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Categoria:

una mamma per due

una mamma per due

Il primo miglio

by Silvana Santo - Una mamma green 7 Maggio 2015

E poi, senza preavviso, spunta il giorno in cui lui, dopo colazione e prima di andare all’asilo, ti chiede di accompagnarlo da lei, che nel frattempo sta giocando nella sua palestrina.

“Iaia! Iaia!”

Tu lo porti da sua sorella e assisti al primo, indimenticabile, scambio di sorrisi fraterni. Pelle d’oca. Lo spettacolo più struggente del mondo, in scena una mattina qualsiasi, soltanto per me.

La strada verso l’amore incondizionato è ancora lunga e impervia. Lastricata di competizione e insofferenza. Di urla e spintoni. Di (mie) domande e paure e lacrime. Ma oggi abbiamo percorso il primo miglio, e a me sembra di aver vinto la maratona di New York.

I miei figli sono fratelli. Piango di gioia per la fortuna che hanno.

7 Maggio 2015 4 Commenti
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fratello maggiore
una mamma per due

Lettera a un fratello maggiore

by Silvana Santo - Una mamma green 31 Marzo 2015

Mio caro fratello maggiore,

ti conosco da appena cinque mesi, e a dire il vero non penso di esserti ancora troppo simpatica (ma ti capisco, anche io sarei un bel po’ incavolata se all’improvviso comparisse in casa mia un bambino più piccolo e più esigente di me), ma ho bisogno lo stesso di dirti grazie.

Grazie perché è a te che devo una grossa fetta della mia felicità, agli errori che hai subito tu e che, proprio per questo, mi sono stati risparmiati. Grazie perché sei riuscito a insegnare ai nostri genitori il linguaggio che parlo anche io, che poi è lo stesso di tutte le persone quando sono piccole, solo che crescendo di solito se lo dimenticano. Così per me è stato più facile farmi capire, fin dal primo giorno.

Grazie anche perché hai aiutato la mamma a fare tanto latte zuccherino. L’ho sentita, un giorno, raccontare che tu e lei avete fatto tanta fatica, all’inizio. Che avete dovuto provare e riprovare, che tu piangevi per la fame e lei per il dolore. Che qualcuno le diceva che non sareste mai riusciti a farcela. Per me, invece, è stato molto semplice. Ho sentito il profumo del latte e ho trovato un seno caldo e già gonfio. Un seno che tu avevi faticosamente preparato per me.

Grazie perché hai pianto tanto e forte, quando avevi la mia età. E piangendo hai spiegato a mamma e papà di cosa avevi bisogno. Penso che non sia stato facile, con tutte quelle persone che ti parlavano sopra. Loro credevano di sapere cosa andasse bene per te, ma non lo ricordavano proprio, il linguaggio dei piccoli. All’inizio la mamma si era quasi convinta che avessero ragione, e tu hai dovuto strillare ancora più forte. Sai che fatica, fratellone, sei stato davvero molto coraggioso! E meno male, perché finalmente nostra madre ha capito, e così ora non ho quasi mai bisogno di piangere per spiegarle cosa mi serve, mi basta un piccolo vagito, un gridolino, un versetto deciso.

Fortuna che ci hai pensato tu, a farle cambiare idea su tante cose. Non so se io avrei avuto la tua stessa pazienza, nel farle capire che stringerti al suo seno non serviva solo a riempirti la pancia, ma anche a farti passare il freddo, la sete e la paura. A non farti sentire solo. Addormentarti senza quella paura tremenda di essere abbandonato. Non sono certa che sarei stata capace di spiegare a lei e a papà che noi piccoli non piangiamo mica per farli innervosire, o dispiacere. Non siamo certo capaci di mentire, noi, o di fare ricatti e prepotenze (mi sa che quello purtroppo ce lo insegnano i grandi, però). Noi chiediamo quello di cui abbiamo bisogno, nel solo modo che conosciamo. Stare in braccio, ad esempio, ci fa sentire felici, amati, protetti. Perché non dovremmo chiederlo? Non è mica che vogliamo dar fastidio alla mamma, anzi: è proprio perché la amiamo tanto, che facciamo così!

