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Aria fresca per i bambini con l’asma #Misurinasma

by Silvana Santo - Una mamma green 25 Novembre 2015

Io non ho mai sofferto di asma (anche se negli ultimi tempi mi capita di boccheggiare, ogni tanto…), ma indirettamente conosco bene questa condizione che ti accorcia il respiro e ti appesantisce il petto. Non ci avevo mai pensato, e in questa sede non starò a spiegare come e perché, ma a conti fatti l’asma, non mia, ha condizionato pesantemente la mia vita, contribuendo in qualche modo a rendermi figlia unica. È una specie di spettro cianotico sempre aleggiante, per quanto silenzioso e impalpabile. Una presenza che si piazza lì, in un angolo della tua esistenza e della tua testa, e non se ne va più, anche se a volte sembra profondamente addormentata.

Immagino quanto, allora, l’asma debba segnare chi si trova a conviverci in prima persona ogni giorno, e, ancora di più, chi si scopre genitore di un bambino asmatico. Tuo figlio che ogni tanto fa fatica a fare la cosa più istintiva del mondo – respirare – che soffre nel cimentarsi con attività che costituiscono l’essenza stessa dell’infanzia: saltare, arrampicarsi, correre a perdifiato. Io una bimba piccola che respirava male, grazie al cielo solo per qualche giorno, ce l’ho avuta, e mai dimenticherò la sensazione di impotenza, angoscia e frustrazione che ho provato. Come se l’aria nei polmoni mancasse pure a me.

Ma se tuo figlio ha l’asma, non significa che sia destinato a una vita diversa, più difficile, limitata. Se tuo figlio ha l’asma, non significa, ad esempio, che non possa fare sport (qui i consigli per consentire ai ragazzi asmatici di praticare attività sportive in sicurezza). Non significa per forza che debba assumere di continuo quantità spaventose di farmaci, o peggio passare l’infanzia tra un ricovero e l’altro. Se tuo figlio è gravemente asmatico, l’irresistibile connubio tra natura e umanità può contribuire ad alleggerire la sua condizione, ridurre il ricorso alle medicine e migliorare la qualità complessiva della sua vita.

Succede proprio questo a Misurina, una località incantata a pochi km da Cortina d’Ampezzo, nelle strutture dell’Istituto Pio XII, l’unico centro specializzato in Italia per la cura dell’asma in alta montagna (il solo polo pediatrico di questo tipo in Europa). Millesettecentottanta metri di altitudine e una lunga storia, per un edificio che è stato albergo di lusso per i Savoia, Istituto di Cura per piccoli orfani e infine centro di eccellenza per la cura dell’asma grave nei pazienti pediatrici.

Grazie all’aria rarefatta di montagna, e all’assenza di allergeni e inquinanti, è possibile ridurre fino al 50% l’uso dei medicinali. I ragazzi vengono accolti, insieme alle loro famiglie, per un periodo di almeno due settimane, in un ambiente familiare e ospitale. Chi ha bisogno di fermarsi più a lungo ha la possibilità di frequentare le scuole di Cortina, e il periodo di cure prevede anche l’intervento di psicologi ed, eventualmente, fisioterapisti. L’Istituto Pio XII è convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale, ma è possibile anche prenotare privatamente (i proventi vengono impiegati in attività di ricerca, l’istituto è una Onlus).

Perché l’asma, grazie alla magia delle Dolomiti e alla perizia degli uomini, non debba essere per forza una condizione invalidante e penalizzante.

Info:
misurinasma.it o info@misurinasma.it

25 Novembre 2015 6 Commenti
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Ci vediamo a Bimbinfiera (sarò quella sul triciclo per bambini)

by Silvana Santo - Una mamma green 12 Novembre 2015

Ancora me la ricordo, la prima fiera a cui ho partecipato. Avevo una dozzina d’anni e frequentavo le medie. Ho comprato del pop corn e un portachiavi di cuoio a forma di chitarra che poi ho conservato per almeno un decennio. Da allora sono passati oltre 20 anni e un sacco di fiere diverse. Per lavoro, per passione, per curiosità (l’Expo no, quella l’ho persa senza particolare rimpianto), ma ogni volta provo un pizzico di goduria adrenalinica al pensiero degli stand colorati e dei gadget in omaggio (i volantini, invece, li selezioni con grande rigore, perché non mi va di sprecare carta che finirebbe dritta nella raccolta differenziata). Mi sembra sempre un luna park sui generis, una specie di circo senza animali né crudeltà.

