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Categoria:

gravidanza e parto

gravidanza e partomamma green

Post partum: tre idee green per semplificarsi la vita

by Silvana Santo - Una mamma green 6 Novembre 2014

Ogni madre lo sa bene: le prime settimane dopo il parto possono essere un vero incub un periodo molto impegnativo anche per le più organizzate. I postumi del parto da smaltire, le poppate che si susseguono a ritmi incalzanti, pannolini da cambiare di continuo, panni che si sporcano come per magia (nera), visite di parenti, amici e conoscenti alla lontana, che lungi dal dare una gradita mano nelle pulizie di casa, si piazzano in salotto a qualunque ora del giorno dispensando commenti superflui mentre tu sfoderi le tette e preghi che tolgano il disturbo il prima possibile.

Se poi quello che arriva è il secondo figlio, gli impegni sono evidentemente moltiplicati. Ecco allora tre idee per migliorare almeno un po’ la situazione, senza gravare troppo sull’ambiente, sulla propria salute e sul bilancio familiare.

Primo: riempi il congelatore di piatti pronti fatti in casa
Con un neonato per casa, mangiare può smettere davvero di essere una delle esigenze primarie dell’organismo della mamma (e del papà). Ingurgitare tramezzini, crackers e banane, però, non è esattamente il comportamento alimentare migliore per una donna che ha appena partorito e che, magari, allatta anche. Ecco perché può rivelarsi molto utile tenere in congelatore una scorta di piatti fatti in casa già pronti da riscaldare, o di pietanze semi-lavorate rapide da cuocere, già suddivise in porzioni e opportunamente etichettate. Questo eviterà anche di ricorrere troppo spesso a cibi confezionati o da asporto, che di solito sono molto costosi e troppo calorici, oltre che decisamente più inquinanti (imballaggio, emissioni causate al trasporto, ingredienti di dubbia provenienza o fuori stagione, etc). Io, ad esempio, ho passato le ultime settimane di gravidanza a preparare sughi pronti, brodo vegetale, passati di legumi e verdure, parmigiane light, pasta al forno, bastoncini di pesce, polpette e fettine panate da infornare. Una fatica che spero si rivelerà utile dopo il parto.

kit-party

©Minimo Impatto

Secondo: fai scorta di stoviglie usa e getta compostabili
Con i ritmi serrati di una neomamma, ogni momento possibile dovrebbe essere dedicato al riposo. Per cui, specie se, come nel mio caso, non si possiede una lavastoviglie, il tempo impiegato per lavare piatti e bicchieri può risultare davvero prezioso. Per i primi tempi, pertanto, si può scegliere di concedersi delle stoviglie monouso, cercando però di limitare il più possibile l’impatto sull’ambiente. In che modo? Optando per prodotti biodegradabili e compostabili, che possono essere gettati tranquillamente nel secchio dell’organico. A questo proposito, io devo ringraziare con tutto il cuore l’eco-store online Minimo Impatto, che ha pensato benissimo di regalarmi un kit party da 100 coperti di stoviglie compostabili: 100 piatti piani in polpa di cellulosa del diametro di 22 cm; 100 piatti fondi in polpa di cellulosa del diametro di 16 cm; 100 bicchieri in pla; 100 forchette in legno; 100 tovaglioli in carta riciclata e anche 2 sacchi 70 x 110 in Mater Bi per la raccolta dell’umido. Un’idea perfetta per chi deve organizzare una festa o un pranzo con molti invitati, ma anche per le mamme sfinite dal puerperio, che hanno bisogno di ridurre per qualche tempo il carico di lavoro in casa, ma non vogliono per questo sentirsi troppo in colpa per la mole di spazzatura prodotta. Per inciso, ho già avuto modo di provare le stoviglie in occasione di un recente guasto all’acquedotto, e la tenuta meccanica e termica è ottima. Le “scodelline”, tra l’altro, sono ideali per le pappe!

Terzo: prova a spannolinare il primogenito
Lo suggeriva anche Silvia Gianatti nel suo libro “Guarda che sono due”: se il figlio maggiore sarà libero dal pannolino, i neo genitori bis potranno risparmiarsi un po’ di fatica. Partite per tempo e non forzate i tempi. Io con Davide onestamente non ci ho neanche provato: lui non dice ancora una parola e non mi sembrava affatto pronto a un passo del genere. Pazienza. Speriamo di cavarcela ugualmente…

6 Novembre 2014 9 Commenti
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essere madregravidanza e partouna mamma per due

Mai più incinta. Mai più completa

by Silvana Santo - Una mamma green 31 Ottobre 2014

L’attesa sta per compiersi. Il tempo liquido del “non ancora”, in cui tutto può succedere (nel bene e nel male) è quasi concluso. Pochi giorni ancora e poi smetterò di essere incinta. Presumibilmente per sempre, salvo imprevisti eclatanti o improbabili ripensamenti. Mi chiedo se e cosa resterà nella mia memoria. Quanto di questi lunghi anni di pienezza, trascorsi in un corpo alternativamente, se non contemporaneamente, gravido o in allattamento, rimarrà a farmi compagnia mentre i figli cresceranno, e io saluterò una volta per tutte, di certo senza averne piena coscienza, la mia lunga giovinezza.

