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televisione

tecnologia bambini regole
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Tecnologia e bambini, le nostre regole

by Silvana Santo - Una mamma green 29 Ottobre 2019

Tecnologia e bambini: un binomio controverso e sul quale viene scritto e detto tutto e il contrario di tutto. A casa nostra non siamo contrari in assoluto al contatto dei bambini con la tecnologia (anche perché ne facciamo largo uso noi per primi), ma preferiamo limitare comunque il più possibile il ricorso ad apparecchi elettronici e monitor, perché ci sembra che incoraggino la sedentarietà e, al contrario, sfavoriscano l’interazione tra i bambini, la creatività e l’espressione delle proprie caratteristiche individuali. Credo, inoltre, che la generazione dei nostri figli vivrà in ogni caso un’esistenza iper-tecnologica, quindi non vedo la necessità di esporli precocemente a dispositivi e simili: preferisco che in questi fugaci anni dell’infanzia facciano esperienza di altre forme di intrattenimento, visto che comunque li attende un futuro molto tecnologico, per così dire.

Ecco dunque le regole che abbiamo stabilito e che applichiamo a casa nostra in fatto di bambini e tecnologia.

1. Tablet: solo in viaggio, con parsimonia

In casa abbiamo due tablet che di fatto non vengono utilizzati se non durante i viaggi. In vacanza, specie se siamo all’estero, li usiamo la sera per guardare i cartoni, oppure durante spostamenti in aereo o in auto che siano particolarmente lunghi. Non abbiamo l’abitudine di portarli con noi durante le uscite o le escursioni che organizziamo frequentemente nel weekend, né tantomeno se andiamo al ristorante, né a casa né in viaggio. Di conseguenza, i bambini non lo chiedono nemmeno, perché appunto non hanno mai acquisito l’abitudine di usarlo a tavola o in automobile.

2. Videogiochi: per ora ne facciamo a meno

Davide e Flavia hanno rispettivamente 7 e 5 anni e finora abbiamo preferito non proporre loro alcun tipo di consolle o postazione per videogiochi (che, va detto, non possediamo né usiamo neanche noi genitori). Allo stesso modo, non siamo soliti intrattenerli, né intrattenerci, con giochi per computer o cellulare. Detto questo, entrambi i miei figli usano da qualche tempo dei piccoli “computer” che hanno ereditato dalle amate cuginette e che contengono giochi di prima alfabetizzazione (componi le parole, ascolta e ripeti etc) e di semplici conteggi. Durante i viaggi on the road, inoltre, capita che giochino con alcune app che abbiamo installato sui tablet, e che contengono giochi di varia natura: puzzle, sequenze e altre attività logiche o di destrezza, disegno con le dita, etc. Naturalmente, non poniamo veti particolari quando si trovano a casa di amici o parenti che giocano ai videogames. Tra qualche anno mi piacerebbe proporre loro una console che consenta di fare giochi per lo più di movimento e di coordinazione, evitando magari i classici sparatutto.

3. Tecnologia e bambini: YouTube

Confesso che di provare un certo fastidio all’idea che i miei figli passino il tempo guardando video su YouTube, perché (so di essere bacchettona) non amo molto i vari canali di “unboxing” e recensione di giochi e giochini vari: trovo che incentivino un consumismo insostenibile e che alimentino nei più piccoli falsi bisogni e tendenza all’omologazione. Con Flavia, inoltre, abbiamo notato la tendenza a “imbambolarsi” di fronte a questi contenuti molto più di quanto non avvenga con cartoni e film, nonché a desiderare tutto quello che vede promosso dai vari YouTuber, a prescindere dai suoi reali interessi e preferenze di gioco. In conclusione, cerchiamo di fare in modo che guardino meno video possibile, a meno che non si tratti di video musicali o altro.