Il capolavoro comunque lo hai fatto di notte. Ero un po’ preoccupata, pensavo che sarebbero rimasti male quando mi sarei svegliata. Io lo so che sono stanchi, ma ho bisogno di un po’ di tempo per imparare a dormire… Per fortuna non si sono meravigliati, e sai perché? Perché glielo avevi già spiegato tu, fratellone, e scommetto che invece con te si erano un po’ innervositi. Magari avevano anche provato a farti piangere da solo per un po’… Pensa che io sto sempre accanto a uno di loro, quando è buio, così mi riaddormento subito e riposiamo tutti molto di più (tu intanto dormi tantissimo, perché ormai hai imparato davvero bene!).

In realtà hai cominciato a spianarmi la strada già nel pancione della mamma, ora che ci penso. Hai dovuto farti spazio, convincerla che non eri lì per rovinarle la vita e il girovita. Difenderti dalle sciocchezze che le dicevano tante persone, e che la facevano soffrire, avvelenando la tua bella piscina calda. Io invece sono stata protetta. Ho nuotato al ritmo del suo cuore calmo, ho respirato la sua serenità, ascoltato la tua voce e la sua che cantava per te (e non le chiacchiere invadenti della gente). Anche questo lo devo a te, fratello mio adorato.

E ora che ti osservo da vicino lo vedo bene, quanto ancora mi prepari la strada ogni giorno, e immagino quanto sarà più semplice per me. Caro fratello maggiore, sei stato, senza offesa, la prova generale migliore che i nostri genitori potessero mai fare, ed è solo grazie a te se il mio debutto è stato da standing ovation.

I giocattoli te li ruberò lo stesso, non ti illudere, ma ti giuro che avrai per sempre la mia immensa gratitudine.

Con tanto amore,
la tua sorellina

Foto di Francesco Rastelli

31 Marzo 2015 7 Commenti
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gelosia fratello
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Avrò sbagliato tutto?

by Silvana Santo - Una mamma green 17 Marzo 2015

Se ne sta lì da qualche giorno, in agguato, pronta a saltarmi alla gola alla minima debolezza da parte mia. La domanda, quella subdola, infame. Quella che presto o tardi attanaglia tutte, mamme chiocce e madri disinvolte. Quella che ti sorprende quando sei più vulnerabile e ti risuona dentro fino a farti vacillare.

Avrò sbagliato tutto?

Avrò confuso la felicità di mio figlio con le mie personali aspirazioni? Avrò fatto un errore che lui pagherà per il resto della vita?

Tra le rare certezze della mia traballante esistenza c’è sempre stata quella di non volere un solo figlio. Dandogli una sorella, peraltro adorabile e già innamorata di lui, ho creduto davvero di fare aI mio primogenito il regalo più grande che potessi fargli. La possibilità di andarsene per il mondo con qualcuno che condividesse il suo passato, che lo conoscesse da sempre, che avesse radici piantate nel suo stesso terreno. Qualcuno che potesse capire. Di avere ancora al mondo un pezzo di famiglia quando io e suo padre non esisteremo più. Non ho mai dato per scontato che si sarebbero amati, da grandi, e in fondo questa è una cosa che riguarda soltanto loro. Però non volevo negare a lui una possibilità che a me non è stata concessa.

Ma il fatto è che ora lui se ne sta lì, col cuore spezzato, a guardare una sorella che non vuole, tradito e perso e arrabbiato. E si vede, e si sente, che niente di quello che faccio o dico potrà convincerlo del fatto che non mi ha perso e mai mi perderà, e che anzi ha guadagnato tanto – la venerazione assoluta di una sorella più giovane, che a lui riserva già i sorrisi più innamorati e gli sguardi più adoranti.