Riuscirò a ricordare la sensazione di un corpo che cresce sotto al mio respiro? Di un figlio che mi colpisce dall’interno, con una indifferenza che presagisce il cinismo con cui forse mi tratterà – me, sua madre – negli anni dell’adolescenza? Di una mano piccolissima che mi accarezza dove nessun altro potrebbe mai, che un millimetro alla volta mi sposta il cuore un po’ più in là?

Resterà nelle mie orecchie lo scorrere di quel flusso mistico di sangue e cellule e molecole che costruisce e modella e rimpingua un essere umano che prima non esisteva, e che adesso occupa uno spazio che non sapevo ci fosse, al centro di me? Uno spazio sempre più grande, destinato a lasciare un vuoto che, forse, niente e nessuno potrà mai più obliterare di nuovo?

Scomparirà quel brivido adrenalinico di onnipotenza di chi, con l’arroganza che appartiene solo agli umani, si mette un bel giorno a imitare Dio, plasmando dal nulla, nel silenzio amniotico delle proprie viscere, un essere che non c’era, dandogli un nome, un corpo, dei connotati? Costruendogli un’anima, replicando quell’eresia così naturale che si ripete imperterrita dall’alba più lontana della storia dell’umanità?

Non sono in grado immaginare cosa resterà, nella mia mente, della mia pancia tesa, delle vene azzurrognole che solcano la mia pelle, del respiro accorciato dall’urgenza di crescere del figlio che mi nuota dentro.

Quello che so con certezza granitica, però, è che il mio corpo diviso – che per altri nove mesi è stato mio come non mai, ma non più soltanto mio, che ha ospitato un cuore e una mente altri, ma fatti da me e di me, che ha visto mischiarsi il mio sangue di madre con quello piccolo di un figlio – non potrà mai più tornare integro, mai completo.

Avrà due pezzi di sé sparsi per il mondo. Due germogli cresciuti e trapiantati chissà dove, nutriti da un humus sconosciuto, ma impastati della stessa linfa che mi scorre dentro. Con le radici affondate per sempre dietro al mio ombelico, nel vuoto roseo e ovattato che risiede tra la mia schiena e la pelle quasi trasparente.

Fino all’ultimo respiro che esalerò, l’integrità del mio corpo di madre non mi verrà mai restituita. A causa della sola mutilazione capace di migliorarti la vita, invece di sciuparla per sempre.

31 Ottobre 2014 37 Commenti
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allattamento al seno
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#allattaserena anche mentre sei incinta: la mia esperienza di allattamento in gravidanza

by Silvana Santo - Una mamma green 27 Ottobre 2014

Quando ho scoperto di essere incinta per la seconda volta, il mio primogenito aveva circa 13 mesi e lo allattavo ancora. Si trattava di un allattamento per così dire residuale, soltanto notturno e associato a un’alimentazione ormai “da grande”, ma comunque ancora molto importante per BigD, non tanto per ragioni strettamente nutritive (anche se mio figlio non ha mai assunto altro latte a parte il mio), quanto per una questione di contatto fisico, relazione madre-figlio e rassicurazione.

Neanche per un attimo, quindi, ho pensato di pretendere che lui rinunciasse all’improvviso a questo rito così speciale, solo perché ero in attesa di un fratellino. La decisione di continuare ad allattarlo, aspettando che lui fosse naturalmente pronto per staccarsi dal seno (non me la sarei comunque sentita di continuare dopo il parto con un allattamento in tandem) è stata immediata e incontrovertibile. Personalmente, non ho sentito neanche l’esigenza di informare in dettaglio il ginecologo che mi sta seguendo durante la gravidanza. Tutto quello che ho fatto è stato continuare a fare esattamente come prima, assicurandomi con regolari controlli del sangue che il mio organismo reggesse senza problemi al doppio impegno simultaneo.

L’allattamento di Davide è proseguito per quasi cinque mesi dopo l’inizio della mia seconda gravidanza, senza che questo costituisse mai un problema per il mio corpo. La scelta di interromperlo è arrivata solo quando mio figlio sembrava effettivamente “pronto” (infatti è stata praticamente indolore), le poppate notturne si erano progressivamente ridotte e, soprattutto, si avvicinava il momento in cui lui avrebbe dovuto ammortizzare altre novità importanti, dall’inserimento al nido all’arrivo del fratello/sorella, per cui mi sembrava giusto proporgli un solo cambiamento per volta.