4.TV: di sera, non a tavola e senza pubblicità

Alle regole che abbiamo dato all’uso della TV ho già dedicato un post specifico. Qui ve le riassumo in estrema sintesi: niente TV a tavola né al mattino, niente TV in cameretta, cartoni visti quasi esclusivamente su Netflix (quindi zero pubblicità) un’ora scarsa dopo cena. Nel weekend guardiamo spesso dei film insieme, e una volta a settimana ceniamo sul divano e sul tappeto davanti alla TV.

5. Tecnologia e bambini: l’uso del cellulare

Davide e Flavia non usano il telefono di mamma e papà, se non per parlare con qualcuno, mandare dei messaggi o fare delle videochiamate. A volte “girano dei film” con il nostro cellulare (che poi dobbiamo guardare e riguardare in TV!) oppure scattano delle foto quando siamo in viaggio o in gita e le loro fotocamere sono scariche. Il telefono viene utilizzato molto in auto come archivio di file audio (canzoni, ma anche audiolibri) che ascoltiamo tutti insieme con l’ausilio di un piccolo altoparlante Bluetooth.

6. Computer e bambini

In casa abbiamo un Mac “fisso” che è il computer “di famiglia” a disposizione di tutti (a differenza del mio portatile, precluso alle creature!). Davide lo utilizza soprattutto per scrivere quelli che lui chiama “articoli” su un file di OpenOffice, mentre Flavia vi ricorre quando non raggiunge un accordo col fratello sul film da guardare il sabato pomeriggio, e allora si rassegna a vedere quello che piace a lei sul computer.

E voi? Come vi ponete di fronte al connubio “bambini e tecnologia”: avete fissato delle regole, oppure siete più “disinvolti”? Dite la vostra, se vi va!

29 Ottobre 2019 4 Commenti
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life

Confessioni di una madre intransigente

by Silvana Santo - Una mamma green 15 Maggio 2019

Ieri pomeriggio, sotto una pioggia ancora accennata, sono entrata in un negozio di cianfrusaglie made in China e ho chiesto due squishy a forma di ciambella. Li ho pagati un euro l’uno e sono uscita con la vaga sensazione di aver fatto qualcosa che avrei invece dovuto evitare. Era la prima volta, per me. Non sapevo neanche cosa fossero, gli “squishy”, prima di ieri. Non abbiamo la consuetudine di comprare giochini da pochi euro in edicola, ai distributori di palline o nei bazar dei cinesi. E così, ieri, quando per scongiurare una crisi a casa di un’amica ho promesso a mia figlia che le avrei comprato una ciambella da “squishare” (lei ha detto proprio così) come quella che aveva la sua amichetta, mi sono sentita come se stessi cedendo a un capriccio, come se stessi, seppure in modo veniale, venendo meno al mio compito di educatrice e di genitrice.

Il fatto è che su alcune cose a casa nostra vigono regole molto stringenti. Forse troppo, mi viene da chiedermi dopo l’episodio di ieri. Se riusciamo a essere relativamente flessibili su determinate questioni (come il consumo di dolci, per fare un esempio facile), io e il padre dei miei figli siamo invece abbastanza intransigenti per quanto riguarda la televisione, la tecnologia, gli orari e, appunto, gli acquisti. Forse è un retaggio dell’educazione che abbiamo ricevuto a nostra volta, oppure una scelta che dipende da convinzioni generali e profonde riguardo il consumismo, ma l’idea di concedere regalini di dubbia qualità e utilità ci fa venire l’orticaria. Non ho mai pensato che dormire con i miei figli, tenerli in braccio o in fascia per ore o allattarli ben oltre i primi sei mesi di vita significasse “viziarli”. Non ho mai esitato di fronte all’acquisto di un libro. Non mi scompongo se si sporcano dalla testa ai piedi per giocare in un prato o fare un lavoro creativo. Non si contano le “avventure” (mostre, laboratori, attività, cinema, teatro, esperienze di ogni genere) che io e il loro papà organizziamo sia a casa che in viaggio. Eppure mi costa una fatica immane pensare di comprare una bambolina di plastica da 30 euro, o di riempirli di pupazzetti, portachiavi e altri gadget collezionabili da un euro l’uno. Mi sembra antiecologico, antieconomico e, soprattutto, diseducativo.

