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nonni

life

I nonni sono persone

by Silvana Santo - Una mamma green 2 Ottobre 2018

C’è solo una cosa che si avvicina, in portata e tasso glicemico, alla retorica della maternità, ed è la retorica della nonnitudine. Sarà che questo mito del nonno italico serve in qualche modo a pulire le coscienze individuali (di figli ormai adulti che dipendono ancora dai propri genitori da un sacco di punti di vista) e collettive (l’Italia, a quanto pare, è una Repubblica fondata sui nonni), ma mi sembra che diventare nonni venga descritto quasi come un bagno nell’acqua di Lourdes, un’esperienza catartica che ti redime e ti trasforma, o addirittura ti santifica.

Sei stato per tutta la vita una persona gretta, meschina o superficiale? Niente paura, basta che uno qualsiasi dei tuoi figli si riproduca e tu ti trasformerai seduta stante nella più amabile e profonda delle creature. Sei sempre stato dotato di una limitata intelligenza emotiva, nonché di scarse doti di empatia e ascolto? Tutto risolto: procurati un nipote e ti trasformerai in una specie di Mary Poppins coi capelli bianchi (o tinti color Magalli, fa lo stesso). Sei noto in famiglia come un individuo non particolarmente brillante o creativo? Poco male: adesso che sei diventato nonno, Geppetto e Muciaccia dovranno temere la tua concorrenza. Sei stato un genitore di merda? Pacifico che ora sarai un avo anche più bravo di Nonna Pig.

Ma i nonni sono persone, non angeli, né divinità dell’Olimpo o personaggi dei cartoni animati. E non discuto che avere un nipote possa essere una esperienza così intensa ed emozionante da tirare fuori il meglio di una persona. O che possa essere vissuta da tanti come una specie di occasione di ravvedimento, come la “seconda possibilità” per amare un bambino e contribuire alla sua crescita con più consapevolezza e tempo libero, senza avere su di sé la pressione del lavoro, del ruolo educativo, delle incombenze quotidiane di una famiglia “giovane”. Ma un nonno resta pur sempre una persona. Provvista di certe attitudini, di talenti speciali e individuali inclinazioni. E ovviamente anche di difetti, nodi interiori mai risolti, piccole fobie, chiusure, egoismi veniali. Una persona vera, imperfetta, anche se ama tantissimo, a modo suo.

D’altro canto, pare che acquisire uno o più nipoti renda automaticamente un anziano (o un quasi anziano) una specie di mutante da cui ci si aspettano doti sovrumane di resistenza fisica, disponibilità economiche, flessibilità organizzative e risorse di problem solving. Sei un nonno? Allora puoi fare tutto, senza sforzi e “con tanto amore”. Incluso quello che risulta distruttivo o letteralmente impossibile finanche per dei genitori giovani e tonici. Incluso, se serve, farti carico del tutto o quasi della gestione quotidiana di tuo nipote, dai pasti ai compiti, dalle attività pomeridiane al tempo libero, dallo sport alla doccia. Salvo poi, magari, venire criticato quando non rispondi appieno alle aspettative dei genitori o colpevolizzato se a un certo punto tiri i remi in barca. O ancora, nei casi più deprimenti, abbandonato a te stesso quando i nipoti sono cresciuti e tu non sei più indispensabile.

Ma i nonni sono persone. Di solito anche in là con gli anni. Persone che, anche se amano i propri nipoti di un amore puro e viscerale, possono stancarsi, perdere la pazienza, trovarsi in difficoltà. Possono, banalmente, non avere per forza voglia di giocare alle fate o ai pirati. Possono sbagliare, soprattutto. Come sbagliavano quando erano i nostri genitori, come sbagliamo noi e come sbaglieranno i nostri figli quando toccherà a loro.