Eppure, la mia scelta di proseguire con l’allattamento al seno anche durante la gravidanza ha suscitato un certo stupore, se non proprio qualche preoccupazione, in alcune persone vicine. In effetti, l’erronea convinzione che una donna che si scopre incinta debba immediatamente smettere di allattare resiste ancora, nonostante le recenti evidenze scientifiche che escludono, in linea generale, rischi per la salute della gestante e del feto, oltre che del lattante.

A dirlo, ovviamente, non è solo e non è tanto la mia esperienza (e quella di molte altre madri), ma diversi documenti scientifici, tra cui un recente comunicato del Ministero della Salute che riporta le conclusioni del Gruppo di studio sull’allattamento al seno della Società italiana di medicina perinatale (SIMP) e del TAS (Tavolo tecnico operativo interdisciplinare per la promozione dell’allattamento al seno) dello stesso Ministero della Salute.

In pratica, secondo gli esperti «non è documentato in letteratura un aumentato rischio di aborto nelle madri che allattano durante la gravidanza, né che la suzione al seno collegata all’allattamento possa determinare parto pre-termine per attivazione delle contrazioni uterine». In un paese come l’Italia, in cui le donne gravide sono generalmente sane e ben nutrite, non esiste inoltre «un aumentato rischio di ritardo di crescita intrauterino né di malnutrizione materna». Gli studiosi ricordano che occorre comunque fare attenzione, soprattutto in situazioni particolari – donne adolescenti, condizioni di malassorbimento, presenza di patologie croniche, etc – e che è fondamentale monitorare lo stato di salute di mamma, bambino e lattante attraverso i normali controlli medici periodici.

Quanto a me, rammento con un senso di particolare “pienezza” quei mesi in cui il mio corpo di mammifera ha mostrato al massimo le proprie potenzialità, crescendo una piccola vita nel profondo di sé e contemporaneamente continuando a distillare nutrimento e amore liquido per il mio bambino già nato. Per la sottoscritta è stata una scelta istintiva e naturale, ma chi avesse dei dubbi può rivolgersi a una consulente professionale per l’allattamento, preparata a rispondere a tutte le domande del caso, fornire indicazioni e consigli aggiornati (ci si può rivolgere, ad esempio, ad esempio, alla Leche League o alle consulenti IBCLC). In qualche caso, potrebbe essere utile sostenere la lattazione con un integratore naturale a base di sostanze galattogoghe come la galega, il finocchio, il cardo mariano o il fieno greco.

L’importante, come sempre, è che ogni decisione sia presa nella totale autonomia e con la massima serenità, ricordando che si tratta di un fatto privato tra madre e bambino.
[Questo post partecipa alla campagna #allattaserena in collaborazione con LactogalPlus, integratore che favorisce la montata lattea e la secrezione di latte grazie alla presenza di Galega]

27 Ottobre 2014 3 Commenti
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gravidanza e partopost sponsorizzati

Fascia elastica QualiMaternity: recensione

by Silvana Santo - Una mamma green 24 Ottobre 2014

fascia qualimaternityLa chiamano dolce attesa, ma negli ultimi mesi somiglia di più ad un “andarsene in giro con un cocomero enorme sotto il maglione”. Pubalgia, affanno, gambe gonfie e, naturalmente, un mal di schiena che può diventare estenuante. Per questo, nonostante non ami troppo sentirmi “costretta”, quando nell’ultimo trimestre di gravidanza mi hanno proposto di provare la fascia elastica QualiMaternity (prodotta dall’azienda italiana Qualiteam, specializzata in fasce elastiche e supporti post operatori e molto presente anche sul mercato estero) ho accettato volentieri.

Le fasce, realizzate in un materiale privo di lattice e dotate di una ampia chiusura regolabile in velcro, sono disponibili in diverse misure (a seconda della circonferenza della pancia) e in due altezze diverse: 10 o 16 cm. Io ho avuto la possibilità di provare entrambi i modelli di supporto QualiMaternity e personalmente ho preferito di gran lunga la fascia più alta, quella da 16 centimetri. L’ho trovata più “avvolgente” e mi è parso che offrisse un sostegno maggiore alla mia zona lombare, aiutandomi soprattutto ad assumere una postura più corretta.

La cosa migliore di questo prodotto, secondo me, è la praticità: a differenza delle classiche panciere a mutandina, trattandosi di una vera e propria banda elastica, può essere indossata e tolta in qualsiasi luogo e in pochi secondi, senza dover per forza cercare un luogo adatto in cui svestirsi completamente. Accettabile anche la vestibilità, ma va detto che sotto gli indumenti più sottili o aderenti risulta inevitabilmente visibile, soprattutto in corrispondenza della chiusura.