Ma se con Davide questo approccio ha sempre “pagato”, nel senso che con lui potresti entrare nel reparto giocattoli di Harrods senza doverti sorbire richieste, capricci o scenate (per compleanni e Natale spesso chiede “regali a sorpresa” perché non coltiva particolari desideri materiali, tanto per dire) ci ha pensato come sempre sua sorella a sparigliare le carte, spiazzandomi completamente. Sì, perché Flavia comprerebbe ca…volate senza soluzione in continuità. Desidera tutto quello che vede: in tv, nelle vetrine, nei cataloghi pubblicitari, nei più squallidi negozi di souvenir. E, soprattutto, vorrebbe ogni cavalluccio, dinosauro, unicorno, palla rimbalzina, portachiavi fluorescente, manina appiccicosa, sirena camaleontica, uovo di drago, gargoyle e minotauro posseduto da ogni singola amica o amico che si ritrova. Nonostante le abitudini spartane con cui abbiamo cercato di crescerla, lei persevera ostinata ed estenuante nella sua supplica quotidiana.

Mi chiedo allora se in certi momenti non sia il caso di mollare un po’ le redini. Di fare qualche concessione a malincuore (perché, per dirla tutta, i miei figli sono comunque strapieni di giocattoli e gadget, almeno secondo i miei personali parametri), di accordare il famigerato compromesso. Quanto sarebbe stata più facile la mia vita, negli ultimi due anni, se ogni tanto avessi acconsentito all’acquisto di una inutile pallina a gettoni o di un terrificante pupazzino di lustrini reversibili? Quanti pomeriggi avrei “risolto”, quanti capricci avrei dribblato, quanta fatica mi sarei risparmiata indulgendo a un acquisto non necessario, a un regalo evitabile, a uno spreco consapevole?

Come sempre, credo, la risposta sta nella misura. Nel difficile e provvisorio equilibrio tra il rigore e il lassismo, tra l’intransigenza e la mollezza, tra il troppo e il troppo poco. Tra il crescere dei figli viziati, conformati e schiavi di falsi bisogni e il tirar su dei bambini frustrati, diversi, sfigati. Fare il genitore consiste nello scendere a patti ogni giorno con la propria coscienza e con le proprie idiosincrasie. Aggiustare ininterrottamente la rotta, un grado alla volta, con la pazienza di un santo. Discutere e ridiscutere i piani con se stessi, senza stancarsi. Perdonarsi di continuo.

15 Maggio 2019 3 Commenti
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Bambini e tv, le regole
life

Bambini e TV, cinque regole in vigore a casa mia

by Silvana Santo - Una mamma green 5 Marzo 2018

Ai miei figli non è vietato guardare la televisione. Noi genitori, per primi, amiamo i film di animazione e le serie TV, per cui non avremmo mai pensato di porre veti assoluti a Davide e Flavia (e in generale sposo raramente la linea dei divieti totali). Siccome, però, bambini e TV sono un binomio potenzialmente esplosivo, io e il padre dei miei figli ci interroghiamo spesso su come evitare eccessi e degenerazioni. Posto che, come sempre, ogni famiglia deve trovare il proprio personale equilibrio, queste sono le cinque regole in vigore a casa mia in tema di bambini e TV.

1. Non lasciarli soli davanti allo schermo

La TV è un momento di relax per tutti, specialmente quando la giornata è stata molto intensa, o faticosa. Però, quando i figli sono piccoli, è sempre utile condividerlo, secondo me. O almeno essere fisicamente presenti nella stanza in cui è accesa la televisione. Per monitorare quello che i bimbi guardano e per rispondere a eventuali domande o curiosità. E, magari, per godersi un bel classico Disney o un intramontabile Miyazaki.

