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trottola cenerentola chicco
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Pirati e principesse

by Silvana Santo - Una mamma green 26 Marzo 2015

Quando avevo otto o dieci anni, il mio giocattolo preferito era un meraviglioso galeone pirata, regalo di un vecchio amico di papà. Me lo ricordo come fosse ieri: i forzieri traboccanti di minuscoli dobloni d’oro, la cambusa con le vettovaglie, il timone al centro del castello di prua. C’erano perfino i cannoni che sparavano “davvero”. Lo adoravo. Inventavo avventure mirabolanti tra isole deserte e tempeste furibonde, fantasticavo di sirene incantatrici, vecchi bucanieri e tesori sepolti. Un pezzetto della me viaggiatrice è nata in quei pomeriggi di gioco con la mia nave corsara, dove tutto era possibile e la libertà non aveva confini. Quando mia madre, anni dopo, l’ha regalata a un cuginetto più piccolo, mi si è spezzato il cuore.

Non ricordo se qualcuno, negli anni della mia infanzia, abbia mai provato ad additare il mio galeone come “un gioco da maschi”. Non credo, non mi pare. Se fosse accaduto, immagino che avrei fatto spallucce. Sono cresciuta in mezzo ad amiche ed amici, tutti insieme a giocare “alla scuola” con le bambole, o a sfidarci in corse in bicicletta all’ultimo sangue. Passare dal fingersi “mamma, papà e bambini” allo sbucciarsi le ginocchia giocando a pallone era naturale e scontato. La cosa più normale del mondo. Più tardi, al liceo, ho inaugurato la stagione del fantacalcio con i compagni (e le compagne) più sportivi. Spesso vincevo, un anno sono arrivata seconda.

cenerentola chicco

Giocare, per me, non è mai stata una questione di genere. La fantasia non ha genere, non ne ha uno nemmeno la libertà. Soprattutto, l’esempio che si trasmette a un bambino, il messaggio che gli si comunica proponendogli un giocattolo o un’attività, dovrebbero prescindere dal fatto di essere maschio o femmina. Non c’è ragione per cui una bambina dovrebbe ricevere in regalo solo bamboline, trucchi e perline, mentre a un maschio si dovrebbero offrire soltanto pistole e caterpillar. Raccontare Cenerentola all’una e Robin Hood all’altro. Non esistono ruoli predefiniti o preferenze “naturali”, ma solo gli stereotipi che alimentiamo noi grandi, il più delle volte, sospetto, senza neanche avvedercene.

trottola chicco

È anche per questo che sono felice di avere un figlio e una figlia. So per certo che in camera loro si confonderanno bambole e macchinine, pentole giocattolo e attrezzi da bricolage. I ruoli saranno assegnati senza pregiudizi, mi auguro. I regali condivisi (e contesi, certo), le idee mescolate. Certe logiche sessiste, cui saremo inevitabilmente esposti anche noi, saranno magari scardinate dall’esperienza quotidiana di una meravigliosa promiscuità. Saranno i miei figli a scegliere ogni giorno cosa diventare, principesse o astronauti, chef o cavalieri.

Dal canto mio, punto senz’altro al ruolo di pirata. Ma questo lo sapevate già.

Nelle foto, Davide e Flavia giocano con la Trottola Cenerentola della Linea Chicco Disney Princess. (schiacciando la testa di Cenerentola si attiva la rotazione delle palline con i topini e gli uccellini).

cenerentola danzante chicco

26 Marzo 2015 4 Commenti
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Mamme compostabili (come le capsule per il caffè)

by Silvana Santo - Una mamma green 24 Marzo 2015

Usa e getta. È così che mi sento certe mattine, quando, con gli occhi pesti e la mente spenta, vorrei quasi ficcarmi in una pattumiera e languire tra i rifiuti. Almeno mi accomoderei nella scorza di un’arancia e mi farei finalmente una dormita decente. La verità è che noi mamme siamo riciclabili all’infinito, anche quando sembriamo definitivamente esaurite, logore, svuotate.

È per questo, suppongo, che anche se ogni tanto ci servirebbe un pezzo di ricambio – una schiena nuova, un cuore più leggero – non esiste ancora una raccolta differenziata per le mamme. Perché noi siamo piuttosto come il compost, fertilizzante naturale sparso sul mondo, a dare vita e sostanza in tutti i modi possibili.

Concimiamo i nostri figli da quando sono una sola minuscola cellula nel fondo di noi stesse, o anche solo un’idea da accarezzare e, appunto, coltivare con tutto l’amore possibile. Li nutriamo, non solo fisicamente, alimentiamo ogni giorno i loro sogni e la loro indipendenza (o almeno ci proviamo).

Siamo mamme humus. A prescindere da se e quanto siano stati fertili i nostri corpi. Mamme ricche e dense e umide come la terra buona. Mamme sempreverdi. Siamo mamme compostabili, che riescono a tirar fuori risorse straordinarie anche quando ci sentiamo un rifiuto da gettare via.

