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Categoria:

mamma green

gravidanza e partomamma green

Cosa (non) regalare a una neomamma?

by Silvana Santo - Una mamma green 18 Dicembre 2013

Cosa regalare a una neomamma? Me lo ha chiesto un’amica qualche tempo fa. Per rispondere alla sua domanda ho preparato una lista di regali nascita eco-compatibili e, per lo meno in base alla mia esperienza, utili e, si spera, graditi. Se siete ancora alla ricerca del regalo di Natale perfetto per un neonato o per la sua mamma, qui potreste trovare qualche idea utile. Buona ricerca!

  • Un supporto portabebè fisiologico. Assicuratevi però di scegliere il prodotto giusto: se non siete sicuri che la neomamma possa trovarsi a proprio agio con una fascia, optate per un marsupio ergonomico (sul mercato sono disponibili diversi marchi, tutti altrettanto validi).
  • Una scorta di pannolini: lavabili solo se sapete con certezza che i novelli genitori sono intenzionati a usarli, altrimenti puntate sugli usa e getta ecologici. In ogni caso, non esagerate con quelli “taglia zero”, i neonati crescono in fretta.
  • Cosmetici ecobio per bambini: pasta protettiva per il sederino, olio detergente, amido di riso per il bagnetto e sapone liquido.
  • Un paio di scarpette o babbucce morbide per neonati.
  • Cuscino allattamento: meglio se in pula di farro o altro materiale biologico, sfoderabile e lavabile. Anche se la puerpera decidesse di non allattare al seno, potrà usarlo come riduttore nel lettino (o nel lettone, se opterà per il cosleeping) e come sostegno nella fase in cui il bimbo imparerà a stare seduto da solo.cuscino allattamento
  • Tessili per neonato in cotone organico o bambù: accappatoi, pigiami, lenzuola per la carrozzina, coperte, body intimi. Di solito si tratta di prodotti leggermente più costosi rispetto alle alternative convenzionali, per cui i neogenitori potrebbero avere delle remore nell’acquisto (viste le tante spese legate all’arrivo di un bebè), ma essere ben felici di riceverli in regalo.
  • Cosmetici naturali per la mamma: olio di mandorle contro le smagliature, crema alla vitamina E per i capezzoli, deodorante naturale e make up minerale. Anche un buono per un massaggio o per una seduta alle terme possono essere un regalo gradito.
  • Sacco nanna. Sempre più diffuso anche da noi, si tratta di un prodotto proveniente dal nord Europa: una sorta di “sacco a pelo”, di solito privo di maniche, con aperture per la testa e per le braccia e chiusura a zip. Si usa in alternativa a coperte e lenzuola ed è ideale per tenere caldi anche i bambini che tendono a scoprirsi. Secondo alcuni studi, inoltre, il sacco nanna aiuta a prevenire la SIDS, la cosiddetta “sindrome della morte in culla” perché, a differenza delle tradizionali coperte, non presenta rischi di soffocamento o strangolamento.
  • Se la neomamma ama viaggiare, sbizzarritevi con gli accessori da viaggio per bambini: bagnetto gonfiabile, culla pieghevole, fasciatoio portatile e chi più ne ha più ne metta.
  • Alle mamme sportive, invece, farà di sicuro piacere un buono per un corso di piscina col neonato, mentre quelle più “artistiche” apprezzeranno qualche lezione gratis di Musica in culla (o Nati per la musica).
  • I libri per bambini, per quanto mi riguarda, non sono mai di troppo: particolarmente consigliati quelli impermeabili e galleggianti, perfetti per i giochi nel bagnetto, indistruttibili e facili da pulire.