2. Selezionare bene i programmi

Tra canali in chiaro e pay tv, il palinsesto televisivo offre oramai una scelta estremamente ampia di cartoni animati e altri programmi per bambini. Non è difficile, nella vastissima proposta a cui abbiamo accesso, trovare delle vere e proprie chicche, sia dal punto di vista della grafica che degli argomenti o del commento musicale. La mia sensazione è che a volte si tenda ad avere troppa fretta anche nella proposta di contenuti indirizzati a un pubblico magari leggermente più maturo, o che ci si limiti a proporre ai bambini le serie più conosciute e “di moda”. Perdendosi invece un vasto panorama di cartoni e programmi per l’infanzia innovativi e di qualità.

3. Bambini e TV: un limite è indispensabile

La mia esperienza personale, per quanto limitata e per definizione soggettiva, parla molto chiaro: troppa TV fa male ai bambini, o perlomeno fa male ai miei figli. Diventano più nervosi, compressi, “accelerati”. Iperstimolati. A casa nostra, al momento, abbiamo trovato un equilibrio che limita la visione della TV ai circa 40-45 minuti che intercorrono tra il termine della cena e il momento di prepararsi per andare a dormire. Nel weekend, quando non usciamo, concediamo qualche dose extra. La TV, salvo rarissime eccezioni non viene mai accesa al mattino, e non si guarda durante i pasti. Non so se sia un equilibrio destinato a durare, ma per il momento funziona.

4. Niente TV in camera da letto

Anche se guardiamo i cartoni dopo cena, la TV non fa parte della nostra routine della nanna. E non si guarda in camera da letto.

5. Limitare la pubblicità

La vera piaga dei canali televisivi per bambini, secondo me, è il bombardamento di spot di giocattoli, merchandising e via dicendo. Limitare l’esposizione dei bambini piccoli alla pubblicità è comunque possibile, scegliendo per esempio di guardare dei DVD, o attivando servizi in abbonamento che non prevedano interruzioni pubblicitarie.

6. Non abusare di “altra” tecnologia

Non ha senso limitare la TV se poi si abusa di tablet, computer, smatrphone e videogiochi. Anche in questo caso, ognuno troverà la propria ricetta, sulla base degli interessi dei genitori, dell’età dei bambini e delle abitudini dell’intera famiglia. Al momento, noi siamo riusciti a tenere Davide e Flavia alla larga dai videogiochi veri e propri e dagli smartphone, e a concedere il tablet solo in vacanza, durante i lunghi spostamenti in aereo o in auto. Più difficile allontanarli dal computer (specie da YouTube), dal momento che il Mac è un mio strumento di lavoro, ma mi sto sforzando di non utilizzarlo troppo in loro presenza. La vera nota dolente è lo smartphone, che tendo a tenere in mano troppo spesso, anche in presenza dei figli. Ovviamente è bandito a tavola, in casa e fuori. Ma l’obiettivo è di ridurne l’uso al minimo indispensabile, anche perché ho constatato che fa molto bene a me per prima.

5 Marzo 2018 2 Commenti
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essere madre

Le 9 regole fondamentali che ho imposto ai miei figli

by Silvana Santo - Una mamma green 10 Novembre 2017

Non penso di essere una madre molto severa. Anzi. So che molte persone, a cominciare forse dai miei genitori, mi reputano troppo permissiva. In camera dei miei figli c’è una intera parete adibita a lavagna, organizzo regolarmente dei “pic-nic” sul divano, non pongo veti sul consumo di dolci (tranne che sulle quantità, ovvio). Però ci sono alcuni punti fermi che insieme al loro papà cerco di mantenere. Poche regole fondamentali che prendiamo davvero molto sul serio. Ecco, in dettaglio, le 9 regole fondamentali che ho imposto ai miei figli:

1. Niente TV al mattino

Non so perché, ma non ho mai avuto l’abitudine di accendere la televisione al mattino. Neanche nei periodi di “maternità”, se così si possono chiamare i primi mesi dopo il parto di una lavoratrice autonoma. Neanche da ragazza, o nei giorni in cui non lavoro. Mai. Con i bambini, è sembrato naturale mantenere questa consuetudine, per evitare la possibile sovraesposizione e il rallentamento delle operazioni mattutine. Unica eccezione: quando sono malati e troppo malandati per giocare.