I nonni sono tutti nonni, e di solito amano i nipoti in un modo speciale. Ma possono essere presenti o indifferenti, discreti o invadenti, anaffettivi o teneri, generosi o egoisti, stimolanti o noiosi. Energici o affannati. Incoraggianti o deprimenti. Possono salvare o infierire, possono comprendere e possono fraintendere. I nonni non sono perfetti, ma sono umani. Non sono angeli, ma sono persone.

2 Ottobre 2018 0 Commenti
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life

Quei nonni, che sono come figli nostri

by Silvana Santo - Una mamma green 12 Ottobre 2016

Se sei fortunato, a un certo punto della tua vita ti ritrovi a sentirti un po’ il genitore dei tuoi genitori. Loro ti hanno generato e cresciuto. Ti hanno sostenuto in ogni modo possibile, senza mai lasciarti solo. Sono stati la tua casa per anni lunghissimi e continuano ad aiutarti senza posa. Lo faranno per sempre, è una delle poche certezze che hai conservato diventando adulto. Loro sono i nonni dei tuoi figli, ma a un certo punto, se sei fortunato, diventano in qualche modo figli tuoi.

Perché come bambini diventano più cagionevoli, più esposti, più indifesi. Perché li guardi e a un tratto ti sembrano fragili, proprio come i tuoi figli. Non è detto che lo siano, ma tu, che li hai visti invecchiare mentre smettevi di essere piccolo, ogni tanto hai proprio quella sensazione. Perché li vorresti proteggere dal tempo che passa, o da loro stessi, che magari non hanno più voglia di fare compromessi con la vita e con te.

Perché capisci come devono essersi sentiti loro tutte le volte che avrebbero voluto sollevarti da un dispiacere, da un timore, da una delusione. E non ci sono riusciti, perché non tutti i dolori si possono schivare semplicemente amando. Oppure, per quanto desiderassero proteggerti, hanno deciso di non provarci nemmeno, perché volere bene a qualcuno a volte significa lasciare che faccia da solo. Anche a costo di farsi un po’ male.

Perché il mondo corre veloce. Parla una lingua diversa da quella che i tuoi genitori avevano imparato da piccoli. Usa nuovi strumenti, si fonda su valori diversi. Suona, letteralmente, una musica che loro spesso non conoscono. E tu, che hai un passo ancora rapido e questo pazzo mondo ti illudi di capirlo ancora, ti trovi ad essere per loro interprete, cicerone e nocchiere. I figli sono la nostra giovinezza che continua fuori di noi, e noi, ogni tanto, vorremmo essere altrettanto per i nonni dei nostri figli.

Perché invecchiando ti accorgi di quanto gli somigli, dentro e fuori. Un po’ come se fossero, appunto, figli tuoi. Perché in certe giornate ti sembra di cogliere un’incertezza nel loro passo, come in quella dei bambini che hanno appena imparato a camminare davanti ai tuoi occhi. Vorresti prenderli per mano, condurli sul morbido e tenerli sempre al sicuro. Ma non potrai farlo, come non hai potuto impedire ai tuoi figli di cadere e come tua madre e tuo padre, da tutta la tua vita, non hanno potuto sempre evitare che capitasse a te.

Perché, se sei davvero molto fortunato, li hai visti invecchiare insieme, la tua mamma e il tuo papà, diventare sempre più inseparabili eppure litigare per delle scemenze. Come bambini. Come i tuoi figli.

Perché loro sono nonni, che è una cosa un po’ diversa dall’essere genitori. Più leggera, più innocente, più tenera. Li fa somigliare ai loro nipoti, letteralmente. Quando ridono insieme di una marachella, quando si beffano con affetto di un tuo rimprovero bonario. Quando fingono qualcosa che esiste solo nella loro fantasia. Quando credono davvero in qualcosa che non esiste, o forse sì. Perché loro sono la prova definitiva del fatto che l’amore fa dei giri immensi, ma torna sempre al punto di partenza. E che la vita ha senso solo per quello, perché ami forte qualcuno e qualcuno ama te.

12 Ottobre 2016 2 Commenti
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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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