 

Dal 1 aprile, anche le capsule Caffè Vergnano diventano compostabili. L’azienda, infatti, lancerà sul mercato le prime capsule certificate “Ok compost COMPOST” da Vinçotte (ente riconosciuto a livello internazionale), che potranno essere gettate nella raccolta differenziata dell’umido insieme agli scarti del caffè. Un modo per semplificare il rito quotidiano del caffè, buttando via i rifiuti in un solo gesto, e soprattutto per ridurne l’impatto sull’ambiente (le capsule tradizionali in plastica o alluminio, oltre a richiedere molta energia, acqua e materie prime in fase di produzione, finiscono nell’indifferenziato, trasformandosi in una mole considerevole di spazzatura non riciclabile). Le capsule compostabili Caffè Vergnano sono realizzate con poliesteri biodegradabili e compostabili in parte ottenuti da fonti rinnovabili. Non possono essere smaltite nelle compostiere domestiche.

Questo post è in collaborazione con Caffè Vergnano.

Caffè Vergnano

24 Marzo 2015 3 Commenti
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Amare un figlio – Chicco Trio Love

by Silvana Santo - Una mamma green 25 Febbraio 2015

Quando avrai dei figli, capirai. Me lo dicevano spesso, i “già genitori”, quando anch’io stavo per diventare madre. Mi dicevano che solo allora avrei saputo davvero cosa vuol dire amare, dato un senso all’ininterrotto esercizio cui per tutta la vita avevo sottoposto il mio cuore. Quanta retorica, pensavo io. Certa che mai avrei ceduto al patetico stereotipo dei piezzi ‘e core. Due anni e due figli dopo, so che in effetti avevano torto. Ma avevano anche ragione da vendere.

amore per un figlio

Avevano torto perché non è, o non è solo, una questione di quantità. Come si fa a misurare l’amore, a soppesarlo, a dosarlo come farina nella ricetta di un dolce? Anche chi non ha figli può amare quanto chi invece ne ha, e magari di più. Ma la natura dell’amore materno è diversa da qualunque altro sentimento umano. Ed è in questo senso che avevano ragione.

L’amore per un figlio è impastato col grano spesso della responsabilità. Vorrebbe proteggere, schermare, corazzare. Calare come un sudario impalpabile sull’innocenza infantile, un velo leggero a proteggere dal sole e dal buio, dal frastuono e dalla paura. Dagli errori. Dal male. È per questo che custodisce in sé il germe amaro della frustrazione. Chi ha dei figli sa perfettamente che, per quanto li ami, non sarà in grado di salvarli da tutto, non sempre e non per sempre. È la vita, e va bene così.


    
L’amore per un figlio attinge nelle profondità del rapporto con se stessi. Nella capacità di perdonarsi, di comprendersi, rispettarsi. E di fare altrettanto con quanto di sé si scorge nel cuore dei propri figli, nel loro volto, nella voce. Nella testa. Ma anche nella forza di ascoltare quello che in loro c’è di unico, di speciale. Benedire la loro diversità, capirla, farla propria. Andare oltre se stessi, con amore e per amore.

Il bene che ti lega ai tuoi figli parla una lingua muta fatta di elettricità e neurotrasmettitori. Chimica che apre e chiude sinapsi, senza bisogno di voce. E allora ogni espressione schiude un universo. Ogni smorfia racconta la sua verità. Ogni sguardo rivela un desiderio o una paura, un’emozione o un intento. Occhi negli occhi, senza fiatare.

amore per un figlio3

Amare un figlio, qualche volta, vuol dire restare senza forza per l’appetito insaziabile di quello stesso amore. Che non conosce attese o surrogati. Che non accetta compromessi. Che consuma il tempo, il respiro, l’energia, che ogni tanto toglie il sonno e la quiete. Che ha il retrogusto acre del dovere. Un amore che dà la vita, ma a volte chiede in cambio un po’ di libertà.

L’amore per un figlio è l’unico sentimento di affezione che sicuramente non è destinato ad esaurirsi. Eppure è il solo che contenga in sé il seme dell’abbandono. La consapevolezza, insieme struggente e liberatoria, che quel bambino venuto da noi e attraverso di noi presto o tardi andrà per la sua strada, e guai se non fosse così. Non è lecito sperare il contrario, non è sano e non è ammesso. Così ogni passo che allontana quei piedini esalta e sgomenta a un tempo. Atterrisce mentre commuove e inorgoglisce. Un amore senza confini che sa imporsi un limite, per non soffocare con la sua fragorosa potenza.

Un amore perfetto nella sua imperfezione. Come la vita, come la felicità.

amore per un figlio1

 

In queste foto Flavia siede nell’ovetto del Chicco Trio Love, il nuovo sistema modulare con 4 diverse configurazioni e tutti gli accessori inclusi.