2. Lavarsi le mani

A casa nostra siamo tutt’altro che fissati con l’igiene, e non lo eravamo neanche coi figli neonati. Davide e Flavia possono giocare con la terra e col fango, pasticciarsi coi pennarelli (lavabili), toccare alberi, fiori e animali. Però pretendo che si lavino bene le mani quando tornano da scuola e prima di mangiare (oltre che dopo essere andati in bagno, ma quello mi pare scontato).

3. Il tablet solo in viaggio

So che questa, tra le regole che ho imposto ai miei figli, è tra quelle che maggiormente potrebbero essere messe in discussione nei prossimi anni, ma per ora siamo riusciti a farla applicare e va bene così. Il tablet, con video e giochini scelti con cura, lo usiamo solo in viaggio, come sostitutivo dei cartoni se non c’è la tv, e come intrattenimento di emergenza durante i lunghi spostamenti in auto o in aereo.

4. Niente passeggino né marsupio dopo i due anni e mezzo

Con entrambi i figli, abbiamo mandato in pensione il passeggino (e il marsupio ergonomico) a quella che mi è parsa già l’età limite. Continuiamo a usarli solo in occasioni particolari, come determinati viaggi, escursioni impegnative o situazioni in cui prevediamo di essere in giro a piedi all’ora in cui Flavia potrebbe fare il suo pisolino pomeridiano.

5. La colazione è sacra

Devo dire, per fortuna, che in casa mia questa è una delle regole più facili da far rispettare. Nessuno dei miei figli ha finora fatto resistenza: anche se ciascuno di loro ha dei gusti definiti e distinti, la colazione è parte irrinunciabile delle operazioni del mattino. Purtroppo, quasi mai noi grandi riusciamo a unirci a loro, ma mi riprometto di lavorarci su, perlomeno nel weekend.

6. Non si corre al ristorante

Che sia Ikea o un a pizzeria, non sopporto che i miei figli corrano nella sala di un ristorante. Oltre che fastidioso per il resto degli avventori, trovo che sia pericoloso per loro e una mancanza di rispetto per il personale del locale. Piuttosto sto a casa (e infatti tendiamo a mangiare fuori il meno possibile, e quasi solo a pranzo, quando loro sono meno stanchi e meglio disposti a star seduti), e scelgo di preferenza posti con servizio rapido e dove ci sia uno spazio all’aperto in cui possano svagarsi. In ogni caso, centomila volte meglio un pic-nic!

7. A letto presto, salvo rarissime eccezioni

La più preziosa, dal punto di vista pratico, delle regole che ho imposto ai miei figli. In media, mettiamo a letto Davide e Flavia intorno alle 21 (vi assicuro che per le abitudini del sud Italia è presto), in modo che entro le 21.30 dormano. Questo permette a noi genitori di avere sempre la serata per noi, e a loro di riposare adeguatamente, svegliandosi al mattino , tra le 7 e le 7.30, senza sforzi eccessivi. Capitano le eccezioni, ovviamente. Ma cerchiamo di limitarle il più possibile, perché il giorno dopo ne paghiamo sempre lo scotto. Questo comporta un certo sacrificio, ovviamente: non uscire mai la sera dopo un certo orario, rinunciare a cenare fuori anche in vacanza etc, ma per la mia esperienza i vantaggi sono incalcolabilmente superiori rispetto al disagio. Quindi, avanti così finché sarà possibile.

8. Niente TV quando si mangia

Questa è un’acquisizione recente, perché a lungo cedevamo ai cartoni durante i pasti. Da quando abbiamo smesso, mangiare insieme è diventata una esperienza completamente diversa: parliamo, giochiamo (di solito a “indovina l’animale” o “color color”) e scherziamo tra noi. Non è sempre facile, e facciamo comunque delle eccezioni, ma penso che sia un’ottima abitudine, che spero di mantenere nel tempo. Ovviamente, nessun cellulare è ammesso a tavola.