Questi, invece, i regali che sconsiglio di fare a un neonato e alla sua mamma:

  • Marsupio tradizionale: i bambini “portati” dovrebbero assumere una posizione “a M”, con le gambe divaricate e le ginocchia leggermente sollevate, pancia a pancia con la mamma o il papà. Solo i marsupi ergonomici o altri supporti come le fasce e i mei tai assicurano questa posizione fisiologicamente più corretta.
  • Bilancia per neonati. In assenza di situazioni eccezionali come prematurità, problemi di crescita o particolari patologie, è sufficiente pesare un neonato in occasione delle visite pediatriche, molto frequenti nei primi mesi. Per essere certi che il piccolo si alimenti a sufficienza basta assicurarsi che sporchi almeno 6 o 7 pannolini al giorno, senza entrare nel tunnel ansiogeno e compulsivo della “pesata selvaggia”.
  • Cosmetici baby contenenti paraffina, siliconi, petrolati e oli minerali. Non ammazzano, d’accordo, ma disidratano la pelle e possono favorire l’insorgenza di acne, dermatiti e intolleranze.
  • Talco e salviettine umide: l’uso di questi prodotti andrebbe limitato il più possibile o escluso completamente.
  • Sterilizzatore: vivere in un ambiente “asettico” non aiuta lo sviluppo del sistema immunitario del bambino. Per sterilizzare ciucci e tettarelle, tra l’altro, basta farli bollire per 5 minuti.
  • Indumenti intimi sintetici.
  • Girello: la maggioranza dei pediatri e dei ricercatori concorda sul fatto che l’uso del girello sia controindicato per ragioni sia fisiologiche che psicologiche (in Canada, tanto per dire, è stato addirittura vietato).
  • Biberon e ciucci: i neogenitori, e in particolare la neomamma, non dovrebbero subire alcun condizionamento nella scelta tra allattamento al seno e latte artificiale.
    E voi 
    cosa aggiungereste alla lista? Scrivetelo nei commenti!

Questo post partecipa all’iniziativa #mammealnaturale promossa da Il Bambino Naturale.

18 Dicembre 2013 18 Commenti
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mamma green

Natale (al) verde? Idee per un 25 dicembre sostenibile

by Silvana Santo - Una mamma green 16 Dicembre 2013

Se avete un animo verde come la sottoscritta. Se siete cronicamente al verde (come la sottoscritta, a-hem). Se il gelido bianco e il tradizionale rosso vi hanno stufato, se l’oro vi pare troppo barocco e preferireste un Natale di verde vestito. Se ci tenete al significato religioso del 25 dicembre e vorreste una svolta all’insegna della sobrietà e del buon gusto. Beh. Avete in ogni caso un motivo per cercare di rendere il vostro Natale – con tutti i suoi annessi e connessi – più sostenibile e “leggero”. Per l’ambiente, per il portafogli e per il vostro fegato.

E se temete che questo significhi rassegnarsi a delle feste squallide e di basso profilo, permettetemi di contraddirvi. Un Natale green non ha niente da invidiare al più sfavillante e opulento dei 25 dicembre. Dei regali sostenibili abbiamo già detto, ma anche il tour de force pappatorio può essere gestito senza per forza trasformarsi nella brutta copia di Pantagruel. In che modo? Riducendo le porzioni, prima di tutto (al cenone della Viglia sarete in dieci? Fate la spesa per otto persone). Ma anche optando per ricette più leggere e organizzandosi per conservare gli eventuali avanzi: doggy bag per gli ospiti, porzioni da congelare, piatti pronti da regalare alle mense Caritas o al Banco Alimentare. Al di là delle quantità, comunque, cercate di inserire nel menu delle feste solo ingredienti locali e di stagione. Porterete in tavola piatti più gustosi, più nutrienti e sicuramente più ecologici (per mangiare delle “vere” fragole, dopo tutto, basta aspettare solo qualche mese).

Se poi siete indietro con gli addobbi e le decorazioni, affidatevi al fai da te, recuperando materiali di scarto come carta, stoffa, lana, legno e imballaggi in plastica. Coinvolgere i bambini sarà il massimo del divertimento, soprattutto se deciderete di usare materie prima naturali come frutta secca, scorze di agrumi, foglie e fiori secchi. E per quanto riguarda l’albero di Natale, non date per scontato che “finto è più ecologico”. Quello artificiale (realizzato in plastica e raramente made in Italy) va bene solo se pensato per durare molti anni, ma se preferite cambiare ad ogni dicembre, allora meglio optare per un abete vero, purché provenga da coltivazioni controllate e certificate. Dopo l’Epifania sarebbe preferibile metterlo a dimora in un giardino, oppure riportarlo al vivaio dove è stato acquistato.

