche chi preferisce non spostarsi affatto potrà godere di un soggiorno molto appagante, grazie all’ospitalità della signora Adje, la deliziosa titolare della struttura, alle mani esperte della massaggiatrice (che poi è anche sua figlia!), alle numerose attività proposte, come i corsi di cucina gourmet, e soprattutto all’incantato biolago. E i bambini? Rimarranno entusiasti dei prati verdissimi, dei tre simpatici bassotti che vivono con Adje, delle mucche che pascolano lente poco lontano e degli spaziosi e caldi interni del Podere.

podere-buongustaio-bambini

La primavera e l’autunno appena iniziato sono forse il periodo ideale per godere appieno di un biolago. Ma l’esperienza può essere appagante e intensa in qualsiasi stagione. Personalmente ho amato molto godere del fresco in riva al laghetto per poi rifugiarmi in casa al caldo del camino. Una parentesi rigenerante di lentezza, relax e pace.

biolago-agriturismo

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podere-del-buongustaio-bambini

 

Info: www.biolaghiegiardini.it

21 Ottobre 2016 2 Commenti
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visitare barcellona con bambini piccoli
viaggi

Barcellona con bambini piccoli, la mia top ten

by Silvana Santo - Una mamma green 14 Ottobre 2016

Barcellona mi ha rapito il cuore molti anni fa, perdutamente e definitivamente. Movimentata e vivace come una classica città mediterranea, ma allo stesso tempo dinamica e glamour come una città “del nord”, racchiude le diverse anime dell’Europa a cui sento di appartenere. Ho avuto il privilegio di visitarla da ragazzina con i miei genitori, da giovanissima con gli amici, da quasi adulta con fidanzato e alcuni familiari e adesso da “grande” con marito e figli (di 3,5 e quasi 2 anni) e non ha mai deluso le mie aspettative. Vicina all’Italia, cibo ottimo e a buon mercato, mezzi pubblici e clima mite ne fanno la destinazione ideale per un viaggio in famiglia.

Eccovi dunque, in ordine sparso, la mia top ten per chi visita Barcellona con bambini piccoli.

1. La Barceloneta

È la playa cittadina per antonomasia. Una spiaggia sabbiosa molto ampia e lunga chilometri, ottimamente servita e facilmente raggiungibile con la metropolitana. Il mare, per essere quello di un litorale urbano, è pulito e trasparente, soprattutto in alcuni punti. D’estate la Barceloneta è molto affollata di bagnanti provenienti da ogni parte del mondo, e brulica di venditori ambulanti che offrono, tra le altre cose, sangria e mojitos ghiacciati. È possibile inoltre cimentarsi in diversi sport e intrattenimenti acquatici. Se amate le spiagge deserte e selvagge, non è certo il posto che fa per voi. A me, a piccole dosi, piace per l’atmosfera “Erasmus” che mi sembra ci si respiri, con miliardi di ragazzi provenienti da altrettanti paesi, intenti a fare amicizia, bere birra fresca e divertirsi. Adatta ai bambini di tutte le età.

barceloneta playa bambini piccoli

2. Il Parco della Ciutadella

Non è particolarmente lussureggiante, ma è situato in posizione strategica, vicino allo Zoo e non lontano dalla spiaggia. È ideale, pertanto, per una sosta ristoratrice o una siesta. Ai bambini piaceranno la fontana monumentale piena di statue e il grande mammuth che svetta a pochi metri.

3. Il Modernismo

Forme stravaganti, vetrate multicolori, torrette, stucchi e decorazioni. L’art deco incanterà anche molti dei viaggiatori più piccoli. Ma se decidete di visitare gli interni, soprattutto quelli più gettonati come la Sagrada Familia o le opere di Gaudì nell’Eixample, prendete i biglietti in anticipo, oppure preparatevi a code che possono essere anche molto impegnative.

gaurdì barcellona bambini

4. La crema catalana

Impossibile ripartire da un viaggio a Barcellona con bambini piccoli (ma anche senza, direi!) senza aver provato almeno una volta la crema catalana. Noi stavolta l’abbiamo mangiata da Escribà, la pasticceria forse più celebre (e turistica) delle Ramblas, ma non è stata, onestamente, la migliore che abbia assaggiato nella mia vita.

barcellona-con-bambini_crema-catalan

5. L’Acquario di Barcellona

Non è particolarmente grande e neanche nuovissimo, ma offre molte opportunità per i bambini piccoli, che potranno giocare, arrampicarsi, “immergersi”, esplorare. E soprattutto conoscere l’ambiente marino mediterraneo molto da vicino. I miei figli, in particolare, non sarebbero mai venuti via da un grande sottomarino pieno di pulsanti, manovelle, lucine e display. Purtroppo, l’acquario ospita anche pinguini e cetacei, cosa che io trovo sempre mortificante per loro e deprimente per me. A voi la scelta, ovviamente, se visitarlo o meno.