 

9. Pochi “fuori pasto”

Non ho alcun problema a concedere ai miei figli merende dolci o finanche industriali. Sono golosa quanto loro e i dolci non mancano mai nella nostra vita quotidiana. Però non amo che mangiucchino a tutte le ore, per cui cerco di limitare gli spuntini alle classiche merende di metà mattina e pomeriggio. Piuttosto, preferisco concedere uno sfizio dolce al termine della cena. Negli ultimi tempi abbiamo difficoltà a far rispettare questa regola, sopratutto da parte di Flavia, ma confido di non perdere di vista l’obiettivo.

Lette tutte di fila mi fanno sembrare un po’ la signorina Rottermeier, ma vi assicuro che non sono poi così terribile! Quali sono le regole per i bambini che cercate di far rispettare a casa vostra?

10 Novembre 2017 15 Commenti
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life

Perché a casa mia la TV non è vietata ai miei figli

by Silvana Santo - Una mamma green 30 Agosto 2017

I miei figli guardano la tv. Di solito è il rito con cui si conclude la giornata, dopo cena e prima di andare a letto (ma fuori della camera da letto), dove ci aspettano libri, ninne nanne e storie inventate con le ombre cinesi. Ci viene in supporto, a volte, anche durante i viaggi più lunghi. La guarda soprattutto Davide, perché sua sorella, al momento, non è particolarmente interessata. La guardiamo spesso insieme, a dire il vero, perché lui adora commentare quello che fanno i suoi personaggi preferiti, riderne, chiedere spiegazioni.

Non ne abusiamo, non la teniamo accesa come sottofondo, non la accendiamo mai prima di un certo orario. E stiamo cercando di non accenderla più mentre mangiamo. Però a casa nostra la TV la guardiamo, e non mi sognerei mai di vietarla ai miei figli.

Il motivo non è solo che non credo nei veti assoluti (ma anzi li reputo il modo migliore per alimentare certe morbosità e forse addirittura dipendenze future).

La ragione principale è che a me per prima piace guardare la televisione. Mi piace guardare certa televisione. Adoro le storie, adoro il cinema, adoro le serie. Adoro i cartoni animati disegnati in un certo modo, adoro i documentari di qualità.

E mi sentirei molto ipocrita a vietare tassativamente ai miei figli qualcosa che a me stessa piace e che io stessa consumo. Qualcosa che, tra l’altro, prima o poi finirebbero inevitabilmente con l’utilizzare.

Penso che la loro età imponga molta parsimonia e una selezione attenta. Penso che sia di gran lunga preferibile non lasciarli soli, mentre guardano la TV, e farne anzi un momento di condivisione. Del tempo trascorso insieme ad ascoltare “qualcuno” che racconta una storia.

Non sempre riesco a fare quello che mi riprometto, e capita comunque di ricorrervi come “ultima spiaggia” nelle giornate più faticose. Penso che questo sia sbagliato, e voglio sforzarmi sempre di più per migliorare. Ma non ho intenzione di vietare la TV ai miei figli. Non ho intenzione di vietare a me stessa di guardare la TV insieme ai miei figli.

Forse sbaglio, chi lo sa. Probabilmente non lo scoprirò mai. E in fondo va bene così.

Cose che mia figlia non ha imparato a casa nostra

Riempirsi la bocca di acqua e sputare. Dare pizzicotti fortissimi che lasciano il segno. Fare un inchino perfetto. Mentire sfacciatamente. Tirare i capelli al fratello fino a farlo strillare. Contare fino a dieci. Mordere sua madre.

30 Agosto 2017 4 Commenti
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libri

I miei figli e i cartoni animati vintage

by Silvana Santo - Una mamma green 26 Ottobre 2016

C’era il coach violento e paranoico, ed era forse la cosa più innocente di tutte. Uno che imponeva allenamenti con le catene ai polsi, e che per migliorare i riflessi delle atlete le colpiva con durezza con un pallone da volley. Che sfrecciava così forte da sembrare un ovale da rugby. E poi dicono che Zeman è uno senza cuore.