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24 Ottobre 2014 4 Commenti
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gravidanza e partomamma green

Parto: 8 prodotti green da mettere nella valigia per l’ospedale

by Silvana Santo - Una mamma green 20 Ottobre 2014

La valigia per l’ospedale: un vero e proprio must per le mamme che si avvicinano al momento del parto. Per qualcuna, a dire il vero, qualcosa di molto simile a un’ossessione, che spesso finisce per somigliare più alla borsa di Mary Poppins che al bagaglio necessario per un ricovero di pochi giorni.

Se volete provare a rendere il vostro parto più “leggero” e naturale (anche se avrete un cesareo…), ecco qualche suggerimento utile sui prodotti green per la mamma e per il bambino da inserire nella valigia per l’ospedale.

Assorbenti post partum in 100% cotone organico
Che si faccia un parto naturale o si subisca un cesareo, diciamo che la “zona interessata” è già messa a dura prova dalle vicende del parto. Meglio, allora, evitarle il contatto con materiali plastici, sbiancanti chimici e profumi aggressivi. Io utilizzerò gli assorbenti post partum Organyc Maternity, in cotone biologico 100% (lo strato impermeabile a contatto con gli slip è in MaterBi, un materiale biodegradabile e compostabile), ipoallergenici e traspiranti.

coppette lavabili

Coppette assorbilatte lavabili
Sono pratiche (si lavano in lavatrice e assorbono più di quelle usa e getta), sicure (non si appiccicano alla pelle, non irritano e non infiammano) ed economiche. Io ho scelto un modello in bambù color naturale di diametro piuttosto ampio. Acquistate su Amazon (15 euro per 12 coppette). Il retro è in tessuto impermeabile.

Sapone intimo ecologico
Non sono certo io a dovervi dire quanto sia importante l’igiene intima in un momento particolare come il post partum (non che di solito non lo sia, eh!). Evitare detergenti troppo aggressivi o profumati può essere una buona idea, specie per chi ha la pelle molto delicata. Io ho optato per il detergente intimo Equilibra a base di Aloe, che ha una formulazione accettabile (anche se non tutta verde) e che ho già provato in passato con buoni risultati. Chi ha subito un’episiotomia dovrebbe comunque affidarsi ai consigli delle ostetriche per la detersione intima nel periodo che segue il parto.

body bioBody neonato in cotone organico
L’ideale per la pelle delicatissima del neonato, che non ha mai sperimentato il contatto con alcun tipo di tessuto o sostanza chimica. Zero residui tossici, niente pesticidi, nessun colorante potenzialmente allergenico. Io avevo già i body di Davide della linea crescendo Coop, che ovviamente riutilizzerò con suo fratello/sorella.

Olio ecologico per il seno
Che sia o meno la vostra prima gravidanza, è sempre meglio procurarsi un prodotto che aiuti a lenire i fastidi iniziali dell’allattamento. L’importante è che sia una formulazione il più possibile naturale, che non finisca col disidratare ulteriormente la pelle e che soprattutto non nuoccia al neonato. Forte della prima esperienza con Davide, io ho optato per l’Olio Vea, a base di vitamina E al 100% (utile anche in caso di pelle screpolata per mamma o bebè).

Pannolini, salviette e pomata ecologici
La maggioranza degli ospedali, anche se c’è il rooming-in, fornisce l’occorrente per il cambio del neonato. È andata così anche quando è nato Davide, peccato che il giorno delle dimissioni me lo abbiano restituito con un forte arrossamento sul sederino (l’unico della sua vita, per fortuna!). Per questo, stavolta, conto di utilizzare fin da subito i miei prodotti, sperando che la pelle del mio secondogenito/a reagisca alla grande come quella di suo fratello.

fascia

Integratore naturale per l’allattamento
Non è indispensabile, ma può aiutare, anche dal punto di vista psicologico, avere con sé un prodotto che favorisca naturalmente la lattazione. Sul mercato ne esistono di diversi tipi e in diverse formulazioni (capsule, tisane, etc). Di solito, i componenti sono estratti vegetali noti per le loro proprietà galattogoghe, come finocchio, cardo mariano, la galega e il fieno greco. In attesa della montata lattea, per me è incoraggiante sapere di poter contare su un piccolo aiuto da parte della natura.