25 Febbraio 2015 5 Commenti
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Sono una madre e mi amo. A modo mio – Chicco Trio Love

by Silvana Santo - Una mamma green 27 Gennaio 2015

In fatto di amore per me stessa, io sono sempre stata un po’ controcorrente. Quando ero ancora una giovane studentessa fuori sede, per dire, e quello che anni dopo sarebbe diventato il padre dei miei figli veniva a trovarmi per il weekend, io non esitavo a cedergli il mio letto singolo, trasferendomi a dormire in un sacco a pelo piazzato lì di fianco sul pavimento. Le mie amiche la trovavano una scelta incomprensibile, ma io non è che non mi amassi abbastanza, è solo che amavo lui un po’ di più.

triolove1

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27 Gennaio 2015 8 Commenti
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Zanzare a novembre? Basta un po’ di caffè!

by Silvana Santo - Una mamma green 18 Novembre 2014

caffè_insettiSarà colpa del cambiamento climatico, della scomparsa dei pipistrelli e di molti uccelli insettivori, sarà una questione di inquinamento o di umidità. Io so solo che il giorno in cui è nata mia figlia, il 7 novembre scorso, io e le altre persone presenti nella mia camera del reparto maternità abbiamo passato lunghi quarti d’ora a cercare di proteggere i neonati da un paio di agguerritissime zanzare.

Zanzare. A novembre.

Quale che sia la causa, la presenza abbondante e insolitamente prolungata di insetti “fastidiosi” può diventare un serio problema, soprattutto per chi ha in casa dei bambini e non ha alcuna voglia di ricorrere a repellenti chimici potenzialmente tossici, oltre che inquinanti. È qui che entra in gioco un alleato insospettabile, naturale e completamente child-proof: il caffè.

In chicchi o macinato, nebulizzato o in fondi, l’aromatico liquido nero è particolarmente efficace per allontanare zanzare, vespe e altri minuscoli inquilini molesti che spesso si autoinvitano nelle nostre abitazioni. In modo del tutto privo di rischi per l’ambiente e per i piccoli (e grandi) abitanti di casa.

Per limitare la proliferazione di zanzare in prossimità di raccolte d’acqua stagnante, giardini o altre zone particolarmente “a rischio”, è possibile ad esempio spargere fondi di caffè in tutta l’area infestata. Prima di effettuare l’operazione, occorre semplicemente conservare i fondi in un contenitore aperto per almeno 7 giorni. Il caffè dovrebbe non solo funzionare come repellente per gli esemplari adulti di zanzara, ma anche come inibitore dello sviluppo delle larve ancora immature depositate nel terreno trattato.

I fondi di caffè sono utili anche per allontanare da casa le formiche in modo naturale. In questo caso, è sufficiente spargerli lungo “l’itinerario” degli insetti, aspettando che le operose bestiole decidano spontaneamente di traslocare.

Per tenere lontane vespe e calabroni, invece, è più efficace il caffè macinato, che può essere posto all’interno di un contenitore di alluminio (l’aggiunta di qualche chicco intero può migliorare l’efficacia di questo rimedio naturale) e surriscaldato con la fiamma di un accendino posto sotto il contenitore. L’aroma intenso che si sprigionerà dovrebbe riuscire a scoraggiare le manovre di avvicinamento degli insetti. In alternativa è possibile dare fuoco direttamente alla polvere di caffè contenuta in una ciotola, facendo ovviamente attenzione a non scottarsi. Questo sistema è ideale anche per “sfrattare” le vespe eventualmente annidate in un vano tapparella, un sottotetto, etc.

Il caffè liquido, infine, può essere spruzzato con un nebulizzatore sulle superfici esterne della propria casa, tenendo però presente la possibilità che muri e pareti restino macchiati.

Oltre che allontanare gli insetti sgraditi in modo del tutto naturale, questi sistemi rappresentano un modo semplice per riciclare gli avanzi o i fondi di caffè. A meno che, ovviamente, non preferiate studiarli per scrutare quello che vi riserva il futuro.

Questo post è in collaborazione con Caffè Vergnano.

Caffè Vergnano

18 Novembre 2014 0 Commenti
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allattamento al seno
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#allattaserena anche mentre sei incinta: la mia esperienza di allattamento in gravidanza

by Silvana Santo - Una mamma green 27 Ottobre 2014

Quando ho scoperto di essere incinta per la seconda volta, il mio primogenito aveva circa 13 mesi e lo allattavo ancora. Si trattava di un allattamento per così dire residuale, soltanto notturno e associato a un’alimentazione ormai “da grande”, ma comunque ancora molto importante per BigD, non tanto per ragioni strettamente nutritive (anche se mio figlio non ha mai assunto altro latte a parte il mio), quanto per una questione di contatto fisico, relazione madre-figlio e rassicurazione.

