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amicizia

ruolo materno
essere madre

Sono vostra madre, non un’amica

by Silvana Santo - Una mamma green 10 Luglio 2019

Da quando Davide e Flavia non sono più piccolissimi, passare il tempo con loro è diventato per me (anche) un vero e proprio divertimento. Viaggiare, giocare a carte per ore, andare al cinema, in gelateria, al ristorante, guardare un film sul divano, leggere insieme facendo “le vocine”, passare la domenica in piscina: godiamo della compagnia reciproca, ridiamo, ci prendiamo in giro. Costruiamo un linguaggio comune di scherzi, sfottò e riferimenti che, mi auguro, ricorderemo per tutta la vita. È la parte migliore, per certi versi, dell’avere figli della loro età, non più minuscola ma ancora relativamente lontana (o almeno lo spero) dall’indifferenza, dal distacco e forse dal conflitto che mi toccheranno durante la loro adolescenza. Quella parte che compensa, almeno un po’, i momenti di colossale stanchezza e l’impegno quotidiano che richiede lo sforzo educativo di questi anni.

A volte però mi viene il dubbio che i miei figli possano fraintendere il mio ruolo. Che possano “dimenticare” che sono una madre, con le sue responsabilità precise, e scambiarmi per una specie di amica. Una cosa che mai vorrei, e che penso sarebbe controproducente non solo ai fini del loro sviluppo personale, ma anche dell’evoluzione del nostro rapporto nel lungo termine.

“Sono vostra madre, anche se mi diverto a giocare con voi. Anche se con voi scherzo e se mi lascio prendere in giro. Anche se condividiamo sinceramente un sacco di interessi, se mi stanno a cuore le cose che vi piacciono, se il vostro parere per me conta praticamente sempre. Anche se vi parlo spesso come a dei pari, se vi dico le cose come stanno, se mi mostro ai vostri occhi per quello che sono davvero. Anche se sono sempre al vostro fianco, se piango con voi e rido con voi. Anche se di solito ho la presunzione di credere di riuscire a capirvi come nessun altro al mondo (ma questa, lo so bene, è un’illusione che non durerà)”.

I miei figli potranno scegliere, negli anni, tutti gli amici che vorranno. Hanno già cominciato, in effetti, mostrando di avere le idee chiare e, di solito, una certa lungimiranza. Potranno essere amici tra loro, ed è quello che spero con tutto il cuore per il futuro di tutti noi. Io, però, sono una cosa diversa, e sempre lo sarò. Mi troveranno dalla loro parte, finché avrò vita. Mi sforzerò di comprenderli, anche quando le loro scelte saranno molto distanti da quelle che farei io. E confido che sapremo sempre ridere insieme, anche quando il tempo avrà cambiato drasticamente le nostre vite. Ma non sono una loro amica e non lo sarò mai, anche se loro sono a volte i migliori compagni di avventure che potrei desiderare.

10 Luglio 2019 3 Commenti
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life

Le mie amiche

by Silvana Santo - Una mamma green 2 Ottobre 2017

Le prime amiche che ho trovato ad aspettare il mio arrivo nel mondo portavano cognomi diversi dal mio, ma il mio stesso sangue nelle vene. Siamo capitate le une nella vita delle altre, ma abbiamo continuato a sceglierci nei decenni successivi. La cosa, nel bene e nel male, più simile a delle sorelle che potesse trovare chi, come noi, ha avuto la sventura di nascere in una casa senza sorelle.

Dopo di loro, la mia vita è stata sempre piena di amiche. Scelte per le ragioni più disparate. Rimaste al mio fianco per qualche settimana o per tutta la vita. Amiche a cui devo molte delle ore più dolci e delle notti più oscure che ho attraversato.

Le mie amiche mi hanno spaccato il cuore e ci hanno ballato sopra. Consapevoli o ignare, disperate o compiaciute, a danzare su un sabba di sangue, di lacrime e muco. Il mio sangue, il mio muco, le mie lacrime mischiate alle loro, oppure ai loro ghigni malcelati o palesi. E le amiche me lo hanno ricomposto nel petto tante volte, quel puzzle ferroso di fibra e di sangue. Riattaccando pazienti ogni frammento al posto dove doveva stare. Lisciandomi le cicatrici che avrei portato per tutta la vita, amandole come io non avrei mai imparato a fare.