Informazioni pratiche:
Le file alla biglietteria possono essere molto lunghe, specie durante l’estate. L’Acquario di Barcellona è accessibile anche con passeggino (cercate l’ascensore per salire al secondo piano), ospita bagni attrezzati, shop e punti ristoro.

acquario barcellona bambini

6. Le aree gioco

Ce ne sono davvero in tutta la città, anche nelle piazzette più piccole o nei parchi tra un isolato e l’altro, e a volte sono un vero e proprio porto di relax per chi visita Barcellona con bambini piccoli. Ai due lati della Sagrada Familia, ad esempio, ci sono due playground molto ben tenuti, perfetti per una sosta divertente con una vista indimenticabile.

barcellona-con-bambini_playground

7. Le piazze e i vicoli del Barrì Gotic (e le oche della Cattedrale)

Una città nella città. Il Quartiere Gotico è un susseguirsi irresistibile di antiche botteghe, chiese bellissime, piccoli spiazzi e bar de tapas. Largamente pedonale e spesso affollato, popolato da artisti di strada, ballerini e musicisti, il Barrì Gotic è l’essenza stessa di Barcellona, che incanta e sorprende ogni volta grandi e piccini. Non perdetevi la chiesa di Santa maria del Pi e l’omonima piazzetta. Oltre naturalmente alla splendida Cattedrale neogotica, che ospita, all’interno del suo piccolo chiostro, una colonia di oche formata dalle discendenti di quelle che sorvegliavano un tempo il tesoro della Cattedrale. Sono molto curiose e, si dice, parecchio aggressive. Ma una recinzione inviolabile le separa dalle manine eventualmente troppo ardite.

barcellona bambini cattedrale

8. Lo spettacolo serale della Fontana Magica di Montjuic

Immaginate una gigantesca fontana illuminata, con getti e spruzzi che “danzano” a suon di musica e cambiano colore continuamente. Una vera e propria magia, realizzata in occasione dell’Expo del 1929, che ha lasciato i miei figli (ma anche i loro genitori, a dire il vero) letteralmente a bocca aperta. Unico problema: la folla davvero soffocante, almeno in agosto.

Informazioni pratiche:

La Fontana Magica di Montjuic si raggiunge a piedi dalla stazione della metro di Piazza di Spagna. Gli spettacoli, in estate, si tengono dal giovedì alla domenica, e iniziano alle ore 21. In altri periodi dell’anno sono visibili solo il venerdì e sabato, mentre in inverno non vengono mai rappresentati (vi raccomando quindi di controllare sempre). Non si paga un biglietto e la folla, come ho già detto, è davvero tanta. Vi consiglio di arrivare in anticipo (magari portatevi un panino per ingannare l’attesa) e di cercare di occupare posti il più possibile in alto.

9. Il mercato coperto della Boqueria

Si tratta di un posto ormai molto turistico, anche in virtù della sua collocazione (si apre ai lati delle Ramblas, sul lato sinistro guardando verso Piazza di Catalogna), ma resta un’esperienza piena di colori, profumi e voci che farà divertire i piccoli viaggiatori. Approfittate dell’occasione per gustare qualche tapas appena preparata o una spremuta di frutta dalle sfumature fluorescenti. Perdetevi nei banchi del pesce fresco e in quelli delle spezie e della frutta secca. E non dimenticate, una volta usciti, di spingervi fino alla Font de Canaletes, una fontana che secondo la leggenda assicura il ritorno a Barcellona a chiunque si abbeveri alle sue acque.

Informazioni pratiche:

Il Mercat de la Boqueria è aperto tutti i giorni ad eccezione della domenica. I banchi restano allestiti fino alle 20.30, ma sicuramente la visita nelle prime ore del mattino (a partire dall’apertura delle 8.30) è più esaltante.

barcellona bambini piccoli boqueria

10. Lo zoo di Barcellona

Non è, francamente, all’altezza del Bioparco di Valencia. Ma lo definirei comunque accettabile, e ai bambini piacerà. Si trova praticamente all’interno del Parco della Ciutadella, non lontano dal mare. Al momento della nostra visita c’erano dei lavori in corso per migliorare la zona della savana, che spero riescano a rendere più vivibile e fruibile quell’area, che onestamente non mi ha colpito troppo positivamente (specie la sezione riservata agli elefanti).

Informazioni pratiche:

Lo Zoo di Barcellona è completamente accessibile in passeggino o carrozzina e richiede almeno una mezza giornata. Il percorso di visita è quasi sempre ombreggiato, per cui il caldo non costituisce un grosso problema neanche durante l’estate. Anche in questo caso vi consiglio di acquistare i biglietti online in anticipo per evitare la fila.

barcellona bamini piccoli zoo

Informazioni generali per visitare Barcellona con bambini piccoli

Barcellona è servita da numerose compagnie di linea e low cost che volano da tantissimi aeroporti italiani, in un paio di ore, verso l’aeroporto internazionale di El Prat o il più lontano scalo a basso costo di Girona. È perfetta in ogni stagione dell’anno, e servita bene da una fitta rete di treni metropolitani. Molte stazioni non sono però dotate di ascensore, quindi procuratevi una mappa della rete e, se potete, evitatele. Altrimenti armatevi di santa pazienza, soprattutto negli snodi più grandi, che sono un susseguirsi infinito di salite, discese, rampe e chi più ne ha più ne metta. L’alloggio non rappresenta un particolare problema, visto che la città non è molto grande e con i mezzi pubblici si raggiungono facilmente tutte le zone della città.