Fascia portabimbo in cotone organico
Portare i bambini fin dalla loro nascita è un modo molto naturale di “proseguire” la gestazione anche dopo il parto, aiutando il neonato ad abituarsi con gradualità alla vita extrauterina. Io ho preso per il mio secondogenito/a una fascia elastica Tricot Slen in cotone bio, adatta proprio per i neonati (nei mesi successivi conto di utilizzare il marsupio ergonomico tanto amato da Davide). Ora non mi resta che imparare a usarla 😉

20 Ottobre 2014 23 Commenti
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essere madregravidanza e parto

Il mio ventre tondo è il totem di mio figlio

by Silvana Santo - Una mamma green 8 Ottobre 2014

davide_pancione1Il ventre femminile è un simbolo molto potente. Gli umani, anche e soprattutto quelli di genere maschile, lo sanno fin dalla preistoria. Con le sue forme morbide e arrotondate evoca forza e fecondità, protezione e nutrimento. Abbondanza, gioventù e salute.

E il fatto che a Pasqua si regalino dolci di cioccolato a forma di uovo allude in fondo allo stesso significato benaugurante. Prosperità e gioia.

Sarà per questo, o per qualche altro istinto ancestrale e potentissimo, che da quando sono incinta il mio grembo in espansione è diventato per mio figlio un oggetto totemico, transizionale. La sua sostanza stupefacente buona per rilassarsi, consolarsi, riposarsi. All’improvviso, senza che nessuno glielo abbia fatto notare, Davide cerca conforto e rassicurazione accarezzando il mio pancione ormai rotondo, sfiorando il mio ombelico, appoggiandosi sul mio ventre e abbracciandolo.

Il mio corpo gravido è diventato per lui un baluardo invincibile, capace di scalzare le paure più ostinate, calmare il pianto più disperato e conciliare il sonno, di far sorridere al risveglio e rilassare dopo le corse più sfrenate.

Mi chiedo spesso se mio figlio riesca in qualche modo ad avvertire la vita che palpita di nuovo sotto la mia pelle tesa, ricordando inconsciamente la sua esistenza prenatale, così importante e, tutto sommato, così recente. Me lo chiedo soprattutto quando si appoggia con la testa sul mio ventre, spingendo leggermente con quella stessa fronte che, incastrandosi nel canale del parto il giorno della sua nascita, alla fine mi costrinse al cesareo. Come se volesse ritornare per un po’ a quel mondo acquatico così ospitale, oppure replicare il suo arrivo in questo mondo, per avere una seconda opportunità di indovinare la strada giusta.

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8 Ottobre 2014 6 Commenti
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gravidanza e partomamma green

Vbac o secondo cesareo? La mia (non) scelta

by Silvana Santo - Una mamma green 2 Ottobre 2014

vbacQualcuna me lo ha chiesto espressamente non appena ho scritto di essere incinta, e temo che il contenuto di questo post rappresenterà per loro una mezza delusione. No, non farò un vbac (vaginal birth after cesarean, parto vaginale dopo un cesareo) e sì, mi sottoporrò a un secondo cesareo, questa volta programmato, a differenza del primo. Una scelta che, a onor del vero, non ho fatto in prima persona, ma ho sostanzialmente subito con una certa dose di passività. Il ginecologo che mi segue è stato categorico fin dall’inizio, escludendo nella maniera più assoluta la prospettiva di un travaglio di prova (non per questioni contingenti, legate, che so, al mio stato di salute o al tempo intercorso tra una gravidanza e l’altra, ma proprio a priori, “per principio”). Anche il punto nascita in cui darò alla luce il mio secondogenito non promuove il vbac, come la quasi totalità delle strutture ospedaliere della Campania. Sì, perché la realtà è che la mia regione registra un tasso spaventoso di cesarei (credo sia il più alto d’Italia, dovrebbe aggirarsi intorno al 60% del totale), i punti nascita e i medici che promuovono, o anche più semplicemente non osteggiano, il vbac si contano forse sulle dita di una mano sola.

La maggioranza delle mie amiche, parenti e conoscenti che ha avuto figli negli ultimo 8/10 anni è stata tagliata, e tra le mie conoscenze dirette non c’è nessuna donna che abbia avuto un parto naturale dopo il cesareo. Questo non vuol dire che sottoporsi a un travaglio di prova in Campania sia impossibile. Ci sono, per fortuna, professionisti – soprattutto ostetriche – che cercano faticosamente di invertire la rotta, e qualche punto nascita che non esclude la possibilità di un vbac (poche cliniche private e pochissimi ospedali pubblici, forse uno soltanto). Si tratta di una minoranza schiacciante, è vero, ma, ad avercene la forza, un tentativo si può fare anche nella palude preistorica in cui mi trovo a vivere.

Avercene la forza: ecco, per quanto mi riguarda, il punto cruciale è proprio questo.