Con questo spirito mi accingo a partecipare, con tutta la famiglia, all’edizione napoletana di Bimbinfiera, l’evento per le famiglie promosso da Sfera Editore che il 14 e 15 novembre (sabato e domenica) approda nella mia città dopo le tappe di Roma, Bolzano e Milano. Sarà una giornata di lavoro e spasso insieme, un piccolo privilegio che ogni tanto la mia attività mi concede.

Credo di sapere già cosa mi aspetta nel corso della giornata: la mia metà si gaserà tantissimo all’idea di vincere la Strollerace, la gara con i passeggini (senza bimbo!), e rimarrà inevitabilmente frustrato quando dovrà accontentarsi, al massimo, di un piazzamento onorevole. Davide non vorrà più venire via dall’area dedicata ai personaggi Disney del film d’animazione “Inside Out”, presso lo stand Fiat, mentre io tenterò di coinvolgerlo nella lezione pratica di giardinaggio promossa da Chante Clair Vert (e ovviamente, quando sarò riuscita a convincerlo e avrà iniziato a divertirsi con terra e semini, non vorrà più schiodarsi neanche da lì!). Poi mi ostinerò a farmi un selfie con Flavia in groppa, nell’apposita zona allestita con Tescoma, e verrò malissimo in tutti gli scatti! Tutti e quattro, infine, ci incanteremo di fronte ai disegni realizzati per il progetto di #26motiviperfare arte Junior, e noi adulti della famiglia ci ripeteremo ancora una volta che disegniamo entrambi peggio di un qualsiasi bambino di 4 anni.

Tra le tante attività, andrò ovviamente a cercarmi gli espositori più green, come Popolini e ioBio, sapendo di poter contare, tra uno stand e l’altro, sulle aree gratuite per il cambio pannolino, l’allattamento e la pappa. Riuscire ad assistere ad almeno qualche minuto di una delle tante conferenze per i genitori, o magari a uno dei corsi di disostruzione pediatrica promossi da Il faro pediatrico, sarebbe davvero fantastico, ma sarà divertente anche fare un salto nelle aree Wonder Mamas Quimamme/Fiat 500L e Peg perego, dedicate rispettivamente al divertimento in famiglia e alla versatilità delle mamme!

Se poi riuscissi ad incontrare dal vivo una delle persone fantastiche conosciute sul web in questi anni, direi che la giornata sarà davvero perfetta. Cercatemi, se passate da Bimbinfiera a Napoli: io sono quella che cerca di farsi noleggiare un triciclo, anche se ha superato i 30 anni da quasi un lustro!
Informazioni pratiche:
L’ingresso a Bimbinfiera è gratuito per i bambini fino ai 10 anni. Gli adulti possono risparmiare 3 euro sul costo del biglietto (pagando così 7 euro invece di 10) utilizzando il buono sconto pubblicato sulle riviste Io e il mio Bambino, Dolce Attesa e Insieme o scaricabile da bimbinfiera.it. La manifestazione si tiene alla Mostra d’Oltremare di Napoli sabato 14 e domenica 15 novembre, dalle 11 alle 20.30.

12 Novembre 2015 0 Commenti
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Perché i miei figli fanno sempre il bagnetto insieme

by Silvana Santo - Una mamma green 1 Ottobre 2015

Mio figlio e mia figlia fanno quasi sempre il bagnetto insieme, ed è una cosa che adoro. Per me, che da piccola non ho avuto mai nessuno con cui condividere questo momento, non è solo una questione pratica.

Mi piace pensare che per lunghi mesi, in momenti diversi, hanno abitato la stessa piscina privata al centro del mio corpo, e ora possano ritrovare quell’elemento comune in una liquida complicità. Insieme, vicini.

Mi piace pensare che piano piano, nel tempo, fare il bagno insieme permetterà ai miei figli di conoscere la loro diversità e di non esserne intimoriti. Di imparare a rispettarla senza imbarazzi o falsi pudori. Riconoscersi davvero per ciò che sono: innegabilmente differenti, ma identici nelle possibilità e nei diritti.

 

natural sensation chicco

Preferisco che i miei figli facciano il bagnetto insieme perché è un modo semplice per risparmiare tempo e acqua. Ecologico ed economico, oltre che divertente.