Altre informazioni utili per visitare Barcellona con bambini piccoli le trovate sul sito di Barcelona Turisme.

14 Ottobre 2016 1 Commenti
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visitare valencia bambini
viaggi

Valencia con bambini: 8 cose indimenticabili della nostra vacanza

by Silvana Santo - Una mamma green 12 Settembre 2016

Non farò di certo una rivelazione straordinaria nel dire che Valencia è una destinazione ideale per le famiglie con bambini di qualsiasi età. Eppure è la semplice verità: buon clima, vicina all’Italia, un centro storico piccolino ma molto interessante, mezzi pubblici efficienti e piste ciclabili da favola, mare perfetto per i piccoli e tanto verde ne fanno una meta family frendly al massimo. Oltre che adatta a chi, come noi, cercava contatto con la natura e mezzi di trasporto sostenibili e comodi. Di Valencia, insomma, ho amato quasi tutto, ma ci sono alcune cose che rimarranno indelebili nella mia memoria di mamma viaggiatrice.

1. L’horchata de chufa
L’horchata de chufa è la tipica bevanda fresca valenciana, preparata, a differenza della “nostra” orzata di mandorla, a partire dal chufa, il tubercolo di una pianta delle Cupressacee che in italiano si chiama cipero o zigolo dolce. Io ne ho assaggiate varie versioni, e posso dirvi che quella fresca servita dai chioschi e dalle horchaterie della Ciutat Vella è davvero insuperabile. Accompagnata dai fartons, soffici dolci glassati o spolverati di zucchero a velo, è semplicemente perfetta.

horchata de chufa valencia con bambini

2. Il bagno degli elefanti al Bioparc
Pare che abbiamo avuto una certa fortuna nel sorprendere gli elefanti a bagno nella bellissima pozza a loro riservata nel Bioparc. Non so se sia davvero uno spettacolo così inconsueto, ma io vi giuro che avevo la pelle d’oca, sarei rimasta ore a guardarli. Davvero da brividi. In generale, il Bioparc di Valencia è stata una vera e propria rivelazione, per me che oscillo sempre tra l’interesse per gli animali (e la convinzione che la salvezza delle specie in pericolo non possa prescindere dalla tutela di esemplari in cattività) e il disagio di fronte a certe strutture troppo “commerciali”. Il bioparco valenciano dovrebbe essere preso a modello da chiunque gestisca una struttura del genere: ambienti ampi e realistici, veri e propri habitat in cui convivono specie diverse, assenza di animali adatti a fasce climatiche diverse da quella di Valencia, moltissime informazioni di carattere scientifico per i visitatori. Una delle prime cose che ho notato durante la nostra visita è stata una ferita sul braccio di uno dei gorilla. Preoccupazione istintiva e campanelli d’allarme immediati (povera bestia, chissà cosa è accaduto, allora li tengono male, etc etc). Pochi passi più in là, un cartello spiegava ai visitatori le cause del taglio (una scaramuccia tra maschi) e l’intervento dei veterinari del parco.

Informazioni pratiche: la visita al Bioparc di Valencia dura diverse ore, ci sono anche degli spettacoli che noi abbiamo volontariamente evitato. All’interno non si possono introdurre cibi e bevande, ma ci sono diversi punti ristoro in cui rifocillarsi (vi consiglio il self service con vista sulla savana, anche la paella era buonissima). La struttura è accessibile con passeggino o carrozzina e ospita un parco giochi e negozi di souvenir.

bagno-elefanti-valencia

3. La spesa all’alba al Mercat Central
Partire con i bambini significa anche ritagliarsi dei momenti di solitudine mentre i pargoli dormono, giocano o stanno a casa con l’altro genitore. Così una mattina sono scesa non più tardi delle 7.30, sola, per andare a fare la spesa al bellissimo Mercat Central di Valencia, un tipico mercato coperto in stile spagnolo che offre prodotti freschi (e non solo) di ogni genere. A quell’ora i banchi erano appena stati allestiti, e in giro c’erano solo persone del posto intente negli acquisti quotidiani. Una goduria assicurata.

Informazioni pratiche: il Mercat Central  di Valencia è aperto tutti i giorni tranne la domenica, dalle 7.30 alle 14. Alcuni banchi accettano il pagamento con carta di credito, comunque la piazza circostante è piena di sportelli bancomat. Proprio di fronte al mercato sorge la bellissima Lonja della Seda, che ospitava l’antica borsa della seta in epoca rinascimentale.