C’era lo stuolo agghiacciante di matrigne, istitutrici, nonni burberi, fratellastri sadici e sorellastre zitelle. Sempre pronti ad accanirsi sull’orfano di turno, bello come un cherubino, ma sfortunato e dolente come un martire. Per il suo bene, talvolta. Ma quanto strazio.

C’erano i ladri. E soprattutto le ladre, sfacciatamente sexy e fasciate in tutine che sarebbero state senza dubbio di neoprene, se solo il neoprene fosse già stato inventato. Erano talmente fighe che ti ritrovavi automaticamente a sognarti in body nero e mascherina mentre tentavi nottetempo di arraffare la Gioconda, scavalcando sinuosa i fasci rossi dell’antifurto laser. Praticamente una cleptomane con la passione per il fetish.

C’erano le giovanissime promesse dello sport. Con la malformazione cardiaca grave e l’affanno che manco Beth di Piccole Donne prima di morire di scarlattina. C’era Beth di Piccole Donne, che moriva di scarlattina, vergine, tra i singhiozzi disperati di tutta la famiglia (e sua sorella Jo, costretta a vendersi i capelli per racimolare qualche spicciolo).

C’erano i ragazzini disabili, che di per sé sarebbe anche una cosa fantastica, visto che raccontare la disabilità come una cosa normale sarebbe una cosa intelligente e utile. Solo che questi erano tutti disperati, bullizzati e irrisolti. E finivano sempre miracolati in qualche modo improbabile.

C’erano i fratelli incestuosi, i transgender tormentati, gli stupri tra le righe. I controluce morbosi, i sottintesi, i non detti che in realtà dichiaravano tantissimo, torbidi e allusivi. C’erano le morti sanguinose, gli abbandoni, le malattie devastanti. La tisi e la consunzione, qualunque cosa significasse. C’erano la miseria e la fame, la disperazione e l’odio furioso e gratuito. C’era la vita, in un certo senso. In tutte le sue infinite sfumature di rosa e di grigio, la vita che a volte profuma di incenso e altre volte puzza di merda.

I cartoni animati degli anni ’80 e ’90 erano sconvenienti, inappropriati, eccessivi. Ma a me piacevano tantissimo. E a giudicare da come i miei figli si sono appassionati alle sigle vintage proprio in questi giorni, direi che potrebbero andare forte anche adesso. “Sono i cartoni di quando mamma e papà erano piccoli”, spiega Davide alla sorella mentre ballano al suono di Lady Oscar e Occhi di gatto. Sono più piccoli di quanto non lo fossimo noi quando guardavamo quei celebri cartoni giapponesi. Sono più innocenti, sono più ingenui e a volte mi sembrano più fragili. Ma forse è solo che sono cambiati i tempi, insieme alla nostra percezione di ciò che è appropriato e ciò che non lo è.

Loro guardano le sigle e sembrano trovarle buffe, insolite, divertenti. Non so se riescano a percepire in qualche modo le differenze con la grafica a cui sono abituati o a realizzare che la voce che canta è quasi sempre la stessa, quella sorridente e zuccherata di Cristina D’Avena. La voce che scandiva i nostri pomeriggi di ormai 25 anni fa.

Non so se avrò mai il coraggio di proporre ai miei figli di rivedere insieme tutte le puntate di Georgie o di Mila e Shiro. Per ora mi godo la voce di Flavia che canta in loop “È quasi magia, Johnny!”, e va bene così.

26 Ottobre 2016 8 Commenti
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life

Ridatemi Mollica (Davide e la televisione)

by Silvana Santo - Una mamma green 16 Ottobre 2014
Davide a Bucarest mentre guarda Spongebob in romeno. Almeno quello gli piaceva.