Adoro che, mentre fanno il bagno insieme, i miei figli spruzzino e si schizzino a vicenda. Mi piace che abbiano con l’acqua un rapporto franco e fisico, che non abbiano timore di “ondate” e getti improvvisi, che si sentano a loro agio con l’acqua che gronda dai loro capelli, che gli cola negli occhi, che gli finisce in bocca. Che diventino una cosa sola con l’elemento in cui ci siamo formati, come specie e come individui.

Mi piace il suono delle loro voci argentine che rimbalza tra le pareti della doccia. Ammorbidito dal vapore e dalla schiuma leggera. L’eco delle loro risate che si confonde col rumore dei giochi tuffati nell’acqua del bagnetto. Mi ricordano che sono vivi e vivaci, sani, giovanissimi e pieni di energia. Che sono felici.

Adoro che abbiano, alla fine, lo stesso odore delicato e appena percettibile. Le stesse dita raggrinzite e le guance imporporate dal medesimo calore. Come a sottolineare che sono fatti della stessa materia, inevitabilmente diversi eppure simili. Somiglianti, prossimi, Fratello e sorella, ora e per sempre.

E mi piace ritrovarli, dopo averli asciugati, con la pelle liscia e morbida e i capelli sottili, sparsi in ciocche anarchiche sul capo, soffici e leggerissimamente profumati. Per questo scelgo per loro prodotti dalla composizione il più possibile naturale e delicata. Come quelli della linea Chicco Natural Sensation: non sono ecobio, e non hanno INCI completamente verdi, ma sono privi di parabeni, fenossietanolo, coloranti, SLS e SLES (e io ogni tanto glieli rubo, perché mi piace tantissimo la profumazione, delicata e fresca).

 

1 Ottobre 2015 0 Commenti
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I bambini, il gioco e la noia #scopertadoposcoperta

by Silvana Santo - Una mamma green 14 Luglio 2015

Io me lo ricordo benissimo, quanto era bello giocare. Entrare in un mondo altro, ogni giorno nuovo. Sovvertire regole, farsi beffe delle leggi di natura. Capovolgere i ruoli e liberare la fantasia. Liberare se stessi, in un certo senso. Vivere mille vite diverse in una vita sola. Non ho mai smesso, per dirla tutta, anche se i libri e viaggi sono diventati negli anni il mio gioco “da grande” – sempre di sogni e fantasia, parliamo, in fondo. Avventure e libertà.

Giocare da sola non è mai stato un problema, anche se bramavo, da figlia unica scontenta di esserlo, la compagnia dei coetanei (gli adulti potevano essere un accettabile surrogato occasionale, ma niente di più). Ciurme di pirati e avventurieri in bicicletta, squadre di decatleti ed equipe di maestre. Esploratori spaziali, allevatori di chiocciole, rock star e detective. Domatori di leoni e mercenari sanguinari, sirene e principesse. Ogni pomeriggio di giochi ci catapultava in una dimensione nuova e sconosciuta, in cui gli adulti, più che non graditi, erano semplicemente impossibilitati ad accedere. Come se mancassero loro gli occhi per scorgere la porta d’ingresso nel nostro mondo fatato e crudele.

Il problema, ora che sono madre, è che fatico in un certo senso a sentirmi adulta. Sono tentata di contendere a mio figlio la macchinina più divertente, mi sporco le mani modellando la pasta colorata, rimango un po’ male quando uno dei bambini demolisce ridendo il mio castello di mattoncini. Compagna di giochi quasi alla pari, e non so se questo, alla lunga possa essere un male. Forse sì, forse no. Chi vivrà vedrà, io intanto mi diverto.

E non sono la sola, a quanto pare. Tutte le mamme – che lavorino fuori casa o meno – giocano un sacco di tempo coi propri figli, ma la maggior parte di loro vorrebbe farlo di più e meglio. Moltissime sono convinte che la noia sia per i bambini un’occasione per dar fondo alle proprie risorse e aguzzare la fantasia, ma allo stesso tempo cercano di inventarsele tutte per non farli annoiare. Scelgono giocattoli stimolanti, ma utilizzano anche oggetti di uso quotidiano per l’intrattenimento dei più piccoli.