4. La siesta nel Jardí del Turia (mentre i bimbi giocavano)
Fino a qualche decennio fa, Valencia era cinta dal fiume Turia, che spesso esondava causando morte e distruzione in città. Dopo l’ennesima catastrofe del 1957, i valenciani decisero di deviarne il corso e, negli anni ’80, di trasformare l’antico letto fluviale in un meraviglioso parco che attualmente è il giardino urbano più grande di tutta la Spagna. I Giardini del Turia sono perfetti per passeggiare, fare merenda, pedalare, prendere il sole, giocare su un prato o, appunto, abbandonarsi a una rigenerante siesta pomeridiana sotto gli alberi. In perfetto stile spagnolo!

giardini turia valencia bambini

5. Le architetture avveniristiche della Ciudad de las Artes y las Ciencias
Sono di parte, perché a me l’architettura contemporanea (ben fatta) piace quasi sempre. Ma il complesso realizzato da Calatrava ad una delle estremità dei Giardini del Turia è davvero spettacolare. Non solo per le geometrie accattivanti degli edifici, ma soprattutto per la commistione di architettura, acqua ed elementi naturali che secondo me rende l’insieme estremamente piacevole. Le varie “astronavi” della Città delle Arti e delle Scienze ospitano diversi siti di grande interesse, dall’acquario al museo della scienza. Una delle grandi vasche di acqua chiarissima è navigabile con canoe trasparenti da prendere a noleggio, mentre chioschi e piccoli bar offrono orzate e spuntini. Una meraviglia che da sola vale il viaggio.

valencia città scienza bambini

6. Il mondo sottomarino del meraviglioso Oceanografic
Amo gli acquari e ne ho visti tanti, e penso di poter dire senza tema di smentite che il grande Oceanografic di Valencia è davvero un gioiello in termini di quantità e varietà delle specie ospitate, qualità degli allestimenti, intelligenza del percorso espositivo. Vasche enormi, tante informazioni e molti ambienti da visitare, sia al chiuso che all’aperto. L’unica cosa che non ha soddisfatto appieno le mie aspettative è stata l’offerta di interattività per bambini piccolissimi come i miei: mi aspettavo una maggiore possibilità di toccare, esplorare, “immergersi” e, appunto, interagire (cosa che avviene benissimo, ad esempio, all’acquario di Barcellona). È comunque disponibile un piccolo parco giochi all’aperto e c’è la possibilità di partecipare a laboratori e altre attività per bambini più grandi.

Informazioni pratiche: conviene comprare il biglietto in anticipo, specie se ci andate in alta stagione (anche se noi, a fine agosto e di lunedì, non abbiamo trovato moltissima folla). Con la Valencia Card c’è uno sconto del 15% sull’acquisto dei biglietti, che sono disponibili anche presso gli info point turistici della città. Lo stesso biglietto è valido anche per l’ingresso serale. Alcune strutture, come la Biosfera, sono ad accesso regolamentato, quindi mettete in conto un po’ di fila. Di solito ci sono rampe e ascensori, anche se a volte si deve camminare un pochino per trovarli. Non mancano, all’interno dell’Oceanografic di Valencia, ristoranti, snack bar, bagni con fasciatoi e negozi. C’è uno spettacolo coi delfini che personalmente ho trovato progettato molto meglio rispetto a quelli di altri acquari europei (ma resto una che non ama questo genere di cose, ci siamo andati su esplicita richiesta di Davide, che a un certo punto si è commosso fino quasi alle lacrime!).

oceanografic valencia bambini

7. La passeggiata in risciò
Che mi ha riportato in un attimo alle estati della mia infanzia, oltre che rivelare impietosamente le mia pessima condizione fisica. Scherzi a parte, Valencia è una città ideale da esplorare pedalando: piste ciclabili ovunque (noi abbiamo approfittato di quella nei Giardini del Turia!), tantissimi noleggi di bici, anche con seggiolini, e risciò, distanze abbordabili e ampi tratti pianeggianti. Anche in questo caso, con la Valencia Card si possono ottenere sconti e agevolazioni.

valencia biciclette

8. L’atmosfera familiare della playa della Malvarrosa
Ci siamo stati la domenica mattina, e la spiaggia era piena di famiglie locali in gita. Un modo molto piacevole per passare qualche ora di relax e concedersi una sosta dal caldo (che con noi, comunque, è stato molto clemente). Peccato solo per l’edilizia senza senso del litorale, che rovina alquanto il panorama.

spiaggia valencia bambini

Ma Valencia per piccoli e grandi naturalmente non finisce qui: dalle escursioni a piedi pensate apposta per le famiglie al sapore unico della vera paella, dai campanili del centro storico alle bancarelle di artigianato di Placa Redona, dalle movimentate piazze della città vecchia ai vicoli un po’ decadenti, dai suggestivi resti dell’antica cinta muraria alla straordinaria ospitalità della sua gente, questa città saprà conquistarvi e scaldarvi il cuore. È una promessa.

Edit: Visto che me lo avete chiesto in molti, al Parco Gulliver ci siamo andati, ma a Davide e Flavia non è piaciuto molto. Il gigante su cui arrampicarsi e da cui scivolare era forse troppo impegnativo per loro, che al momento del viaggio avevano 3,5 e quasi 2 anni. Il playground, che si trova nel giardini del Turia, è gratuito e rimane chiuso nelle ore più calde della giornata, è forse indicato per bimbi un po’ più grandi dei miei. O semplicemente più intrepidi! 😉