So che ci vuole tempo. Conosco mio figlio e mi aspettavo una reazione ferita, diffidente. Sarei stata sorpresa del contrario. Mi dico che prima o poi andrà meglio, che verranno le liti e le risse, ma anche la complicità e la comprensione reciproca. Che se all’inizio penseranno di doversi contendere il mio amore, arriverà il giorno in cui loro due staranno dalla stessa parte, e relegheranno me sul fronte opposto. Ma la verità è che io non ho idea di cosa stia provando adesso, e non posso salvarlo da una sofferenza che siamo stati io e suo padre ad infliggergli. Noi che dovremmo proteggere a ogni costo la sua felicità.

E se fosse solo il mio desiderio, quello che ho sperato di realizzare? Se avessi imposto a mio figlio la mia idea di felicità? Guardo lui e mi sento in colpa. Guardo sua sorella, lieve, tonda, tutta un sorriso, e mi si stringe il cuore. Vorrei avere un’altra me e pareggiare i conti, avere quattro occhi e due sorrisi, raddoppiare il tempo, le braccia, le parole.

L’amore, quello, è già centuplicato, eppure forse non basterà.

17 Marzo 2015 28 Commenti
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neonata
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Speriamo che sia femmina

by Silvana Santo - Una mamma green 5 Marzo 2015

Speriamo che sia femmina. È stata – ormai posso confessarlo senza pudore – la seconda cosa che ho pensato di fronte al mio test di gravidanza positivo, circa un anno fa (la prima, banalmente ma anche no, era stata “fa’ che tutto vada bene anche questa volta“). Speriamo che sia femmina. Un desiderio irrazionale e inconfessabile, che mi sembrava un torto verso quel figlio che al 50% sarebbe stato maschio, un capriccio puerile, una pretesa arrogante. Finanche un’ingiustizia verso il mio primogenito che forse, mi dicevo, sarebbe stato più felice di avere un fratello.

Speriamo che sia femmina. Un palpito del cuore che allora mi ha colto di sorpresa. Perché io, fino a quelle due linee rosa che per la seconda volta hanno squassato la mia vita, avevo sempre vissuto la prospettiva di avere una figlia come un’ipotesi quasi spaventosa. Mi sentivo impreparata, ero sicura di poter contare su una maggiore affinità con i maschi, temevo le complicazioni che solo i rapporti madre-figlia possono portarsi dietro. E poi lo spauracchio dei costumi da principessa, le lezioni di danza classica, i condizionamenti e le minacce di una società maschilista e misogina.

E invece. Speriamo che sia femmina. All’improvviso, la possibilità concreta di restare “soltanto” madre di maschi mi lasciava con un po’ di magone. Sentivo che per tutta la vita mi sarei chiesta come sarebbe stato avere una figlia, che mi sarebbe mancato il vivere anche insieme a una donna. Sperimentare l’altra opzione. Ma c’era qualcos’altro, oltre la mera curiosità antropologica. A un tratto volevo disperatamente provarci, volevo sfidarla a viso aperto, quella Elettra che tanto mi spaventava. Dimostrare a me stessa che anche una figlia avrebbe potuto amarmi. Perfino una figlia.

Speriamo che sia femmina. Proprio io che per tutta la vita avevo sognato di avere un fratello, o forse anche e soprattutto per questo. Speravo che fosse femmina, una figlia a cui regalare il mio misero e prezioso vissuto di bambina che diventa donna. Qualcuno a cui dire: io ti capisco, perché ci sono passata prima di te. Una figlia per cui essere la madre che ho avuto io, ma anche e soprattutto quella che certe volte mi è mancata.

Speriamo che sia femmina. Nient’altro, in fondo, che il desiderio, umanissimo per quanto un po’ mediocre, di trovarmi occhi negli occhi con qualcuno che mi rassomigliasse il più possibile. Che poi, chi dice che sarà davvero così.