Sono i dati che emergono dalla survey “Come giochi con i tuoi bambini?” condotta da Fisher-Price e Fattore Mamma su un campione di circa 700 mamme con figli al di sotto dei 3 anni di età nell’ambito del progetto #scopertadoposcoperta. I risultati del sondaggio fotografano madri non così diverse tra loro come spesso siamo portati a credere, sostanzialmente concordi sull’importanza del gioco e sulle modalità con cui proporlo ai bambini, ma non prive di contraddizioni anche rispetto all’attività più naturale e istintiva del mondo. Il 94% del campione, ad esempio, pensa che sia importante incoraggiare i bambini a giocare da soli, e il 76% dichiara di limitarsi ad avviare il gioco per poi lasciare il bambino libero di esprimersi. Oltre la metà ritiene molto stimolanti gli oggetti di uso comune, ma il 43% non rinuncia a proporre ai propri figli giocattoli appositamente ideati per alimentarne la fantasia e la creatività. Quanto alla noia, viene vista come un sentimento utile e positivo, ma il 72% delle mamme cerca comunque di scongiurarla offrendo stimoli sempre nuovi.

La verità? Giocare è un’avventura straordinaria, che non inizia e non finisce mai. Prepara alla vita, la mette in scena, la celebra e la esorcizza. In qualche caso, gioco e vita si annodano e si sovrappongono, si mischiano fino a confondersi. Si ispirano a vicenda. Lunga a vita al gioco, che allunga la vita, aguzza l’ingegno e cementa l’amicizia.

Post in collaborazione con Fisher-Price, nell’ambito del progetto #scopertadoposcoperta

14 Luglio 2015 0 Commenti
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La seconda possibilità

by Silvana Santo - Una mamma green 26 Maggio 2015

Cosa darei per avere una seconda possibilità. È questo che penso, ogni volta che torno con la memoria ai miei primi mesi da madre. Ogni volta che qualcuno mi comunica di aspettare un bambino, ogni volta che incrocio un neonato a passeggio con la sua mamma. Ogni volta, semplicemente, che incontro lo sguardo di mio figlio. Una seconda possibilità, per rispondere più tempestivamente alle richieste di Davide e assecondare da subito il mio istinto di madre, invece di soffocarlo disperatamente sull’onda dei consigli non richiesti e dei pareri discordanti su praticamente qualsiasi cosa.

È quello che ho pensato anche davanti alla tv, ogni volta che ho seguito il docureality “Ostetriche. Quando nasce una mamma” andato in onda su RealTime e realizzato in collaborazione con Chicco. Vorrei davvero avere una seconda possibilità, per cercare un aiuto professionale che risponda alle troppe domande di quei primi giorni, ma anche per selezionare da subito le indicazioni e i suggerimenti più adatti alla mia natura, ignorando quelli che – la prima volta non potevo saperlo –  non si adattano per niente al mio modo di essere madre e donna.

Vorrei poter parlare alla neomamma che sono stata, così simile alle più insicure delle madri raccontate in tv, a cominciare da Agnese. Abbracciarla forte e dirle che non deve sentirsi sbagliata se tutto le sembra faticoso e difficile, che non è colpa sua se suo figlio piange tanto, che non deve temere di viziarlo se lo tiene in braccio, se lo porta in fascia o se gli porge il seno tutte le volte che lui richiede a gran voce.

Vorrei poter tornare indietro nel tempo e pretendere più empatia. Non solo dalle amiche e dalle parenti (a loro volta madri oppure no), ma soprattutto dal personale medico e sanitario che segue le neomamme, e che spesso è ancora troppo legato a una visione superata della maternità, fatta di poppate a orario, di regole da imporre al neonato, di “cattive abitudini da evitare” (impostazione che ho in parte rivisto nei consigli dell’ostetrica televisiva Paola, e che io non condivido).

Vorrei una seconda occasione, soprattutto, per non dimenticare. Per fissare nella memoria e nel cuore quello che lì per lì ti sembra interminabile, e che invece è effimero e momentaneo più di quanto tu possa immaginare. Per incastonare ogni attimo in un ricordo, cristallizzare nella mente tutti gli sguardi, le carezze, i vagiti, ed essere sicura di non perderli mai (per questo, soprattutto, ho invidiato le mamme di RealTime: una bella troupe televisiva a tua disposizione per filmare le prime settimane insieme a tuo figlio, se non è un promemoria questo…).

Non avrò un’altra occasione, per quanto io lo desideri.

Ma ho avuto un’altra figlia, e per questo non ringrazierò mai abbastanza. A suo fratello resta l’onere e l’onore di essere stato il primo: tanti privilegi di cui godere, ma altrettanti sbagli da perdonare. Tornare indietro non è possibile, ma in fondo al cuore so che lui capirà.

ostetriche1

26 Maggio 2015 14 Commenti
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Amarsi, quando si hanno dei figli

by Silvana Santo - Una mamma green 21 Maggio 2015

Amarsi, quando si hanno dei figli, è fatica. La fatica quotidiana di continuare a riconoscersi dietro la stanchezza, la fretta, l’estenuante elenco di io devo e tu devi. La fatica di prendersi cura dell’altro mentre, insieme, ci si occupa di qualcuno che dipende da entrambi.