Informazioni generali su Valencia:
Noi abbiamo raggiunto Valencia in treno da Barcellona (circa tre ore di viaggio), e al ritorno abbiamo preso un volo Ryanair per Roma Ciampino. La stessa compagnia low cost serve anche altre città italiane. Abbiamo alloggiato per 4 notti in un delizioso loft affittato su AirBnb, dopo moltissime ricerche e confronti per scegliere la zona migliore. Scelta decisamente azzeccata: eravamo ai margini del centro storico (5 minuti a piedi dalla Cattedrale), in una zona servita ma tranquilla e silenziosa, a due passi dai Giardini del Turia e dalle fermate dell’autobus per la spiaggia, il bioparco e l’acquario. I prezzi mi sono sembrati accessibili, forse perché venivamo dalla più cara Barcellona. Ci siamo mossi bene con gli autobus, con tempi massimi di attesa di 10 minuti e trovando praticamente sempre posto a sedere. Dalla stazione e per l’aeroporto, avendo anche tanti bagagli al seguito, abbiamo preso un taxi: sia all’andata che al ritorno abbiamo potuto pagare senza problemi con carta di credito, e le tariffe mi sono sembrate abbordabili (circa 5 euro dalla stazione Joaquín Sorolla e 18/20 euro per l’aeroporto).

visitare valencia con bambini

Altre informazioni utili per visitare Valencia con i bambini potete trovarle su www.visitvalencia.com.

12 Settembre 2016 0 Commenti
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Perché andare al MUSE di Trento con i bambini

by Silvana Santo - Una mamma green 8 Agosto 2016

Se pensate che i musei non siano luoghi adatti ai piccoli, evidentemente non siete mai stati al MUSE di Trento con i vostri bambini. Il Museo delle scienze, inaugurato nel 2013, è un’esperienza esaltante per tutta la famiglia, a prescindere dall’età e dal numero dei figli, che potranno imparare un sacco di cose divertendosi, sperimentando e giocando per ore.

Perché andare al MUSE di Trento con i bambini

Perché, oltre a ben sei piani di esposizione, che spaziano dalla paleontologia alla botanica, dall’anatomia fino all’ecologia, alle mostre temporanee e un ampio spazio verde all’esterno, il MUSE di Trento prevede una sezione specifica per bimbi da 0 a 5 anni, con attività pensate per stimolare i 5 sensi, angolo merenda, spazi per l’allattamento e bagno speciale con tanto di bolle di sapone. Accompagnati dai genitori e dagli operatori del museo, i bambini possono gattonare su superfici tattili diverse, scoprire la musica con decine di diversi strumenti a percussione, meravigliarsi di fronte agli ologrammi e ai giochi di luce a loro disposizione. Un’esperienza divertente e istruttiva, che completa la visita alle diverse aree espositive del museo, allestite con criteri moderni e accattivanti. L’interattività e la multidisciplinarità la fanno da padrone, con tante occasioni per toccare, sperimentare e imparare giocando. Durante il weekend, inoltre, il Museo propone spettacoli scientifici e laboratori per bambini di tutte le età, della durata di 30 minuti, inclusi nel prezzo del biglietto e che non richiedono prenotazione.

trento muse bambini muse trento bambini

Come visitare il MUSE di Trento con i bambini

Noi ci siamo stati in alta stagione (lo scorso anno, ndr), e abbiamo trovato un certo affollamento. L’ideale sarebbe scegliere un giorno di affluenza minore (in bassa stagione o in un giorno infrasettimanale, ad esempio), prenotando prima il biglietto. L’accesso all’area per bambini da 0 a 5 anni avviene a orario, previo pagamento di un piccolo biglietto extra che è necessario richiedere all’ingresso. L’intero edificio è privo di barriere architettoniche e accessibile al passeggini. All’interno del MUSE si trovano un ristorante e bagni attrezzati per il cambio dei bimbi più piccoli.

museo scienze trento bambini museo scienze muse

E per gli adulti?

Al di là della spettacolare esibizione, l’edificio che ospita il MUSE di Trento, progettato da Renzo Piano, rappresenta esso stesso un motivo di grande interesse. È tra l’altro realizzato secondo rigidi principi di sostenibilità ambientale ed eco-architettura,  e ha ottenuto la prestigiosa certificazione LEED per la bioedilizia. La sezione dedicata al cambiamento climatico, alle estinzioni e all’ecologia è estremamente interessante e istruttiva. Personalmente, ho adorato la serra tropicale del piano interrato, che da sola, a mio parere, vale la visita.

Andateci, e poi mi direte. Sono pronta a scommettere che rimarrete entusiasti.

Info: www.muse.it

museo scienze trento

8 Agosto 2016 2 Commenti
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Visitare la spiaggia delle Due Sorelle con i bambini

by Silvana Santo - Una mamma green 4 Agosto 2016

La spiaggia delle Due Sorelle è l’Adriatico che non ti aspetti. Una striscia irregolare di ciottoli di calcare, bianchi e perfettamente levigati, lambita da un mare adamantino e luccicante. Sparkling, si direbbe in inglese, con un termine che a me sembra fatto apposta per descrivere le bollicine dello spumante e i milioni di scaglie di luce che guizzano a mezzogiorno sulla superficie marina. Il mare delle Due Sorelle è così, brillante nelle sue numerose sfumature di blu. A fargli da quinta, una parete rocciosa piena di pieghe in diagonale, come lastre di pastasfoglia poggiate l’una sull’altra da un pasticciere ubriaco. E poi loro, i due faraglioni spigolosi che pregano a mani giunte mentre si specchiano nell’acqua trasparente.

spiaggia due sorelle

Come arrivare alla spiaggia delle Due Sorelle con i bambini

Ci si arriva, con bambini o meno, soltanto dal mare (in teoria ci sarebbe un passaggio via terra, ma al momento è ufficialmente interdetto), con le motonavi che partono al mattino dal porto di Numana (bisogna prenotare chiamando lo 071.933.17.95, gli adulti pagano 20 euro e i bambini fino agli 8 anni la metà, gratis fino a 3 anni), si rientra per le 13 circa, oppure a bordo di una imbarcazione privata. La navigazione da Numana non dura più di mezz’ora, ma la vista sulle cale e sul verde brillante del monte Conero riempie gli occhi e il cuore.