E se portate la famiglia al Circo di Natale, mi raccomando: niente animali

16 Dicembre 2013 0 Commenti
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colori mamme
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Mamme di tutti i colori

by Silvana Santo - Una mamma green 9 Dicembre 2013

Io sono una mamma verde, lo sapete. O, per meglio dire, ci provo come posso. Per le mie convinzioni personali, ma soprattutto perché da qualche tempo sfoggio un paio di occhiaie che farebbero crepare d’invidia Dario Argento, sua figlia e pure il suo ex genero. Al di là del mio incarnato da Visitors, comunque, di mamme, in giro, se ne vedono davvero di tutti i colori (io stessa, a dire il vero, viro molto spesso verso altre tonalità). E voi, di che colore vi sentite?

La mamma rosa
Quella che da quando è diventata mamma vede il mondo tempestato di cuoricini di glassa. La vita è un lunghissimo bagno nel miele, i problemi dell’umanità si sciolgono come neve al sole dinanzi al sorriso incompleto del suo pargoletto. Parla per vezzeggiativi e non ricorda più il nome che ha dato a suo figlio, ormai ribattezzato “cucciolotto puffoloso”

La mamma nera
Incazzosa, esaurita e frustrata, è intimamente convinta di essere la prima donna al mondo ad avere a che fare con un pupo insonne e scagazzante. Ce l’ha con tutti: con le amiche senza figli, con quelle che i figli ce li hanno, con la vicina di casa, con la madre e con la suocera. Soprattutto, ce l’ha con il padre di suo figlio, colpevole di averla messa incinta e di non essere il genitore disponibile che lei si aspettava. Ad esempio perché non allatta al posto suo.

La mamma a pois
Crede di aver scodellato una versione bonsai di Cindy Crawford ed è disposta a spendere un capitale in microvestiti dal maxicosto. Ha sfogliato l’ultima rivista di moda nel ’97, nella sala d’attesa del suo dentista, ma è aggiornatissima su tutti i trend dell’abbigliamento baby. Lei si veste ai banchi del mercato, ma suo figlio rigurgita ogni giorno su capi griffatissimi pieni di loghi a forma di animali. Ancora non lo sa, ma sta allevando il perfetto punkabbestia.

La mamma rossa
Saranno gli ormoni della gravidanza, sarà il seno aumentato di un paio di taglie per via all’allattamento. Ma la mamma rossa ha una libido alla Rocco Siffredi, e ci tiene a dimostrare al mondo che la sua attività sessuale non è morta in sala parto. Dai leggings di pelle nera allo stiletto borchiato, tutto in lei grida: “Sono una mamma, non sono una santa”.

La mamma marrone
Letteralmente ossessionata dalla cacca della sua prole, ha giurato a San Pellegrino, patrono degli stitici, di parlare di escrementi almeno una volta al giorno per il resto della propria vita. Il pensiero che il suo argomento preferito faccia letteralmente cagare non la sfiora neanche.

La mamma arancione
La maternità l’ha resa più buona di Madre Teresa di Calcutta e più ecumenica di Lorenzo Jovanotti. Prima inveiva contro le file alla posta, il maltempo, la riforma delle pensioni, ora pubblica citazioni del compianto Mandela sulla sua pagina Facebook. Sarebbe una perfetta premier perdente nelle file del Partito Democratico.

La mamma trasparente
Quella che ogni acquisto è per suo figlio, ogni conversazione comincia con “mio figlio”, ogni fotografia delle vacanze immortala esclusivamente suo figlio. Di solito suo marito si maledice per non aver sposato una mamma rossa.

9 Dicembre 2013 9 Commenti
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Natale, dieci idee per un regalo ecologico

by Silvana Santo - Una mamma green 2 Dicembre 2013

(Ed economico)

Natale1Il consumismo natalizio vi tenta, ma anche no? La crisi morde e in tasca avete solo ragnatele e quel bottone saltato dalla camicia celeste? Pensate che non sia il caso di celebrare con eccessi e patacche quella che dovrebbe essere la festa della semplicità e della sobrietà (è pur sempre il compleanno di uno che è nato in una stalla…)? Ecco a voi 10 idee per un regalo di Natale ecologico, semplice e a buon mercato.