L’amore, per chi ha dei figli, è appartenenza. L’alchimia perfetta dei propri tratti mescolati a quelli dell’altro, le abitudini quotidiane che si fanno liturgia e tradizione. La memoria comune che si costruisce giorno per giorno.

amarsi con i figli

È desiderio. La passione che scalpita, trattenuta dalle briglie della stanchezza e delle priorità. Che freme, che si alimenta di fantasia e fantasie. È un’attesa calda e paziente, come una promessa da mantenere a tutti i costi.

L’amore, quando si hanno figli, è nostalgia. Per ciò che si è stati e mai più si tornerà ad essere, per la leggerezza perduta, per il tempo dolcissimo in cui il mondo era un affare di coppia, e il futuro una pagina ancora da scrivere.

È un viaggio di curve e rettilinei, discese vertiginose e risalite che spezzano il fiato. Prati verdi in cui fermarsi a riposare, passeggiate mano nella mano, inseguimenti e fughe.

È la curiosità di immaginarsi nuovi e diversi, al di là dei figli e oltre i figli. La voglia di tornare solo in due almeno una volta ogni tanto.

amore figli

È anche sicurezza, l’amore di chi ha generato dei figli. Quella di ritrovarsi famiglia anche quando, presto o tardi, il nido sarà di nuovo vuoto. Ma allo stesso tempo è paura, è il timore di non farcela, di non resistere, di perdersi per sempre, annegati nel mare immenso dell’essere genitori.

È condivisione, esclusiva. Di ricordi, responsabilità, di colpe e sbagli, conquiste e fallimenti. Un segreto per due, inspiegabile e imperituro. Anche oltre l’amore stesso.

È l’incontro di due infanzie che rivivono attraverso i figli, è scambio tra due memorie differenti, è scontro, qualche volta, in nome di quei figli e di quella diversità.

coppia figli

L’amore, quando si hanno dei figli, è imparare a tornare piccoli mentre si prova a diventare grandi. È costruire il futuro un’ora alla volta, passo a passo, salvarsi a vicenda tutti i giorni e affondarsi l’un l’altro, ogni tanto, per salvare se stessi. È ferirsi e perdonarsi e ferirsi ancora e ancora, in nome di un amore che forse è addirittura più grande.

Affacciarsi sull’orlo del precipizio, insieme, da soli.

amore coppia figli

 

Post in collaborazione con Chicco Trio Love

21 Maggio 2015 21 Commenti
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Il tempio di Bali

by Silvana Santo - Una mamma green 20 Maggio 2015

“Dio è sempre lo stesso, anche se ognuno lo chiama in modo diverso. E anche se non hai un dio, c’è sicuramente qualcosa che vuoi chiedere, o per la quale ringraziare”.

Made si presentò al nostro appuntamento quotidiano un po’ in anticipo, quella mattina. Era tutto vestito di bianco, ci aspettava la visita al tempio indù più grande di Bali, la madre dei templi, il Pura Besakih, e la nostra guida ci teneva a onorare le divinità con il suo abbigliamento candido. Per una strana casualità, anche noi indossavamo abiti bianchi, quel giorno. Il destino a volte è bizzarro.

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Lungo la strada verso il tempio, Made ci propose di partecipare con lui alla cerimonia che si sarebbe svolta all’ombra dei meru. Si celebrava una ricorrenza speciale, quel giorno, e lui ci teneva a rendere grazie insieme a noi, che dopo una settimana vissuta fianco a fianco parlando di storia e fede, cibo, famiglia e tradizioni, eravamo qualcosa di più simile a degli amici che a degli agiati clienti occidentali. Arrivati a destinazione, cinse la nostra vita con dei sarong ornamentali e pose un copricapo tradizionale in testa al mio novello sposo. Ci fermammo presso una dei tantissimi ambulanti che vendevano offerte votive da dedicare agli dei: cestini riempiti con fiori, bastoncini di incenso, riso e caramelle.

Varcammo la soglia del tempio con un’emozione strana, quasi primordiale. Osservammo Made pregare devoto nel suo piccolo tempio di famiglia, in cui noi estranei non potevamo entrare. Raggiunto il tempio pubblico, una sacerdotessa antica come le pietre che la circondavano ci fece sedere a terra, a gambe incrociate, in mezzo a decine di altri fedeli.