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2 Ottobre 2014 57 Commenti
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gravidanza e partorimedi naturali

Gambe gonfie in gravidanza: rimedi naturali

by Silvana Santo - Una mamma green 29 Settembre 2014

gambe2La maggioranza delle donne in gravidanza, prima o poi, prova l’ebbrezza di sentirsi come un elefante in sovrappeso: caviglie gonfie, gambe pesanti e quella stanchezza che ti ricorda quanto sia impegnativo costruire un essere umano. Ritenzione idrica e difficoltà di circolazione sono infatti un classico, durante l’attesa – specie nell’ultimo trimestre. Se i sintomi si mantengono entro limiti fisiologici (un edema eccessivo, soprattutto a livello di piedi, caviglie e mani, può rappresentare un sintomo di preeclampsia, per escludere la quale è fondamentale controllare regolarmente la pressione arteriosa e i livelli di proteinuria), qualche semplice accorgimento e il ricorso ad alcuni rimedi naturali può aiutare ad alleviarli.

Intanto, per prevenire le gambe gonfie in gravidanza è importante usare scarpe comode, abbandonando i tacchi per qualche mese (nessun sacrificio, per la sottoscritta…) ma evitando anche calzature troppo basse come ballerine e scarpe da tennis. Aiuta molto anche stendersi più volte per qualche minuto nel corso della giornata, possibilmente tenendo i piedi più in alto rispetto al torace (ad esempio appoggiando le caviglie su una pila di cuscini o sul bracciolo di un divano). Per il riposo notturno, in particolare, può essere utile sollevare il materasso dalla parte dei piedi, inserendo una piccola “zeppa” o comunque uno spessore di circa 10/15 centimetri sulla rete o sotto i piedi del letto. È raccomandabile inoltre, in assenza di controindicazioni, una attività fisica moderata, come passeggiate, nuotate o sessioni leggere di ginnastica in acqua. Anche dei getti di acqua fresca possono contribuire a ridurre il fenomeno, ed è inoltre importante bere molto e garantirsi una adeguata disponibilità di sali minerali, attraverso la dieta o appositi integratori (attenzione invece al sale da cucina, che favorisce la ritenzione idrica e quindi va limitato il più possibile).

Venendo ai veri e propri rimedi naturali per le gambe gonfie in gravidanza, può arrecare sollievo l’uso di gel e pomate a base di componenti vegetali, con formulazioni specifiche per ridurre il gonfiore e dare una immediata sensazione di leggerezza alle gambe e ai piedi. Gli estratti di Rusco, Ippocastano e Vite rossa sono i più indicati per combattere questi sintomi, perché agiscono proprio riducendo l’edema e migliorando la circolazione. Anche l’Edera o il Mirtillo (utilizzato da sempre anche per la prevenzione delle vene varicose) sono indicati per questo scopo, in quanto favoriscono il microcircolo. Sostanze rinfrescanti come il mentolo e la canfora, invece, garantiscono una immediata sensazione di leggerezza e sollievo (ma attenzione a non abusare di oli essenziali durante la gravidanza, anzi: sarebbe meglio evitare completamente l’uso di quelli puri).

Le creme (o i gel) vanno sempre applicati con un leggero massaggio circolare dal basso verso l’alto, partendo quindi dal piede o dalla caviglia. Si consiglia di utilizzare i mariti/compagni/futuri papà per lo scopo 😉

Da qualche giorno sto utilizzando un biogel contenente Rusco, Ippocastano, Centella, Vite rossa e Menta piperita. Il prodotto, privo di petrolati, paraffine, petrolio, parabeni, PEG e profumi di sintesi, dà effettivamente una sensazione immediata ma persistente di fresco e leggerezza, riducendo stanchezza e gonfiore.

E voi? Conoscete altri rimedi naturali per le gambe gonfie in gravidanza?

29 Settembre 2014 4 Commenti
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essere madregravidanza e parto

Seconda gravidanza: cosa cambia?

by Silvana Santo - Una mamma green 9 Settembre 2014

cosa cambiaLe paturnie sono grosso modo le stesse. Identica la tentazione perversa di torturarsi leggendo post ansiogeni sui forum per mamme, analoga la preoccupazione di ingrassare troppo e la sensazione di gonfiarsi di mese in mese come un cetaceo all’asciutto. Non cambiano, purtroppo, i commenti idioti di vicini e passanti (non che ci sperassi troppo, a dire il vero). Non si diventa di colpo immuni dagli sbalzi ormonali, per quanto, forse, si impari a considerarli per quello che sono: temporanee, per quanto fastidiose, intossicazioni chimiche.

La sola vera, colossale, fondamentale differenza tra la prima gravidanza e la successiva, almeno in base alla mia esperienza, è il fatto che, quando scopri di aspettare il tuo secondogenito, contrariamente all’esperienza precedente, tu sei già una madre. Anche se non conosci il figlio che sta per nascere, anche se ignori quasi del tutto quello che ti aspetta, la seconda volta sai esattamente che tipo di genitore vuoi essere (alla faccia dei consigli non richiesti, delle ingerenze, dei commenti tra le righe e delle battute sarcastiche della gente).