1) Il regalo hand-made
Che sia un giocattolo fai da te, un barattolo di conserva bio o una classica sciarpa fatta in casa, la strenna autoprodotta rimane un must. Economica e facilmente personalizzabile, oltre che potenzialmente ecofriendly, ad esempio se realizzata recuperando avanzi di materiale. Se poi siete negati per il lavoro creativo manuale (come me, che praticamente non ho il pollice opponibile), potete regalare una compilation musicale o la stampa di una foto che avete scattato personalmente. Sconsigliati in ogni caso cuoricini e glitter se il regalo è destinato a un più che quattrenne.

2) Il regalo alimentare
Viviamo nella terra delle produzioni gastronomiche tipiche. In pratica non esiste città, paese o villaggio che non vada orgoglioso di un qualche prodotto tipico, dal formaggio che puzza al vino che frizza, dal peperoncino che picca al miele che appiccica. Ecco allora il regalo di Natale perfetto: cibo, vino, olio e chi più ne ha più ne metta. Purché si tratti di prodotti a chilometro zero (cioè coltivati, trattati e confezionali localmente), meglio ancora se biologici. E se la strenna è destinata a un bambino molto piccolo? In questo caso si può sempre optare per un bel cesto di pappe fatte in casa.

3) Il regalo democratico
Se non sapete cosa scegliere, o semplicemente non volete che il vostro regalo finisca nella spazzatura, lasciate che sia lo stesso destinatario a decidere. La maggior parte dei negozi online, oltre che numerosi brand di moda e cosmetici, propongono schede regalo o buoni acquisto di valore variabile. Eviterete di gettare via soldi, tempo e materie prime. E farete davvero felice qualcuno. Scegliete cosmetici naturali ed ecologici o indumenti realizzati in tessuti naturali.

4) Il regalo riciclato
Vi viene in mente qualcosa di più ecosostenibile? Quale migliore occasione per liberarvi di un oggetto che non usate ma che potrebbe far gola a qualcuno? A chi si offende potete sempre dire “L’ho fatto per l’ambiente” 😉

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2 Dicembre 2013 10 Commenti
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Halloween: una festa ecologista?

by Silvana Santo - Una mamma green 30 Ottobre 2013

greatpumpkinNiente Halloween, in casa Mamma Green. Almeno per quest’anno. BigD non ha ancora 9 mesi, la zucca la mangia di gusto mischiata al pollo o al formaggio spalmabile, ma non ha idea di cosa voglia dire dolcetto o scherzetto (soprattutto, ahilui, non sa cosa siano i dolcetti, visto che è bello in carne e il suo svezzamento è rigorosamente sugar free). Quanto ai grandi di casa, confesso che non abbiamo mai acquisito l’abitudine di celebrare questa ricorrenza anglosassone, anche perché di solito la trascorriamo a zonzo per l’Italia o per l’Europa (ogni scusa è buona per organizzare un viaggio!). E poi, l’ultima volta che abbiamo provato ad accendere delle candele in casa abbiamo seriamente rischiato il falò di gatto (alert sarcasmo per i potenziali lettori animalisti: sto scherzando!).

Suppongo però che presto ci toccherà metterci al passo coi tempi, per cui meglio iniziare a studiare per tempo. Apprendo dunque, con piacevole stupore, che la festa delle zucche svuotate e delle maschere macabre potrebbe avere, in fondo in fondo, un cuore ecologista.  Da alcuni storici, infatti, l’origine di Halloween viene fatta risalire alla festa celtica di Samhain, una ricorrenza con cui le antiche popolazioni dell’Inghilterra, dell’Irlanda e della Francia settentrionale festeggiavano l’inizio del nuovo anno (fissato il 1 novembre). I riti di Samhain, in buona sostanza, puntavano a ingraziarsi gli spiriti della natura, affinché assicurassero un meteo propizio e messi feconde.