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Pelle abbronzata e capelli neri, ci confondevamo tra la folla locale. Due viandanti, due pellegrini, due oranti qualsiasi. Due macchie bianche in mezzo a tante altre.

Dopo, ricordo i chicchi di riso umido incollati sulla nostra fronte, gli incensi sparsi nell’aria, gli schizzi di acqua benedetta. Le nenie salmodiate dai devoti, i movimenti lenti della sacerdotessa. L’atmosfera mistica ma naturale, nell’aria umida dei Tropici.

Io, nel frattempo, ringraziavo. Per la mia vita fortunata, per il recente matrimonio d’amore, per quel viaggio autentico e memorabile. Per i miei figli, anche se non sapevo ancora che sarebbero nati. Per la libertà di pregare chi volevo e come volevo, vestita di cotone bianco in un sacro tempio di Bali.

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Non ho più meditato in un tempio induista, dopo quella volta. E non so se capiterà ancora. Ma ricordo quella mattinata come un regalo inatteso. La condivisione di un momento speciale con degli esseri umani sconosciuti, eppure così vicini. Un’esperienza di sacralità e fratellanza senza uguali.

Se un dio davvero esiste, quel giorno era accanto a noi nel tempio madre di Bali.

Questo ricordo è stato ispirato dai capi della collezione estiva di Trame di Storie, una linea di abbigliamento etico ed ecologico con splendidi indumenti e accessori realizzati da organizzazioni e piccole realtà produttive del Sud del Mondo o da cooperative sociali italiane che garantiscono ai propri dipendenti condizioni di lavoro sicure e compensi adeguati, utilizzano tecniche produttive a basso impatto ambientale oppure materie prime naturali o riciclate.    

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20 Maggio 2015 3 Commenti
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Amori di mamma un #@**%!

by Silvana Santo - Una mamma green 13 Maggio 2015

Grande ironia, un (bel) po’ di sfacciataggine e tanta, ma tanta sincerità. Sono i principali ingredienti del libro Amori di mamma un #@**%!, di Karen Alpert, da poco pubblicato in Italia da Giunti Editore, e che io ho potuto leggere in anteprima insieme ad altre mamme blogger. L’autrice è una bi-madre americana (suo il seguitissimo blog babysideburns.com) senza neanche un minuscolo pelo sulla lingua, intenzionata a raccontare tutto quello che secondo lei un futuro genitore dovrebbe sapere in fatto di genitorialità e figli piccoli.

Si va dalle conseguenze di gravidanza e allattamento sul corpo della donna (capezzoli rugosi, ciccia molle, prolassi di ogni genere) a quelle della mancanza cronica di sonno, dal tracollo della vita sessuale alla insostenibilità dei discorsi “da mamme”. Il tutto raccontato senza mezzi termini e con un linguaggio completamente privo di filtri.

Il risultato è senza dubbio divertente, ma anche in un certo senso consolatorio (se anche questa donna è messa così male, allora io non sono un’aliena). Facile immedesimarsi nelle centomila situazioni quotidiane che mettono alla prova un genitore, dai cereali smangiucchiati sparsi per la casa ai giochi sonori che si accendono a tradimento nel cuore della notte, dalle conversazioni improbabili con i parenti e le altre mamme alle proteste a mille decibel dei terrible two. Liberatorio riderci sopra, scoprendo che in fondo non si è soli, dietro la patina dura a morire della maternità tutta retorica e piezzi ‘e core.

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Le iperboli e le esagerazioni non mancano, certo. Ma mi pare che si prestino perfettamente all’obiettivo di sdrammatizzare il lato più faticoso dell’essere genitori e strappare un sorriso a chi “ci è già passato”.

Tenendo comunque a mente quello che scrive l’autrice nella dedica ai suoi figli:

Scrivo le cose brutte perché sono più divertenti
e perché quelle belle sono talmente tante che un libro non basterebbe.

Una lettura consigliata alle mamme che a volte non sopportano i loro adorati pargoletti, a quelle che ogni tanto non riescono a trattenere una parola troppo “colorita”, a quelle che in certi momenti rimpiangono la leggerezza della loro vita “di prima” (e del loro punto vita!).

Quindi, mi sento di azzardare, almeno al 99,9% delle mamme che popolano il Pianeta.