Mi hanno mentito, le mie amiche. Senza accorgersene o ben convinte di farlo. E mi hanno sbattuto in faccia verità di ghiaccio che io non volevo guardare. Mi hanno messa di fronte a me stessa, anche quando sarebbe stato più semplice far finta di credere alle bugie che io mi raccontavo ad alta voce.

Mi hanno perdonato torti imperdonabili, le mie amiche. A volte senza che io dovessi neanche chiedere scusa. A volte per colpe che io non sono più stata in grado di perdonare a me stessa, o per cose che, a parti invertite, avrei continuato a rinfacciare loro per il resto dei miei giorni. E le mie amiche mi hanno condannato senza appello per gli stessi errori che avevo scusato loro cento volte. Per cose di cui non ero neanche consapevole, ma di cui ho chiesto perdono fino a perdere la voce, con il cuore in mano e la dignità sotto i tacchi.

Mi hanno abbandonato, qualche volta. Le mie amiche hanno ignorato le mie suppliche e le mie invocazioni. Voltando la testa da un’altra parte, per orgoglio, per stanchezza, per abitudine. Per il timore di soffrire insieme a me o per causa mia. E mi hanno raccolto dal fango dell’autocommiserazione e del vittimismo. Mi hanno sollevato dalla solitudine, dall’angoscia, dalla paura di me stessa e del mondo. Mi hanno abbracciato forte e mi hanno consolato dal mio pianto, senza neanche chiedersi se fosse per un male reale o immaginario.

Mi hanno picchiato così forte da pensare di non saper più sopravvivere. E mi hanno salvato la vita, le mie amiche. Con una telefonata, una mano tesa, una stretta senza condizioni. Con una notte, o cento, di parole ripetute all’ossessione, oppure con un singolo sorriso fugace. Amiche intime, amiche superficiali, da tutta una vita o da cinque minuti. Amiche affini o improbabili, vicine o lontane, occasionali o assidue. Immeritate o giuste.

Le mie amiche hanno tirato fuori il peggio di me, e mi hanno costretto a diventare una persona migliore. Mi hanno tolto il fiato, e mi hanno aiutato a non soffocare.

Le mie amiche. Croce e delizia, botte e carezze. Come i figli, come la vita.

2 Ottobre 2017 1 Commenti
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life

L’amicizia ai tempi della maternità

by Silvana Santo - Una mamma green 26 Giugno 2017

Diventi mamma, all’improvviso – anche se hai passato nove mesi ad aspettarlo, tuo figlio, è pur sempre un cataclisma – e quello che era sempre stato normale, ordinario, più o meno facile, diventa nuovo e complicato.

Metti l’amicizia, per esempio.

Ci sei tu. Che non sai bene chi sei, cosa vuoi, cosa sai. Anche se nei momenti migliori ti sembra di riconoscerti, da qualche parte nascosta sotto la confusione, la stanchezza, le sorprese e l’emozione che ti coglie quando tutto il resto arretra. Ci sei tu, che devi imparare tutto, e magari ti vergogni dei tuoi sbagli, dei tuoi limiti. Delle cose che prima avevi ritenuto facili e che invece adesso non ti riescono bene, per quanto ti sforzi fino a farti dolere il cervello e lacrimare gli occhi. Ci sei tu, che magari non sei la madre che ti aspettavi, e che forse si aspettavano i tuoi amici. Che ti senti tradita da te stessa, perché non ti comporti come avevi previsto di fare, perché sei cambiata senza preavviso. Che hai disatteso in qualche modo le aspettative tue e non solo le tue. E allora hai paura di mostrarti, di rivelarti, di esprimerti. Perché se neanche tu sei più in grado di capire te stessa, di perdonarti, di amarti; se neanche tu stessa sei sicura di riconoscerti e di piacerti ancora, come potranno mai capirti gli altri? Come potranno amarti, adesso che sei cambiata in un modo così inatteso?