Alla fine, ho fatto Flavia. Me lo ricordo, quel tuffo al cuore in sala operatoria, quando una voce sconosciuta mi ha dato la notizia che ha cambiato la mia vita. A me prima che a chiunque altro. È femmina, e per qualche minuto lo abbiamo saputo soltanto io e mia figlia. È stato il primo dei tanti segreti che condivideremo negli anni a venire. Lo avevo sognato, in una notte serena di qualche mese prima. Lo avevo sperato e lo avevo sognato.

Speriamo che sia femmina, forse lo sarà, lo è davvero.

Esattamente come due anni prima avevo voluto un bambino, lo avevo sognato in una notte di primavera, e poi lo avevo stretto tra le braccia. Mi piace pensare che non sia stata io a sperare in entrambi i casi quello che poi è venuto, ma che siano stati i miei figli a rivelarsi per ciò che erano, a farsi strada nei miei desideri. Mio figlio e mia figlia, nella mia pancia e nel mio destino.

5 Marzo 2015 16 Commenti
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una mamma per due

Cosa pensa una madre se entrambi i figli dormono tutta la notte

by Silvana Santo - Una mamma green 4 Marzo 2015

Ecco quello che pensa la madre media quando i suoi due figli sotto i due anni dormono tutta la notte.

L’ipotesi dr House
I bambini stanno male. Narcolessia, mosca tze-tze, ebola. Forse è colpa del vaccino. Fatto sta che sono talmente deboli che non riescono a piangere, a poppare, a rompere le scatole. Più che un sonno, un precoma.

Il complotto alieno
Una cellula di invasori venusiani li ha rapiti e sostituiti con androidi di ultima generazione (ricordarsi di concordare con gli alieni sequestri regolari a cadenza bisettimanale).

La profezia di San Giovanni
L’Apocalisse è vicina. I cerchi nel grano, il Vesuvio, la Faglia di San Andreas. L’asteroide Apophis. Moriremo tutti entro 48 ore, non c’è altra spiegazione. Ma almeno ci presenteremo a Belzebù senza troppe occhiaie.

La teoria erpetologica
I bambini hanno dormito perché non mangiano abbastanza. O forse hanno mangiato troppo e sono stati stroncati da una digestione da anaconda.

Attenti a quei due
In realtà hanno solo fatto finta di dormire. Si sono messi d’accordo per far fuori i genitori e progettano di colpire quando avranno ottenuto la completa fiducia di mamma e papà.

La mamma Valium
I bambini, probabilmente, hanno reclamato attenzione come tutte le altre notti, ma la mamma (e il papà) ha raggiunto l’Empireo della stanchezza, il Nirvana della sonnolenza, il Gran Premio della Montagna della prostrazione fisica. Loro erano svegli, ma lei non li ha sentiti.

Il  Zyklon B
Sono stati i vapori dell’aerosol, che ormai ristagnano in casa come la nebbia in un romanzo di Rosamunde Pilcher.

La fredda verità scientifica
È stato semplicemente un caso. Giusto per farti tornare le mestruazioni e poi ricominciare ad allattare tutta la notte, tutte le notti.

4 Marzo 2015 15 Commenti
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manine
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Passione clandestina

by Silvana Santo - Una mamma green 12 Febbraio 2015

Questo San Valentino sarà il primo che vivrò all’insegna di una passione clandestina. Per mia figlia Flavia, tre mesi compiuti qualche giorno fa, pochi grammi mancanti ai sei chili e due occhi grandi color di foglia. Perché è così che funziona, c’è poco da fare. Nascere dopo un fratello, nascere poco tempo dopo un fratello, ti catapulta nella dimensione dell’amore proibito, dei baci rubati, delle parole dolci sussurrate a mezza voce. Così che lui non veda e non senta. Che non si accorga. Che non senta minacciata l’esclusività del suo ruolo di amante, anche se di fatto, l’ha perduta nell’attimo esatto in cui sua sorella ha emesso il primo vagito.