Neanche per un attimo, quindi, ho pensato di pretendere che lui rinunciasse all’improvviso a questo rito così speciale, solo perché ero in attesa di un fratellino. La decisione di continuare ad allattarlo, aspettando che lui fosse naturalmente pronto per staccarsi dal seno (non me la sarei comunque sentita di continuare dopo il parto con un allattamento in tandem) è stata immediata e incontrovertibile. Personalmente, non ho sentito neanche l’esigenza di informare in dettaglio il ginecologo che mi sta seguendo durante la gravidanza. Tutto quello che ho fatto è stato continuare a fare esattamente come prima, assicurandomi con regolari controlli del sangue che il mio organismo reggesse senza problemi al doppio impegno simultaneo.

L’allattamento di Davide è proseguito per quasi cinque mesi dopo l’inizio della mia seconda gravidanza, senza che questo costituisse mai un problema per il mio corpo. La scelta di interromperlo è arrivata solo quando mio figlio sembrava effettivamente “pronto” (infatti è stata praticamente indolore), le poppate notturne si erano progressivamente ridotte e, soprattutto, si avvicinava il momento in cui lui avrebbe dovuto ammortizzare altre novità importanti, dall’inserimento al nido all’arrivo del fratello/sorella, per cui mi sembrava giusto proporgli un solo cambiamento per volta.

Eppure, la mia scelta di proseguire con l’allattamento al seno anche durante la gravidanza ha suscitato un certo stupore, se non proprio qualche preoccupazione, in alcune persone vicine. In effetti, l’erronea convinzione che una donna che si scopre incinta debba immediatamente smettere di allattare resiste ancora, nonostante le recenti evidenze scientifiche che escludono, in linea generale, rischi per la salute della gestante e del feto, oltre che del lattante.

A dirlo, ovviamente, non è solo e non è tanto la mia esperienza (e quella di molte altre madri), ma diversi documenti scientifici, tra cui un recente comunicato del Ministero della Salute che riporta le conclusioni del Gruppo di studio sull’allattamento al seno della Società italiana di medicina perinatale (SIMP) e del TAS (Tavolo tecnico operativo interdisciplinare per la promozione dell’allattamento al seno) dello stesso Ministero della Salute.

In pratica, secondo gli esperti «non è documentato in letteratura un aumentato rischio di aborto nelle madri che allattano durante la gravidanza, né che la suzione al seno collegata all’allattamento possa determinare parto pre-termine per attivazione delle contrazioni uterine». In un paese come l’Italia, in cui le donne gravide sono generalmente sane e ben nutrite, non esiste inoltre «un aumentato rischio di ritardo di crescita intrauterino né di malnutrizione materna». Gli studiosi ricordano che occorre comunque fare attenzione, soprattutto in situazioni particolari – donne adolescenti, condizioni di malassorbimento, presenza di patologie croniche, etc – e che è fondamentale monitorare lo stato di salute di mamma, bambino e lattante attraverso i normali controlli medici periodici.

Quanto a me, rammento con un senso di particolare “pienezza” quei mesi in cui il mio corpo di mammifera ha mostrato al massimo le proprie potenzialità, crescendo una piccola vita nel profondo di sé e contemporaneamente continuando a distillare nutrimento e amore liquido per il mio bambino già nato. Per la sottoscritta è stata una scelta istintiva e naturale, ma chi avesse dei dubbi può rivolgersi a una consulente professionale per l’allattamento, preparata a rispondere a tutte le domande del caso, fornire indicazioni e consigli aggiornati (ci si può rivolgere, ad esempio, ad esempio, alla Leche League o alle consulenti IBCLC). In qualche caso, potrebbe essere utile sostenere la lattazione con un integratore naturale a base di sostanze galattogoghe come la galega, il finocchio, il cardo mariano o il fieno greco.

L’importante, come sempre, è che ogni decisione sia presa nella totale autonomia e con la massima serenità, ricordando che si tratta di un fatto privato tra madre e bambino.
[Questo post partecipa alla campagna #allattaserena in collaborazione con LactogalPlus, integratore che favorisce la montata lattea e la secrezione di latte grazie alla presenza di Galega]

27 Ottobre 2014 3 Commenti
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Fascia elastica QualiMaternity: recensione

by Silvana Santo - Una mamma green 24 Ottobre 2014

fascia qualimaternityLa chiamano dolce attesa, ma negli ultimi mesi somiglia di più ad un “andarsene in giro con un cocomero enorme sotto il maglione”. Pubalgia, affanno, gambe gonfie e, naturalmente, un mal di schiena che può diventare estenuante. Per questo, nonostante non ami troppo sentirmi “costretta”, quando nell’ultimo trimestre di gravidanza mi hanno proposto di provare la fascia elastica QualiMaternity (prodotta dall’azienda italiana Qualiteam, specializzata in fasce elastiche e supporti post operatori e molto presente anche sul mercato estero) ho accettato volentieri.