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30 Ottobre 2013 6 Commenti
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Disturbo da deficit di natura: così si ammalano i bambini di città

by Silvana Santo - Una mamma green 23 Ottobre 2013

Qualche mese fa è venuto a trovarmi un amico che vive in una grande città del Nord. Con lui c’era anche suo figlio, che allora aveva circa un anno e mezzo. Ricordo di essere rimasta molto colpita dalla reazione del bambino di fronte a uno dei tanti alberi di agrumi che prosperano nei giardini privati del mio quartiere (vivo in un paesone dell’hinterland napoletano, nonostante il cemento e l’ansia da Terra dei fuochi, qui un sacco di gente ha un orto sotto casa). Più che interessato o attratto da quelle belle sfere arancioni, il piccolo sembrava semplicemente sorpreso. Stupefatto, meravigliato, incredulo. Sbalordito. Al momento sono rimasta a mia volta stupita dalla sua reazione, ma poi ho realizzato che per un bimbo italiano (e non solo) cresciuto in una grande città, una pianta di mandarini non è, effettivamente, uno spettacolo così consueto.

Allora ho provato una certa tristezza, soprattutto pensando alle conseguenze che il distacco dalla natura sembra causare su bambini e ragazzi. Non mi riferisco alle conseguenze dal punto di vista culturale e comportamentale – per quanto l’indifferenza dilagante tra i più giovani mi atterrisca non poco – ma agli effetti che l’assenza della natura sembra determinare sulla psiche e sulla personalità dei piccoli. L’allontanamento dagli elementi naturali, infatti, potrebbe essere alla base di una serie di disturbi psicologici sempre più diffusi nella popolazione infantile: difficoltà di concentrazione, ansia, insicurezza e iperattività. Per non parlare del sovrappeso e dei problemi nelle relazioni col prossimo.

Il primo ad avanzare questa ipotesi, parlando di Nature deficit desorder (Disturbo da deficit di natura), è stato Richard Louv, esperto americano di psicoterapia, consigliere del National Scientific Council, fondatore del Children and Nature Network, editorialista del New York Times e del Christian Science Monitor. Nel suo libro “L’ultimo bambino nei boschi: salvare i nostri figli dal disturbo da carenza di natura” (Rizzoli, 2006, euro 19), Louv sostiene, in soldoni, che la separazione dagli elementi naturali faccia molto male alla salute. Soprattutto a quella dei bimbi e degli adolescenti, che ormai si vedono quasi sempre costretti a crescere separati dagli alberi e dalla terra, dai fili d’erba, dalle ghiande e dai semi, dai formicai e dagli stagni brulicanti di vita, dai nidi colmi di uova e dalle crisalidi attaccate alle foglie.
Un’ipotesi che non ha incontrato pareri unanimi ma che, personalmente, mi sembra fondata e plausibile. Il disagio psicologico con cui bambini sempre più piccoli si trovano a fare i conti è un dato di fatto, che molte volte si affronta semplicemente ricorrendo a somministrazioni sempre più precoci di psicofarmaci di vario tipo. Le cause di questo fenomeno, che comprende iperattività, disturbi dell’attenzione, aggressività, deficit dell’apprendimento e tendenze autolesioniste, sono evidentemente molteplici (da profana, presumo che includano fattori familiari e sociali, ma anche alimentari ed economici), ma non occorre una specializzazione in neuropsichiatria infantile per constatare gli effetti benefici di una corsa a piedi nudi in un prato, o di una sessione di giochi con un gatto accondiscendente.

Sarà per questo che esiste la pet terapy; che nonostante la crisi economica e i ritmi quotidiani sempre più serrati, le famiglie si ostinano a ospitare cani, gatti e canarini; che i ghiacciai e i fondali marini, le pozze termali e le campagne in fiore continuano a sedurre umani di ogni età, origine e condizione sociale. Sarà per questo, più semplicemente, che il mare in tempesta e il cielo stellato riscuotono mediamente molto più successo del più premiato dei film di Hollywood. Io non so quanti dei ragazzini isterici e complessati che circolano di questi tempi possano essere davvero curati sostituendo la Playstation con una casa sull’albero, ma penso che valga sempre la pena tentare. Anche se viviamo nella più grigia e inquinata delle città, basta una passeggiata in un parco spelacchiato, qualche pianta in terrazzo o un acquario pieno di pesci per cominciare a invertire la tendenza. Per ricondurre i nostri figli là da dove veniamo tutti, per iniziare piano piano a restituirli alla natura. La loro, prima di tutto.