(Clicca sul banner per acquistare il libro o scaricare un estratto)

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13 Maggio 2015 5 Commenti
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Perché leggo ai miei figli (la riscossa del topolino)

by Silvana Santo - Una mamma green 16 Aprile 2015

Se il Genio della lampada mi consentisse di esprimere tre desideri per i miei figli, credo che chiederei per loro salute, passione e l’amore per i libri. E non c’entrano nulla la cultura e la conoscenza, né la voglia di una madre un po’ radical-chic di sapere i suoi figli sempre “in buona compagnia”. Non è questo. È che al mondo non c’è niente come la lettura – nemmeno i viaggi, probabilmente – che permetta con altrettanta facilità di vivere altre vite mentre sei alle prese con la tua.

È nei libri che ho letto, che sono stata tutte le persone che sarei voluta diventare, quelle che ho deliberatamente scelto di non essere e quelle che mai avrei saputo neanche immaginare. Dentro i libri ho visitato luoghi che non vedrò mai e altri che nemmeno esistono, ho riconosciuto e compreso davvero posti noti e panorami familiari.

topotip

Ho pregato divinità preistoriche e parlato lingue misteriose, assaggiato prelibatezze esotiche e indossato abiti d’epoca. Ho combattuto guerre sanguinarie, consumato amori struggenti, partorito e perso decine di figli. Cavalcato draghi, consultato oracoli, spezzato incantesimi. Ho subito e inferto violenze indicibili, ho sfidato le sorti più avverse, ho spezzato catene, salvato vite, emesso sentenze di morte. Condotto arrembaggi corsari e abitato stagioni remote.

È in fondo a un libro che sono scappata, tutte le volte in cui non mi piaceva quello che stavo diventando, o quello che era diventata la mia vita. Tra le pagine di un libro ho dimenticato i dolori più lancinanti, dissolto la noia più ostinata, sconfitto la solitudine più soffocante. Esorcizzato la paura e la debolezza.

Senza i libri sarei una persona più triste, più sola, più povera. Una persona peggiore.

libro

È per questo che leggo ai miei figli, e che lascio che vedano quanto mi piace leggere. Nella speranza che accettino il regalo migliore che io potrei mai fare loro: infiniti universi sempre a disposizione, in cui tutto può accadere. Che gli elefanti parlino la lingua degli uomini, che i cattivi diventino più buoni dei buoni, che i morti tornino in vita e che il tempo si fermi o scorra all’indietro. Finanche, ed è una delle cose che mi piacciono di più, che un topolino ritrovi la dignità che gli umani gli negano dai secoli dei secoli, smetta di essere trattato come un parassita zozzo e sgradito e diventi un amico simpatico che ti aiuta a non aver paura del buio.

Sono i libri, bellezza. Potere, sogno e libertà.

topo tip giunti

A partire dall’8 aprile trovate in libreria 4 nuovi volumi della collana Giunti dedicata a Topo Tip, il  baffuto protagonista della serie di cartoni in onda su Rai Yoyo. Le nuove uscite si intitolano La mia giornata (il preferito di Davide), La mia famiglia, Dal dottore non ci vado! e Che paura il buio!, e si aggiungono ai precedenti titoli della collana.

libri topo tip

16 Aprile 2015 9 Commenti
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Non è soltanto cibo

by Silvana Santo - Una mamma green 13 Aprile 2015

Di solito si tende a farne una questione di mera nutrizione. I corsi pre parto, i consultori, le ostetriche, i forum online, i pediatri: i cosiddetti esperti sono inclini a trattare il tema allattamento come se fosse una scelta che influenza esclusivamente (o quasi) l’alimentazione del bambino, e in modo ad essa direttamente correlato, la sua salute e lo sviluppo del suo sistema immunitario.

Ma qualsiasi madre che almeno per un po’ abbia allattato al seno, a richiesta e in modo esclusivo, sa che non è solo una questione di cibo. Sa che la decisione di allattare non riguarda semplicemente “cosa mangia suo figlio”, ma condiziona profondamente e a tutto tondo la loro stessa relazione. Allattare a richiesta è anche una scelta nutrizionale, certo, ma è soprattutto una scelta di maternage, per usare un termine tanto in voga negli ultimi tempi. Una scelta che influenza drasticamente il modo in cui si è genitrici.

