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paura

mio figlio ha paura del buio
essere madre

Mio figlio ha paura del buio

by Silvana Santo - Una mamma green 24 Settembre 2019

Mio figlio ha paura del buio. Sta per compiere sette anni e ha paura del buio.
Affronta senza riserve gli animali selvatici, le altezze vertiginose, gli aghi delle vaccinazioni, l’acqua profonda. Viaggia all’estero con la disinvoltura di un manager d’impresa, cambiando albergo ogni sera senza il minimo problema. Va a scuola con entusiasmo fin dal primo giorno, curioso e aperto alle novità. Eppure mio figlio ha paura del buio, e a volte fa un po’ fatica a relazionarsi con i bambini, specie se sono più grandi e se sono in gruppo. È ostinato, ma anche piuttosto insicuro, e questo finisce col calamitargli addosso la tracotanza di chi è più strutturato di lui, col trasformarlo nell’elemento fragile della situazione, quello più esposto alle battutine e al sarcasmo. All’ostracismo da parte della banda. Eppure, ogni tanto mi sorprende con una consapevolezza ragguardevole, per la sua età. Come quella volta in cui, tornando dal campo estivo, mi ha detto felice che amava giocare a pallavolo “anche se sono scarso, mamma”. Come quando proclama il suo diritto a fregarsene dei supereroi e delle macchine, anche “se piacciono a tutti i maschi”. Oppure quando infila nello zaino il suo quaderno preferito, nonostante sappia perfettamente che sarà preso in giro perché il quaderno ha in copertina un disegno “da piccoli”, o “da femmine”.

Mio figlio ha paura del buio, e questo ogni tanto mi preoccupa molto. Come ogni tanto mi preoccupa il fatto che lui sia molto incline al pianto, che tenda a dichiararsi “pessimo” o incapace, che ripeta con enfasi le considerazioni orribili sulla vita che a volte – mea maxima culpa – vomito fuori nei miei attacchi di nichilismo insanabile. Mio figlio ha paura del buio, e questo mi fa sentire profondamente responsabile, colpevole delle sue fragilità e delle sue insicurezze. Dell’ansia che non di rado lo attanaglia, perché lui, un po’ come sua madre, non si sente “mai abbastanza”.

Mio figlio ha paura del buio. Mio figlio piange molto. Mio figlio, a volte, ha qualche incomprensione nei giochi di gruppo dei coetanei. E la verità, forse, è che non c’è niente di così allarmante, o “patologico”, in questo. Che questo non fa di lui un individuo infelice, o predisposto a una futura infelicità. La verità è che tutti, adulti e bambini, conviviamo con delle nevrosi, con delle debolezze, con dei fantasmi di cui siamo più o meno consapevoli. Solo che quando si tratta dei nostri figli, tendiamo a raccontare (e forse a raccontarci) una storia diversa. A farne una narrazione parziale e univoca. Edulcorata e acritica. E così i figli degli altri, di quasi tutti gli altri, finiscono col sembrarmi, di solito, equilibrati e risolti, maturi, inseriti socialmente. Graniticamente “sereni”, per utilizzare una parola che piace tanto sfoderare alle madri, forse per rassicurare in primis se stesse sulla propria attitudine alla genitorialità. Sembrano più felici dei miei, se li guardo da lontano o attraverso le lenti dei social, delle parole che su di loro spendono i loro stessi genitori.

E invece mio figlio ha paura del buio, e a volte sembra che sia l’unico, tra i suoi coetanei. Peccato, o fortuna, che poi, a guardare le altre famiglie senza filtri o più da vicino, vengano fuori un po’ per tutti quelle umane e forse inevitabili crepe che sono tipiche di ogni persona, adulta o piccina che sia: e c’è chi rifiuta la scuola, chi non riesce a dormire, chi fa la pipì a letto, chi mangia troppo, chi ha degli scatti di rabbia o stenta a socializzare. C’è chi ha la fobia degli animali, del mare, della sporcizia. E chi, come mio figlio, ha paura del buio. Che venga fuori, come sempre, che nessun genitore è perfetto e nessun figlio – nessun essere umano – è privo di fragilità, di insicurezze, di limiti. Che venga fuori che nessuna esistenza, appena cominciata o già segnata dal tempo, è esente da momenti di infelicità, di paura e di solitudine. Solo che in pochi riescono a dirsi ad alta voce tutta la verità.

24 Settembre 2019 7 Commenti
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essere madre

Mamma, ho paura

by Silvana Santo - Una mamma green 23 Gennaio 2019

Mamma, ho paura.
Quante volte me lo hai detto, piccolo mio? Al cospetto del buio fitto della notte, dinanzi al cattivo di un cartone animato, nel mezzo della lettura di una fiaba, al centro delle ombre che danzano di sera. Quando tuo padre e io, fragili, stanchi e sciocchi, urliamo troppo forte davanti a te e tua sorella.

Mamma, ho paura.
Lo so che hai paura, amore. Anche io a volte ne ho. Tutti quanti abbiamo paura, anche le mamme e i papà.
Del tempo che passa, dell’abbandono, della perdita, del dolore. Abbiamo paura di certi ricordi, abbiamo paura dell’ignoto, abbiamo paura della solitudine. Abbiamo paura degli sbagli già fatti e di quelli che potremmo ancora fare.