Cosa portare alla spiaggia delle Due Sorelle con i bambini

La spiaggia delle Due Sorelle è una striscia di ciottoli bianca e deserta. Non esistono bar, stabilimenti balneari, bagni pubblici o altre strutture. Per scelta dell’amministrazione del Parco del Conero non sono stati posizionati sull’arenile neanche i cestini per i rifiuti. Quindi, prima di visitare la spiaggia delle Due Sorelle con i bambini è davvero consigliato equipaggiarsi con ombrellone, crema solare, borraccia con acqua e merende del caso. Consigliatissimi, ovviamente, maschera, pinne e secchiello.

bambini spiaggia due sorelle

 

famiglia spiaggia due sorelle

La spiaggia delle Due Sorelle e le tartarughe

Circa una volta al mese, la spiaggia delle Due Sorelle è teatro del rilascio delle tartarughe marine riabilitate nell’Ospedale delle tartarughe gestito a Riccione dalla fondazione Cetacea Onlus. Sul sito dei Traghettatori del Conero trovate il calendario dei rilasci, cui è possibile assistere partendo a bordo delle motonavi dal porto di Numana (metà del prezzo del biglietto viene devoluto alla fondazione). Prenotare in anticipo è fondamentale per riuscire a partecipare.

escursione due sorelle bambini

Dove alloggiare per visitare la spiaggia delle Due Sorelle

L’intera Riviera del Conero è una base perfetta per visitare la spiaggia. Da Numana, in particolare, l’escursione è particolarmente semplice perché le motonavi partono direttamente da lì. Io e la mia famiglia alloggiavamo presso il CentroVacanze De Angelis, il cui personale ci ha offerto consigli e informazioni per organizzare la gita, prenotando un paio di giorni prima. Raggiungendo con la nostra auto il porto di Numana subito dopo la colazione, siamo riusciti a rientrare in tempo per il pranzo senza il minimo stress.

Qui trovate il mio racconto della nostra vacanza in Riviera del Conero con i bambini. La spiaggia delle Due Sorelle è il fiore all’occhiello di questo meraviglioso angolo d’Italia.

spiaggia due sorelle con i bambini

4 Agosto 2016 0 Commenti
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Lasciare tutto e partire: un sogno chiamato BiCicladi

by Silvana Santo - Una mamma green 1 Agosto 2016

Ha un nome che tradisce le sue origini toscane, una bicicletta pieghevole e un sito in cui racconta le sue avventure in giro per l’Europa. Aveva anche una casa e un lavoro “normali”, ma li ha mollati di soppiatto per inseguire un soffio d’aria fresca che spirava da una finestrella aperta all’improvviso dentro di lui. E ora prova, strada facendo, ad aiutare i bambini cardiopatici dei paesi che visita. Vieri Cammelli è un viaggiatore, un blogger, ma soprattutto un sognatore. Il suo progetto, un po’ romantico e un po’ visionario, si chiama BiCicladi, e lui stesso lo racconta in questa intervista che a tratti diverte e a tratti commuove.

Cominciamo dall’inizio: che ci fai a zonzo per l’Europa in sella a una bicicletta?
Beh, ecco, ho perduto una scommessa con mio padre e la posta in palio era che avrei dovuto raggiungere la Thailandia in bicicletta. In qualche modo dovevo pur partire, no? L’Europa pertanto mi sembrava lo step iniziale più comodo … e del resto anche obbligato!

Sii serio Vieri, cosa facevi prima di partire, e come mai hai deciso di “mollare tutto e andare”?
Allora, la storia è abbastanza lunga, ma proverò a essere sintetico! Dopo una vita molto normale e 8 anni di lavoro come promotore per MSC Crociere, ho cominciato a sentire che la mia condizione era opprimente e insoddisfacente. Avevo la chiara sensazione che non “potesse essere tutto lì”. Mi ero impigrito troppo, adagiandomi nelle mie certezze e nei miei finti comfort. Se poi aggiungiamo il fatto che mi trovavo in una relazione sentimentale tanto incredibile quanto clandestina, ogni mattina mi svegliavo col desiderio di voler cambiare la mia sorte. E così ho deciso di staccare per un periodo, da tutto: ho lasciato il lavoro, ho preso una bicicletta pieghevole e sono partito per la Grecia, con l’intenzione di pedalare alle Cicladi, la scorsa estate, per un po’. Oltre ad aver visto luoghi strepitosi ed aver conosciuto persone magnifiche, ho iniziato a tenere un blog (che io considero più come un diario di viaggio) in cui giornalmente condividevo la mia esperienza con amici e famiglia. Col passare delle settimane, BiCicladi è cresciuto, ed io con lui. Diverse sono state le persone che in seguito mi hanno ringraziato per quello che ho fatto e per il modo in cui lo ho fatto, rendendomi orgoglioso e felice. Non ho mai badato alla quantità, al numero dei follower, bensì alla qualità delle emozioni trasmesse.