23 Ottobre 2013 8 Commenti
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mamma green

Eco- come ecologia. Eco- come economia

by Silvana Santo - Una mamma green 16 Ottobre 2013

Uno dei pregiudizi più duri da sradicare a proposito di consumo sostenibile e stili di vita ecofriendly è il presunto sovrapprezzo da sobbarcarsi per finanziare le proprie scelte “verdi”. I cosmetici ecologici, il cibo bio e in generale tutti i prodotti a basso impatto ambientale vengono di solito ritenuti più costosi delle alternative, per così dire, mainstream. Eppure, come spesso accade per i falsi miti più duri a morire, non c’è niente di più scorretto, soprattutto per quel che riguarda i prodotti per la prima infanzia. Essere una mamma green, in poche parole, quasi sempre significa anche essere una mamma che risparmia: ecologia ed economia, d’altra parte, hanno la stessa radice (dal greco: οίκος, oikos, che significa casa).

Prima di tutto, l’occhio “eco” più allenato sa bene che molti acquisti considerati indispensabili in realtà sono del tutto evitabili, o almeno ridimensionabili fortemente. Nel caso di un bambino piccolo, ad esempio, la semplice scelta di limitare il più possibile l’uso delle salviette imbevute si traduce in un risparmio sicuro. Anche sul versante della cosmesi, essere green fa bene al bilancio familiare: la lista di prodotti superflui o quasi, infatti, in questo caso si allunga, comprendendo il talco, la colonia, i famigerati oli a base di paraffina e il baby shampoo. A BigD, per esempio, bastano un po’ di amido di riso disciolto nell’acqua del bagnetto (una confezione e mezza in oltre otto mesi di tuffi quasi quotidiani) e qualche goccia di olio detergente ecobio sulla spugna (siamo appena al secondo flaconcino). La pasta protettiva all’ossido di zinco, invece, la usiamo quasi ad ogni cambio, ma la scelta di un marco ecobio made in Italy, estraneo alle logiche del marketing e della pubblicità, ci permette di contenere i costi, spendendo meno di molti prodotti concorrenti “da supermercato”.

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16 Ottobre 2013 3 Commenti
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mamma green

Natura vincit. Di anatre impavide e samare nel vento

by Silvana Santo - Una mamma green 30 Settembre 2013

La natura vince su tutto. Sul degrado, sull’abbandono, sulle miserie umane. Sull’incuria e sull’indifferenza. Vince sulla maleducazione, sulla mancanza di senso civico e sul Patto di stabilità. È questo che ho pensato – o forse l’ho piuttosto sperato, non saprei dirlo con certezza – durante una passeggiata domenicale con BigD e suo padre nel fatiscente parco pubblico della mia città.

parco_laghetto

Tra le panchine divelte e le fontanelle arrugginite, oltre i prati spelacchiati e i cumuli di immondizia, al di là dei sentieri dissestati e delle giostrine cigolanti, la natura continua a trionfare. La vedi dappertutto, se sai dove cercare: nelle samare disperse dal vento, negli ultimi pipistrelli autunnali che indugiano a caccia di zanzare, negli uccelli di passaggio, nei nugoli di girini che popolano lo stagno lurido.

parco_samara

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30 Settembre 2013 2 Commenti
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E se diventa ecoscettico? La libertà dei figli e le aspettative di una madre

by Silvana Santo - Una mamma green 26 Settembre 2013

Libertà è sempre stata una delle mie parole preferite. Accendeva i miei sogni di ragazza, animava gli slogan urlati dietro striscioni colorati, compariva tra le righe firmate da morti illustri di nome Yeshu’a, Ernesto, Mahatma. Riempiva le conversazioni con le amiche di allora (che sono anche le amiche di oggi, e ci sarà un motivo), provocava desideri struggenti di viaggi, amori, ribellioni. La cercavo nelle note gitane, nei libri. Nei tramonti di brace che si gettavano nel Tirreno, nelle bandiere – prima rosse, poi arcobaleno – che sbattevano nel vento. Negli anni è stata una compagna leale, per quanto un po’ troppo esigente. È scesa a patti col suo nemico giurato, il Compromesso, e mi ha condotto dove sono adesso: nella pelle di una donna diversa dalla ragazza di 15 anni fa, ma fedele all’adolescente magrissima di allora. Ancora troppo idealista per qualcuno, ormai irrimediabilmente disincantata per qualcun altro.