Davide a Bucarest mentre guarda Spongebob in romeno. Almeno quello gli piaceva.

In casa Mamma Green la tv si guarda senza eccessivi pregiudizi, anche se con una certa moderazione. A me e al papà di BigD piacciono moltissimo i film, le serie tv e lo sport, di cui siamo spettatori assidui per quanto non maniacali. Per una questione se non altro di coerenza, dunque, ci è parso fuori luogo porre veti categorici all’indirizzo di nostro figlio, a cui da qualche mese viene concesso, senza esagerare, un po’ di svago quotidiano davanti allo schermo. D’altra parte, crediamo che nell’ambito di una varietà di proposte di intrattenimento abbastanza ampia (dai giochi ai colori, dalle passeggiate al parco alla bicicletta, senza ovviamente trascurare il nido mattutino) un po’ di cartoni animati non possano nuocere poi così tanto.

Fin qui niente di diverso, penso, da quello che accade nella maggioranza delle abitazioni italiane.

La stranezza – perché quando si tratta di mio figlio difficilmente le cose assumono una connotazione “media” o, come si suol dire un po’ impropriamente, normale – è che Davide mostra verso i programmi televisivi un senso critico anomalo e insolitamente sviluppato (a tratti, diciamolo pure, insopportabile).

Tra digitale terrestre e Sky ha ha disposizione almeno una decina di canali tematici tra cui scegliere, ma di norma siamo fortunati se gliene va a genio uno. E per non più di pochi minuti di seguito, per giunta.

La scena tipica è questa:

“Davide, ti va se guardiamo un po’ di tv?”

Entusiasmo e felicità. Saltelli ed esclamazioni (disarticolate) di gioia.

Lui prende i telecomandi e li porta al genitore di turno.

Cominciamo con la tv a pagamento, dal canale 603. Lui osserva per non oltre 40 secondi, dopodiché inizia a scuotere il capo con severità e a riportare le mani dell’adulto sul telecomando, facendo chiaramente capire che la trasmissione non è di suo gradimento e che bisogna assolutamente e con estrema urgenza cambiare canale.

La scena si ripete invariata per l’intera piattaforma per bambini di Sky, di solito con un crescendo di insofferenza da parte del piccolo spettatore, che finisce puntualmente per spendere l’unica parola che conosce (“NO!”) per esprimere con maggiore chiarezza il proprio disappunto. Oppure per appropriarsi del telecomando nel tentativo di cercare qualcosa che sia di suo reale gradimento.

A quel punto, il malcapitato genitore passa, con le speranze già ridotte al lumicino (e maledicendo il momento in cui ha avuto l’idea brillante di proporre la televisione), ad esplorare il palinsesto del digitale terrestre, augurandosi di avere maggiore fortuna. Altri 4 o 5 canali, che normalmente vengono bocciati con sdegno e senza appello dal critico televisivo in erba. Abbiamo in casa il novello Paolo Mereghetti e nessuno ci aveva avvertito.

Fonte: Cinegiornalisti.com

Fonte: Cinegiornalisti.com

La verità è che l’unica cosa che piace davvero a mio figlio è un cartone animato mezzo canadese pieno di cagnolini supereroi, di cui ovviamente conosciamo a memoria tutti gli episodi. Se non lo mandano in onda – e a differenza di ben note serie di argomento suino, l’eventualità è abbastanza probabile – l’insuccesso, e la frustrazione, sono assicurati.

Inutile che stia qui a dirvi che questi benedetti cartoni animati non si trovano su Youtube, né in DVD né su qualunque altro circuito esistente.

Giuro che certi giorni mi manca tanto Mollica. Il “critico” cicciottello del TG1 che recensisce film, dischi e quant’altro. E che mai, in vita mia, ho sentito stroncare un’opera qualsiasi, fosse anche il più grande successo dei Jalisse in lingua spagnola. Giuro che se continua così faccio sparire il televisore. E pazienza per True Detective e Game of Thrones.

16 Ottobre 2014 6 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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