Ma soprattutto, se la prima volta i tuoi pensieri e le tue emozioni erano state catalizzate – nel bene e nel male – dal piccolo essere umano in formazione nel tuo corpo, adesso una parte fondamentale del tuo cervello, del tuo cuore, del tuo tempo, delle tue energie è destinata inesorabilmente al tuo bambino già nato.

Ti chiedi come reagirà alla novità, ti informi e ti interroghi sul modo migliore per rendergli la transizione meno traumatica possibile, ti riprometti di fare di tutto per non negargli mai l’attenzione e la presenza cui è abituato. Pensi (nel mio caso con un’angoscia che non mi aspettavo) all’inevitabile separazione durante i giorni del parto, a come mantenere il più possibile inalterate le abitudini del “fratello maggiore” durante il tuo ricovero. Ti chiedi se ti perdonerà, o meglio, ti domandi quanto tempo gli ci vorrà per capire, per accettare, per abituarsi (e per perdonarti, appunto). Se ti amerà allo stesso modo, o se rimarrà troppo scottato dal cambiamento. Ti alleni a censurare le parole inopportune di parenti e conoscenti, addestri te stessa a ringhiare all’indirizzo di chiunque osi fare considerazioni del tipo “Ormai sei grande”, “Adesso tua madre dovrà occuparsi del fratellino”, “Ora dovrai abituarti a stare più tempo senza la mamma” e chi più ne ha più ne metta. Giuri a te stessa che in qualche modo ce la farai, a far capire a tuo figlio che quel neonato è soprattutto un dono per lui, qualcuno che moltiplicherà all’infinito l’amore che scorre nella sua vita, piuttosto che sottrargli quello, inalterabile, dei suoi genitori. Lo giuri, ma in fondo in fondo, ogni tanto, hai paura che non ce la farai, che non sarai così brava da rassicurarlo come merita.

Pensi e intanto cerchi di godere di ogni residuo momento di esclusività con il tuo primo figlio. Te ne freghi del “non sollevare pesi” e ti stanchi con gioia insieme a lui e per lui. Aspetti con trepidazione quello che sarà l’inizio di qualcosa (che speri meraviglioso) ma anche la fine, inesorabile, di quella vita che hai imparato, nel tempo, ad amare come non credevi possibile.

Pensi e nel frattempo tremi al pensiero che qualcosa vada storto, non solo per la creatura innocente che ti cresce dentro, non solo per la tua vita e per quella di suo padre, che ne sarebbero sconvolte, ma soprattutto per lui, il primogenito. Consapevole che il regalo che gli stai facendo potrebbe comportare anche una responsabilità pesantissima, se non dovesse andare tutto per il verso giusto e se lui dovesse ritrovarsi alle prese con un qualche “problema” cui fa paura anche solo dare un nome.

Pensi e contemporaneamente ti tocchi la pancia, in cui nuota un bambino che non conoscerà mai l’esperienza agrodolce di essere un figlio unico, un bambino che non è ancora nato e già impara, nel bene e nel male, a condividere l’amore e i pensieri di sua madre con il fratello già nato, che lo attende ignaro. Un bambino che mese dopo mese si fa largo dentro te e che – lo sai bene anche se a volte stenti a crederlo possibile – saprà trovare immediatamente spazio anche nella tua testa e nel tuo stomaco e nel tuo sangue.

Sai che è esattamente quello che accadrà, ma a volte non puoi fare a meno di sorprenderti al pensiero che saprai amare qualcuno con la stessa bruciante intensità con cui hai imparato ad amare il tuo bambino “grande”.

Perché ci insegnano sempre che l’amore “vero” è esclusivo, ma la realtà è che quello più grande è fatto apposta per essere spartito in parti uguali.

9 Settembre 2014 22 Commenti
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essere madregravidanza e parto

L’età giusta per un figlio

by Silvana Santo - Una mamma green 28 Maggio 2014

Quando ero piccola pensavo che avrei avuto il mio primo figlio (allora vagheggiavo una famiglia molto numerosa, beata ingenuità…) entro i 25 anni. Sono stata concepita da genitori alle soglie dei 40, che per i nati nei primi anni ’80 come me era un fatto abbastanza inconsueto, per lo meno dalle mie parti. Per quanto molti coetanei avrebbero volentieri scambiato con i miei le proprie mamme e i propri papà (e a ragione, in certi casi), io non ero sempre entusiasta di questa condizione atipica, per così dire. Di qui gli infantili propositi di maternità giovanile.