Anche se in realtà, come accade spesso negli amori triangolari, lui in fondo lo sa già, che la sua non è più, né mai più sarà, una faccenda a due cuori. Anzi. Riuscirà farsene presto una ragione, perché ha molto da guadagnarci a sua volta. Una sorella. La prima e l’ultima degli amici, il più simile a lui di tutti gli esseri umani che incontrerà lungo il cammino, per lo meno sotto la pelle, al centro di ogni cellula e nello scorrere del sangue.

Saranno loro ad amarsi, alla fine. Di un amore che io non conosco e che mai saprò. Un amore in cui nessuno potrà introdursi. Ci vorrà tempo, però, e un po’ di sofferenza. E allora io, che sono madre di entrambi e tutti e due li guardo bambini, condisco con l’inganno la mia passione più recente. Amo mia figlia fortissimo, ma piano piano, per non fare troppo male a suo fratello che ogni giorno ci spia con il cuore spezzato.

Lei, tanto, sa e comprende. Mi guarda come non ha mai fatto nessuno (neanche suo fratello), vede se stessa riflessa nei miei occhi e non ha bisogno d’altro.

E insieme aspettiamo la notte, senza tremare. Come i più innocenti amanti clandestini che si siano mai promessi eterno amore sotto il cielo degli uomini.

12 Febbraio 2015 14 Commenti
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mani bambini
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Equità e fratelli

by Silvana Santo - Una mamma green 11 Febbraio 2015

Io di fratelli ho esperienza prossima allo zero, come forse sarà ormai chiaro. Imparerò insieme ai miei figli, sbagliando, purtroppo, sulla pelle loro. Sento che la sfida maggiore sarà riuscire a coltivare un rapporto peculiare con ciascuno dei due, senza però privilegiare nessuno. Riconoscere e valorizzare le differenze, evitando di tradurle in discriminazioni.

Intanto, ora che sono entrambi piccolissimi, ho deciso di tentare la strada controversa dell’equità. Non solo nella risposta ai loro bisogni, nelle scelte di natura economica e nella gestione del mio tempo – l’addormentamento, ad esempio, è un momento condiviso, sebbene questo mi richieda doti acrobatiche non indifferenti, e spesso anche la pappa&poppa, quando il papà non c’è – ma anche nel resto, a cominciare dalla costruzione della memoria: dall’album di foto del primo anno al “baby diario”, fino alla scatola dei ricordi, Flavia gode di un trattamento identico a suo fratello.

Il difficile viene quando uno dei due manifesta esigenze particolari,come quando la piccoletta è stata davvero male, oppure, immagino, quando Davide tornerà finalmente al nido, nelle prossime settimane. È in questi casi che tocca cimentarsi nella difficile arte del funambolismo materno. Un colpo al cerchio e uno alla botte, nel senso buono.

Sarò processata comunque, presto o tardi, con l’accusa di essere una madre ingiusta e parziale. Lo so. E allora nel frattempo navigo a vista, cercando di fare ciò che mi consente di addormentarmi la sera senza (troppi) sensi di colpa.

Che poi è l’unica cosa che, in due anni, ho imparato sull’essere madre.

11 Febbraio 2015 0 Commenti
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Ad libitum sfumando

by Silvana Santo - Una mamma green 29 Gennaio 2015

Sai, Davide, Flavia ti vuole molto bene, perché è la tua sorellina piccola.

No!

Uh, guarda: ti ha fatto una carezza! Non è che per caso hai voglia di darle un bacino?
Bleah!

Povera Flavia, eh, Davide? È talmente piccola che non sa ancora camminare né mangiare. E non può nemmeno andare all’asilo a giocare con gli amici, pensa un po’!
Faccia perplessa. Molto perplessa.

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29 Gennaio 2015 21 Commenti
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Le cose che impari quando hai 2 figli con meno di 2 anni

by Silvana Santo - Una mamma green 12 Gennaio 2015

Sorridere sempre

Perché anche quando sei preoccupatissima per la salute dell’ultimo nato, il primogenito merita una mamma felice.