Ci sei tu, e c’è tuo figlio. Che magari è diverso da come lo avevi immaginato, che ha bisogno di cose che tu non avevi previsto, nonostante i corsi, i libri, i forum online. Che a volte stenti a capire, anche se l’hai portato dentro e partorito e allattato ogni giorno da quando è nato. C’è tuo figlio, che costa fatica. E richiede un impegno spasmodico e ininterrotto. E piange, e puzza, e urla e pesa e non dorme mai. Che non è come tu e i tuoi amici davate per scontato che siano i bambini, prima. E forse non è neanche così bello come pare che siano tutti i neonati del mondo. E se non sei in grado di capirlo tu, quel bambino che è sangue del tuo sangue; se a te stessa costa grandi sforzi, a volte, sopportare il suo pianto che sembra non conoscere ristoro, come potranno amarlo gli altri, che magari figli non ne hanno e neanche ne hanno mai voluti?

Ci sei tu, c’è tuo figlio e c’è suo padre. Che forse è più stanco di te, e quando vostro figlio dorme vuole solo silenzio e pace. Che si è trovato travolto quanto e più di te, e vorrebbe solo imparare a conoscere il bambino che avete fatto insieme. Ma ha bisogno di tempo, di tranquillità. Di fiducia. E non riesce ad avere persone intorno. Anche se le ama. Che trova conforto ed evasione nel lavoro, e magari non coglie fino in fondo la solitudine della sua donna, che il lavoro lo ha lasciato – temporaneamente o meno – per occuparsi del neonato.

Ci sei tu, c’è tuo figlio, c’è suo padre. E ci sono loro, i tuoi amici e le tue amiche. Che magari non sono genitori, oppure sono genitori molto diversi da te. O ancora non lo saranno mai, perché i bambini non fanno parte del loro progetto di vita. Che ti hanno conosciuto e amato per quello che eri prima, e non è detto che continuino ad amare quello che sei adesso. Che prima condividevano le tue certezze su come si crescono i figli e su come dev’essere un genitore, solo che ora tu non ne hai neanche una, di certezze residue. Perché le hai sovvertite tu stessa. Le hai sgretolate. Polverizzate di fronte a tuo figlio, che ti ha pretesa nuova e disperatamente sua. E hai paura di averli delusi, traditi, offesi, quegli amici che ti immaginavano diversa. Che il riflesso di te che rimandano i loro occhi sia inaccettabile per te stessa, e quindi anche per gli altri.

Ci sei tu, c’è tuo figlio, c’è suo padre, ci sono i tuoi amici e le tue amiche. E ci sono la stanchezza, il sonno, il lavoro, i soldi. La difficoltà, a volte, di incontrarsi a metà strada, di tendersi la mano, di aspettarsi a vicenda. Ci sono la pigrizia, la diffidenza, la paura. La fragilità e gli errori reciproci. Silenzi assordanti e parole di troppo. Cose non dette e cose che sarebbe stato molto meglio tacere. Nodi che forse erano stati stretti molto tempo prima, e che adesso non si riesce più a sciogliere neanche a tirare con le unghie da una parte e dall’altra.

Poi c’è il tempo che passa e ti restituisce te stessa.

A volte anche gli amici, altre volte no. Ma anche questo è la vita. Annodare l’ennesimo ombelico e andare. Senza rimpianto, senza rimorso, senza rancore.

26 Giugno 2017 3 Commenti
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life

Fenomenologia delle amiche senza figli

by Silvana Santo - Una mamma green 30 Maggio 2014

Io ce le ho più o meno tutte, e chissà a quante categorie sono appartenuta io stessa prima di avere figli. E voi? Che tipo di amiche senza figli sono quelle che vi hanno accompagnato finora?

L’empatica

Non ha figli, e magari non ne vuole, ma trova accettabile che qualcuno possa pensarla diversamente. Non esprime giudizi, non elargisce consigli non richiesti, non emette sentenze. Nonostante dissenta dalle tue scelte di vita e si renda conto che la maternità ti ha cambiato, riesce ancora a scorgere in te la persona che sei sempre stata (anche meglio di quanto non sappia fare tu stessa). È in grado di comprendere e perdonare la tua stanchezza, il tuo momentaneo egocentrismo e gli sbalzi d’umore, sapendo che sono una condizione passeggera. Un autentico ricostituente per la tua autostima incerottata.