Le fasce, realizzate in un materiale privo di lattice e dotate di una ampia chiusura regolabile in velcro, sono disponibili in diverse misure (a seconda della circonferenza della pancia) e in due altezze diverse: 10 o 16 cm. Io ho avuto la possibilità di provare entrambi i modelli di supporto QualiMaternity e personalmente ho preferito di gran lunga la fascia più alta, quella da 16 centimetri. L’ho trovata più “avvolgente” e mi è parso che offrisse un sostegno maggiore alla mia zona lombare, aiutandomi soprattutto ad assumere una postura più corretta.

La cosa migliore di questo prodotto, secondo me, è la praticità: a differenza delle classiche panciere a mutandina, trattandosi di una vera e propria banda elastica, può essere indossata e tolta in qualsiasi luogo e in pochi secondi, senza dover per forza cercare un luogo adatto in cui svestirsi completamente. Accettabile anche la vestibilità, ma va detto che sotto gli indumenti più sottili o aderenti risulta inevitabilmente visibile, soprattutto in corrispondenza della chiusura.

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24 Ottobre 2014 4 Commenti
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Austria con bambini, Carinzia in family hotel

by Silvana Santo - Una mamma green 23 Settembre 2014

Immaginate di essere, insieme alla vostra famiglia, un’appassionata viaggiatrice, che amiate raccontare le vostre avventure e che vi venga offerto all’improvviso un weekend in Austria con tutta la famiglia. Un piccolo prolungamento delle tanto agognate vacanze estive, in un contesto che amate (l’alta montagna), in un paese che conoscete ancora poco (l’Austria, appunto) e in una struttura ricettiva pensata appositamente per le famiglie con bambini (e dotata di SPA).

Capirete facilmente il mio entusiasmo all’idea di andare in Austria col mio bambino, accettando l’invito della catena alberghiera Falkensteiner, specializzata nella ricettività per famiglie, che mi ha chiesto di raccontare, con la complicità di Davide e di suo padre, la nostra esperienza nel suo family hotel Sonnenalpe, in Carinzia. Detto, fatto: biglietto preso e valigie fatte, dal 12 al 15 settembre siamo stati tutti ospiti (grazie mille, davvero!) di questo albergo di montagna. Ecco come è andata.

terrazzino

Austria con bambini: dove siamo stati

vistaIl comprensorio sciistico di Nassfeld-Pramollo, a 1.500 metri di altitudine, si trova a pochi chilometri dal confine con l’Italia, nella cornice fatata delle Alpi Carniche. Qui gli amanti degli sport invernali potranno trovare “neve per i loro sci”, ma anche in estate il territorio offre una miriade di opportunità per tutte le tipologie di viaggiatori: piccoli e grandi, pigri e atletici, allenati e fuori forma (ma di questo parleremo in un post dedicato). Di certo si tratta di una zona tranquilla, in cui godersi una pausa di totale relax al cospetto di incantati boschi di conifere e alpeggi che ospitano placide mandrie al pascolo. Vi sveglierete dolcemente al suono dei campanacci delle vacche e potrete, se vi va, far vagare lo sguardo per ore sulle idilliache cime alpine che incorniciano l’area.

Austria con bambini in family hotel

La catena di strutture ricettive Falkensteiner comprende – ma non solo – diversi family hotel, pensati in modo specifico per rispondere alle esigenze delle famiglie con bambini di tutte le età. Il Falkensteiner Sonnenalpe di Nassfeld, dove ho alloggiato con la mia famiglia, era ovviamente uno di questi.

palline

Questo significa non solo avere a disposizione tutto l’occorrente per la permanenza dei più piccoli (seggioloni, fasciatoi, bavaglini, stoviglie, giochi, etc), ma essere ospitati in una struttura in cui l’approccio generale è “famiglia-centrico”. Tutto è concepito per accogliere anche gli ospiti più giovani, dagli arredi delle camere (interruttori ad altezza bambino, lavabo aggiuntivo più basso, doppia maniglia per le porte, etc) all’offerta gastronomica (menu dedicati, con diverse possibilità di scelta, buffet per i bambini ai pasti, pappe per i bimbi in fase di svezzamento, disponibilità di scaldabiberon, scovolini etc), alle attività proposte (escursioni per famiglie e un programma quotidiano di attività indoor e outdoor per i bambini dai 3 anni di età). E poi, volete mettere, il personale e la stessa clientela – noi abbiamo trovato quasi esclusivamente famiglie austriache e tedesche – sono perfettamente abituati ad avere a che fare con i bambini piccoli. Se vostro figlio dovesse essere colto da una terribile crisi di pianto, saprete che nessuno storcerà il naso, semplicemente perché vive la medesima cosa con la sua stessa prole, o perché lavora quotidianamente con quegli adorabili mostriciattoli sotto il metro di altezza.

hallA mio parere – e lo avevamo già sperimentato in Trentino lo scorso anno – si tratta del compromesso ideale tra il villaggio (che personalmente trovo una soluzione troppo “chiusa” e asettica, quasi ghettizzante, spesso collocata in contesti isolati e organizzata in modo da tenere gli ospiti quasi esclusivamente al suo interno), il classico albergo (che non sempre va incontro alle esigenze dei viaggiatori minuscoli, anche perché c’è il rischio di suscitare il malumore di chi viaggia senza figli) e l’appartamento/residence (sicuramente il massimo in termini di autonomia e flessibilità, ma anche l’opzione più faticosa nella gestione: tocca cucinare, pulire, riordinare, etc).