Ma adesso che sono madre, la libertà ha assunto un sapore nuovo. Il gusto agrodolce delle possibilità che si aprono davanti a mio figlio, del suo diritto all’autodeterminazione, delle strade che batterà nel futuro, mi auguro lunghissimo e splendente, che gli si para dinanzi. BigD viene da me, sono io che l’ho fabbricato insieme a suo padre, e per certi versi più di lui. Ma è altro da me. E il rispetto che gli devo mi impone di guardarlo diventare ciò che lui vorrà essere. Di lasciarlo libero, appunto. Libero di pensarla come vuole in tema di politica, di religione, di soldi. Di scegliersi il lavoro che vorrà, di vivere dove sentirà di aver trovato una casa. Libero di amare chi vorrà. Inevitabile sulla carta, potenzialmente molto difficile nell’applicazione.

libertà2Adesso mi dico che dovrò accettare qualsiasi sua azione, purché legale, che imparerò a comprendere le sue scelte pur senza condividerle, purché queste non siano dannose per qualcuno. Posso pensare di tollerare un BigD con una visione politica opposta alla mia, per intenderci, ma non resterei in silenzio a guardare un figlio omofobo, o razzista. Ma se lui – e lo scrivo piano – dopo anni di prodotti Ecolabel e raccolta differenziata, nonostante, o forse a causa (sic!) di ettolitri di rimedi naturali e cosmetici alternativi, decidesse che della Terra non gliene frega un beneamato piffero, che il verde gli piace solo perché è il colore del pesto alla genovese, io sarei in grado di accettarlo? Non dico diventare un piromane o un torturatore di cani e gatti – qui rientriamo, finanche in questo sventurato Paese, nella sfera dell’illegalità, per fortuna. Il che, secondo il mio stesso principio, mi autorizza a incazzarmi a morte, nella sciagurata eventualità – ma semplicemente uno che consuma senza limiti né domande. Uno sprecone di risorse naturali, un irriducibile della crapula, un inquinatore emerito. Uno, per dire, che si compra il Suv per girare in città e che mangia ogni giorno nei piatti di plastica. Finirei col diventare una madre critica e insopportabile? Ammesso che l’amore di madre resti intatto – perché lo resterebbe – riuscirei però a non sentirmi delusa come nessuna madre dovrebbe sentirsi quando le proprie aspettative, perché di questo si tratta, in buona misura, vengono in qualche modo tradite dalla realtà? Per amore di verità devo rispondermi che non lo so. Che è facile dirsi, con la testa e con le labbra, pronti a capire e ad accettare in ogni caso, ma poi la pancia, talvolta, dice altro. E di solito la pancia mette a tacere testa e labbra. Per adesso, dunque, non mi resta che seminare e attendere. Sperando per lo meno di non ritrovarmi un figlio juventino.

Questo post è dedicato alla mia amica Luisa e al viaggio in Australia che un giorno faremo insieme.

 

26 Settembre 2013 14 Commenti
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essere madremamma green

La solitudine di una mamma green

by Silvana Santo - Una mamma green 19 Settembre 2013

Pensieri inquinati di una madre non convenzionale

Che poi questa cosa io l’ho sempre saputa. Ben prima di diventare mamma, addirittura prima di diventare green. È inevitabile: la latitudine a cui nasci e cresci condiziona la tua vita in modo profondo e in parte irrimediabile. Non solo influenza le tue abitudini alimentari (e quindi l’aspetto fisico e, in qualche caso, le condizioni di salute), il modo in cui vivi i rapporti familiari, il grado di tolleranza al maltempo e la capacità di reggere l’alcol. Il posto in cui nasci e cresci finisce col decidere in larga parte quante e quali opportunità ti saranno concesse e, cosa forse ancora più importante, la natura della maggioranza delle persone che incontrerai. Nel caso di questa ragazza green, che a un tratto si è concessa pure il lusso di diventare mamma, ha comportato molte volte un supplemento di fatica per riuscire ad essere ciò che è, uno sforzo extra per superare certi confini che, prima che geografici, sembrerebbero mentali o culturali.