bicicladi blog

Ma poi dalle Cicladi sei tornato…
Esatto, e ho cercato di riprendere una vita “socialmente accettabile”, ma non ci sono riuscito.Ho accettato un lavoro, ma poi mi sono accorto che la voce del cuore era troppo più forte di quella della ragione, e non potevo più metterla a tacere. Inconsciamente avevo iniziato un percorso che sarebbe stato un peccato chiudere subito. Come se, in quei 64 giorni sulle isole greche, avessi dischiuso una finestrella verso una nuova stanza di me, dalla quale un’aria nuova aveva cominciato a spirare. Tuttavia io quella stanza ancora non ero andato a scoprirla, e sapevo che, se non l’avessi fatto, l’avrei rimpianto per il resto dei miei giorni. A 32 anni ero in un momento della mia vita in cui, senza figli, fidanzata, mutuo, lavoro, e con qualche risparmio ancora da parte, potevo farlo. E allora ho scelto di ripartire, questa volta in maniera molto più seria. Tagliando ogni tipo di radice, ipotizzando un itinerario, dedicando un budget, organizzando il minimo indispensabile e null’altro. Partire, essere di nuovo sulla strada, era il mio unico desiderio. Ed è esattamente quello che ho fatto.

Nel tuo viaggio stai visitando degli ospedali pediatrici con l’obiettivo di raccontare quello che vedi e raccogliere fondi. Qual è il tuo rapporto con i bambini?
Sono a mio agio coi bambini, mi sento me stesso e credo davvero che l’animo di un bambino sia quello che per tutta la vita dovremmo cercare di non dimenticare mai. Viviamo circondati da obblighi, doveri sociali, ansie, ambizioni inutili, falsità, disinformazione, e spesso non ricordiamo più che cosa voglia dire andare in giro scalzi, sporcarsi, non curarsi del proprio aspetto e di quello che indossiamo, sorridere con sincerità ed essere liberi. Sono felice quando, in giro per i posti che sto visitando, gioco a pallone con bambini che non conosco, o incontro i loro sguardi curiosi quando piego la bicicletta. Ci sono linguaggi che non hanno bisogno di traduzioni, e quello tra bambini è il mio preferito in assoluto. Tra le persone che più mi mancano ci sono Andrea e Giulia, i figli di mia sorella Cristina (Cristina è la bravissima blogger di OminoUovo, ndr). Hanno 2 anni e 10 mesi e li sto vedendo crescere via Facebook e WhatsApp. So che mi sto perdendo molto, ma spero di essere un giorno anche per loro una sorta di esempio da seguire. Ci sto lavorando, insomma.

E il progetto di beneficenza?
Si chiama Riding Hearts, ed è nato quasi per scherzo. In sostanza mi ripropongo di visitare strutture ospedaliere dove la onlus Bambini Cardiopatici nel Mondo presta il suo servizio, raccontando delle loro situazioni e delle missioni in cui sono impegnati. La speranza è che, così facendo, si riesca ad attivare una raccolta fondi benefica e che il mio viaggio, pertanto, non sia qualcosa per me unicamente. Anche qui non conteranno i numeri (per quanto saranno comunque importanti), bensì la qualità – o in questo caso la profondità – del messaggio che ho preso l’impegno di provare a comunicare. Qualche giorno fa ho visitato il primo ospedale per bambini, a Bucarest, e ho raccontato la mia esperienza in un post, sollecitando l’inizio della raccolta fondi (in fondo all’intervista trovate tutte le informazioni per contribuire, ndr). Poi, in corso d’opera, dovrebbero arrivarne degli altri … insomma, staremo a vedere!

 

vieri cammelli bicicladi

Qual è la cosa più importante che hai imparato nei tuoi viaggi più o meno solitari?
Devo ammettere che il “mollare tutto e partire”, quando il momento arriva, è già un viaggio in sé ed è forse il più complicato. Salutare famiglia e amici senza sapere quando avrei potuto riabbracciarli mi è costato molto. Ma la scelta era stata presa: avrei sfidato me stesso, mi sarei messo alla prova, avrei conosciuto luoghi e persone nuove, avrei appreso nuove arti e avrei fatto nuove esperienze; sarei andato a scoprire che cosa la vita tenesse in serbo per me e – cosa più importante – sarei cresciuto come uomo. Come persona.  Questo era quanto avevo già appreso nei miei viaggi precedenti, ed era arrivato il momento di continuare su quella via, lontano da stupidi pregiudizi e paure autoindotte, portando con me solo quello che davvero avrebbe potuto servirmi e lasciandomi guidare dall’istinto e dal flusso delle cose. Credo che nulla accada per caso, specialmente quando viaggi da solo. Se lo fai nella maniera giusta (o per lo meno quella che io ritengo tale), le porte che ti si aprono sono davvero innumerevoli. Verso il mondo e verso te stesso. Basta soltanto portare con sé un sorriso, imparare a dire grazie in altre lingue, non aver paura di parlare, chiedere se necessario e dare ogni volta che puoi, basando la propria vita su poco … e allora l’energia che si genera è estremamente positiva, e attrae energia dello stesso tipo. I momenti duri sono tanti, le difficoltà esistono e gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo, ma se la base è quella allora tutto poi ti appare come un disegno. E tu non puoi che essere grato per aver imparato a considerare tutto quello che la vita ti dà – o toglie – in ogni caso, come un regalo.