A parte la connotazione “family”, il Falkensteiner Sonnenalpe è un grande albergo che coniuga lo stile alpino tradizionale con il design più moderno, dotato di un’area SPA di 1.700 metri quadri (vedi oltre), ristorante, piscine, bar, area gioco per i bambini e una hall immensa. La nostra stanza era un bellissimo appartamento per famiglie, circa 40 metri quadri organizzati in diversi “angoli” (il salottino, la camera da letto, la cameretta, il terrazzino, etc), ma esistono soluzioni diverse a seconda delle esigenze – e delle disponibilità economiche – degli ospiti. Decisamente confortevole pure per i “grandi”, insomma, anche se per quanto mi riguarda rimane una soluzione ideale soprattutto per chi ha con sé dei bambini, se non altro perché i mini-viaggiatori costituiscono una discreta percentuale degli ospiti dell’albergo e sono, di conseguenza, quasi dappertutto.

La SPA in Austria con i bambini

spaPiscina interna ed esterna (leggermente riscaldate), baby pool, piccolo acquascivolo interno, innumerevoli zone relax e un’area SPA con biosauna, bagno di vapore, vasca idromassaggio esterna, sauna finlandese, fonte del ghiaccio, vasca di acqua fredda, angolo tisane e palestra. Devo aggiungere altro? La zona piscina è sempre accessibile anche ai bambini, mentre la SPA è di norma preclusa a chi non ha ancora compiuto 14 anni, anche se sono previsti orari dedicati in cui l’accesso è consentito a tutta la famiglia. È possibile inoltre prenotare massaggi e trattamenti di ogni tipo (il listino include anche trattamenti per i bambini e massaggi per mamme in attesa) o acquistare cosmetici e prodotti per l’igiene personale (anche organici).

Che dire? Questa per me è la chicca della struttura, in grado di assicurare preziosi momenti di relax anche al più stremato dei genitori! Io di solito facevo a turno con mio marito: uno dei due si divertiva in piscina o all’area gioco con Davide, mentre l’altro si godeva la tranquillità della SPA (per poi ricongiungerci tutti per un’ultima sessione di tuffi e nuotate). Nonostante il mio avanzato stato di gravidanza ho potuto beneficiare della biosauna (una sauna “dolce”, a temperatura non superiore ai 60 gradi) e dell’idromassaggio (immaginate una grande vasca fumante e spumeggiante all’aperto, con vista sulle Alpi…). Insomma. Difficile da dimenticare.

La tutela dell’ambiente

Per quanto la SPA sia di certo un servizio ad alto impatto ambientale, sia per quanto riguarda il consumo idrico che energetico (visto che la adoro, dovrei aggiungerla alla lista dei miei peccati “non green”, sic!), direi che l’attenzione alla sostenibilità non manca. Il larghissimo uso del legno, tipico degli ambienti di montagna, rende la struttura molto bene isolata termicamente (e acusticamente), anche in virtù degli ottimi infissi isolanti. Nei bagni e nella SPA non è previsto l’utilizzo di detergenti e altri prodotti monouso, ma di dispenser che vengono via via ricaricati o sostituiti. Anche al ristorante l’uso di monoporzioni è ridotto ai minimi termini, mentre le stoviglie per i bambini sono tutte lavabili. Molti prodotti alimentari sono a km zero, e non mancano gli alimenti biologici. Il buffet è corredato da informazioni sulle pietanze vegetariane, vegane, adatte ai celiaci e a chi è affetto da varie altre intolleranze alimentari. L’acqua e le bevande vengono distribuite mediante spillatori, utilizzando caraffe o bicchieri di vetro.

Conclusioni sulla vacanza in  Austria con bambini

albergoSe vi ispira l’idea di una vacanza che consenta di coniugare alla perfezione il relax totale con attività di ogni genere, se amate la SPA e siete in cerca di servizi che vi consentano di “gestire” dei bambini piccoli senza stress né fatica, ma l’idea di chiudervi in un villaggio con braccialetto al polso e spettacoli serali vi fa venire l’orticaria, questa è sicuramente un’opzione da considerare. I prezzi non sono da ostello (si tratta di un hotel a 4 stelle), ma sul sito dell’albergo sono spesso disponibili offerte speciali e pacchetti scontati che, soprattutto evitando l’altissima stagione, mi sembrano tutto sommato accessibili. Sono previste tra l’altro gratuità per bambini e sconti per ragazzi. Quanto a me, spero di avere presto l’occasione di tornarci, magari con più calma (e la prossima volta saremo in 4!).