Nel posto in cui vivo, una mamma green nuota controcorrente, il più delle volte quasi sola. Non perché sia migliore delle altre madri, s’intende, ma perché, a differenza di molte, ha potuto scegliere. Decidere se vuole davvero conformarsi al modello opulento e convenzionale che di solito viene proposto come l’unico possibile. Se desidera, per sé e per la sua famiglia, quello che la maggioranza ritiene essere il meglio o quello che lei stessa e la sua famiglia, di volta in volta, giudicano la scelta più opportuna. Una mamma green, nel posto in cui vivo io, in un certo senso è una madre più libera, a cui è stato concesso di andare oltre – le apparenze, i falsi miti, le mode.

Ma è anche una madre più sola. Che non di rado riconosce un certo scetticismo nel suo interlocutore (specie se si tratta di un’altra madre, diversamente colorata), che spesso è chiamata a fornire una giustificazione supplementare alle proprie scelte. Che, anche quando il modello che propone viene guardato con interesse genuino, rimane in buona sostanza un “tipo originale”, una genitrice alternativa e magari un po’ viziata che, forse, persevera nelle sue stravaganze più per anticonformismo che non per reale convinzione. Una che, per dirla con quattro lettere, in fondo in fondo è un po’ snob.

Una mamma green, nel posto in cui vivo, è pure una mamma stanca, più stanca della media già significativa delle mamme. Perché sa che quello che ha scelto per suo figlio – un indumento, un giocattolo, un alimento, un sapone – quasi sempre non sarà disponibile nel negozio sotto casa, e neanche nel supermercato più fornito della zona. Dovrà cercarlo in qualche raro punto vendita specializzato, prenotarlo con settimane di anticipo, farselo procurare da un amico che vive altrove, acquistarlo online, oppure farlo da sé, ammesso che riesca a trovare le materie prime necessarie. Qualche volta, sarà costretta a rinunciare, ripiegando sul surrogato che le pare il compromesso migliore tra quello che vorrebbe e quello che può avere.

Di certo non è una mamma più povera, perché, a dispetto del luogo comune diffuso strumentalmente da chi sostiene e incoraggia il modello “tradizionale”, pesare meno sulla Terra, nella stragrande maggioranza dei casi, permette di alleggerire anche il bilancio familiare (e questa è un’altra verità che la mamma green che vive alle mie latitudini deve difendere con le unghie e con i denti dallo scetticismo e dal sarcasmo dei più). Ma ogni tanto, per lo meno nel mio caso, è una mamma più preoccupata, perché sa che domani suo figlio potrebbe incrociare gli stessi sguardi perplessi che ogni tanto gelano lei e chiederle per quale assurda ragione non lo abbia lasciato crescere nella stessa beata inconsapevolezza degli altri. Potrebbe rimproverarle di aver scommesso a suo nome sul cavallo perdente, di averlo reso meno simile ai propri simili, di avergli imposto una diversità che lui non voleva. Di averlo reso, in qualche modo, più solo. E questo, per una mamma di qualsiasi colore, sarebbe un peso davvero insopportabile.

Vero è, mi dico nelle notti in cui non riesco a dormire, che questo rischio – il rischio di vedersi presentare dai figli il conto dell’imposizione arbitraria dei propri criteri – esiste per qualsiasi tipo di madre, verde, rossa o gialla che sia. E la speranza, solida, tutto sommato, è che il tempo dia senso e peso alle mie scelte, legittimi le mie decisioni e le avvalori. Le renda meno bizzarre e più facilmente condivisibili. A quel punto, e forse soltanto allora, saprò che la mia solitudine di madre non sarà stato un sacrificio vano.

19 Settembre 2013 11 Commenti
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