Hai mai avuto paura? E voglia di tornare indietro?
Ogni giorno. E ogni giorno ci penso, soprattutto in quei momenti in cui mi sento stanco, o lontano da casa, o giù di morale, o semplicemente alle prese con problemi che non devo dimostrare a nulla e nessuno di essere in grado di superare. Ma poi penso che, se mi lasciassi vincere da quei pochi attimi di scoramento e tornassi indietro adesso, sarei sì rilassato, circondato da affetti e magari anche felice, ma lo sarei soltanto per pochi giorni. Poi tornerei a provare quell’irrequietezza che ho sempre in qualche modo provato, con l’aggravante però che, a quel punto, i rimpianti e i rimorsi avrebbero il sopravvento. Oltre a ciò, non avrei più modo di vivere tutte quelle meravigliose esperienze che ho la fortuna di poter vivere adesso, e condividerle con tutte quelle persone che stanno “viaggiando insieme a me” … quindi per ora non se ne parla proprio! 🙂

bulgaria bicicladi

Utilizzi un pannello solare per ricaricare i tuoi dispositivi: quanto è importante per te la sostenibilità ambientale?
Faccio molta attenzione a questo tema. Non è un caso che, da quando mi è stata rubata l’auto (proprio appena rientrato dalla Grecia … chiaramente un segno!), mi sono sempre spostato unicamente con mezzi e bicicletta. E non è un caso che abbia scelto una bici pieghevole per il mio viaggio, dal momento che mi consente di avere totale libertà nei miei spostamenti, scegliendo quando muovermi su due ruote e quando invece usare treni o autobus. Il pannello solare, invece, ho pensato che potesse tornarmi utile nel caso in cui decida di pedalare per diversi giorni di fila, campeggiando per la notte dove capita e servendomene così per ricaricare i devices con cui viaggio. Per ora, a essere sinceri, lo ho utilizzato ancora poco … ma è davvero un gran bell’aggeggio. Mi permette di essere autonomo al 100% e di poter mantenere il mio viaggio a impatto zero quasi del tutto! Una piccola menzione vorrei spenderla così per Brompton Italia, Brompton Junction Milano e Tregoo, per aver creduto in me e nel progetto, e per avermi fornito parte del materiale con cui viaggio. Sono loro gli unici sponsor, puramente tecnici, che ho cercato e voluto come compagni di avventura.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Fin dove vuoi arrivare in sella alla tua bici pieghevole?
Beh, in questo esatto momento mi trovo a Belgrado, al 43 esimo giorno di viaggio, trascorso per ora quasi unicamente nei Balcani. Da qui la mia idea è di pedalare verso Nord, lungo il Danubio, passando Serbia, Ungheria, Slovacchia, quindi Polonia e paesi Baltici. Da lì arrivare a Helsinki, richiedere il visto per la Russia e poi salire sulla Transiberiana. Infine Mongolia e Cina, oppure chissà quali altri paesi, per arrivare fino in Thailandia. E poi lì si vedrà. Magari mi fermerò prima da qualche parte, magari deciderò di continuare, magari troverò una buona proposta di lavoro, magari scriverò un libro o magari mi innamorerò e metterò radici.
Sia chiaro, non voglio vivere la mia vita da vagabondo. Mi manca la mia famiglia, mi mancano i miei amici e so anche che ci sono altre cose che mancano nella mia vita in questo momento: un luogo dove potermi considerare “a casa” e senz’altro un amore. Ma entrambe queste cose è più facile che ora le incontri sulla mia strada, piuttosto che rimanendo fermo dove sono sempre stato.
Un porto sicuro e un luogo che è casa mia del resto c’è già è ci sarà sempre, e so che presto ci tornerò. Quando avrò scoperto che cosa c’era in quella stanza che tanto volevo andare a vedere, e così sarò completo. Senza rimpianti, sarò pronto per ritornare e ricominciare. Sperando, nel frattempo, di aver contribuito a creare qualcosa di buono. E, perché no, di essere tornato ad essere un uomo capace di ricordare che cosa voglia dire essere bambino.

 

Per supportare la onlus Bambini cardiopatici del mondo cliccare qui oppure effettuare una donazione con le seguenti coordinate:

BONIFICO BANCARIO

Credito Valtellinese
Piazza San Fedele, 4 – 20121 Milano
IBAN: IT26I0521601630000000006880
SWIFT: BPCVIT25

CONTO CORRENTE POSTALE
Conto Corrente Postale N.28507200
Int. a Bambini Cardiopatici nel Mondo
Via Olmetto 5, 20123 Milano

Come causale, indicare “BiCicladi – Il Cuore di Giampy”.

1 Agosto 2016 0 Commenti
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