L’incredula

Lei che ha vissuto al tuo fianco per anni, che ha frequentato con te feste di piazza, baretti male illuminati e ostelli dalle precarie condizioni igieniche; lei che ha condiviso i tuoi viaggi low-cost e le tue elucubrazioni mentali sulla libertà; lei che ha raccolto le tue confidenze in fatto di sesso, alcol e bravate varie, fatica a rassegnarsi al fatto che ora la tua vita quotidiana sia scandita dai ritmi di un piccolo intruso balbuziente. Come darle torto? Dopotutto, anche tu ogni tanto dimentichi ancora di voltarti quando tuo figlio ti chiama “mamma”.

L’ectoplasmica

La nascita di tuo figlio ha avuto un solo effetto su di lei: l’ha fatta sparire. Non ti ha deliberatamente dato il benservito, ma ha progressivamente diradato le telefonate, gli sms, le whatsappate. Fino ad alienarsi completamente dalla tua vita. Se proprio si trova in tua compagnia, finge che quel nanerottolo che cammina come un ubriaco al tuo fianco sia un nuovo modello di borsa da sera.

La razionale

È la persona ideale per tirarti su quando le cose vanno in malora. Dispensatrice di saggezza e senso pratico, riesce ad arginare le tue crisi emotive con pillole di arguzia e serenità. Meglio di una seduta di meditazione, più efficace di un manuale di auto-aiuto.

La sincera

Quella che proprio i bambini non li sopporta, e non ha mai fatto niente per nasconderlo. Subisce la presenza di tuo figlio come un male necessario, ma in cuor suo ambisce a passare quanto prima nella categoria Ectoplasmica. Solo il bene che ti vuole, nonostante tutto le impedisce di fare il grande salto, anche se in fondo non ti perdona di aver messo via i contraccettivi. Altrimenti detta “Quoque tu”.

La storiografa

Rappresenta la memoria della tua esistenza pre-concepimento, una specie di personale alter ego senza figli. Ti tiene in qualche modo ancorata alla tua identità di donna childless, contenendo le tue derive mammesche e ricordandoti che tuo figlio non è l’ombelico del mondo (e per certi versi non dovrebbe esserlo neanche della tua vita). Preziosa come un angelo custode, merita la tua eterna gratitudine.

La compassionevole

Dall’alto della sua zattera “child-free”, ti guarda come se la peggiore catastrofe si fosse abbattuta sulla tua esistenza, con l’aria di chi è riuscito a mettersi in salvo. Le fai pena, e non fa niente per nasconderlo. Le sue reazioni dinanzi alla tua faccia stanca e ai tuoi addominali molli ricordano la mimica facciale di Barbara D’Urso dinanzi al più sfigato degli ospiti. In cuor suo però ti è profondamente grata, perché da quando sei diventata madre, la sua vita le sembra assolutamente invidiabile.

La solidale

Parla poco e pensa ancora meno. Semplicemente, non fa mai mancare il suo aiuto come baby sitter, cuoca, cambia-pannolini, psicologa, tuttofare, personal shopper. Magari non vi sentite per settimane, ma in cuor tuo sai che lei c’è sempre. E questa è una delle poche certezze che ti restano nella vita.

La distratta

Sa bene che hai avuto un figlio, ma si comporta come se ciò non fosse mai avvenuto. Si stupisce se non reggi più un rave party, se non hai tempo per un weekend alle terme o se rifiuti un invito a una lectura dantis notturna. Trova inspiegabile che tuo figlio possa essere la tua priorità, e se sei il tipo di madre che non lascia il pupo di sera, stenta a credere nella tua sanità mentale. Il suo atteggiamento può generare delle incomprensioni, ma in fondo lei vuole solo il tuo bene.

La non-ancora-madre

Quella che si vede mamma da quando era piccola, ma che per un motivo o per un altro ha varcato la soglia dei 35 e non ha ancora avuto bambini. Mostra un attaccamento straordinario nei confronti di tuo figlio, gli affibbia soprannomi melensi e si interessa alle sue performance escretorie. Ma in realtà è solo perché sente il ticchettio dell’orologio biologico che incombe su di lei. Oscilla tra l’invidia e l’identificazione, e merita tatto e solidarietà.

 

 

 

30 Maggio 2014 29 Commenti
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Chi sono

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Mi chiamo Silvana Santo e sono una giornalista, blogger e autrice, oltre che la mamma di Davide e Flavia.

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