Perché il seno materno nutre, e questo lo sappiamo bene, ma non solo. Il seno materno disseta (cosa che, nelle torride estati, può incidere pesantemente sulla gestione di un lattante), concilia il sonno (e spesso, anche se non sempre, finisce per diventare il solo sistema per accompagnare alla nanna), consola dagli spaventi, lenisce il mal di pancia e il dolore alle gengive, risolve i risvegli notturni. In qualche caso nemmeno troppo raro diventa l’unico modo per calmare i pianti di cui non si sa indovinare la causa, altre volte, e chiedetelo alla mia secondogenita, rende invisi, e di conseguenza del tutto inutili, surrogati di sorta, che siano succhietti o biberon. E se è vero che le mamme che non allattano fanno esattamente le stesse cose – consolare, addormentare, curare -, che trovano da subito un linguaggio esclusivo e speciale per comunicare coi propri piccoli, è altrettanto vero che chi lo fa diventa più difficilmente “sostituibile”, per mesi o anni. Anche solo per una notte. Anche, in certi casi, per appena un paio d’ore.

allattare al seno
La mamma che allatta a richiesta sa che il suo seno potrebbe essere reclamato, appunto, in qualsiasi momento. Che c’è la possibilità – ma non la certezza, perché non tutti i bambini sono uguali, ovviamente – che quella parte del suo corpo diventi un aspetto centrale nel rapporto tra lei e suo figlio. Che un tiralatte e un biberon potrebbero bastare a saziare un piccolo stomaco brontolante, ma non a far dimenticare un brutto sogno o a riportare il silenzio dopo un pianto notturno.

È per questo che crescere un bambino col solo latte materno non è affatto la stessa cosa che usare il latte artificiale, ma non tanto per gli aspetti strettamente nutrizionali o immunologici, per come la vedo io. È diverso perché condiziona profondamente il rapporto tra mamma e bambino, li rende connessi e legati quasi come se la gravidanza fosse ancora in corso. Quasi, oserei dire, come se fossero una sola persona.

Una cosa meravigliosa per molte donne, insostenibile per tante altre.

Io di figli ne ho allattati due, e davvero non ho idea di cosa significhi crescere un bambino senza “usare” il seno. Negli anni, il mio latte è servito per gestire innumerevoli situazioni quotidiane, molte delle quali prescindevano e prescindono dal puro appetito. Non so come le mamme che non allattano riescano ad addormentare rapidamente i propri neonati, come li calmino quando niente altro sembra funzionare, come facciano a sopravvivere agli eventuali risvegli nel cuore della notte. E quando dico “non so”, intendo semplicemente che lo ignoro (non che non capisco come sia possibile, o che mi meravigli che ci riescano, o che sia inaccettabile che lo facciano), perché io ho fatto un’altra scelta e non saprei, o non avrei saputo, fare a meno del mio seno per relazionarmi coi miei figli.

Essere la madre di un bambino piccolo, per me, ha significato anche, o forse soprattutto, allattare, senza orari né limiti. Stare insieme quasi 24 ore al giorno, sapere che quello non era soltanto cibo ma il nostro canale di comunicazione primario.

Una schiavitù insostenibile? Una scelta naturale? Uno sforzo sopportabile? Per ogni donna è diverso. A volte anche per la stessa donna in momenti differenti della propria vita.

È su questo, e non tanto sul confronto nutritivo tra latte umano e artificiale, sulle raccomandazioni OMS, sugli studi medici legati al destino dei bimbi allattati al seno e di quelli nutriti col biberon, che secondo me dovrebbe fondarsi la libertà di scelta di ogni madre. Proprio perché non è solo, e non è tanto, una questione alimentare, ma un modo complessivo di vivere la maternità e di relazionarsi coi propri figli.

È questo, oltre ai consigli su come prevenire le ragadi e capire se il neonato si sazia, che si dovrebbe spiegare alle future mamme: non è solo cibo. È la loro vita, il loro tempo, la loro salute. E di conseguenza il benessere dei loro bambini. È una scelta che le riguarda come donne, prima che come madri, e che riguarda esclusivamente loro.

A tutte le future mamme che si chiedono se l’allattamento al seno faccia per loro, si ripeta sempre la stessa cosa: tieni presente che non è soltanto cibo. Perché tutte possano andare incontro a una decisione libera e davvero consapevole. Senza rimorsi, frustrazioni e sofferenze per nessuno.

Questo post racconta una delle “Storie di allattamento” raccolte da Chicco per consentire alle mamme alle prese con questa delicata esperienza di conoscere le testimonianze di altre madri che hanno (o meno) allattato prima di loro.

 

13 Aprile 2015 16 Commenti
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