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pioggia

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La pioggia secondo mio figlio

by Silvana Santo - Una mamma green 30 Ottobre 2015

Fine ottobre, interno giorno illuminato dalla luce elettrica. Fuori piove uno stillicidio intermittente in almeno 50 sfumature di grigio, è così da giorni e non mi piace molto. Io ci sono nata, in un giorno piovoso, nonostante fosse maggio, ma la pioggia mi è sembrata sempre un mezzo inconveniente. Una specie di anomalia, fastidiosa e per dirla tutta un po’ deprimente. Congestiona il traffico, sporca le strade. Rende tutto viscido e poi terroso, mi schizza gli occhiali in modo insopportabile. Annacqua la luce e i pensieri.

Anche quando è nato mio figlio pioveva forte. Ricordo gli scrosci nel buio, mentre la macchina filava verso l’ospedale e io contavo le doglie sull’orologio del cruscotto con le cifre illuminate dai led. Ma forse non è per questo che lui considera la pioggia una specie di sorpresa del cielo. Uno strappo alla routine, un imprevisto meteorologico per cui meravigliarsi e sorridere.

Devono essere i suoi tre anni, che gli permettono di sgranare gli occhi con stupore dietro a un vetro rigato dalle gocce. Di saltellare ridendo in una pozza di fanghiglia, per sporcarsi bene le suole e lasciare impronte imprecise dietro i suoi passi veloci. Di alzare lo sguardo verso le nuvole, solo per controllare quanto sono grandi e vicine. Di tendere la mano verso il fragore del tuono, bisbigliando estasiato: “Mamma, hai sentito?”.

Aprire l’ombrello, il suo piccolo ombrello trasparente, è una festa. Tanto che a volte ci è toccato tenerlo così, tutto spiegato e magari gocciolante, anche oltre la soglia di casa, o addirittura dentro la macchina.

Forse Davide non ha visto abbastanza temporali per esserne già stufo. Forse il traffico e i marciapiedi sdrucciolevoli diventeranno un suo problema solo quando avrà un orologio al polso e nella testa, ad ammanettargli la vita e la fantasia. Forse siamo noi adulti, in una specie di catena generazionale ineluttabile, a convincere i bambini che la pioggia sia nient’altro che un’antipatica sventura stagionale. O forse è solo che lui non porta gli occhiali, e quindi gli schizzi impertinenti sul viso non gli danno fastidio.

Io non ne ho idea. Ma so che quando sono insieme a lui e fuori piove forte, quel cielo grigio mi sembra in un certo senso più leggero. E il bagliore dei fulmini, all’improvviso, somiglia vagamente alla danza delle lucciole. Fuori piove, ma dentro sono al caldo.

30 Ottobre 2015 3 Commenti
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essere madre

Meteo

by Silvana Santo - Una mamma green 21 Gennaio 2014

Quando piove, sono molto meno green del solito. Mi piacciono i cambi di stagione, e lo so che la pioggia fa bene alla campagna, è indispensabile per il mantenimento dei cicli biogeochimici, ricarica gli acquiferi e blablabla. Lo so da molto prima di studiare Idrologia che per riempire i fiumi, i laghi e i mari è proprio necessario che le nubi si gonfino piano piano, si inseguano sulle montagne mentre da bianche diventano grigie e poi nere, e tutto a un tratto si svuotino (in scrosci violenti o in lacrime impalpabili). Ne sono perfettamente consapevole e, con rispetto parlando, me ne infischio. Quando piove, io faccio il tifo per il riscaldamento globale, per la desertificazione, per i fenomeni erosivi e la siccità estrema. D’accordo, forse adesso sto esagerando, ma è chiaro che al primo rovescio persistente la mia sensibilità naturalista si annacqua come un Tavernello scaduto.

È che la pioggia peggiora i miei difetti. Amplifica la mia pigrizia, mi rende lenta e goffa come se l’aria umida mi ingolfasse le giunture e arrugginisse le mie sinapsi già cigolanti. Trasforma in una Caporetto al cioccolato fondente la mia guerra permanente contro la golosità, fa sì che mi risulti assolutamente insopportabile indossare qualcosa che non sia informe e accogliente come l’utero di una madre. Quando il cielo si mette a frignare, cedo quasi sempre alla tentazione di singhiozzare un poco anche io. Di piangere su me stessa e sulla mia vita (sulla vita che non ho avuto, soprattutto), ascoltando a ripetizione quelle canzoni tristi che piacciono tanto agli innamorati delusi e quindicenni. Quando piove, diciamola tutta, divento davvero insopportabile. Altro che premestruo.

Sotto il cielo grigio di questa mattina, però, mentre mio figlio trafficava con la carcassa di una vecchia macchina fotografica che mi era appartenuta una vita fa, ho pensato che in fondo sono proprio queste le giornate in cui mi sento più “madre”. Quelle passate in casa al caldo ascoltando gli ululati sommessi del vento che soffia implacabile là fuori. Quelli in cui la luce artificiale dà una lunghezza diversa alle ombre e in cui un’ora, specie al mattino, sembra durare almeno il doppio del normale. Giorni che un tempo sarebbero stati silenziosi, e che ora sono pieni di suoni e di risate. Nonostante il cielo tumido. Nonostante la pioggia.

La verità è che, prima, quando pioveva, mi sentivo sempre sola. In un modo inaccettabile e disperato. E se ora questo non succede più, o non succede tutte le volte, non è perché trovi la pioggia più tollerabile, ma semplicemente, banalmente, perché non sono più sola. E questo è vero, per la prima volta in vita mia, anche quando non c’è nessuno accanto a me.

21 Gennaio 2014 0 Commenti
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essere madre

Una mamma grey

by Silvana Santo - Una mamma green 22 Novembre 2013

ArtùPiove da ore. Piove forte e la mia casa brilla di luce artificiale. La mia casa. Nido e galera. Il gatto dorme imperterrito, mio figlio pure, e si lamenta nel sonno. Mentre il Mac ronza, sento i miei fianchi tirare nella divisa jeans-e-felpa che ormai tolgo solo per dormire. Una dieta, adesso, è fuori discussione. Ci manca solo che mi metta a mangiare sano. Fuori piovono acqua e terra su una settimana che sta per finire. Una settimana in cui la voce che ho sentito più spesso è stata la mia, mentre ripeteva più che altro parole come “pong”. Oppure “piove”.

Sono sei giorni che non parlo con qualcuno che non sia il gatto, mio figlio o suo padre. E i nonni, certo. Che sono davvero cari, ma, con tutto il rispetto, hanno almeno il doppio dei miei anni. E parlerebbero soltanto di Davide, naturale. Ah, poi c’è stato il giro all’Ikea, dove ho finanche chiesto informazioni a un’impiegata in camicia gialla. “Mi sono persa. Sa dirmi come arrivo all’Ikea dei piccoli, da qua? Pong”. Fuori, intanto, pioveva.

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22 Novembre 2013 11 Commenti
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Chi sono

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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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