Individuare le priorità
Come quando, ad esempio, devi scegliere se dormire o mangiare nel meraviglioso (e rarissimo) quarto d’ora in cui i tuoi figli dormono contemporaneamente.

Allattare pericolosamente
In piedi, ad esempio. O in movimento. O in posizioni improbabili e talvolta scomodissime. Solo perché nel frattempo stai giocando col primogenito, oppure lo stai addormentando, o lo stai intrattenendo in qualche modo.

Amare in clandestinità
Perché quel tuo minuscolo figlio merita coccole e strappa tenerezze, ma è meglio che il fratellone non ci faccia troppo caso.

Selezionare gli affetti
Solo chi ti ama davvero ti resta accanto anche se sforni due figli in due anni.

Badare all’essenziale
In fatto di pulizie domestiche, make up personale, preparazione dei pasti, etc.

Evitare preoccupazioni inutili
Dall’acne neonatale alla crosta lattea ai pianti pomeridiani. Non solo sai per esperienza che prima o poi passerà tutto, ma ti mancano sia il tempo che le energie per occuparti di simili facezie.

Sollevare pesi considerevoli
Questa è banale: ogni madre duplice sa che se ha in braccio il neonato, il primo figlio vorrà probabilmente saltarle in collo a sua volta. Anche se pesa 15 chili.

Pretendere meno da te stessa
Due figli piccoli e una mamma sola. È una questione aritmetica. La perfezione è un proposito da abbandonare definitivamente. E allora pazienza se si salta un bagnetto, si abusa un po’ della tv o si mangia pizza qualche volta di troppo.

Resistere strenuamente
Alla fatica, al sonno, all’incertezza, e a volte anche alla solitudine e al dolore.

Fidarsi del papà, ma sul serio
Perché anche la madre più accentratrice e ansiosa non potrà fare a meno del gioco di squadra.

Tollerare il pianto
Dinanzi a una richiesta di aiuto doppia e simultanea, da qualche parte devi pure incominciare. E qualcuno, va da sé, sarà costretto ad attendere un po’. Qualche volta piangendo, purtroppo.

Sviluppare dei superpoteri
Tipo fare qualsiasi con una mano sola, dormire con gli occhi aperti, farsi una doccia in 37 secondi. Ma queste, a ben guardare, sono doti che ogni mamma possiede, anche se di figlio ne ha uno soltanto.

12 Gennaio 2015 13 Commenti
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Alto contatto

by Silvana Santo - Una mamma green 9 Gennaio 2015

“Zzzzzzzzz. Ronf ronf…”
“Che dici? Provo a metterla un po’ sul letto? Dorme profondissimamente…”
(“Zzzzzzzronfzzzz”)
“Buona idea. Supina, mi raccomando. E magari lasciala un po’ inclinata, visto che è ancora piena di muchi…”
“Ecco qui, amore, piano piano… Così dovresti stare comoda, e io resto comunque accanto a te.”
“Zz…Gg…Nghè..Uà Ueeeeee Nguèèèèèèèèèè”
“Ok, ti tiro su, calmati!”
“Ue…Zzzzzzzzronfzzzzzzronfzzzz”

“Mammmmma!”
“Sì, amore mio caro, ti prendo tra un momento. Ho già in braccio tua sorella, non è che potesti aspettare un minuto?”
“No!” (Conosce tre parole, ma sa perfettamente come usarle. La terza è “biscotto“).

“Miao…”
“Artù, bello mio… Vieni qui che ti accarezzo”
“Maaaoooo”
“Cosa? Vuoi salirmi in collo? Guarda, non so se è una buona idea, non c’è più spaz….”
“Meeeeeeeeeooooooowwww”
“Ok, mi sa che tra il mio sterno, la testa di Flavia e la mano di Davide è rimasto un po’ di spazio…”

Per i miei figli l’alto contatto non è un’esigenza. È una missione di vita.
Fortuna che esistono le fasce portabebè…

9 Gennaio 2015 4 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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