——-> Leggi anche il post con le attività che consiglio con i bambini in Carinzia.

23 Settembre 2014 10 Commenti
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Imprevisti (meglio viaggiare con un paracadute di scorta)

by Silvana Santo - Una mamma green 12 Agosto 2014

AllianzLa mia prima volta non è andata esattamente come sperassi. Il mio lui era già Lui, quello che a distanza di oltre 10 anni sarebbe diventato il padre di mio figlio. Eravamo eccitati come due scolaretti, consapevoli che quel momento avrebbe cambiato la nostra vita per sempre. In effetti, non ci sbagliavamo: l’avvento delle compagnie aeree low cost stava per regalarci la tanto sognata possibilità di esplorare l’Europa, zaino in spalla o trolley al seguito, con poca spesa e tanto entusiasmo.

Solo che le cose non andarono proprio nel verso giusto. Il volo da Ciampino a Bruxelles, pagato qualcosa come 30 euro, assicurazione manco a pensarci, venne prima ritardato (costringendoci a passare una notte praticamente insonne nell’aeroporto romano) e poi, ormai il giorno dopo, definitivamente cancellato. Troppa nebbia, ci dissero. E mi chiederò per sempre se la causa sia stata davvero quella (altre voci ufficiose si inseguirono nella lunga notte di un’attesa che si sarebbe rivelata vana). Ricordo ancora il sapore acre della delusione. La rabbia impastata di sonno, la telefonata depressa a mio cugino che avrebbe dovuto ospitarci in Belgio. Alla fine, una corsa disperata verso Fiumicino e l’acquisto di un nuovo biglietto di andata (generosamente offerto dai miei genitori) salvò la nostra vacanza, e il volo di ritorno partì e atterrò senza intoppi.

Da allora, di check-in, imbarchi e partenze ne ho vissuti a decine, e non sempre tutto è filato liscio. Una volta – destinazione Inghilterra del Nord, per andare a trovare sempre lo stesso cugino ramingo che all’epoca studiava in una fighissima università medievale – mi hanno perso i bagagli, che ho rivisto solo dopo 72 ore (passate con indosso la biancheria del cugino di cui sopra). Al ritorno da Bali, in luna di miele, abbiamo seriamente rischiato che non ci lasciassero imbarcare, perché mio marito aveva il braccio ingessato (sì, sono tra le poche privilegiate ad aver avuto uno sposo ingessato, invece che in gessato) e la compagnia aerea pretendeva non so che strana certificazione medica. Avevamo una polizza sanitaria, ma niente che ci avrebbe risolto la grana se ci avessero impedito di partire (immaginate quindi la strizza…).

allianz1 2E poi, un classico, c’è stata quella volta in cui, a Lisbona, mi hanno fregato il portafogli, contenente contanti, carta di credito, abbonamento ferroviario e – sì, ovviamente sì – documenti. Non solo ho “vinto” un colloquio con uno sveglissimo poliziotto portoghese (“Ma se ha perso i documenti, io come faccio a identificarla?”) e una gita all’ambasciata italiana a Lisbona, ma sono stata anche presa in giro dai giovani gestori del b&b in cui alloggiavamo: “Sei di Napoli e ti fai fregare il portafogli? Ah-ah-ah!!”. Da sbellicarsi, davvero.

Morale della favola: talvolta l’imprevisto fa parte del “pacchetto viaggio”. E soprattutto quando si vola con un bambino piccolo, un banale contrattempo può trasformarsi nel più devastante degli incubi. Per questo, specie se il viaggio prevede lunghi trasferimenti, tappe intermedie o un costo particolarmente impegnativo, ho imparato a prendere sempre in considerazione l’acquisto di una polizza assicurativa che copra annullamento, ritardi, smarrimento dei bagagli o dei documenti. E quando serve, ovviamente, una bella assicurazione sanitaria (che se ti viene un’enterite durante un viaggio negli USA, rischi di lasciarci un rene per coprire le spese mediche, salvo poi dover trovare un modo per pagare l’intervento di espianto…).

Perché l’avventura è molto emozionante, ma è sempre meglio avere con sé un bel paracadute di scorta.

Questo post è offerto da Allianz Global Assistance, che propone pacchetti assicurativi per ogni tipologia di viaggio o vacanza.