Quando ho compiuto 25 anni vivevo a Roma. Ero laureata già da un po’, reduce dalle prime esperienze di lavoro (precarie e sottopagate), da una breve parentesi all’estero e alle prese con il master che mi avrebbe condotto alla mia attuale professione. Fare un figlio, ovviamente, era l’ultimo dei miei pensieri.

Quando è nato Davide mancavano pochi mesi al mio 32imo compleanno. Tra le mie amiche che pensano di avere dei figli, “prima o poi”, sono stata una delle prime a diventare madre. Non ero particolarmente giovane – in Italia l’età media del primo parto è di 32 anni e mezzo – ma di certo avrei potuto rimandare la mia decisione per qualche anno ancora. Col papà di BigD eravamo sposati da poco, la nostra convivenza andava a gonfie vele, viaggiavamo spesso, uscivamo, frequentavamo amici vecchi e nuovi. Nessuna particolare mondanità, ma ci godevamo la nostra agognata indipendenza.

Perché, allora, non rimandare un pochino una decisione così impegnativa? Perché non prolungare ancora di qualche anno la nostra giovinezza (o per lo meno la sensazione di essere ancora dei ragazzi)? Cercare una gravidanza proprio in quel momento, per me, è stato il risultato di un processo razionale, più che di una scelta istintiva. Non posso dire, onestamente, di aver sentito ardere in me il desiderio di maternità. Non registravo alcun tuffo al cuore alla vista di ventri prominenti e carrozzine imbottite. Non mi intenerivo di fronte alle vetrine dei negozi per neonati.

Sapevo con ragionevole certezza, però, che prima o poi quel momento sarebbe arrivato. Ero sicura di volere una vita con dei figli, e allora ho deciso di non rimandare. Perché?

Primo: la statistica. Quando vai in caccia di un bebè non sei mai in grado di prevedere il tempo che impiegherai per fare centro, anche se hai già dei figli. Più aspetti, poi, e più è probabile che sia necessaria un’attesa maggiore. E se poi dovessero insorgere dei problemi, potrebbero volerci anche degli anni per risolverli. (Che poi a noi sia bastato un solo mese uno per dare origine allo zigote che adesso si chiama Davide, è stata solo una fortuita casualità).

Secondo: la natura. Non che riprodursi da giovani metta al sicuro da gravidanze a rischio, aborti, malattie genetiche, etc. Per carità. Ma – e non lo dico certo io – con l’età aumenta anche la probabilità di andare incontro a problemi più o meno gravi. Potendo ridurre i rischi, perché non farlo?

Terzo: l’energia. Uno degli aspetti più sottovalutati della genitorialità, secondo me, è la fatica fisica che si fa per crescere un figlio. So che ci sono genitori attempati che sprizzano vitalità da tutti i pori, che il mondo è pieno di nonni-sprint che corrono, saltano e si arrampicano, ma io so di essere ogni anno più stanca. E il pensiero di dover fare tra 5 o 10 anni quello che sto facendo adesso, semplicemente mi annienta.

Quarto: tempi tecnici per il secondogenito. Per quanto abbia ragionevolmente rivisto i miei progetti di famiglia king size, una delle poche certezze che ho sempre avuto nella vita è il fatto che non avrei mai (non per mia scelta, almeno) generato un figlio unico. Un motivo in più per avviarsi per tempo.

Quinto: la seconda giovinezza. Con mio marito abbiamo fatto un ragionamento molto utilitaristico (ci perdonerete): quando i nostri figli avranno 15 anni e una vita propria, noi saremo ancora abbastanza giovani da avere presumibilmente voglia e forza di uscire, viaggiare, goderci la nostra relazione.

Sesto: la mente. L’anagrafe non è tutto, d’accordo (per certi versi, io sono più vecchia del 94enne che vive al piano di sotto), ma penso che essere stati piccoli non tantissimo tempo fa aiuti in qualche modo a capire chi è piccolo adesso. O almeno, per me pare che funzioni così.

Prevenire il più possibile gli inconvenienti, togliersi il pensiero, non aspettare di essere troppo provati dalla vita: mettetela come volete. Questo, in ogni caso, è stato il mio ragionamento, sostenuto poi dalla fortuna in fase di attuazione (perché si sa, i calcoli in queste faccende possono saltare con facilità estrema). Anticipare ulteriormente i tempi, oltre che essere impossibile per ragioni logistiche – il lavoro, la casa, i soldi e blablabla –  dal mio punto di vista avrebbe castrato in modo irreparabile la mia gioventù.

Ma capisco benissimo chi gioca d’anticipo (anzi, un po’ invidio quelle mamme giovanissime…) e chi, al contrario, si gode ancora un po’ la vita a due prima di lanciarsi (come si dice: intanto mi prendo il buono che c’è…).

A proposito, ditemi: voi come la pensate?

28 Maggio 2014 38 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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