Mamma, ho paura.
Lo so che hai paura, figlio mio. Non vergognarti, non sentirti fragile. Non sentirti stupido, o piccolo, o sbagliato. Hai paura perché senza paura non si sta al mondo. Perché l’umanità non esisterebbe nemmeno senza la compagnia fedele e saggia della paura. Perché solo gli stupidi non temono mai niente.

Mamma, ho paura.
E va bene così, bambino. Va bene che tu abbia paura, e che non abbia paura di dirlo. Va bene che tu non ti senta obbligato all’invincibilità, allo stereotipo della forza a tutti i costi, al coraggio imposto e alla presunta inscalfibilità.

Mamma, ho paura.
E io ci sarò, ti amerò, ti abbraccerò. Anche quando avrai paura. Avrò paura insieme a te, se sarà il caso, e di certo, molte volte, avrò paura per te. Ma per la maggior parte del tempo che passeremo insieme, cercherò di aiutarti a superarla, la tua paura. facendo appello alla tua testa e al tuo cuore. Oppure a conviverci, se non sarà possibile sconfiggerla: perché a volte, anche se in pochi sono disposti ad ammetterlo (chissà poi perché) le paure fanno parte di noi e di quello che siamo al punto che diventa davvero difficile cancellarle. Ma in un caso o nell’altro, non ci definiscono.

Le tue paure di sicuro non definiscono te, mio piccolo figlio dall’animo forte e sensibile.

23 Gennaio 2019 1 Commenti
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essere madre

Il pavor nocturnus, mia figlia e io

by Silvana Santo - Una mamma green 30 Gennaio 2018

Interno notte. Una sera qualsiasi, in una casa qualsiasi. Immaginate di essere svegliati all’improvviso (o distolti dalla vostra serie TV preferita), da un grido ferino di vostra figlia piccola. Di trovarla a letto, sudata e rigida come un ciocco, che urla come se la stessero bruciando viva, con una voce non sua. Di provare a toccarla ed essere raggiunti da calci, ringhi e versi incoerenti. Di sentirle ripetere, tra il pianto e gli strilli, le stesse due parole in modo ossessivo, come un mantra, per interminabili quarti d’ora. Di sentirvi chiamare e non essere riconosciuti quando accorrete, oppure di essere respinti con furia, e poi richiamati ancora e allontanati e così via in una spirale di delirio crescente.

Si chiama pavor nocturnus, ovvero terrore notturno. E il nome rende davvero l’idea di quello che significa.

La prima volta che Flavia ha avuto una crisi, oramai diversi mesi fa, ho pensato che stesse impazzendo. E che io avrei fatto immediatamente la stessa fine.

La sensazione è di assistere a una crisi di dolore fisico che si irradia “dall’interno”. Lei getta la testa all’indietro, inarca la schiena, tende le gambe in quelli che sembrano spasmi di dolore, appunto. O di terrore. E poi le urla. Urla animali, fuori controllo. Con un timbro diverso dal solito. Di solito Flavia chiama me, tanto per non appesantire il mio senso di responsabilità e di inadeguatezza. “Voglio mamma”, dice una prima volta. Per poi ripeterlo ossessivamente, per minuti e minuti, anche se io sono effettivamente lì con lei.

Prima che ci capitasse, sapevo poco e niente del pavor nocturnus. Solo che è un disturbo della fase non REM del sonno (quella più profonda) molto diffuso nei bambini piccoli e sostanzialmente benigno. Assistere alle crisi di Flavia – che si intensificano in numero e intensità quando lei è stanca, malata o convalescente – è stato inizialmente traumatico, e tuttora mi fa a volte venire la pelle d’oca.

Perché un bambino col pavor nocturnus sembra sveglio. Dischiude gli occhi, o proprio li sbarra. Sembra “parlarti”, e a volte risponde anche alle domande che gli fai. Solo che non ti riconosce, si contraddice, suda e si dibatte. E urla, urla, urla e piange come se patisse di un dolore atroce (alcuni si alzano dal letto, corrono strillando per la casa, si fanno finanche la pipì addosso). Però il punto è che nonostante le apparenze, quel bambino sta dormendo. Non è cosciente, e quando la crisi sarà passata si rimetterà a dormire, per poi risvegliarsi al mattino senza ricordare nulla.

Pare che le cause non si conoscano bene, e che in ogni caso non si tratti di un segnale di “disagio” o infelicità dei bambini. Pare. Io so solo che ogni volta non riesco a non pensare che se mia figlia urla così nel mezzo del suo sonno non REM, evidentemente qualche cosa che non va ci deve essere. E diciamo che sentirsi chiamare da una treenne disperata, anche se sai che “sta dormendo”, e non essere in grado di aiutarla, non è proprio un modo piacevole di passare una bella mezz’ora durante la notte.

Spero che passi al più presto, ovviamente.

E di trovare il modo per starle vicino senza turbarmi.

30 Gennaio 2018 9 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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