 

12 Agosto 2014 5 Commenti
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Recensione Philips Lumea Comfort, epilatore a luce pulsata

by Silvana Santo - Una mamma green 20 Giugno 2014

Depilarsi, diciamolo francamente, è una rottura di scatole difficilmente eguagliabile. Che poi, se l’evoluzione ha i suoi tempi per liberarci dal residuo della nostra pelliccia di primati, un motivo ci sarà, dico io. Comunque, rottura infinita, dicevamo. Per giunta manco tanto ecologica. Se usi le lamette, finisci col produrre spazzatura non riciclabile; le strisce e le creme depilatorie hanno di solito degli INCI da film dell’orrore; la cera a caldo, anche se composta da ingredienti più naturali, può creare problemi ai capillari; gli epilatori a strappo consumano elettricità (senza contare che fanno un male cane).

Philips Lumea Comfort: gli aspetti ambientali

Capirete facilmente, allora, che quando mi è stato proposto di testare il nuovo epilatore a luce pulsata Philps Lumea Comfort non ho avuto esitazioni. Sia perché il prodotto, il più piccolo della gamma Lumea, prometteva di risolvere definitivamente o quasi il problema dell’epilazione, sia perché, al netto dei consumi elettrici, mi è parso un sistema relativamente sostenibile, viste le dimensioni estremamente compatte, l’imballaggio contenuto (quasi tutto di cartone) e, soprattutto, visto che non richiede il ricambio della lampadina, che garantisce un utilizzo per oltre 100.000 flash (in media 5/6 anni), né di altre parti del dispositivo (ricordate in ogni caso che, al termine del loro ciclo di vita, tutti gli apparecchi elettrici devono essere correttamente smaltiti presso le isole ecologiche comunali)

lumea recensione luce pulsata.

Philips Lumea Comfort: le caratteristiche del prodotto

«Il funzionamento di Philips Lumea Comfort – si legge sul sito dell’azienda – è basato sull’innovativa tecnologia IPL (Intense Pulsed Light), che deriva da quella utilizzata nei centri estetici». In pratica, la radice del pelo viene colpita da impulsi di luce che, dopo una serie di applicazioni, inibiscono la ricrescita. L’epilatore, per la natura della tecnologia che impiega, è efficace sui peli di colore biondo scuro, castano e nero – è possibile scegliere tra 5 diversi livelli di intensità a seconda del proprio colore di pelle e di peli, seguendo le indicazioni del manuale – e può essere usato sul viso (labbro superiore, mento) gambe, ascelle, zona bikini, addome e braccia.

Il prezzo al pubblico è di 249,99 euro.

Philips Lumea Comfort: la mia recensione

Comincio col dire che il Philips Lumea ha una grande facilità di utilizzo. Piccolo, leggero e maneggevole, può essere trasportato e usato praticamente ovunque. Basta una semplice presa di corrente, non occorrono acqua, creme, saponi, batterie di ricambio e simili. Non sporca e non si sporca, non servono risciacquo né altro e bastano pochi minuti per depilare la zona interessata, per quanto occorra fare una certa attenzione a non lasciare aree “non trattate”. Inoltre, contrariamente a tutti i sistemi che strappano il pelo, è praticamente indolore (si avverte solo una specie di “calore” quando viene lanciato il flash). L’unico accorgimento da adottare, oltre a seguire alla lettera le indicazioni del manuale allegato, è quello di rasare prima la zona da trattare, ma anche questa esigenza dovrebbe sparire via via che si procede coi trattamenti.
recensione philips lumea confort

Philips Lumea Comfort: e l’efficacia?

Confesso che dopo i primissimi trattamenti iniziava a serpeggiare in me una certa delusione (diciamo pure che stavo per bollare il mio bell’epilatore come un pacco clamoroso), ma leggendo altre esperienze in rete, che descrivevano risultati significativi a partire almeno dalla terza seduta, ho deciso di insistere. Anche perché, per dirla tutta, io sono decisamente un tipo scimm mediterraneo: pelle olivastra e peli scuretti. E allora vai con il terzo trattamento, a due settimane dal precedente, ed ecco finalmente una differenza tangibile: ricrescita molto più lenta ed evidentemente più rada. Conto di fare una quarta seduta dopo altri 14 giorni e poi, come indicato nel manuale, diradare la frequenza di trattamento. L’obiettivo è arrivare a un’applicazione ogni mese e mezzo/due, senza possibilmente bisogno di radere prima la parte da depilare. Non mi aspetto di diventare mai definitivamente glabra, ma non doversi preoccupare dei peli per più di sei volte l’anno sarebbe francamente una grande liberazione! Restate connesse per gli aggiornamenti futuri sulla mia esperienza con Philps Lumea Comfort.

Edit:

A distanza di qualche mese posso confermare il buon funzionamento del prodotto, a patto però che lo si continui a utilizzare con regolarità. Personalmente ho notato che, appena perdo costanza, la ricrescita torna a farsi più rapida e intensa. Continuo ad aver bisogno di rasare o depilare la parte prima del trattamento. Altre esperienze da riferire?

20 Giugno 2014 10 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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